L’Italia(na) s’è desta

pubblicato da Giulia sabato, marzo 17, 2007 10:01
Aggiunto alla categoria Spot
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A me, abituata a canticchiarmela e suonicchiarmela nell’isolamento di queste paginette, non era mai venuto in mente che forse mettendo insieme più di qualche voce si potesse fare un gruppo vocale, addirittura un coro, preferibilmente il coro che sonorizza i film e gli spot facendo i rumori con la bocca. L’idea è venuta a Domiziano, che come una specie di Charlie (quello che parlava solo attraverso l’interfono) ha preso il dominio, messo su tutto l’ambaradàn e poi mi ha mandato una mail.

Sorelle d’Italia è nato così.

Ci eravamo resi conto di due cose: che i blog orientati al femminile (con l’eccezione di Grazia, a cui bisogna rendere il merito di coprire uno spettro di temi più ampio) si occupavano in larga parte di lifestyle, cosmetici, diete, viaggi, sogni e quarti di bue accuratamente depilati. Ora, nessuna di noi è allergica all’escapismo di per sé: ci sembrava però strano, e anche un po’ riduttivo, che la femminilità potesse venire ricondotta unicamente alla frivolezza.
La seconda cosa di cui ci siamo accorti è che di donne si finisce per parlare molto, ma raramente sono le donne stesse a farlo, in prima persona. La prospettiva femminile è spesso filtrata attraverso l’occhio maschile, a volte appannato dalla commozione (e vai di serie televisive sul coraggio delle donne, la bellezza interiore delle donne, le commesse che sono donne e quindi sono brave e si vogliono bene e si aiutano le une con le altre), a volte offuscato dalla libidine (vabbè, qui ce ne sarebbe), molte volte semplicemente miope. E anche noi, molto spesso, preferiamo guardarci attraverso le lenti di qualcun altro: e così ci mandiamo gli auguri per la Festa della Donna, glorificandoci a vicenda per il nostro essere femmine, più brave più belle, più sante, più pragmatiche, più multitasking, più tutto, e poi via a mangiare la pizza e a vedere i Centocelle Nightmare. E intanto, in Parlamento, dove siamo mal rappresentate, o si fa scempio dei nostri corpi o ci si ignora.

Insomma, tutto ‘sto pippone per dire che ci piaceva l’idea di un posto dove parlare di noi e delle cose che ci stanno a cuore, dei temi che ci toccano e su cui non veniamo consultate, delle nostre realtà di vita. Parlarne non tra noi soltanto, ma con tutti, per farci capire, come individui prima ancora che come “categoria”, come ebbe a definirci non molto tempo fa quello che per la faccenda delle donnine in vendita si incazza, in perfetto stile patriarca, solo se ci va marginalmente di mezzo una delle sue figlie.

Il rischio è sempre quello, il rischio del gineceo-ghetto in cui ci si rinchiude beandosi della propria diversità. Ci abbiamo pensato, e abbiamo pensato anche che un gineceo-ghetto che si rispetti rimane chiuso in se stesso e non si confronta col mondo. Io, personalmente, vorrei continuare a fare a botte col mondo, ma vorrei farlo insieme ad altre che hanno più o meno i miei stessi problemi, e farlo fuori, non dentro a mura protette e segrete.
Non so ancora come verrà fuori, se i toni saranno pacati o incazzati, ironici o diretti, allegri o cupi. Abbiamo appena cominciato. Ma la squadra è forte ed eterogenea, la formazione è tutt’altro che chiusa, e siamo aperte ai contributi di tutti, signori signore e indecisi, per citare Karen Walker.

Vado a fare pratica di “rumore di aeroplano Vueling che passa sopra casa mia in una giornata di sole”.

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