Antifascismo

pubblicato da Giulia martedì, aprile 29, 2008 11:24
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Partiamo da un presupposto di base. Questo:

XII

È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.

E’ un dato di fatto, questo.
Il fascismo, in Italia, si è macchiato di crimini orribili. Centinaia di migliaia di persone morte, persecuzioni, Villa Triste, campi di sterminio. Ce n’è uno a un chilometro dalla mia ultima casa triestina, dietro lo stadio, perfettamente accessibile al pubblico. Il regime fascista istituì le leggi razziali, perseguitò ferocemente i cittadini di lingua slovena, spedì gli oppositori al confino, torturò i dissidenti. Chi scrisse la Costituzione aveva negli occhi questo orrore, lo aveva visto succedere, lo aveva combattuto in Italia o all’estero, in esilio, ed era tornato per impedire che si potesse ripetere. Quell’orrore era parte integrante dell’idea fascista, non una sovrastruttura imposta da un pazzo criminale: come nel nazismo, esattamente come nel nazismo, quella violenza era connaturata alla realizzazione della Nazione ideale, la Patria maschia, virile e vittoriosa.

Passano sessant’anni, e quelli che hanno scritto la Costituzione sono tutti morti, quelli che hanno visto il fascismo succedere sono quasi tutti decrepiti o morti, tranne Andreotti che fascismo o non fascismo sopravviverà anche agli scarafaggi, e Rita Levi Montalcini, che essendo ebrea due o tre cose le avrebbe, da dire, ma o non le dice, o non la stanno a sentire. Con i morti è morta la memoria, è morta la testimonianza. E il fascismo, l’idea del fascismo, è risorta. A scuola non si studiano i campi di sterminio. A scuola non si studia l’alleanza con la Germania nazista. Gente come Dell’Utri – Dell’Utri, porca puttana, Dell’Utri, uno che dovrebbe solo tacere per lo schifo che si porta addosso, e invece parla, parla, parla – va in giro a dire che bisogna riscrivere i libri di storia: eh già, perché la storia la scrive chi vince, e a sessant’anni di distanza sentono di avere vinto loro. Ragazzini con il cotone nel cervello scrivono “DVX” sugli zainetti e nei commenti ai blog. Non possono immaginare che sui carri bestiame diretti a Trieste o in Polonia potesse esserci la loro madre, zia, sorella. Non capiscono che senza le persecuzioni, la dittatura, la sopraffazione, le guerre, la retorica e il razzismo non c’è fascismo, che questi eventi sono parte dell’ideologia stessa. Il fascismo in Italia, ripetiamolo ché è importante, si è macchiato di crimini orribili. Ed è stato bandito per legge.

A questo punto arrivano quelli che il comunismo in Russia, in Cina, in Jugoslavia. OK. In Russia, in Cina, in Jugoslavia. In Italia, cosa ha fatto il comunismo? Cosa ha fatto il PCI, dalla sua fondazione alla sua morte? Da che parte è stato, per chi ha lottato, con chi si è schierato? Che cosa ha dato a questo paese? Domandiamocelo. Domandiamoci chi sono stati i comunisti in Italia, che contributo hanno dato alla costruzione della Repubblica democratica fondata sul lavoro, in guerra e nel dopoguerra. Si può credere o meno nell’idea del comunismo, ma è difficile negare che la sua impronta sulla politica italiana sia stata di segno quasi uniformemente positivo. Il rigore e la statura politica e morale di figure come Luigi Longo, Teresa Noce, Palmiro Togliatti, Nilde Iotti, Enrico Berlinguer – gente che s’è spesa, in vari modi, per costruire un’Italia più giusta e più equa – sono un fatto. Uno può anche non essere comunista. Ma i distinguo vanno fatti.

E’ per questo che io un sindaco con la celtica al collo, uno con il passato da picchiatore e il presente da fantasma di un’epoca buia e disperata, non solo non lo approvo, ma trovo che sia un presagio di sventura per tutto il paese. Vuol dire che l’orrore del fascismo non fa più paura a nessuno. L’orrore del fascismo si è risolto in un ignavo “vabbè”.

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