Love, 2.0

pubblicato da Giulia mercoledì, ottobre 15, 2008 9:32
Aggiunto alla categoria Bric à brac

C’è una funzione di Facebook il cui uso non cessa di destare in me sgomento e meraviglia. Trattasi della funzione che segnala agli altri il proprio stato civile e/o sentimentale, le cui varianti sono: “single” (single), “impegnato” (in a relationship), “coniugato” (married), “in una coppia aperta” (in an open relationship), “fidanzato” (engaged) ed “è complicato” (it’s complicated). Non è ovviamente la nomenclatura in sé a destarmi perplessità, dato che bene o male questi cinque casi coprono ogni variante delle configurazioni romantiche note all’uomo. Quello che mi fa impazzire è la frequenza e apparente volubilità con cui il relationship status viene aggiornato. A parte il fatto che personalmente, se fossi in una coppia aperta mi guarderei bene dal segnalarlo su Facebook (nella stragrande maggioranza dei casi, la coppia è aperta da una parte sola), c’è gente che di giorno in giorno è complicata, single, impegnata, di nuovo single, in coppia aperta, fidanzata e di nuovo single. Letteralmente di giorno in giorno. Ora, sì, lo so che succede. Che il terremoto dei sentimenti è cosa non nuova e l’instabilità è figlia del nostro tempo. Ma quale genere di instabilità può portarti a decidere di giorno in giorno se sei in coppia o meno, e soprattutto, ad annunciarlo all’universo mondo, (si suppone) partner incluso? Che fine ha fatto quel pochino di mistero che ti permetteva di giocarti le tue carte fino in fondo? Se la mattina sei in coppia e il pomeriggio single e il giorno dopo è tutto complicato e due ore dopo sei single e verso le quattro del mattino di nuovo in coppia, mi viene da pensare che aggiorni quello stramaledetto status ogni volta che il moroso non risponde a un sms entro i cinque minuti canonici. O che da single che eri ti senti complicato già al primo limone, e corri a dirlo a tutti. E datti un po’ una calmata!

Non so, noi bambine degli anni ’70 siamo venute su gelose dei nostri sentimenti. Non dicevamo ai ragazzi che ci piacevano, aspettavamo che facessero la mossa per primi. I ragazzi degli anni ’70 si spaventavano facilmente, e ti coprivano volentieri di ridicolo. Tutte le volte che ho preso l’iniziativa di far sapere a qualcuno che lo gradivo, l’ho fatto sapendo che quello segnava la fine dell’incontro. Una specie di via-il-dente-via-il-dolore. So che adesso è un po’ diverso, ma mi domando se il mistero di cui ci ammantavamo noi della generazione pre-Internet non si sia ricodificato in questa esternazione costante dei propri rovelli amorosi. Non che lo facciano solo i giovani, eh, ho visto gente adulta lanciare pubbliche disquisizioni sul proprio status, roba che una volta si bisbigliava con le amiche più care, e adesso invece toh, te lo stendo alla finestra come la biancheria da asciugare, con tutte le cuciture e gli strappi.

Sarà che io da quando sono su Facebook ho sempre lo stesso status, e francamente, se cambiasse l’ultimo dei miei pensieri sarebbe farlo sapere al mondo, considerato che fra i miei amici di Facebook c’è appena un pugnetto di persone che conosco davvero, e una marea di gente che a malapena so che faccia abbia (a proposito: non chiedetemi l’amicizia se non so chi siete, checcazzo! Almeno metteteci due righe per spiegarmelo, e se non vi viene in mente niente, lasciate perdere. E già che ci siamo, potete anche evitare di invitarmi a cinquemila gruppi di sostegno del bignè alla crema, della bicicletta senza marce e del fazzoletto da naso di tela?). E quindi davvero non so come userei quello strumento in particolare se – God forbid – la mia situazione dovesse evolversi in peggio. Ma sono una bambina degli anni ’70: le mie regole non valgono più.

Commenti e ping chiusi.

15 commenti to “Love, 2.0”

  1. Spettatore di provincia says:

    ottobre 15th, 2008 at 11:50

    Hai ragione.
    Io però se da single divento in a relationship lo scrivo a caratteri cubitali (quando mi viene/mi ricordo di riaprire facebook…) 🙂

  2. Giulia says:

    ottobre 15th, 2008 at 12:20

    No, ma per carità, io lo status l’ho messo, e anche bello grande. Ma mi domando se sia il caso di fare la cronaca di ogni minima oscillazione dell’umore. Facebook comunque è il nuovo “Ma allora adesso siamo fidanzati?”

  3. Stef says:

    ottobre 15th, 2008 at 1:18

    Basterebbe spiegare che non è obbligatorio avere quel campo nelle informazioni personali.
    Io per esempio l’ho tolto, così come ho tolto datore di lavoro e data di nascita/compleanno.
    Perché come giustamente dici tu se il mio relationship status cambiasse l’ultimo dei miei pensieri sarebbe annunciarlo su FB.

  4. Spettatore di provincia says:

    ottobre 15th, 2008 at 2:54

    (Avevo capito e ti davo ragione; la mia considerazione era similautoironica)

  5. seralf says:

    ottobre 15th, 2008 at 6:57

    In effetti non mi è molto chiaro a cosa serva quel campo: sostituiamolo con uno dedicato all’amor politico! (io sceglierei attualmente “è extraparlamentare e complicato” eheh)
    …uhm, in effetti temo che cambierebbe altrettanto spesso lo stato dichiarato però, non se ne esce! 😛

  6. Disorder says:

    ottobre 16th, 2008 at 12:41

    Non è la generazione in ci si è nati, sono i tempi. Voglio sperare che anche nelle generazioni più giovani ci sia chi ha un certo pudore e un certo rispetto verso i suoi e altrui sentimenti – così come purtroppo non credo affatto siano pochi gli ultratrentenni che abusano della funzione “stato sentimentale”. Un po’ c’entra il diverso livello di esibizionismo della società di oggi. Un po’ che FB (secondo me) è principalmente un’immensa chat, con la differenza che tramite le amicizie comuni hai l’aggancio per arrivare a qualsiasi preda.

  7. Madda says:

    ottobre 16th, 2008 at 11:48

    “Tutte le volte che ho preso l’iniziativa di far sapere a qualcuno che lo gradivo, l’ho fatto sapendo che quello segnava la fine dell’incontro. Una specie di via-il-dente-via-il-dolore.”

    Io sono una bambina degli anni ’80, ma ti capisco benissimo perché è stato esattamente lo stesso per me.

  8. danmartin says:

    ottobre 18th, 2008 at 4:37

    BWHAHAHAHAHHAHA hai pienamente ragione!!!! Facebook è proprio strano…

  9. Nur says:

    ottobre 18th, 2008 at 7:43

    Premetto che non ho un account su facebook, ma da quel poco che ho spulciato dagli altri mi è sembrato di capire che il punto è proprio che tutti si fanno gli affari di tutti, sanno con chi parli e che fai, con chi sei fidanzato, dove sei andato a scuola e con chi hai studiato, chi conosci, che mangi a colazione e che cause sostieni, che test fai e a che gruppi ti unisci etc etc.
    Allora, che senso ha avere un account su una piattaforma del genere e poi lamentarsi perché troppo invasiva?

    Resta il fatto che a chi cambia lo stato sentimentale ogni giorno, gli è sfuggita davvero qualcosina…(ma sulla vita, non su fb) 🙂

    a presto

    n.

  10. Stregatta says:

    ottobre 19th, 2008 at 1:27

    Purtroppo anche una cosa stupida come questa può creare drammi di proporzioni incredibili:

    http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_18/inghilterra_uccide_moglie_facebook_single_3d75d1f4-9d0f-11dd-951d-00144f02aabc.shtml

    =(

  11. Anellidifumo says:

    ottobre 20th, 2008 at 1:50

    Ecco un’altra perversione di Facebook che nemmeno conoscevo. Cmqe, condivido il post anche nella punteggiatura. E sì che sono un cacacazzi da niente, di solito… sarà la comune età, suppergiù?

  12. Giulia says:

    ottobre 20th, 2008 at 9:59

    Mi sa di sì 😉

  13. Anellidifumo says:

    ottobre 20th, 2008 at 7:34

    Bene bene, sono in fase di rivalorizzamento del fascino intellettuale (e non solo) femminile sopra i 32 anni, e sono proprio contento di vivere questo periodo! 🙂

  14. Massimiliano Gadaleta says:

    dicembre 7th, 2010 at 9:09

    Sto creando un nuovo servizio col nome love 2.0 ed ho trovato questa discussione.
    Il problema non sta solo nello situazione sentimentale. Sembra che facebook renda più “sbiadita” ogni cosa, a partire dalla parola amicizia. Io lo paragono sempre ad una gigantesca camera dove ci sono migliaia di persone. A differenza della televisione, alla quale siamo abituati, dove c’è solo qualcuno che parla e tutti gli altri possono solo ascoltare, i social network sono queste enormi camere dove tutti parlano ma non si capisce più niente. Tutti abbiamo bisogno di essere ascoltati e se prima si cercava un amico adesso lo si urla su facebook pur di essere ascoltati. Il problema è che non avendo risposta da nessuno si urla sempre di più e si rischia di dire qualsiasi cosa.
    Se oggi si litiga col moroso/a si cambia lo stato sentimentale per urlare “sono arrabbiato/a, sto male avrei bisogno di parlare con qualcuno” ma, nella migliore delle ipotesi abbiamo una risposta di 4 parole dagli “amici” di FB. Lo stesso vale per i gruppi, tutti quanti vorremmo che tutti i nostri 500 amici condividessero ne nostre passioni.
    Ecco perchè Giulia rischia di avere 500 richieste di amicizia, perchè ragionando ha contribuito a rendere meno sbiadita la vita sociale in FB.
    Comunque penso che FB abbia i giorni contati: una volta passata l’eccitazione iniziale nell’essere sotto gli occhi di tutti arriva inesorabile la sensazione di vuoto…
    Secondo me.

    Ciao

  15. JK says:

    dicembre 8th, 2010 at 2:20

    Quoto a manetta e starter pieno l’ultimo (il penultimo, in realtà) periodo di Massimiliano Gadaleta.