La purezza della neve/2

pubblicato da Giulia giovedì, novembre 23, 2006 0:08
Aggiunto alla categoria Triste mondo malato

E poi ci sono questi qui. Che sostengono che mangiando poco o niente (come le anoressiche) e pesando tutto quello che mangiano (come le anoressiche) vivranno più a lungo (ma non chiamateli anoressici). Tipo fino a centovent’anni e passa. Senza mestruazioni e con la libido azzerata, ma sono dettagli. Il loro guru è morto a settantanove anni, ma sono dettagli anche quelli. Questo perché dagli esperimenti risulta che i babbuini, se li affami, vivono il doppio e meglio. Quello che va bene per un babbuino va bene anche per loro, evidentemente: comunque, buona fortuna. Gli auguro di non essere tirati sotto da un autobus ad alta velocità quando, intorno ai centocinque anni e completamente rincoglioniti ma in formissima, scenderanno a comprare la crusca e le cipolle organiche al supermercato di sotto. Roba da farmi venire voglia di strafogarmi di carbonara e morire felice e satolla all’età in cui devo morire, che sarà spero più o meno l’età in cui tutti ne avranno le balle piene di avermi intorno.

E poi ci sono le modelle di Elena Mirò, sfoderate per l’occasione ogni volta che si parla “donne vere”. Femminone alte, con la vita stretta, il seno grande e sodo, le caviglie sottili, masse lussureggianti di capelli, vestiti a pelle su curve in posti dove alcune donne (sono qui! sono qui!) non hanno nemmeno i posti, invariabilmente ritratte nell’atto di mangiare. Perché queste qui sono donne che si godono la vita, signore mie, mangiano, anzi, sono nobilitate dall’atto della nutrizione. Ogni cucchiaiata di tiramisù contribuisce alla manutenzione del capolavoro che è il loro corpo. Donne vere! Donne reali! Donne simili a noi!
A noi, chi? Perché, perché l’autostima deve essere basata sempre e solo su modelli comparativi?

E poi ci sono le ex anoressiche, con l’aria dei veterani del Vietnam, passate dalla crociata dell’autodistruzione alla Croce Rossa permanente per quelle che non possono o non vogliono vedere la luce. Mute sui loro metodi come spie russe, non svelano le loro armi segrete, i metodi infallibili per non alimentarsi. Le ex anoressiche, quelle croniche, quelle conciate male, che difficilmente avranno mai più un corpo del tutto sano, per quanto possano sforzarsi di accettare l’invasione del nutrimento come il male minore. Quelle che hanno trovato un motivo per vivere che non sia il desiderio di morire.

E poi ci sono i moralisti da salotto televisivo, che quando non sanno cosa fare tirano in ballo le chiappe delle Veline; che sono un altro problema, ma tornano utili perché se non sei parte della soluzione, allora cosa sei? E le Veline non risolvono niente.

E poi ci siamo noi, che ogni volta che capitiamo su un sito pro-ana o pro-mia vorremmo commentare “Morirete tutte, morirete soffrendo, morirete come le cretine che siete, assassine une delle altre fino alla fine dei tempi; a voi i seguaci dei davidiani fanno una pippa, il vostro è un suicidio collettivo che fa pure un po’ schifo, fatto di vomito e diarrea, e voi la chiamate purezza, la chiamate felicità, non ci arriverete mai: sarete sempre a un chilo due tre dalla perfezione che esiste solo nelle vostre testoline bacate” ma è una reazione di stomaco, una reazione sbagliata. Rimane la tristezza.

E poi ci siamo noi, che pensiamo cazzo, postiamo tutti una foto di noi stessi in mutande, uomini e donne, e raccontiamo della nostra vita, di quello che ci rende felici o infelici a prescindere da quanta cellulite abbiamo sulle cosce. Di come siamo amati o odiati e non per il nostro peso. Ci siamo noi, e ci sono loro: e noi ci sentiamo uguali a loro tanto quanto loro si sentono diverse da noi, più pulite, più pure, eteree, formidabili, fortissime. Ci disprezzano, forse ci invidiano, e ci guardano da molto lontano.

Commenti e ping chiusi.

33 commenti to “La purezza della neve/2”

  1. mArco says:

    novembre 23rd, 2006 at 9:30

    Bramava assorbire ogni cosa. Libri, attenzioni degli amici, cibo.
    Poi, di nascosto, vomitava.
    Io la amavo, ma complici i troppi km che limitavano i nostri incontri e la sua capacità mimetica perfezionata in 15 anni di malattia nemmeno sospettavo il disturbo.
    Affettiva, le dicevo! L’unica fame che le vedevo era quella, ma avevo tanto amore da darle che mi autocompiacevo di questo suo bisogno.
    Poi i miei 100kg tradivano la gioia del vederla mangiare con gusto.
    Una sera all’improvviso.
    Mi ha vomitato tutto addosso.
    Malattia e volontà di guarire, disaffezione e voglia di svolta.
    Il tutto senza di me, incapace di amarmi perché impossibilitata ad amarsi.
    Non potevo ingabbiarla e l’ho lasciata volare senza porre resistenza, straziato.
    Pochissimi contatti, poi, solo via mail. Felice dicendosi guarita, ricaduta, sempre speranzosa.
    Sono sempre 100kg a dieta (faticosa quanto emendabile) ed a luglio sposerò la mia nuova fidanzata. Spero più magro perché non è sano il mio girovita quanto quello delle fantasmine alla caccia dell’amore per se stesse.
    Servisse le abbraccerei tutte, ma credo sia inutile oltre che impossibile.
    Forse invece, post come il tuo, possono essere stampella per i loro momenti più claudicanti.

  2. Antar says:

    novembre 23rd, 2006 at 9:54

    io co’ ‘ste tags…
    Volevo linkare il daveblog.

  3. Giulia says:

    novembre 23rd, 2006 at 10:14

    hehehehe 😀
    No, sono questi:
    http://en.wikipedia.org/wiki/Branch_Davidians

  4. Karenina says:

    novembre 23rd, 2006 at 10:37

    Io ci sono passata, ne sono uscita de -fi- ni-ti-va-men-te ( ci tengo a ribadirlo, perché quando dicono di esserne uscite in realtà non c’è molto da fidarsi: è una faccenda lunga e complicata) cinque anni fa. Quindi è un problema che sento molto, che mi piacerebbe combattere. Però mi fanno tristezza le reduci del Vietnam, che portano ancora sul corpo i segni della malattia – perché quelli, posso confermarlo rimangono – e mai vorrei entrare a far parte della schiera.
    Inoltre, questa voglia di dire la mia ogni volta che si parla dell’argomento anoressia si scontra sempre con una sorta di senso di stanchezza, perché per troppo tempo non ho pensato che a QUESTO , e alle calorie, e al momento in cui avrei potuto mangiare qualche cosa.

    E ora è finita e anche se conservo un aspetto sempre un po’ sciupacchiato mi sento davvero fortunata, anche se ogni tanto mi assale la paura che, di fronte a qualche grossa difficoltà, potrei ricascarci.

    Tutta ‘sta premessa noiosa e inconcludente solo per osservare che spesso l’atteggiamento dei più verso le ragazze anoressiche (più ancora che verso le bulimiche) è molto duro, come fossero prese dal frivolo desiderio di emulare le top model o da velleitari sensi di autodistruzione. Magari in certi casi la malattia nasce da questo, poi decidi a tavolino di non mangiare più e poi diventa davvero una cosa più grande di te. E allora è davvero dura, e la severità degli altri non ti scrolla, ti fa arrabbiare e digiunare ancora di più.

  5. sapu says:

    novembre 23rd, 2006 at 12:15

    Lasciali dire, i davidiani, lasciali dire fino alla prossima waco…

    E lascia che ciascuno abbia le sue convinzioni, le sue manie. Già, ma fino a che punto ?
    Discutevo con una su Macchianera, mi diceva che ci sono studi, mi parlava di alterazioni neurochimiche.
    E mi ha fatto incazzare. Perchè aveva ragione.
    Perchè sarebbe bello dire che tutte le anoressiche sono le stesse cretine cerebrolese che guardano gli amici di maria o le modelle, magari solo un pelo più cretine.
    Ed invece ci sono quelle malate. Anche. Ma malate ‘a monte’, non quando ormai si son ridotte allo stato terminale.

    Credo che il brutto di questi temi e queste discussioni è che alla fine sai di non poter fare niente, non sai neppure capire qual è il male.
    E credo che questo sia il punto di partenza.
    Questo, e l’elettroshock ai genitali di quelli che ci marcian su, che ti mettono l’angoscia che anche tua figlia, la ragazza che sta con te, tua sorella sono potenziali malate…

  6. c. says:

    novembre 23rd, 2006 at 12:58

    sapu, non volevo farti incazzare 🙂

    io non lo so come funzionano le cose adesso (sono un po’ fuori dal giro, per fortuna), però non ne ho mai conosciuta una che guardasse le modelle o cose così, e neanche che pensasse ai pantaloni a vita bassa o alle maglie aderenti, per dire: anzi, tutte infagottate in vestiti quattro taglie più grandi, strati su strati di vestiti (anche perché si ha un freddo cane, quando si è denutriti).

    credo che cogli un punto importante, quando parli dell’impotenza che si prova quando si cerca di capire, quando si pensa a cosa fare: perché forse è la stessa impotenza che provano i genitori, gli amici, i figli, i fratelli, i dottori.che prova chi sta male, comunicandola così, col corpo che si asciuga o che scoppia e la pancia troppo piena o troppo vuota.

  7. pao says:

    novembre 23rd, 2006 at 2:02

    La terza categoria la conosco: Dandyna..
    Esatto, si comportano come reduci dal vietnam e alle volte penso che con questo alibi evitano tutte le vere difficoltà della vita.

  8. sapu says:

    novembre 23rd, 2006 at 2:17

    chiara, mi perseguiti… :))
    “non ne ho mai conosciuta una che guardasse le modelle o cose così, e neanche che pensasse ai pantaloni a vita bassa o alle maglie aderenti, per dire”.
    In due righe fai più riflettere che non in tutto quello letto sui giornali o sentito in tv.
    Due righe. In un commento. In un blog.
    Parole che dovrebbero stare da altre parti, non qui, seminascoste…

  9. sapu says:

    novembre 23rd, 2006 at 2:21

    Ma ‘sta dandyna, chiedo (davvero, perchè non so) ha fatto qualcosa chè tutti ce l’han con lei ?
    Non so, ha dato dei figli di madre ignota, ha detto che ha votato il nano, cose così ?

  10. Giulia says:

    novembre 23rd, 2006 at 2:49

    A parte aver millantato gravidanze con influenti politici, scopate con diversi blogger sposati, essere una mina vagante ed essersi praticamente autoprovocata un disturbo alimentare pur di essere al centro dell’attenzione? No, per carità.

    In inglese, quelle come lei si chiamano “attention whore”.

  11. Leetah says:

    novembre 23rd, 2006 at 3:07

    Cavoli, adesso pretendo una modella che abbia la pancia più prominente delle tette.
    Così poi dico a tutti che è lei, il mio modello, che è colpa sua, ecco.

  12. sapu says:

    novembre 23rd, 2006 at 4:37

    zz, dandyna, l’unico blog interessante sul vuvuvù e me lo sono sempre perso…

  13. mik4 says:

    novembre 23rd, 2006 at 6:15

    brava! così si parla! così si respira! (ma non troppo altrimenti saltano i bottoni)

  14. Noantri says:

    novembre 24th, 2006 at 12:24

    Non c’è da aggiungere una sola parola.
    [Ste]

  15. [FREE YOUR MIND] » Archive » Autoregolamentizzati ’sta cippa! says:

    novembre 24th, 2006 at 8:52

    […] (Visti in giro: Selvaggia Lucarelli – Giulia Blasi – mikadosaim) […]

  16. Grace says:

    novembre 24th, 2006 at 12:05

    Rischio di rileggermi patetica e di scrivere ovvietà, ma sentendomi coinvolta non riesco a frenarmi.
    Per vie traverse ho vissuto una situazione molto simile all’anoressia. Colpa di un medico poco scrupoloso, e della fiducia che riponevo in lui.
    Superavo di poco i quaranta chili, avevo la pelle rovinata ed i capelli sembravano ustionati. Le ossa del bacino sporgenti e le costole scavate. La faccia di una tossica, l’espressione degli occhi vuota.
    Una confezione di Philadelphia ed un etto di prosciutto crudo mi duravano una settimana.
    Il momento della colazione (cappuccino e cornetto), che tanto adoro, era quanto di più angosciante potessi vivere. Una mattina su due il cornetto finiva nel sacchetto.
    “Semmai lo mangio dopo”
    Sono passati più di dieci anni, il mio peso ora è completamente diverso.
    Il mio approccio con le malattie pure.
    Però sono certa che mai nella vita vorrei trovarmi nuovamente a sbirciare nel piatto con terrore. A rivedere quell’espressione allo specchio.
    Metto la firma per una sana voglia di *sfondarmi* di pizza o di sushi, o di profiteroles. Per sempre.

  17. BLEEK says:

    novembre 24th, 2006 at 3:06

    E poi ci siamo noi, che ogni volta che capitiamo su un sito pro-ana o pro-mia vorremmo commentare “Morirete tutte, morirete soffrendo, morirete come le cretine che siete, assassine une delle altre fino alla fine dei tempi; a voi i seguaci dei davidiani fanno una pippa, il vostro è un suicidio collettivo che fa pure un po’ schifo, fatto di vomito e diarrea, e voi la chiamate purezza, la chiamate felicità, non ci arriverete mai: sarete sempre a un chilo due tre dalla perfezione che esiste solo nelle vostre testoline bacate” ma è una reazione di stomaco, una reazione sbagliata. Rimane la tristezza.”……….si, rimane solo la tristezza e la stringente senzazione di impotenza.
    Credetemi, non è facile accettare il vuoto che si crea nel momento che scopri che qualcuno intorno a te sta’ lentamente uccidendosi e tu non puoi fare assolutamente nulla per evitarlo.

  18. medo says:

    novembre 25th, 2006 at 3:54

    Ma cazzo. E insomma: merda!
    Perchè tutti volete essere uguali a qualcuno? Nel migliore dei casi volete coincidere con voi stessi, ovvero del come vi pensate.
    Ma siamo matti?
    Diversi, sempre diversi… Provate la ricetta della fuga senza meta.

    Per saperne di più c’è un libro che commuove per la sua bellezza: “Elogio della fuga” di Henri Laborit. Da quando l’ho letto sto meglio, spero anche voi.

  19. MissRugelli says:

    novembre 26th, 2006 at 2:18

    Posso dire la cavolata della giornata?
    Io quando vedo le persone apparentemente perfette le immagino allegramente defecare.
    Ti posso assicurare che poi cambia tutto 😉

  20. arianeve says:

    novembre 27th, 2006 at 2:54

    Mmm… Elena Mirò! I suoi sono vestiti che una volta si chiamavano per ‘taglie forti’, ed ora si chiamano ‘over 46’. Peccato che la taglia 46 non esista più!
    Nei negozi di taglie ‘normali’ se chiedi quella taglia spesso la commessa ti guarda inorridita specificando che ciò che vende arriva alla 44.
    44 è, oggigiorno, la taglia corrispondente alla classificazione “L”. E se c’è qualcosa con un ’46’ cucito sull’etichetta la vestibilità è tutta un programma: perché quello che ho nell’armadio di 8/9 anni fa è due taglie più grande di ciò che compro oggi anche se sull’etichetta c’è scritta la stessa cosa?
    Anoressica io non credo che lo sarò mai (in fondo mi voglio troppo bene e mi piace troppo mangiare), ma quando mi avventuro in qualche giro di shopping alla ricerca della mia taglia (46, l’avrete capito!) frustrazioni e depressione stanno sempre dietro l’angolo…

  21. Giulia says:

    novembre 27th, 2006 at 6:15

    Medo, sai, credo che il problema sia proprio questo voler coincidere con quello che si pensa di sé. Chi digiuna, spesso, pensa di dover scomparire. E digiuna, appunto, fino alla trasparenza.

  22. CATIA says:

    novembre 27th, 2006 at 7:54

    e noi “normali” taglia 44 (piena) che non troviamo nulla in nessun negozio alla moda… perchè sembrano tutte taglie 38?

    mi dispiace per tutte le ragazze con problemi alimentari, ma perchè quelle che dovrebbero essere il ritratto della salute, poi in realta’ dai mass media, dalle riviste ecc, ci trattano come obese?

  23. Giulia says:

    novembre 27th, 2006 at 9:12

    Ragazze, scusate, ma dove andate a comprarvi i vestiti? Io porto una 44 secca, e trovo sempre tutto quello che voglio. Le 38 ci sono, ma anche le 44, almeno dove mi compro i vestiti io. Forse sarò una di poche pretese, ma non ho problemi a coprirmi…

  24. medo says:

    novembre 28th, 2006 at 9:41

    Giulia però non capisco perchè l’anoressica da un lato vuole scomparire e diventare trasparente, ma dall’altro molto spesso di rivela un certo esibizionismo. Un elastico tra “il corpo è mio e lo faccio sparire per far sparire me” e “il corpo non è mio, prendetevene la visione e/o l’uso”…

  25. Scusiscende says:

    novembre 28th, 2006 at 6:38

    10 e lode!!!! è il post più bello che abbia letto in questo mese

  26. maricler says:

    novembre 28th, 2006 at 11:04

    A proposito di cibo…il mio blog è il frutto di una persona cresciuta senza tanti drammi verso il cibo: per carità, la maggior parte delle persone ha rapporti particolari con ciò che mangia: ossessivi verso il modo in cui viene presentato, preoccupati dalle quantità di ciò che viene ingerito…è un mezzo per essere se stessi. E la mia vita, nonostante sia molto lontana dalla perfezione, è piena di cibo in senso sano, ed è quasi sempre cibo condiviso con altre persone imperfette come me…

  27. ciccio says:

    novembre 29th, 2006 at 8:04

    maricler….il tuo blog è una vera goduria 🙂

  28. ciccio says:

    novembre 29th, 2006 at 4:12

    il ministro melandri annucnia: “entro natale il codice antianoressia”….. che d’é?

  29. PRESIDENTE says:

    novembre 30th, 2006 at 2:41

    Io, per non farmi buttare giù da ‘ste cose mi sono appena andato ad accattare un kebab da mezzo chilo. Alla faccia di chi mi vuole male.

  30. Giulia says:

    novembre 30th, 2006 at 3:36

    Preside’, tu sei l’eroe della panza 🙂

  31. [due] says:

    gennaio 10th, 2011 at 10:58

    […] quanto pare, negli ultimi tempi in giro per blog si è fatto un gran parlare di disturbi […]