Di cosa parliamo quando parliamo di PACS

pubblicato da Giulia giovedì, dicembre 8, 2005 16:37
Aggiunto alla categoria Pacs nobiscum

Nel bene e nel male, il dibattito sui PACS procede anche qui. Se ne parla poco, e male, e appena qualche esponente della classe politica si azzarda a bisbigliare la sigletta, immediata come il tuono dopo il lampo giunge assordante la voce di qualche alto prelato, che dalle pagine di ogni quotidiano disponibile reitera che i patti civili di solidarietà minano la famiglia. I PACS vengono liquidati come “matrimoni di serie B per omosessuali e gente che ha paura di sposarsi”, poi arriva il solito democristiano che semplifica, “Chi vuole i diritti si sposi” (e gli altri, implicitamente, si arrangino). Tutti tornano nei ranghi, e la vita riprende come se niente fosse.

Quello che rende il dibattito sui PACS così difficile da portare avanti, a mio avviso, è un altro fattore. Una componente più impalpabile, che innervosisce le parti coinvolte e fa scaldare rapidamente le discussioni fino al bollore. Parlare di PACS, a tutti gli effetti, ci costringe a spostare in ambito politico una scelta privata, legata all’affettività e alla nostra vita quotidiana. Ci obbliga a riflettere su chi sono le persone che amiamo, su quanto le amiamo, e sull’essenza dei nostri sentimenti. Parlare di PACS, in breve, ci forza ad interrogarci sulla natura dell’amore. Roba su cui filosofi, psicologi e letterati (per non parlare della gente comune) si affannano da sempre, di colpo diventa oggetto di discussione pubblica. Mica da ridere, signora mia.

Da un lato è ormai consolidato che per le coppie eterosessuali che convivono esiste l’opzione “matrimonio civile”. Non è una novità, e non è nemmeno una soluzione ideologicamente valida per tutti: c’è chi considera il matrimonio un’istituzione superata, eccetera. Ma al di là di queste eccezioni, una coppia considerata “normale” può sposarsi dove e quando vuole, con tutti i diritti e i doveri che il contratto comporta in termini sociali.
Il dibattito sui PACS sta rimettendo in discussione non solo il concetto di “coppia normale”, ma anche la natura del sentimento che consenta a due persone di usufruire dei diritti patrimoniali, di assistenza sanitaria e di visita in carcere (per citarne alcuni) previsti dai patti civili di solidarietà.

Famiglia Cristiana, come già visto di recente, ha giocato d’anticipo, bollando come “non vera” ogni forma di relazione sentimentale diversa dalla coppia tradizionale con validi progetti matrimoniali nel nome del Signore. Si escludono così dalla definizione di “coppia meritevole di essere unita in matrimonio” non solo le coppie omosessuali, ma anche quelle in cui anche solo uno dei due partner sia divorziato, a prescindere dai motivi del divorzio. Nessuno ha ancora fatto la seconda domanda: “Non vera” perché? Su quale base la Chiesa Cattolica giudica (o almeno, pretende di giudicare) la maggiore o minore verità dell’amore fra i singoli individui? Chi, se non il singolo, sa quanto sia vero il suo amore, e in quali sconvolgimenti interni consista, quale felicità o sofferenza porti?

Facciamo dunque gli esempi estremi. La signora Pina e la signora Gina non sono unite da alcun vincolo di parentela. Rimaste vedove, e molto anziane, si sono trovate a vivere sotto lo stesso tetto, nella casa di proprietà del defunto marito della signora Pina, fratello del compagno di una vita della signora Gina.
Le due non vanno nemmeno particolarmente d’accordo: la Pina ha sempre rimproverato alla Gina la sua eccessiva vanità, mentre la Gina trova che la Pina, professoressa di fisica e matematica, sia un’insopportabile signorina precisetti (l’espressione esatta della Gina è un’altra, e implica l’uso creativo di un manico di scopa). Tuttavia, la Pina non si sarebbe mai sognata di buttare fuori di casa la Gina, rimasta sola al mondo dopo la morte del compagno, e le due da tempo si offrono a vicenda sostegno morale e assistenza nelle piccole incombenze della vita quotidiana.
Se la Gina o la Pina si ammalassero, i soli responsabili della loro assistenza sarebbero i parenti emigrati in Canada, per la Gina, e un cugino spocchioso residente in Argentina, per la Pina. Entrambe le donne preferirebbero darsi reciproca assistenza, ma per la legge italiana non possono. Lungi dal costituire una coppia lesbica, le due potrebbero beneficiare del PACS in molti modi. E tuttavia, anche grazie alla strenua opposizione della Chiesa Cattolica alla solidarietà civile, non possono e non potranno mai.

I PACS servono a tutelare anche queste forme di convivenza, che in un paese sempre più anziano e sempre più solo non potranno che aumentare. I PACS servono a tutelare le coppie in cui uno dei due partner sia impegnato in una lunga e dolorosa battaglia legale per ottenere il divorzio da un ex coniuge deciso a negarglielo, o a permettere a coppie di amici fraterni di prestarsi reciprocamente soccorso. In Italia, paese di pusillanimi in cui il compagno di vita di Don Lurio veniva definito dai giornali “amico intimo” o simili sciocchezze, si discute se concedere o meno alle coppie omosessuali la possibilità di unirsi e condividere la vita perché non si vuole offendere il Vaticano dichiarando apertamente che l’amore fra due persone dello stesso sesso può essere verissimo, o può non esserlo, ma che questa verità o falsità non è intrinseca alla sua natura; anzi, che la sua natura non è affatto diversa da quella dell’amore eterosessuale. E che quindi anche le coppie omosessuali dovrebbero avere la possibilità di sposarsi con tutti i crismi, la torta e i certificati di matrimonio, almeno civilmente. E che i PACS, lungi dall’essere solo matrimoni di serie B, servono a coprire tutti gli altri casi, tutte le varianti dell’amore, dell’affetto, della solidarietà e della convivenza che non possono, per la natura del sentimento su cui sono fondate o per impedimenti giuridici, essere tutelate dal contratto matrimoniale. Sempre più diffuse, sempre meno protette, sempre più dolorosamente ghettizzate.

Commenti e ping chiusi.

38 commenti to “Di cosa parliamo quando parliamo di PACS”

  1. Medo says:

    dicembre 8th, 2005 at 4:56

    Il prossimo slogan di Silvio sarà “un avvocato per tutti” con tutte le tutele che mancano, ormai se c’hai due lire è meglio che le investi così…

  2. Giulia says:

    dicembre 8th, 2005 at 4:58

    Il problema è che i patti privati sono impugnabili. La soluzione è stata proposta, fra i fischi generali, anche da Rutelli.

  3. Medo says:

    dicembre 8th, 2005 at 5:42

    Oltre che ringraziarti perchè c’è qualcosa di sempre utile nel leggere come e cosa scrivi, io credo che la nostra generazione davvero dovrà dotarsi di strumenti di tutela nuovi. Non è solo un problema di pacs, ma di precariato in genere, di mancanza di profili identitari, di alcun tipo di prospettiva di autodifesa efficace.

    E’ un giorno triste per me oggi: mentre sto al caldo in Val di Susa il popolo “sveglio” prende manganellate e gli sbirri (anch’essi figli di popolo) pure… 15 feriti fino ad ora.

  4. xlthlx says:

    dicembre 8th, 2005 at 6:18

    grazie. non avevo considerato questo aspetto della cosa.

  5. veleno says:

    dicembre 8th, 2005 at 6:44

    basta il matrimonio civile.
    non capisco perchè fare tutto sto casino.
    davvero non ci arrivo
    dopo 20 anni, cazzo sposami in comune e vaffanculo. o no?

  6. mavi says:

    dicembre 8th, 2005 at 8:59

    un bacio a tutte le signore Pine e Gine del mondo

  7. Roby says:

    dicembre 9th, 2005 at 8:08

    Alla base del non riconoscersi in forme come il matrimonio religioso o quello civile, c’è, secondo me, un aspetto della famiglia che queste nuove coppie vogliono far emergere con più forza. La legittimazione del loro essere famiglia non viene altro che da se stesse.
    Non è la promessa davanti al prete in chiesa o al funzionario di stato civile in comune a stabilire l’esistenza di una famiglia (con la sua progettualità ecc…), ma è la coppia che vuole decidere più semplicemente quando e come essere “famiglia”, e quando non vuole condividere più “la strada insieme”.
    (Certo che preti e avvocati perderebbero molti soldini….)

  8. restodelmondo says:

    dicembre 9th, 2005 at 2:59

    Chapeau.

    Una nota: non ce ne sono poche di coppie sposate (anello al dito in chiesa e tutto l’ambaradàn) il cui rapporto assomiglia assai quello della signora Pina e della signora Gina. Le facciamo divorziare?

  9. iltenerogiacomo says:

    dicembre 9th, 2005 at 3:50

    Credo sia il mio primo intervento su questo blog, ma l’argomento mi interessa. Io e la mia attuale moglie abbiamo “vissuto nel peccato” per quattro anni, quindi posso dire tutto meno che essere contrario alla convivenza.
    Sui PACS fatico a farmi un’opinione: sulla carta potrei essere d’accordo, ma in pratica me ne sfugge l’utilità.
    Per farla breve:
    -noi non ci saremmo PACSati (!) per gli anni della convivenza per lo stesso motivo per cui non ci siamo sposati prima: vivevamo il nostro amore tra di noi e non sentivamo necessità di ufficializzazione alcuna.
    – non credo che le signore Gina e Pina siano poi molte, né che siano tutte in attesa di PACSarsi(!. Credo invece che il numero di unioni di fatto di reciproca assistenza sarebbero pochissime
    – non credo che la legge aprirebbe i PACS a chi è in attesa di divorzio (quindi sposato)

    L’unica applicazione di un certo interesse rimarrebbe per le coppie omosessuali. Che poi, forse, basterebbe questo a rendere meritevoli i PACS, ma non a convincere l’opinione pubblica della loro utilità.
    E adesso fischiatemi 🙂

  10. federicochi says:

    dicembre 9th, 2005 at 4:01

    parole sante, oooops!

  11. helena says:

    dicembre 9th, 2005 at 8:58

  12. Giulia says:

    dicembre 9th, 2005 at 10:58

    iltenerogiacomo: io credo che sia ora per il paese di fare un passo decisivo fuori dall’ipocrisia. Se si ritiene che l’omosessualità sia un orientamento e non un comportamento (che di per sé è passibile di modifica), e che l’amore fra due persone dello stesso sesso sia equivalente (leggi: ugualmente intenso e fondante di una vita insieme), allora anche gli omosessuali dovrebbero potersi sposare come gli etero. Punto. Purtroppo,in Italia si considerano ancora le persone omosessuali come esseri umani di serie B, meritevoli di minori diritti. Per non parlare della questione figli, che poi è la vera ragione del divieto.

  13. kitty says:

    dicembre 11th, 2005 at 2:48

    prova a chiedere a “famiglia cristiana” chiarimenti. Sicuramente hanno risposte, quntomento sul piano teologico.

  14. Giulia says:

    dicembre 11th, 2005 at 12:26

    Kitty, hanno già chiarito in abbondanza la loro posizione. L’amore non si spiega con la teologia.

  15. kitty says:

    dicembre 11th, 2005 at 2:40

    Intendevo dire che la Chiesa Cattolica ha una prorpia posizione riguardo alle coppie gay che si basa sulla teologia; non si può pretendere che vada contro i propri principi, affermendo che il matrimonio sia tale anche tra omosessuali.

    Spostiamoci ora sul versante laico.
    I matrimoni fra omosessuali destano qualche perplessità, il più delle volte, non tanto perchè suggellano un amore “sbagliato”, quanto piuttosto perchè si teme una rivendicazione succesiva probabile, e cioè l’adozione di figli.
    (Questa è una MIA lettura della ritrosia a riconoscere il matrimonio tra omosessuali tra i laici).

    Ultima precisazione.
    Una cosa è parlare di matrimonio, un’altra di pacs.
    Da quanto ho capito, il pacs consisterebbe in un contratto concluso da due persone maggiorenni, cn lo scopo di organizzare la loro vita in comune.
    Si tratterebbe di un contratto di contribuzione materiale e basta, che non include cioè degli ulteriori obblighi di fedeltà di assistenza e soccorso.
    Qulcosa quindi di diverso rispetto al matrimonio.

  16. Roby says:

    dicembre 11th, 2005 at 4:40

    ….non penso proprio ad un contratto di contribuzione materiale e basta, semmai è proprio la legislazione di adesso ad impedire a queste coppie assistenza e soccorso (in ospedale il compagno non può decidere per la propria compagna…..).

  17. Giulia says:

    dicembre 11th, 2005 at 5:24

    Kitty, infatti il problema è duplice: innanzitutto che la morale (e non, ripeto, la teologia cattolica) detti legge, letteralmente, in uno Stato laico. In secondo luogo, sarebbe ora di smettere di considerare l’omosessualità come una malattia contagiosa, una brutta devianza a cui è meglio non esporre i bambini. Una cosa “tollerata”, ma per carità che non si ripeta.

    In secondo luogo, no, i PACS non regolerebbero solo le questioni patrimoniali: sarebbe incluso anche il diritto al soccorso, eccetera. La questione della fedeltà, appunto, non sarebbe contemplata perché NON si tratta di un contratto matrimoniale (quindi fondato sull’esistenza di un sentimento d’amore) ma di un patto di solidarietà.

  18. Paola says:

    dicembre 12th, 2005 at 7:52

    Per la completezza dell’informazione, chi è in attesa di divorzio (e quindi ancora sposato) non puo’ accedere al PACS.

  19. vincè says:

    dicembre 13th, 2005 at 5:28

    giulia, hai colto molti aspetti della faccenda che non avevo valutato e mi hai fatto riflettere.
    per rispondere a iltenerogiacomo: se anche le coppie di signora gina&pina fossero soltanto una, avrebbero il diritto comunque di essere tutelate.

  20. macs says:

    dicembre 14th, 2005 at 4:37

    Anche io, come veleno, non capisco il perché di questo doppione di qualcosa che già esiste.

    Se i PACS non prevedono fedeltà, allora si possono fare anche a 3: A con B, B con C, C con A: in fin dei conti chi può sostenere che esista un’esclusiva della solidarietà?

    E poi: allarghiamoci, A+B con C. Ma una cosa del genere non si chiama adozione, o affidamento?

    E poi: la democrazia, che piaccia o no, è una questione di maggioranze. Le minoranze vengono tutelate (talora, è vero, tollerate – e non è bene), ma o si adeguano o vanno da un’altra parte.

    E’ la democrazia, baby. Voti, se vinci decidi, se no strepiti, gridi, urli, denunci, digiuni, fai girotondi finché non giunge nuovamente il momento di votare. Se vinci, decidi, se no torni a strepitare ecc.

    Democrazia è libertà, dice Rutelli sotto il suo faccione, nello stemma della Margherita. Se non è solo uno slogan elettorale, ma un programma politico di parte o di tutta la sinistra, mi pare che la libertà di ognuno finisce dove comincia quella del vicino.

    Se la maggioranza degli italiani non ha bisogno del PACS, non ci sarà PACS come invece ci sarà la TAV se la maggioranza degli italiani ne avrà bisogno, con buona pace delle signore Gine e Pine e degli abitanti della val di Susa.

  21. Giulia says:

    dicembre 14th, 2005 at 4:43

    Come a dire: se a me serve, bene, se serve ad altri, chi se ne fotte.
    Tipica mentalità italiota, da cui è escluso il concetto di comunità, solidarietà e comprensione delle necessità altrui.

    Personalmente NON ho bisogno del PACS, ora: potrei sposarmi, se lo volessi. Ma non ci sono solo io. E io sto in una relazione affettiva di tipo amoroso. Non sono una signora Pina, non sono in una coppia gay, non ho bisogno di altre tutele oltre a quelle che mi sono già offerte.

    Guardare al di là del proprio naso, ogni tanto, farebbe bene anche agli italiani.

  22. restodelmondo says:

    dicembre 15th, 2005 at 2:58

    Serve ripetere che la condanna dell’omosessualità da parte della Chiesa Cattolica è basata su
    1. tradizione
    2. interpretazione molto letterale di alcuni passi biblici – interpretazione che non si usa più per altre questioni come (ad esempio) il lavorare di domenica (si può intendere anche il cucinare un pranzo, citofonare “ebrei ortodossi” per dettagli) o il mangiare gamberetti
    ?

  23. pensoché says:

    dicembre 15th, 2005 at 3:13

    Io credo che convenga iniziare a riflettere e informarsi per tempo, per arrivare sicuri della propria opinione se e quando verrà fatto un eventuale referendum sulla possibilità di adozione per le coppie gay. Non so come potrebbe andare, nel senso che tanti che si proclamano “liberali” a mio avviso, a quel punto, potrebbero dire no! (tanto chi lo sa?) o al contrario si potrebbe essere stupiti da quante persone si proclamano, per un fatto “sociale”, più rigide di quello che sono.
    Io sono onesta e dico: devo riflettere. L’ho detto sinceramente anche ad un mio amico gay e non l’ha presa male. Abbiamo confrontato vari punti di vista con grande serenità. A molti omosessuali, cmq, non interessa nulla di sposarsi, sono invece favorevoli ai pacs

  24. pensoché says:

    dicembre 15th, 2005 at 3:20

    pS: sono d’accordo con Giulia sul fatto che in Italia si ragiona col “serve a me bene altrimenti chi se ne frega”, si è visto nel caso della fecondazione assistita.Ed è inquietante quando il destino di alcuni (che non sono neanche pochi) dipende dal sì o dal no di tanti che nn si interessano realmente alla cosa perché non li riguarda direttamente. Un referendum sulla tassa per il parcheggio sotto casa verrebbe preso più seriamente, perché la maggior parte delle persone ha la casa e la macchina.

  25. Giulia says:

    dicembre 15th, 2005 at 3:30

    Le ultime notizie sono che la regione Lazio potrebbe autorizzare i PACS. Non so esattamente con che modalità: suppongo che servirebbero a dirimere le questioni legate alla legislazione locale, visto che c’è la devoluscion…

  26. kitty says:

    dicembre 16th, 2005 at 5:08

    —ma come scrivo???? sembra che sia un tema .ingessato.inCessato.
    :). no è che tentavo di scrivere in modo chiaro…—
    cmq…
    mi informo di più su sti pacs così ho un’idea un pò meno confused.
    (avrei divese cose da dire… ma mannaggia nonriesco a scriverle)
    🙁

  27. gà milly says:

    aprile 9th, 2006 at 4:20

    io penso che i pacs siano la cosa piu giusta da fare nel 3 millennio….i gay(non sarebbe neanche giusto chiamarli cosi) no hanno nulla di divrso dagli eteri anzi..sn persone da ammirare…amano coi tanto il proprio patner tanto da non attaccarsi al semplice piacere terreno….!!.vedi la pina e la gina..siete grandi…kisses Gà

  28. didimo says:

    maggio 13th, 2006 at 10:38

    Cara giulia, io penso fermamente che questi orridi PACS siano solo delle orribili baggianate insulse…. Non è possibile che ci sia un matrimonio tra gay perchè è assolutamente e totalmente amorale..Il sacro vincolo del matrimonio può essere celebrato solo ed esclusivamnete tra uomo e donna perchè Dio li ha creati apposta per stare insieme….

  29. Giulia says:

    maggio 14th, 2006 at 10:47

    E io penso fermamente che l’unica cosa assolutamente e totalmente amorale siano la tua mancanza di rispetto nei confronti degli altri e il tuo bigottismo. E non ti dico cosa penso di come vedi Dio: bacchettone e rigido come te, così, a occhio.

  30. bastard says:

    maggio 17th, 2006 at 10:43

    adesso non venite a dirmi che considerate chi è omosessuale come qualcuno che è malato!!??
    sono persone come noi tant’è che Cristo portò con se omosessuali e prostitute…
    Hanno diritto di esistere e di condividere i loro sentimenti come lo fanno tutti!!!

  31. didimo says:

    maggio 21st, 2006 at 7:21

    E’ giusto che ci sia un pò di ordine nel mondo: no matrimonio fra persone dello stesso sesso e tanto meno affidamento di bambini a tali coppie… L’Europa deve ritrovare le sue radici cristiane……

  32. Giulia says:

    maggio 22nd, 2006 at 2:14

    didimo, hai ragione, basta che poi ritrovi anche quelle pagane che erano qui prima di quelle cristiane, e che sono le vere radici dell’Europa.

    Non ti domando neanche di argomentare le tue ragioni, perché in risposta ne avrei la solita pappardella imparata a memoria. Tu vivi nella paura di un pericolo che non esiste.

  33. Ronaldinho says:

    maggio 28th, 2006 at 4:04

    Luogo che bene informato e piacevole avete!!))

  34. Wiky says:

    giugno 8th, 2006 at 9:05

    Io sono convinta che i PACS non siano da discriminare. Ora va di moda dire “no” a ogni forma di cambiamento, molti si rintanano nel loro intimo e si chiudono a riflessioni esterne. Eppure non mi sento di dare il mio favore alle coppie di fatto. Non totalmente. Secondo me tutte le unioni non rientranti come “matrimonio”, dovrebbero essere tutelate comunque e totalmente. Non occorre andare a infastidire la Chiesa con matrimoni omosessuali (una Chiesa che ha tenuto un opinione totalmente errata, visto che Cristo insegna ad amare soprattutto quelli “diversi” da noi). Non sono d’accordo, però, sul diritto d’adozione di queste coppie: forse sbaglio io, ma da come la penso un bambino ha bisogno di una famiglia composta da una figura materna e da una paterna.

  35. Giulia says:

    giugno 8th, 2006 at 9:30

    Wiky, non sono sicura di capire se sei a favore o no 🙂

    Però sulla questione delle adozioni o della famiglia omosessuale si potrebbe discutere un bel po’. Partendo da quei bambini che hanno già genitori omosessuali, per capire come vivono, che problemi hanno se ne hanno, e come crescono. Perché le coppie omosessuali con figli sono una realtà celata ma esistente da sempre: e non è buttando una coperta sopra alle realtà già esistenti che si capisce come cambia la società.

    Ammiro comunque la dose di dubbio che traspare dalla tua ultima affermazione 🙂

  36. Wiky says:

    giugno 9th, 2006 at 3:15

    A dire il vero, Giulia, sono d’accordo con le unioni di fatto ma non dovrebbero essere celebrate come un vero matrimonio. Non una cerimonia in Chiesa che ha già dimostrato di voltare le spalle con semplici affermazioni che dimostrano solo quanto la gente possa essere superficiale e si nasconda dietro ad un dito. I Pacs dovrebbero essere come comuni convivenze tra persone che magari non intendono legarsi ad un sacro vincolo ma pretendono (giustamente) garanzie; che poi i Pacs possano essere usate anche da persone omosessuali, il discorso combia di poco. Questo progetto di legge deve essere visto solo come un modo per dare garnzia.

  37. Giulia says:

    giugno 9th, 2006 at 5:33

    Beh, Wiky, esiste anche il matrimonio civile. La Chiesa può tranquillamente essere lasciata fuori da questo discorso, anzi, dovrebbe: perché il matrimonio religioso è un’estensione di quello civile, non il contrario. Senza la registrazione civile, il matrimonio religioso non ha valore.

    L’estensione dei diritti civili alle coppie omosessuali non tocca la Chiesa Cattolica, non la riguarda, è una faccenda che la Chiesa stessa deve risolvere con i suoi fedeli al di fuori dello Stato laico.

  38. » Piccoli pacs di bimbo says:

    gennaio 29th, 2007 at 11:12

    […] più visitati in assoluto. Qualcosa vorrà dire. Puoi lasciare un messaggio, o utilizzare il trackback direttamente dal tuo sito oppure leggerti i feed dei commenti: RSS 2.0. postCount(‘777’); |postCountTB(‘777’); Qualcosa da dire? Per problemi tecnici ho dovuto disabilitare il normale sistema di commenti di WordPress. Se vuoi commentare usa il link “Commenti” in fondo al post. Grazie e scusa per l’inconveniente. _uacct = “UA-322464-1”; urchinTracker(); _uacct = “UA-322464-1”; urchinTracker(); Il ritratto è di Sara Not. Design di Moskova 68, Fulvio Romanin, Aliosha, Darkripper, dirige il maestro Peppe Vessicchio. Webmasta e hosting a cura di Darkripper. Nessuna di queste persone è minimamente responsabile di eventuali vacuità, futilità, insipienze e inesattezze contenute in questo blog. _uacct = “UA-322464-1”; urchinTracker(); […]