Figli e nipoti

pubblicato da Giulia venerdì, ottobre 24, 2008 15:01
Aggiunto alla categoria Target du jour

Voi avete dei figli? Io no. Ho un nipote. E ieri pensavo che, se la legge 133 dovesse passare, mio nipote non andrà all’università, a meno che mia sorella e mio cognato non si mettano a risparmiare soldi ora. Adesso. E per i prossimi diciotto anni. Con un mutuo sul coppino, un figlio piccolo e due stipendi da impiegati la vedo, come dire, magra. Se poi dovessero avere altri figli – cosa che hanno in programma – sarebbero costretti a scegliere quale far studiare e quale no. Io non ho figli. Se ne avrò mai, anche a loro toccherà la stessa sorte.

Fra le tante cose che la legge 133 ha in programma, non ce n’è una che non vada ad impattare tragicamente sul futuro del mio nipotino, che attualmente ha dieci mesi, ma fra circa cinque anni andrà alle elementari, e oltre a portare il grembiulino dovrà anche essere istruito da una sola maestra, che gli insegni in un botto solo italiano, matematica, storia, geografia e anche i rudimenti di una lingua straniera. Servono, le lingue straniere. Per non parlare dell’informatica. Mica si può più prescindere dall’uso di un computer.

Forse si rifarà alle medie, o forse no, dipende: essendo extracomunitario solo per metà (il papà è bosniaco: secondo la Lega, appena arrivato in Italia sarebbe dovuto finire in una classe-ponte. Chissà se avrebbe imparato l’italiano bene come poi è successo), mio nipote avrebbe accesso alle classi “normali”. Sempre che ci siano abbastanza insegnanti. O anche solo scuole per tutti. Idem le superiori.

All’università le cose si complicano: la legge 133, come già detto, consente agli atenei di diventare fondazioni private ed accettare finanziamenti da privati, che, alla luce dei tagli operati dalla legge stessa, diventeranno ben presto vitali per la loro sopravvivenza. Tralasciando la questione della libertà e indipendenza della ricerca, sappiamo cosa questo comporta: rette spaventosamente alte, insostenibili per le famiglie. Mio nipote, a meno che non sia un genio di qualcosa (finora ha dimostrato di essere bravo a fare ciao con la manina e a fare il verso dell’aeroplano), difficilmente troverà il modo di frequentare un corso di laurea degno di questo nome. Più facile che vada all’università pubblica, se ci sarà ancora e non gli cadranno le travi in testa mentre è a lezione.

Di tutti i tagli e i massacri di questa legge, questo è quello che mi terrorizza di più. Perché è l’unico che mi pare chiaramente irreversibile. Se fra cinque anni, dieci anni, vent’anni, quando si leva di torno questa maggioranza di ragionieri senza visione, si vorrà tornare a dare all’Italia un sistema di istruzione universitaria, sarà molto difficile riprendersi le università. La nazionalizzazione è un concetto superato dalla storia, e in ogni caso ci sarà sempre qualcosa di più urgente in cui convogliare le risorse. A guadagnarci, nel migliore dei casi, saranno le banche: che potranno studiare prestiti ad hoc, ripagabili a carriera universitaria finita. In un paese dove il nepotismo e l’immobilità la fanno da padroni, immaginatevi con quale successo. Ci ritroveremo con università private frequentate dai figli dei ricchi, e i figli dei poveri a fare i poveri come i loro genitori.

Voi avete figli? Avete nipoti? Leggete questo. Poi parlatene con chi ha figli e nipoti e non ha capito, o non si preoccupa di capire, cosa sta succedendo. Sostenete questa protesta. Non è per voi, è per loro.

(via Anelli di fumo)

Commenti e ping chiusi.

20 commenti to “Figli e nipoti”

  1. larvotto says:

    ottobre 24th, 2008 at 3:18

    Io non mi stanco di parlarne, con amici, parenti, chiunque capita.
    Però a volte mi chiedo “ma gli italiani vogliono davvero ascoltare?”.

    No, scusa, ma è possibile che nessuno si svegli nemmeno con le padellate in faccia?

  2. punkwithgun says:

    ottobre 24th, 2008 at 5:17

    Mi viene in mente un vecchio disco hip-hop: By All Means Necessary. Non dobbiamo stare zitti ora. E lasciarci affossare da questa mandria di ignoranti. Hanno il potere, hanno i media. Noi abbiamo ogni mezzo necessario. Non si butta niente…

  3. Anellidifumo says:

    ottobre 24th, 2008 at 6:52

    Che poi, volendo fare l’avvocato del diavolo: le università potrebbero anche costare moltissimo in tasse, se solo lo Stato e le stesse università fossero in grado di offrire a tutti coloro che se le meritano (per merito o per necessità) delle borse di studio che coprissero dall’80 al 150% delle tasse stesse.

    E’ il modello canadese: iscriversi all’università costa dai 4000 ai 15.000 $, a seconda che si sia canadesi o stranieri e a seconda del corso scelto; però poi ci sono borse di studio a piovere che ti consentono di ricevere i soldi anche PRIMA di doverli versare in tasse.

    Chiaro, per mantenere quelle borse sono necessari dei buoni voti, e i voti sono garantiti nella loro equità da un complesso meccanismo di controllo sui professori da parte dei loro supervisori e degli studenti stessi. Per dire, un prof che si divertisse a penalizzare i suoi studenti, avrebbe problemi dall’alto e dal basso. Un prof che li favorisse troppo avrebbe problemi dall’alto.

    Alla fine, gli studenti che prendono le borse ci tengono a seguire i corsi e a dare il meglio, per cui rispettano e stimano i loro prof e le lezioni si conducono in modo facile e piacevole anche per gli insegnanti.

    Insomma, un altro mondo.

  4. seralf says:

    ottobre 24th, 2008 at 9:57

    Mi hai fatto tornare in mente la mia maestra delle elementari: una persona in gamba e molto affettuosa con noi. I miei genitori e quelli degli altri bambini la apprezzavano in particolare perchè era “brava in matematica” più delle altre, pare. A distanza di molti anni nonostante l’affetto immutato per lei mi sono reso conto di una cosa fondamentale: i miei genitori e gli altri avevano parametri di giudizio molto discutibili su ciò che si intendeva per “matematica”: loro intendevano un’algebra molto ma molto elementare. L’idea mi è balenata in testa per analogia ricordo quando all’università studiavo su un testo di analisi matematica di una casa editrice russa ora defunta, che lì era destinato ai licei, e qui si utilizzava come testo di analisi III o metodi matematici.
    Questo per dire che l’idea del maestro unico è molto romantica, indubbiamente, ma rischia secondo me di produrre nel migliore dei casi una generazione che conosce meglio le stesse cose, e non che conosce nuove cose (so che ho saltato parecchi passaggi di questa associazione di idee ma spero sarete comprensivi per le mie discutibili capacità si sintesi :-).

    sulle superiori e sull’università la cosa è talmente lunga che bisognerebbe parlarne per settimane, parliamone. Spero solo di vivere più a lungo di chi sta disintegrando le possibilità culturali e non di questo paese, per raccontare con la mia voce a chi verrà dopo come sono andate le cose.

  5. geremia geretua says:

    ottobre 25th, 2008 at 11:26

    Tra 18 anni in Italia ci sarà energia elettrica razionata ed ancora state a pensare all’università?

  6. Giulia says:

    ottobre 25th, 2008 at 11:51

    Madonna che palle i benaltristi.
    E tu, che stai facendo per l’energia elettrica razionata, figliolo? A parte rompere i coglioni alle persone sbagliate?
    Sembra che in Italia non si possa parlare di nulla di serio senza che arrivi un attivista o l’altro a dirti che ti stai occupando di un problema minore. Vai a convincere il resto dell’Italia a non votare gente per cui Scajola fa bene a mettere le centrali nucleari, non venire a predicare al coro. Via. Sciò.

  7. Paola says:

    ottobre 25th, 2008 at 5:10

    Io la vedo nerissima, le persone che incontro non sanno niente su questa riforma, neanche i più giovani, pensano che sia solo questione di maestre uniche e di grembiulini. E a nulla valgono i tentativi di informarli, per loro la verità è il Tg1 e Bruno Vespa, se li contraddici sei in errore (vivo proprio in un paese di merda, lo so.) Spero solo che non tutti gli italiani siano così ottusi di testa.
    Ho un nipotino e visto che adora molto il pallone sarebbe meglio per lui intraprendere la strada sportiva, e così l’Italia diventerà patria di calciatori e di fidanzate di calciatori!

  8. Thumper says:

    ottobre 25th, 2008 at 8:26

    Io ho una figlia.
    Ma non è importante.
    Se non l’avessi, avrei nipoti, come te, o figli di amici, o anche niente.
    Ma la scuola forma il futuro del nostro paese, indipendentemente dal fatto che si tratti di persone cui siamo personalmente legate.

    Quindi, tutti dovremmo interessarci di questo problema.
    Che non è l’unico che abbiamo, ma forse è quello più sentito in questo momento, perché è trasversale.

    Chissà se ce ne (io e te sicuro) ricorderemo quando si tratterà di andare a votare…

  9. Brava, brava Maria Stella! | Sorelle d'Italia says:

    ottobre 26th, 2008 at 12:05

    […] di Maria Stella Gelmini (della cui scarsa validità mi sono già occupata altrove) ci fosse effettivamente un progetto pedagogico ideato dalla stessa Gelmini, con la consulenza di […]

  10. marco v says:

    ottobre 26th, 2008 at 6:14

    Di tutta questa storia mi fanno arrabbiare due cose:
    1. Gli studenti universitari che se la prendono con il ministro del governo di destra: obiettivo sacrosanto, ma facile, troppo facile. Perché non sono scesi in piazza a tempo debito contro le baronie, lo schifo dei concorsi truccati, i corsi inventati, la giungla delle consulenze?
    2. L’idea, a quanto pare indiscutibile, che tagliare è in ogni caso sbagliato. Ma quando mai! I tagli sono sbagliati quando sono “lineari”, perché mortificano i virtuosi e si limitano a diminuire il budget degli spreconi che però restano e resteranno tali.

    È odioso questo mondo della scuola. Coi professori che sono contrari alla riforma, ma preferiscono mandare avanti gli studenti, che si fanno strumentalizzare: loro scendono in piazza a farsi menare, a perdere lezione, i docenti non scioperano (eh no!), che non sta bene. E soprattutto così non perdono lo stipendio.
    In una dialettica normale, alla riforma-manovra economica (più manovra che riforma, questo l’hanno capito tutti), il mondo della scuola dovrebbe replicare andando dal ministro con un bel report di 300 pagine dove si racconti, a menadito: chi sta buttando via denaro; chi ha mandato il figlio a fare il primario di pneumologia e non sa neanche gonfiare un canotto; quali corsi, istituti, sedi staccate, sono null’altro che un buco finanziario ad uso e consumo di docenti senza allievi e senza un perché.
    Alla riforma orribile della Gelmini bisognerebbe opporre una splendida autocritica, che indichi dove tagliare senza mortificare, dove colpire senza uccidere il sistema.
    Ma questo non lo si fa, perché il mondo della scuola è bloccato, annegato, infangato in un sistema elefantiaco, antidiluviano, che non premia il merito, che costa tantissimo, dalle statistiche da quarto mondo: uno studente delle superiori su due fa un lavoro diverso da quello per cui ha studiato; soltanto il 7% degli studenti tecnici si laurea in materie scientifiche (in otto anni!!); al sud ci sono 18 alunni per classe in media (in lombardia 23), e la richiesta – considerata irricevibile – della Gelmini è provare ad alzare dello 0,4% (non so se mi spiego) in tre anni il numero di studenti per classe. La fine del mondo? Mi pare di no. Come d’altronde i nuovi dimensionamenti – che in metà Italia sono ampiamente rispettati. Grosse perplessità sulle classi-ponte, visto che esistono già classi propedeutiche in molte scuole e ore extra di italiano pagate da progetti interni, o comunali o provinciali, ovunque. Tuttavia, come negare che esiste un problema enorme di integrazione? Lo risolviamo con la retorica del multiculturalismo? Facciamo finta di credere che basta mettere un cileno e un rumeno l’uno accanto all’altro e come per magia si ameranno? Non succede mai, MAI. A sei anni, non a 14. Lo sanno tutti gli insegnanti. E sanno, purtroppo, che la prima esperienza di razzismo, emarginazione, viene dai propri compagni se non si è dotati di una minima conoscenza della lingua, che serve se non altro a difendersi.
    Catapultarli dentro queste situazioni, così che ci sentiamo la coscienza a posto perché così siamo mutliculturali, mischiamo.. è corretto? È responsabile?

    La destra fa malaccio quel che la sinistra avrebbe potuto fare meglio. Avrebbe, ma non ha fatto. Per gli stessi motivi per cui hanno ammazzato le riforme Berlinguer e Fioroni (mica solo Moratti e Gelmini). Sempre loro, sempre i campioni della scuola italiana che difendono “i loro ragazzi”.
    Mah…

  11. Giulia says:

    ottobre 26th, 2008 at 7:47

    Marco: su alcune cose siamo d’accordo (vedi il mio post sulle classi-ponte). Sulla strumentalizzazione, no. Credo sinceramente che sia giusto che gli studenti scendano in piazza per difendere il diritto allo studio di tutti. Perché la destra non sta “facendo malaccio” quello che la sinistra non ha fatto. La destra non sta facendo nulla se non recuperare fondi da quello che ritiene sacrificabile, ovvero l’istruzione pubblica.
    Si potevano riformare la scuola e l’università? Certo. Ma se la sinistra avesse fatto come sta facendo ora la destra – ovvero andare in Parlamento con le leggi fatte e finite, senza discuterle – FORSE si sarebbe potuto fare. E dico FORSE. Non dico che l’avrebbero fatto. Ma non possiamo saperlo.

    Adesso vorrei cortesemente, da Veltroni e soci, una proposta alternativa a quella della Gelmini. E alla lesta. “No no no” non basta più. Ci vuole una proposta seria e concreta.

  12. barbara says:

    ottobre 27th, 2008 at 9:31

    Fermo restando che su tutto il resto sono d’accordo, e che sono al settimo mese di gravidanza, vorrei precisare che la maestra unica non è assolutamente un concetto sbagliato.
    Io ho fatto 5 anni di elementari con una sola ed unica suora ( ebbene sì suora, che paura!), che mi ha insegnato ogni singola materia, l’hanno scelta i miei genitori e incredibilmente gliene sono grata.
    Finite le elementari ovviamente ho cambiato scuola, e la verità è che scrivevo in italiano meglio di chi aveva avuto diverse maestre, facevo i conti meglio, avevo imparato l’inglese ecc ecc. E di tutto questo sono non orgogliosa e grata, ma di più, perchè ancora adesso incontro persone che a trent’anni non sanno mettere un accento o un’acca o una maiuscola.
    Ancora una volta quindi penso che l’errore sia un eccesso di astio che acceca chi scrive, una certa “freva” come si dice a Roma, che mette fretta e spinge ad attaccare infilando nell’elenco delle malefatte tutto quello che è disponibile.

  13. Giulia says:

    ottobre 27th, 2008 at 4:19

    Barbara, anche io ho avuto una sola maestra, ma quello che veniva insegnato a noi bambini di trent’anni fa non è quello che viene insegnato ai bambini di oggi. Non possiamo misurare la scuola con il nostro metro. Né si può dire che il taglio dei maestri sia stato operato con in mente un progetto di pedagogia preciso. La Gelmini non sarebbe in grado di motivare dal punto di vista didattico questa scelta più di quanto sia in grado di motivare la scelta di bloccare la ricerca universitaria.

  14. fabio says:

    ottobre 27th, 2008 at 6:08

    Giulia, tu parli di ragionieri senza visione..E’ ben peggio! questi la visione ce l’hanno, eccome!
    io ho una bimba di 3 mesi più “vecchia” del tuo nipotino. Ha anche lei la fortuna di essere per metà extracomunitaria (parlerà due lingue, spero)!il fatto di vivere in un contesto multiculturale è visto da altri come una fortuna, al contrario di qui. Che tristezza. Per il resto concordo su tutto, ma la cosa non mi tocca, perchè mia figlia, se le cose non cambiano (cosa che dubito), crescerà e studierà in un paese diverso da questo.

  15. Doris says:

    ottobre 29th, 2008 at 4:23

    Tra tutte le cose che si possono sacrificare penso che l’istruzione e la ricerca dovrebbero essere le ultime. In questo modo il paese non progredisce, resteremo sempre indietro rispetto agli altri paesi sviluppati. Anche se mi viene il dubbio che la destra abbia un certo interesse ad avere una popolazione con un’educazione medio-bassa, che ha molte meno capacità di critica e di difesa. Molto meglio che tutti si informino attraverso la tv e prendano per sacrosante le mezze verità (o le bugie) dei telegiornali e dei vari programmi finto-giornalistici.

  16. Layla says:

    ottobre 30th, 2008 at 8:15

    ma la legge 133 è stata già approvata ad agosto (leggo “Legge 6 agosto 2008, n. 133” sul sito del parlamento) e non è quella che parla del maestro unico o del grembiulino (DL 137, da ieri legge).

    Perché questa confusione? (non solo qui, ma quasi dappertutto, media “ufficiali” compresi)

  17. Layla says:

    ottobre 30th, 2008 at 8:19

    P.S. mi ha pubblicato il commento subito, ma non ricordo di aver già scritto qui… forse in passato, con un vecchio nick? Se sì (e se puoi), sorvola sui miei periodici cambi di soprannome 🙂
    ciao

  18. Giulia says:

    ottobre 30th, 2008 at 9:34

    Contiene anche disposizioni future sulle università, fra cui quella della conversione in fondazioni private.

    (Il sistema di commenti funziona assolutamente a cacchio, e continua a moderare gente che è stata approvata più volte. In compenso, fa passare ogni sorta di troll.)

  19. Layla says:

    ottobre 31st, 2008 at 8:10

    Sì, la 133 parla delle fondazioni private, ma mi riferivo a questo pezzo: “Fra le tante cose che la legge 133 ha in programma, non ce n’è una che non vada ad impattare tragicamente sul futuro del mio nipotino, che attualmente ha dieci mesi, ma fra circa cinque anni andrà alle elementari, e oltre a portare il grembiulino dovrà anche essere istruito da una sola maestra”
    questi cambiamenti non sono trattati in quella legge, a quanto ho letto.

    Inoltre non capisco la frase “ieri pensavo che, se la legge 133 dovesse passare”, visto che la 133 è già, appunto, legge (da DL112/08 che era).
    Forse volevi intendere “se la 133 non venisse modificata”?
    Mentre il DL137 è appunto “passato” in parlamento il 29 ottobre.

    Se ho le idee confuse ti prego di correggermi…

  20. Giulia says:

    ottobre 31st, 2008 at 8:38

    Quando ho scritto il post, la legge 133 non era ancora passata al Senato.
    La questione del grembiulino e del maestro unico sono altre faccende sempre di matrice gelminiana.
    Più chiaro, adesso?