Di tacchi a spillo e ombrellini

pubblicato da Giulia domenica, luglio 22, 2007 15:17
Aggiunto alla categoria Sono fatti miei, Target du jour

Ieri sera festival in provincia di Frosinone, a Ceccano. Una cosa seria, con OK Go e Roy Paci & Aretuska come headliner, stand, cibo, birra, area gigantesca, ottima organizzazione. Tra un concerto e l’altro, le esibizioni di burlesque di Sick Girl, le “spaghetti pin-up” (cito). “Ecco le smutandate” è la mia prima sospirante reazione. Del resto, l’anno scorso ho avuto modo di vedere il DVD delle Suicide Girls, e Dio sa se era deprimente. Al punto che poi ci ho fatto pure un articolo su un giornale, ma quella era un’altra storia, insomma: prevenutissima. Però curiosa: perché il burlesque non è lo strip non è la lap dance, sono cose diverse per tradizione e tono. E poi le ragazze che girano per l’area del festival hanno dei vestiti favolosi. Starlet degli anni ’40 e ’50 rivedute e corrette da John Galliano. Rossetto rosso d’ordinanza e scarpe scollate con tacco a spillo. Come facciano a procedere sull’erba senza piantarsi è un mistero che andrebbe investigato dalla fisica.

E come dire: contro ogni aspettativa, mi sono divertita.

E’ piuttosto difficile spiegare come mai il burlesque mi diverte e la lap dance no. Credo che tutto risieda nella quantità massiccia di umorismo che sottende a ogni numero. Umorismo, malizia, grazia, una forma di stilizzazione estrema, una parodia della seduzione, le tette usate per far ridere. Il primo numero che vedo ha come tema l’Oriente: la performer centrale indossa una tunica in stile giapponese, le altre due sono vestite di mutandine e ombrellini di seta cinese. Nel secondo, la ragazza che si spoglia mima le operazioni cosmetiche necessarie a prepararsi per uscire (rasatura, ceretta, doccia) e più che un balletto sembra uno sketch comico. Anche quando, di spalle, si leva il top del costume che regge un davanzale di dimensioni e consistenza veramente fuori dal comune, e si volta verso il pubblico coprendosi con il cartello “censura”.

Ci vuole del fegato. Non per spogliarsi in quel modo, che avendo la vocazione è pure divertente. Ma per spogliarsi in quel modo davanti a una platea di vaccari come quella di ieri sera, con tutto il rispetto per i vaccari che credo siano mediamente più educati. Alla ragazza che presenta i numeri (vestita) qualcuno dà della troia. “Tua madre” risponde lei al microfono, senza fare una piega: ma è da questi episodi desolanti che si capisce come lo spettacolo sia sprecato. Ci voleva senso dell’umorismo, e invece fra i punkettini e gli indierocker e gli sciocchini e sciocconi assortiti regnava solo una desolante assenza di cellule cerebrali. Ancora una volta, mi è stata rivelata la tristissima inadeguatezza di certi maschietti nazionali: chiamati a partecipare al gioco, sono soltanto riusciti a rovinarlo.

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Un commento to “Di tacchi a spillo e ombrellini”

  1. Dieci diecine di svista - Macchianera says:

    giugno 21st, 2010 at 1:09

    […] né come persona né come idea, e tantomeno come rivale in qualità estetiche. Tanto più che l’ultimo post uscito sul mio blog poco prima di tutto questo quarantotto era né più né meno che un elogio del […]