{"id":979,"date":"2007-10-20T09:19:33","date_gmt":"2007-10-20T08:19:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.saitenereunsegreto.com\/index.php\/979\/perche-niente-cambi\/"},"modified":"2007-10-20T09:26:06","modified_gmt":"2007-10-20T08:26:06","slug":"perche-niente-cambi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.saitenereunsegreto.com\/index.php\/979\/perche-niente-cambi\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 niente cambi"},"content":{"rendered":"<p>Da dove si comincia, per raffigurare questa straordinaria capacit\u00e0 italiana di parlare a vuoto e non fare nulla (nel migliore dei casi) o fare la prima cosa a casaccio che viene in mente (nei peggiori)? Partiamo da quello che ci riguarda pi\u00f9 da vicino, come gente che tiene un blog e legge quelli degli altri, ovvero il <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/punto-informatico.it\/p.aspx?i=2092327\">Ddl editoria<\/a>, che nella teoria dovrebbe obbligare qualsiasi blog a registrarsi presso il ROC, il registro degli operatori della comunicazione. Nella pratica, a sentire Pietro Folena, <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/2007\/10\/sezioni\/scienza_e_tecnologia\/testo-editoria\/blog-grillo-levi\/blog-grillo-levi.html\">no<\/a>: se uno usa il blog, inteso come piattaforma di pubblicazione e distribuzione dei contenuti, per realizzare un prodotto editoriale, allora si registra. Altrimenti, continua a fare il blog come l&#8217;ha sempre fatto. Il che avrebbe anche un suo senso: in Italia siamo ancora abituati a pensare al blog come a una roba privata, al massimo collettiva, ma pur sempre di cazzeggio. Mentre in America c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 chi paga la gente per scrivere su un blog: <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/gawker.com\/\">Gawker<\/a> \u00e8 diventato Gawker Media, <a href=\"http:\/\/www.nerve.com\">Nerve<\/a> ha una serie di blog interni (il mio preferito \u00e8 <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.nerve.com\/blogs\/scannerblog\/\">Scanner<\/a>), e tutti hanno una redazione di persone regolarmente stipendiate.<\/p>\n<p>Fino qui tutto bene, ma come al solito, essendo in Italia, il testo della legge \u00e8 tutto meno che chiaro. La descrizione di &#8220;prodotto editoriale&#8221; si potrebbe applicare benissimo a qualsiasi blog:<\/p>\n<p><em>Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalit\u00e0 di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso \u00e8 realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso<\/em>.<\/p>\n<p>Insomma, anche il qui presente, in virt\u00f9 delle quattro volte che vi ha fatto ridere e delle tre che vi ha passato un link che vi interessava, sarebbe un prodotto editoriale. Per\u00f2 \u00e8 un blog. Come la mettiamo, Folena? Mi devo iscrivere o no? Il buon senso direbbe di no, ma \u00e8 con il buon senso che si applica una legge? Se \u00e8 con il buon senso, che la fate a fare? Ah, ma siamo in Italia, dove le leggi sono decorative e ognuno fa un po&#8217; come cazzo gli pare. E poi: un blog residente su un server all&#8217;estero (come <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.macchianera.net\">Macchianera<\/a>, ad esempio) si deve iscrivere? In virt\u00f9 di cosa, della nazionalit\u00e0 della redazione, della lingua di redazione, della percentuale di italiani che lo leggono? Chi si iscrive, al ROC: il soggetto, o il prodotto? E chi ha un blog su Blogger, Splinder o Il Cannocchiale, che fa? Iscrive un prodotto che non \u00e8 collocato su un dominio proprietario?<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Poi, che sembra sia un&#8217;altra cosa ma fa parte della stessa italica determinazione a lasciare tutto come sta, se non si pu\u00f2 peggiorare la situazione: <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/archivio.corriere.it\/archiveDocumentServlet.jsp?url=\/documenti_globnet\/corsera\/2007\/10\/co_9_071018039.xml\">Eluana Englaro<\/a> \u00e8 ferma immobile in un letto da quindici anni, e il padre sta cercando di mettere fine alla sua sofferenza. In Italia non esiste alcuna legge che regoli il testamento biologico o l&#8217;eutanasia: n\u00e9 un malato n\u00e9 i suoi parenti possono decidere quando e se interrompere i trattamenti sanitari, n\u00e9 come porre fine a un&#8217;esistenza che \u00e8 ormai puro dolore. Panico, scendono in campo i vescovi urlando e roteando i turiboli, non s&#8217;ha da fare! Autodeterminazione, giammai! Dio d\u00e0 e Dio prende! E nel frattempo, i singoli medici si regolano alla chetichella, staccano respiratori, iniettano dosi di sedativi, oppure lasciano l\u00ec a marcire esseri umani che non potranno mai pi\u00f9 &#8211; mai pi\u00f9 &#8211; godere della vita, nemmeno nelle sue manifestazioni pi\u00f9 piccole, nel movimento di una mano, nella luce di un tramonto. Mai pi\u00f9.<\/p>\n<p>La solita manifestazione dell&#8217;ipocrisia cattolica, che pretende il silenzio della legge su qualcosa che sta gi\u00e0 accadendo, ma che per ora \u00e8 lasciato al caso. A Dio, dicono loro. A me, che sono una che se sta ferma pi\u00f9 di un&#8217;ora nella stessa posizione comincio ad avere gli attacchi d&#8217;ansia, non credo piacerebbe essere immobilizzata in un letto con un tubo in gola e uno in pancia. Neanche se in realt\u00e0 sentissi tutto quello che mi viene detto. Vorrei essere liberata, o spenta, non so come sarebbe: ma di sicuro non vorrei sopravvivere in quel modo. E tuttavia, in assenza di una legge specifica, questo post non avrebbe alcun valore ai fini di determinare il mio destino in caso di incidente o malattia. Non lo avrebbe nemmeno un documento depositato dal notaio: semplicemente, in Italia, non si ritiene che le persone possano disporre di se stesse, o possano delegare altri a farlo. Ci pensa Dio, e in base a questa logica, una legge non serve. Perch\u00e9 Dio sa cos&#8217;\u00e8 meglio. Se non \u00e8 teocrazia, questa.<\/p>\n<p>E per finire: <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.italia.it\">Italia.it<\/a>. Perfino Francesco &#8220;Visit \u00e0ur v\u00eclagis&#8221; Rutelli si \u00e8 <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/punto-informatico.it\/p.aspx?i=2092383\">rotto le palle<\/a>. Lo vuole chiudere. Ah bene, diciamo noi: che circondati da techies come siamo avremmo potuto progettare un sito infinitamente migliore, a costo infinitamente pi\u00f9 basso. Ma il governo, come da tradizione italiana, preferisce buttare piuttosto che migliorare: meglio spedire un po&#8217; di soldi nel cesso che mettercene qualche migliaio in pi\u00f9 e fare su un sito che effettivamente serva. Con una community, uno straccio di usabilit\u00e0, qualche funzione duepuntozero: qualcosa che somigli alla casa di un popolo vivo e attivo, piuttosto che alla vetrina di un paese da cartolina senz&#8217;anima. Che magari \u00e8 quello che siamo, ormai, ma vogliamo proprio farne cos\u00ec grande pubblicit\u00e0 in giro?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da dove si comincia, per raffigurare questa straordinaria capacit\u00e0 italiana di parlare a vuoto e non fare nulla (nel migliore dei casi) o fare la prima cosa a casaccio che viene in mente (nei peggiori)? 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