La purezza della neve/1

pubblicato da Giulia mercoledì, novembre 22, 2006 17:05
Aggiunto alla categoria Triste mondo malato

Non sono tante, le canzoni che parlano di anoressia. Quando la memoria ne cerca una, ricade quasi sempre su 4st 7lb dei Manic Street Preachers. L’ha usata Antonio, per parlare del suo lungo digiuno di sfida, e non so come mai non l’ho fatto io, qui, anche se le vicende che ho raccontato risalgono esattamente ai giorni in cui Richey Edwards scomparve senza lasciare traccia di sé. Come forse aveva sempre desiderato.

Tre sono gli argomenti di moda in questi giorni: le ragazzine violentate, il bullismo e l’anoressia. Di quest’ultima, solitamente, si parla solo quando qualche ministro (nostrano o estero) decide di alzare per legge la taglia delle modelle, così le ragazzine non si fanno venire strane idee; oppure una modella muore dopo anni di digiuno, e tutti gridano allo scandalo per cinque minuti. Gli uomini riaffermano la loro passione per le ciccette e la cellulite, le donne riaffermano la loro accettazione di se stesse. Cinque minuti dopo, appunto, le donne sono fuori a comprarsi l’anticellulite, gli uomini a fare apprezzamenti e critiche sugli sfondi desktop di Macchianera.

Le modelle non sono il problema. Non sono le modelle a far diventare anoressiche le ragazze. Semmai le anoressiche, se sono alte e graziose, spesso finiscono per fare le modelle. E la malattia diventa uno stile di vita, un metodo di sussistenza, perché il digiuno permette loro di lavorare, e perché intorno a loro nessuno mangia, almeno, non in maniera normale. Alcune smettono. Altre muoiono. Altre ancora figliano e recuperano miracolosamente la forma fisica dopo ogni gravidanza, gettando nella disperazione le puerpere di tutto il mondo: ma perché Heidi Klum è sempre così magra e io invece devo andare in giro con la pancera?

E ci sto cadendo di nuovo. Le modelle non sono il problema.

Siamo tutte più o meno disgustate da noi stesse. Anche le molto belle si vedono piene di difetti. Cristina Chiabotto ed Elena Santarelli si sono fatte ingrandire le tette “per piacersi di più”. Cosa ci fosse di inguardabile in loro, prima, non ci è dato di saperlo. Ma la perfezione rimane sempre un pochino fuori dalla nostra portata, e la perfezione ha come pre-condizione la bellezza fisica, che richiede una manutenzione costante. Siamo tutte insoddisfatte, ci guardiamo il culo, i fianchi, la pancia, le braccia, le tette, il collo, le ginocchia, le cosce, le caviglie, i piedi, le mani, i capelli, il naso, la bocca, gli occhi. La maggior parte di noi convive allegramente con l’imperfezione, che poi nella maggioranza dei casi coincide con la normalità. Il resto convive con lo schifo, e una percentuale combatte lo schifo con ogni mezzo.

Possiamo essere stupide, incolte, incapaci di articolare una frase, ma guai-a-noi se osiamo essere grasse. O malvestite, o scarsamente curate, non depilate, fuori moda, ma soprattutto: grasse.

E’ quella percentuale di guerriere allo specchio che muore giorno dopo giorno, consumandosi nell’ossessione del cibo e delle calorie, nel tentativo vano di scomparire, di elevarsi a una perfezione irraggiungibile. Chi pesa quaranta chili ne vuole pesare trentotto. Chi ne pesa trentotto ne vuole pesare trentacinque. Le mestruazioni scompaiono. Il corpo non risponde. Collassano, i muscoli non le sostengono, zoppicano, buchi in faccia, costole sporgenti, denti in fuori, occhi allucinati, capelli spenti. Brutte, sì, adesso: per la magrezza, e per la disperazione. Muoiono per un raffreddore, lasciandosi dietro i loro blog infarciti di errori di ortografia, autocommiserazione e consigli per le altre, quelle che restano e continuano la battaglia. In tutti echeggia la parola perfezione, perfezione, perfezione. Ripetuta, reiterata, un mantra, perfezione. Della carne che scompare, dello spirito che galleggia nell’euforia del controllo. Muoiono odiandosi, odiando le spoglie che lasciano, ancora troppe, non sufficientemente trasfigurate. Ambiscono a morire lasciandosi dietro non più che una sindone di profumo.

Commenti e ping chiusi.

8 commenti to “La purezza della neve/1”

  1. c. says:

    novembre 22nd, 2006 at 6:05

    il culo, i fianchi, la pancia, le braccia, le tette, il collo, le ginocchia, le cosce, le caviglie, i piedi, le mani, i capelli, il naso, la bocca, gli occhi, il grasso, il grasso, non sono il problema così come non lo sono le modelle.
    sono stata perentoria, non volevo. riprovo.
    un modo per vedere il problema potrebbe essere quello di considerarlo una frattura, o il tentativo di ridurla, la frattura.
    la perfezione non è anche essere tutto quello che dobbiamo essere (perché siamo – hey – emancipate) senza che ogni cosa ci sfugga dal controllo (ogni cosa eccetto il peso)? è solo una delle tante cose che mi vengono in mente per iniziare a spostare il problema; perché si deve spostare il problema, imho.

  2. Antar says:

    novembre 22nd, 2006 at 6:31

    Però pure questo dare sempre [una parte del]la colpa ai gusti degli uomini…
    Se lo scettro di “donna più desidersta”, per quello che può volere, continua a passare tra le mani delle Jolie, Johansson, Loren, ecc. forse non è esattamente così.
    Non del tutto, almeno

  3. Captain's Charisma says:

    novembre 22nd, 2006 at 6:52

    Ne so così poco che è meglio non sprecare altre parole…se solo sapessero che è così affascinante l’imperfezione…

  4. Giulia says:

    novembre 22nd, 2006 at 8:53

    Guarda, Antar, io non credo c’entrino gli uomini, che storicamente hanno trovato desiderabile quello che c’era: grasse quando erano grasse, magre quando erano magre, e tutto quello che c’era in mezzo. Fermo restando che Angelina Jolie è una taglia 40 con tette discretamente ritoccate da un chirurgo parigino, Scarlett Johansson e Sophia Loren sono desiderabili perché affascinanti, capaci di proiettare carisma al di là della loro forma fisica, indubbiamente appetitosa ma di per sé non sufficiente.

    Ripeto, gli uomini non c’entrano se non nella misura in cui si rendono sbadatamente complici del gioco al massacro. Quando criticano le bellezze da copertina dando loro del “cesso” contribuiscono a mantenere in movimento la grande macchina del disgusto.

  5. NickNite says:

    novembre 23rd, 2006 at 2:44

    Già la perfezione è statica. E non mi attira. L’imperfezione invece è sempre nuova, sempre modificabile. L’imperfezione è viva, il suo opposto è natura morta.

    Io mi permetto di dire solo una cosa.

    Sono un uomo e ciò che mi piace vedere sono corpi di donne che sorridono, occhi e visi che trasmettono intensità. Gestualità e sensibilità diverse dalle mie.

    Eppure, di questi tempi, pare che vada la “bellezza fotocopia” (da copertina).

    E sono tutte tremendamente uguali tra loro.

  6. Un gineceo malato at Blimunda says:

    novembre 28th, 2006 at 9:51

    […] Però ho un blog nuovo di zecca e voglio riprendere a scrivere davvero ma soprattutto a leggere i blog che mi piacciono di più, come quello di Giulia dove ho trovato questo post. Sull’anoressia e sui modelli imposti e autoimposti. […]

  7. [due] says:

    gennaio 10th, 2011 at 8:31

    […] quanto pare, negli ultimi tempi in giro per blog si è fatto un gran parlare di disturbi […]