Little Arithmetics (fiction)

pubblicato da Giulia domenica, Dicembre 3, 2006 16:43
Aggiunto alla categoria Target du jour

“Eh, ma cazzo.”
“Cosa?”
“Niente. Volevo andare a fare la spesa, ma nel barattolo della cassa comune non è rimasto niente.”
“Non riesci a tirar su una pasta con quello che abbiamo?”
“A parte che non abbiamo quasi niente, è una settimana che mangiamo solo pasta. Col tonno, con il pomodoro, al burro, aglio olio e peperoncino… sono gonfio come una zampogna e nel frigo non c’è niente di proteico da lunedì scorso. Dove sono finiti i soldi?”
“Guarda meglio nel cassetto del freezer. Giulio mi ha detto che ha comprato delle robe di pesce.”
“Giulio? Avete lasciato che Giulio andasse a fare la spesa? Ma vi siete rincoglioniti?”
“Eh, la settimana scorsa toccava a lui.”
“Sì, ho capito, ma questa storia dei turni deve finire, ognuno fa quello che sa fare. Nel caso specifico di Giulio non so esattamente cosa sia, ma NON è la spesa.”
“Si era detto che era giusto ruotare…”
“Ma che ruotare e ruotare, cazzo. Tutte le volte che Giulio va a fare la spesa, compra una montagna di cazzate che finiscono subito e poi si lamenta che non capiamo il suo stile alimentare. Tutte le volte. Io ne ho le palle piene. Da questa settimana ci vado io, dillo anche agli altri.”
“E vacci tu, allora. Poi Silvio lo senti”
“Lo chiediamo a tutti e vediamo che cosa viene fuori, va bene? Comunque. Siamo rimasti con un etto di spaghetti, due carote e un barattolo di cipolline borettane grigliate, ma porcaputtana, ma lo vedi com’è? Lo vedi che butta i soldi nel cesso? Le cipolline borettane! Solo perché piacciono a Silvio. Ma dico io.”
“Tommaso, dai, si rimedia.”
“Eh, certo che si rimedia: bisogna rimettere i soldi nella cassa. Chiama gli altri.”

“I soldi nella cassa c’erano! Io ce li ho lasciati! Ne erano rimasti per la spesa! Li hai nascosti tu per far credere che non sono capace di gestirli. Le solite manovre corrotte.”
“Giulio, non ricominciare con queste cazzate da paranoico. I soldi non c’erano. Abbiamo il frigo pieno di roba immangiabile. Hai comprato tu le cipolline borettane?”
“A Silvio piacciono.”
“Ho capito che a Silvio piacciono, ma le mangia solo lui!”
“Embè? Scusa, allora non si possono comprare? Cos’è, Silvio non ha diritto di mangiare le cipolline? Cos’è, una dittatura?”
“Giu’, senti, le cipolline borettane fanno cagare, e comunque non c’è nutrizionista che te le metterebbe nella dieta. Come il cocktail di scampi, il guacamole, la pasta di curry e il Pelinkovac che qualcuno ha avuto la buona idea di riportare dall’Istria: con tutte le cose che si potevano comprare, proprio il Pelinkovac che fa schifo a tutti. Comunque. Siamo senza soldi per la spesa, bisogna rifinanziare.”
“Cosa? Rifinanziare? I soldi c’erano! C’erano! Li avete fatti sparire voi per chiedercene altri!”
“Giulio, stai calmo o tiro fuori gli scontrini degli ultimi tre mesi e facciamo i conti.”
“Non ci sono più, li ho buttati.”
“Ma guarda che coincidenza. Allora: volete mangiare o no?”
“Certo che vogliamo mangiare, anzi, vi dirò, io vado a pranzo al ristorante.”
“Momento. Tu puoi andare a pranzo al ristorante. Anche noi. Ma c’è gente, in questa casa, che non ha i soldi per mangiare fuori. Era nei patti che ci sarebbe stata sempre una cassa comune, e gli sfizi in più uno se li leva con i soldi suoi, se ne ha: ma non prima di aver fatto in modo che tutti abbiano un piatto pieno davanti. I porci comodi tuoi te li fai dopo che hai cacciato gli euri. E poi ti vai anche a scusare con quelli che devono tirare fuori di nuovo i soldi che non hanno perché Silvio vuole le cipolline borettane. Manco fosse una donna incinta.”
“Siete i soliti! I soliti! Ce l’avete con me perché sono ricco! Ce l’avete con la proprietà privata! Volete portarmi via tutto! Questo è un regime, un regime!”
“Eccolo qua. Buongiorno, eh. Erano buone le cipolline borettane?”
“Le cipolline borettane sono ottime e anche voi dovreste mangiarle, fanno bene alla salute e le ho fatte comprare per farvi capire quanto siano sane. Voi non capite niente e non vedete mai una buona idea. Siete senza fantasia. Burocrati!”
“Adesso gli spacco la faccia.”
“Buono Tommaso, cuccia, buono.”
“Ma quale buono e buono. Adesso chi cazzo li sente quelli a cui dobbiamo richiedere i soldi per la faccia da culo di questi due qui?”
“Potrebbero metterceli loro, i soldi.”
“Sei un genio, guarda. Possiamo proprio stabilire una regola per cui chi fa un errore con i soldi di tutti deve metterceli dei suoi. Così la prima volta che la cassiera ti fa il conto sbagliato e tu sei a corto di soldi tuoi, sei nella merda; e finisce che la spesa la fanno sempre quelli che possono tappare il buco, così possono spendere e spandere e poi dire che è colpa nostra. Non va così: semplicemente, chi non è capace la spesa non la fa. Fine. E adesso vai a chiamare gli altri e digli che dobbiamo rifinanziare. Dove sono andati Silvio e Giulio?”

“Che sono quelle facce?”
“Noi i soldi non li mettiamo!”
“Ah no? Allora morite di fame.”
“Ce ne fottiamo, abbiamo i soldi, noi.”
“Bravi. E chi non li ha?”
“Si arrangia, sono cazzi suoi, poteva metterseli via.”
“Sì, bravo. Complimenti. Ottimo. Applausi. Hai il senso della comunità di una iena. Comunque te la metto giù brutta, se vuoi continuare a vivere qui, devi rifinanziare. Altrimenti si va falliti e ci sarà gente che si ammalerà, i bambini non cresceranno, i vecchietti perderanno i denti. Non si può vivere di pasta al burro. Vuoi far perdere i denti ai vecchietti?”
“Sai cosa me ne frega a me, io lavoro, mi tengo i soldi. Chi non lavora deve morire, basta con questi barboni che ci vivono alle spalle. E comunque Giulio mi ha detto che vi siete fregati i soldi.”
“Eh certo, e ci abbiamo comprato le cipolline borettane, magari.”
“Che hai contro le cipolline borettane? A Silvio piacciono tanto, e guarda come sta bene lui! Perché non possiamo stare bene anche noi, come lui? Voglio le cipolline borettane in frigo tutti i giorni. Anzi, mi compro un frigo mio, lo metto da un’altra parte dove non potete metterci le mani e lo riempio di cipolline borettane, andatevene affanculo. Libertà! Libertà!”

“Io non so più come farli ragionare.”
“Non puoi farli ragionare. Hanno comprato un frigo nuovo e se lo sono messo in camera. Dicono che loro i soldi per la spesa comune non li mettono più e che da adesso in poi ognuno si fa la spesa da solo.”
“Ah sì? E poi cosa abbiamo, duecento pacchi di sale, duecento pacchi di pasta, duecento pacchi di caffè, ognuno con il suo e la sua etichettina col nome? Cos’è, la comune non comune?”
“Dicono che comunque tu bevi troppo caffè, loro il caffè non te lo pagano più.”
“Lo dice chi? Quello che mangia centoventicinque grammi di spaghetti al giorno, o quello che mette tre cucchiai di zucchero pieni nel caffellatte perché soffre di ipoglicemia? Mi fa impressione solo a pensarci.”
“Tommaso, inutile che facciamo i buoni, anche noi. Alla fine, le cazzate con la spesa le abbiamo sempre fatte.”
“Parla per te, io i soldi li so maneggiare. Piuttosto, di’ un po’ che è colpa vostra. Non ci crede più nessuno: dovevamo far cambiare gli infissi, e invece abbiamo fatto dare due botte di stucco e via. Dovevamo far aggiustare il cesso che perde, e invece ci siamo persi a cambiare le fodere del divano. Si era deciso di spostare il televisore dalla camera di Silvio al soggiorno, e invece è rimasto lì. Capisci che ormai pensano che siamo dei cazzari?”
“…”
“Che stai mangiando?”
“Le cipolline borettane.”
“Ma fanno schifo! E poi fanno anche scorreggiare.”
“Lo so. Ma in frigo non c’è rimasto niente. E le carote sono andate a male.”
“Passami ‘sto barattolo, va’.”

Commenti e ping chiusi.

26 commenti to “Little Arithmetics (fiction)”

  1. manuconta says:

    Dicembre 3rd, 2006 at 5:14

    a pane e acqua tutta la vita quelli che comprano le cipolline borrettane!
    a proposito, ma che roba è?

  2. MadameDeValmont says:

    Dicembre 3rd, 2006 at 6:25

    Geniale.

  3. Marcus says:

    Dicembre 3rd, 2006 at 7:05

    Dice più questo post di decine di editoriali.
    Complimentoni.

  4. Mara says:

    Dicembre 3rd, 2006 at 7:25

    Assolutamente geniale

  5. Disorder says:

    Dicembre 3rd, 2006 at 7:51

    Ma questa fiction è comunista! 🙂

    Il finale è la sinistra di oggi, la sinistra delle cipolline borettane 🙁

  6. Disorder says:

    Dicembre 3rd, 2006 at 7:57

    Che poi, uno si immagina anche dei riferimenti che magari non ci sono e fanno davvero parte della fiction…tipo, cosa rappresenta il Pelinkovac?

  7. Giulia says:

    Dicembre 3rd, 2006 at 8:01

    Il Pelinkovac mi rappresenta una roba che fa veramente cagare (l’hai mai bevuto? Fa cagare! Sembra sciroppo per la tosse. Però alcolicissimo.)

  8. Disorder says:

    Dicembre 3rd, 2006 at 8:15

    No, mai sentito prima (mai frequentata neanche l’Istria in effetti, e neanche il Nordest, salvo la lettura di qualche illustre blo***ar 😛 ).

    Comunque, metaforicamente potrei leggerci la Lecciso allora.

  9. gattasorniona says:

    Dicembre 4th, 2006 at 12:23

    Stupendo, complimenti. Mi piace la fiction comunista!

  10. miic says:

    Dicembre 4th, 2006 at 2:38

    Gran dialogo. Continua? 😉

  11. Giulia says:

    Dicembre 4th, 2006 at 3:06

    miic, non so se dirti “Spero di sì” o “Spero di no” 😀

  12. Drew says:

    Dicembre 4th, 2006 at 3:12

    potevi intitolarlo cipolline borettane in effetti…

  13. fmf says:

    Dicembre 4th, 2006 at 5:40

    Oh, le cipolle borrettane *sono* buone, vediamo di non farle passare come capre espiatorie, eh?

  14. Blimunda says:

    Dicembre 4th, 2006 at 10:37

    (off topic) Mi hai trovato? Meno male ché mi hanno censurato il link del post d’addio e ti avevo lasciato un po’ di commenti dal mio nuovo blog ma tu zero! Mi era venuto il magone, mi era venuto! 🙂

  15. Captain's Charisma says:

    Dicembre 5th, 2006 at 8:52

    Oddio mi sono ricatapultato a quando facevo servizio civile, ogni giorno era una lotta per la spesa, ma voi comunque siete di un altro pianeta…ma come stanno i tuoi amichetti?
    p.s. le borretane però son proprio buone :-))))

  16. Giulia says:

    Dicembre 5th, 2006 at 9:07

    Captain’s Charisma: non tanto bene, a giudicare dai telegiornali 😀

  17. Giulia says:

    Dicembre 5th, 2006 at 9:10

    Barbara: ogni tanto i commenti anche qui finiscono nell’antispam, ma questo sono riuscita a recuperarlo.
    La cosa divertente è che avevo capito che Blimunda eri tu anche prima di leggere il post sul vecchio blog 🙂

  18. Kekule says:

    Dicembre 5th, 2006 at 9:26

    Vai Giulia!
    Avessi estesa questa storia in “La notte dei blogger”, mannaggia! Altro che amichette pregne nell’incognite serate a statuto speciale. Ma tant’è…
    Questo post mi ha fatto ricordare mie azioni da vero cerbero fuorisede, un uomo dal pugno di ferro che aveva del goliardico dittatoriale in sé, all’insegna dell’offesa acida diretta (“Vogliamo proprio scimmiottare la più becera calabrolesia eh? Dai facciamoci il foglio degli scatti Telecom coi soprannomi allora, Eli Anto Lily Cippa e Lippa, teste di studentesse di Scienze della Formazione leccesi in cerca di cazzi ed abbozzi di coscienza politica da treperdue!”) ma anche del sacrificio estremo (lavare i piatti di notte ad esempio).
    Stavo quasi per dimenticare la vuotezza di certe accuse di regime. Ma qualche sera fa, in un locale del centro di Firenze, entra un fuorisede X (lucano, trentino, è lo stesso, la calabrolesia non ha niente a che fare con la Calabria, è universale), esordendo con:”Firenze è una città fascista!”. In molti hanno dovuto riaversi per un attimo, prima di formulare un dubbioso “P-perche?”, e sentirsi rispondere che lui vuole parcheggiare la macchina sotto il locale stesso, non a 10-12 metri, eccheccazzo.
    Momenti magici. Sì, è chiaramente una città fascista, dai, mica un paradiso di diritti come Thiene o Taurianova…

  19. Giulia says:

    Dicembre 5th, 2006 at 10:19

    Kekule, nel 2004 questa storia non esisteva 😀

  20. cical0ne says:

    Dicembre 5th, 2006 at 5:00

    di a saxa rubra che m0hanno fatto tanto male!

    non riesco a leggere col filo giusto!!!!

    e non sono strabico!!!

  21. crashedheaven says:

    Dicembre 6th, 2006 at 2:20

    ma ora le cipolline borettane vi piacciono?

  22. medo says:

    Dicembre 6th, 2006 at 10:41

    1) “delle robe di pesce” aahah
    2) “Hai il senso della comunità di una iena” ajhaahah
    3) ““Che stai mangiando?”
    “Le cipolline borettane.”
    “Ma fanno schifo! E poi fanno anche scorreggiare.”
    “Lo so. Ma in frigo non c’è rimasto niente. E le carote sono andate a male.”
    “Passami ’sto barattolo, va’.””

    AHAHAHAHA AHAHAHA

  23. pensierofolle says:

    Dicembre 7th, 2006 at 5:24

    non per fare l’ ignorante (ok.. lo sono) ma… ecchesono le cipolline borettane?

  24. larvotto says:

    Dicembre 7th, 2006 at 6:56

    Guarda, se non fosse che mi ricorda una storia vera, sarebbe da spanciarsi dalle risate…

    ps
    Le cipolline borettane sono buonissime, e quelle che prepara la mia mamma sono da urlo 😀

  25. Lorenzo says:

    Dicembre 10th, 2006 at 2:47

    Peccato che prenda spunto dalla realtà, peccato per noi intendo… ma del resto, se non prendesse spunto dalla realtà, non sarebbe così geniale… 🙂

  26. capagira says:

    Dicembre 11th, 2006 at 12:41

    cipolline borretane = lambascioni
    (in Apulia)