A/R

pubblicato da Giulia domenica, gennaio 21, 2007 19:25
Aggiunto alla categoria Sono fatti miei

Ho ancora sonno. Un’andata e ritorno fra Roma e Bardonecchia nel giro di due giorni richiede una capacità molto elevata di auto-intrattenimento. Se non mi piacesse leggere, sarei impazzita dalla noia, su questa tratta lunghissima mal servita dagli Eurostar, che a Torino da Roma proprio non ci vanno.

Però ne è valsa la pena, di farmi questa gita nel microcosmo dei Giovani Scrittori Italiani. Un microcosmo a cui non appartengo, come non appartengo a quello degli Autori Televisivi, dei Conduttori o dei Giornalisti Musicali. Abituata a sentirmi fuori posto ovunque, osservo le dinamiche di ognuno di questi mondi con l’occhio dello straniero, e si fa presto a constatare che essi sono governati dalle stesse regole di interazione sociale. Tutti conoscono tutti, e tutti hanno un libro in libreria, in bozze o in fase di completamento con contratto già firmato all’altra estremità del rprocesso creativo. Nessuno, credo, ha passato l’ultimo anno e mezzo in uno studio televisivo sempre troppo freddo o troppo caldo, o gli ultimi dodici mesi a tenere insieme le fila di un programma gestito in quasi totale autarchia, ma questa non è una scusa. Non sono una di loro. Non ho letto i loro libri, non ricordo chi pubblica per chi, non chiamo Mozzi “Giulio” o Aldo Nove “Antonello”, non avevo un editore presente in sala a tifare per me, e l’amara verità è che dal 2004 non ho più terminato di scrivere niente. Anche se non è che non abbia cominciato. O che non abbia combattuto con la tentazione di spacciare per nuova della roba vecchia, o di cercarmi un editore per un premasticato di questo blog che non mi darebbe alcuna soddisfazione. E diciamolo, il racconto che ho sputato fuori in sei ore per partecipare alle selezioni faceva veramente schifo.

In più, ho potuto constatare (non senza sgomento) che un anno e mezzo di dirette, la conduzione di un programma mio e anche di spazi scritti da altri non mi hanno minimamente curato la paura del palcoscenico. Ho letto male, in fretta, mangiandomi le parole, vergognandomi e sperando che la tortura finisse presto per potermi sedere di nuovo. Fare il conduttore, lo capisco ora, non equivale ad esibirsi, ma a fare in modo che gli altri si esibiscano al meglio. Fare il conduttore significa rendere gli altri protagonisti, esercitare il dono dell’invisibilità, deflettere l’attenzione da se stessi agli ospiti.

Sono nata cantastorie, ma da anni le mie storie muoiono abbandonate, come neonati dentro i cassonetti. Ci sono molte ragioni per questo, non tutte facili da spiegare, o da affrontare. La gita a Bardonecchia, il torneo e il confronto con il gigantesco talento di alcuni dei miei coetanei – Michela Murgia in testa – ha riaperto la ferita che mi porto nell’anima. Mi sono arresa. Quando, tempo fa, qualcuno che lavora in una casa editrice a cui sono affezionata mi ha chiesto se scrivevo ancora, gli ho detto di no. Non era vero – scrivo ancora, seppur con enorme fatica, senso di colpa e terrore, e non più con il puro godimento di prima – e ho detto che non avevo tempo. Non mi ero ancora resa conto di come la questione del tempo fosse secondaria rispetto al vero problema, a quello che mi ha tolto uno dei più grandi piaceri della mia vita.

E tuttavia, Bardonecchia è stato un toccasana. A leggere quanto sopra sembra di no, ma non è detto che quello che ti ferisce finisca sempre per farti male. Mi sono divertita come una pazza, ci mancava veramente solo il pigiama party per completare la follia generale di viaggio in pullman, torneo, aperitivo con focaccia cipollata, torneo parte seconda, vittoria di Michela (strameritata: l’avevo votata anche io), confidenze notturne con le mie compagne di stanza (sempre Michela e Roberta Scotto Galletta) e colazione al bar con discussione a tema “Ma a chi fa il porno gay piacciono gli uomini?”, partecipanti Marco Rossari, Luca Berta e io. Luca Berta, davanti a una pila di crostatine, ha anche scherzato che sarebbero volentieri venuti a bussare alla nostra porta come al liceo, se avessero saputo dove diavolo era. Abbiamo anche scoperto che dormire con la coppia Ivano Bariani-Gabriele Dadati è come regredire ai sedici anni, dato che i due continuavano a chiacchierare. E mi asterrò dal rivelare quale dei Giovani Scrittori Italiani sia venuto a chiedermi consiglio su chi rimorchiare (ma tu sai che io so, marpione di un marpione!)

Gita scolastica, l’avevo detto io. Avremmo dovuto chiedere a Giulio Mozzi di fare lui il prof di italiano nei corridoi.

(Appena mi gira bene carico le foto su Flickr.)

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Un commento to “A/R”

  1. stilografico » blog di ieri sul nostro domani odierno #1 says:

    gennaio 23rd, 2007 at 7:53

    […] Sai tenere un segreto? No. blog […]