{"id":887,"date":"2007-06-06T16:30:22","date_gmt":"2007-06-06T15:30:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.saitenereunsegreto.com\/index.php\/887\/maledetto-primavera\/"},"modified":"2007-06-06T16:59:04","modified_gmt":"2007-06-06T15:59:04","slug":"maledetto-primavera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.saitenereunsegreto.com\/index.php\/887\/maledetto-primavera\/","title":{"rendered":"Maledetto Primavera"},"content":{"rendered":"<p>No, in realt\u00e0 ci siamo divertiti. Ma tanto. Per\u00f2 ci siamo anche stancati. Ma tanto. Perch\u00e9 la roba da vedere era veramente tanta, ma tanta. E alla fine ci vorrebbero tre post, lo so: e ne far\u00f2 uno solo, con le cose che mi vengono in mente, in prima battuta, e se mi dimentico qualcosa \u00e8 memoria selettiva e non c&#8217;\u00e8 niente da fare.<\/p>\n<p><!--more-->Persi gli <strong>Herman Dune<\/strong> causa coda, il primo giorno si finisce quasi direttamente fra le braccia respingenti dei <strong>Melvins<\/strong>. Che a stare troppo vicino al palco ti fanno sanguinare le orecchie. Poi c&#8217;\u00e8 il gran karaoke baraccaus degli <strong>Smashing Pumpkins<\/strong>, vestiti da signori di Robotech con la bassista in bianco fetish tipo video di Billy Idol. A me, in sostanza, paiono una puttanata. Dei <strong>Dirty Three<\/strong> mi ricordo solo Warren Ellis con barba e violino che fa i saltelli con una gambetta in aria sul palco, e questo dice di me pi\u00f9 di quanto dica di loro.<br \/>\nIn verit\u00e0 vi dico che l&#8217;unico concerto del primo giorno ad avermi fatto davvero divertire \u00e8 quello dei <strong>White Stripes<\/strong>, che dal vivo sono una macchina da guerra. A parte che in due sono in grado di tirare su un muro del suono impressionante, sono proprio belli da vedere: lei che suona facendo le faccine di chi sta cantando <em>La bella lavanderina<\/em>, lui che ha qualcosa come cinque microfoni diversi sparsi su tutto il palco, dei quali uno doppio e stereofonico (che se canta da una parte si sente dalla parte corrispondente), i faretti di colore bianco per lui e rosso per lei, le riprese in bianco e nero nei maxischermi, insomma uno spettacolone. Poi ci sarebbero le canzoni, ma si commentano da sole.<br \/>\nPoi ci sarebbero i <strong>Justice<\/strong>, ma le gambe non mi reggono. Ce ne andiamo appena termina il loro set: ed \u00e8 il secondo anno consecutivo che ci perdiamo <strong>Dj De Mierda<\/strong>.<br \/>\nL&#8217;ultima scoperta della giornata \u00e8 che le navette, signoramia, non sono pi\u00f9 quelle di una volta: per acchiapparne una (o un taxi, o un autobus, qualsiasi cosa su ruote che ci riporti in centro citt\u00e0) bisogna fare a botte con cento inglesi e spagnoli ubriachi. Vediamo il letto che \u00e8 praticamente l&#8217;alba.<\/p>\n<p>Secondo giorno.<br \/>\nDal punto in cui lo vediamo (perdendocene un pezzo per vedere i <strong>Grizzly Bear <\/strong>in acustico allo stand di MySpace: gente che dentro la gola ha tutto un coro polifonico), <strong>Billy Bragg<\/strong> suona tipo cinque pezzi e fa un&#8217;ora di monologo. Billy Bragg fa ridere. Non nel senso che \u00e8 ridicolo, ma proprio nel senso che fa sganasciare: infatti lo dice anche lui, una volta che ha perso la voce al South by Southwest, il suo manager gli ha detto &#8220;<em>Don&#8217;t worry Billy, nobody comes to hear you sing<\/em>&#8220;. Racconta anche di avere fatto il busker, offre al pubblico la possibilit\u00e0 di scegliere fra una cover di Elvis e una di Dylan, &#8220;<em>Iceland wants Bjork. Well, fortunately I was a busker before Bjork invented herself<\/em>&#8220;. E&#8217; una vecchiazza. Lo amo alla follia.<br \/>\n<strong>Blonde Redhead <\/strong>medi. Belli, ma medi.<br \/>\nDentro l&#8217;Auditori c&#8217;\u00e8 un uomo seduto di traverso su un palco, con tre signore sedute come dal parrucchiere, altre signore con degli strumenti a corde, e un altro uomo davanti al primo uomo. Lui \u00e8 Jason Spaceman, e tutta insieme questa cosa si chiama <strong>Spiritualized Acoustic Mainlines<\/strong>. Mi tolgo un pezzettino di cuore e lo deposito davanti al palco, come un offertorio.<br \/>\nA mezzanotte siamo davanti al palco ATP. Il palco ATP, per chi non ci fosse mai stato, ha un grande pregio: \u00e8 l&#8217;unico riparato dal vento gelido e umido che proviene dal mare. E&#8217; un palco piccolino, con poco spazio, il che lo rende inadatto ad ospitare i <strong>Modest Mouse<\/strong>: che di modesto, a parte il nome, non hanno niente. Isaac Brock si presenta sul palco con una benda sull&#8217;occhio: si capir\u00e0 poi che nasconde un bel lividone da rissa. Dall&#8217;altra parte del palco c&#8217;\u00e8 Johnny Marr, la vera ragione per amare gli Smiths, altro che zia Ciuffa. Sono tremendi, tecnicamente perfetti, potentissimi e freddi come il marmo. Me ne vado poco emozionata.<br \/>\nIl fatto che i <strong>Girls Against Boys<\/strong> mi piacciano tanto ha delle ricadute in termini di &#8220;poi non rompere le palle che non ti piacciono gli Shellac&#8221;. Senti. Gli Shellac non sono sexy. E non parlo di facce (potrei, ma non lo far\u00f2): parlo proprio di strutture. I Girls Against Boys sono sexy. Gli Shellac no. Pertanto i primi mi piacciono, i secondi mi annoiano. Caso chiuso.<br \/>\nE anche serata chiusa, ch\u00e9 a vedere pure i <strong>Built to Spill<\/strong> non ce la faccio. Ci penser\u00e0 qualcun altro.<\/p>\n<p>Il giorno tre \u00e8 il giorno definitivo. Il giorno che vale tutti i giorni, il giorno che inizia con un momento cos\u00ec tenero che non lo si pu\u00f2 neanche raccontare, <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=56V2sdlQvWI\">bisogna solo vederlo<\/a>. <strong>Kimya Dawson<\/strong>, che ci fa alzare dalle sedie per accoccolarci sotto il palco, che cerca di scendere dal palco perch\u00e9 si sente a disagio lei sola con la sua chitarrina l\u00e0 sopra in questo auditorium gigantesco, che si arrotola intorno la gente in un lunghissimo serpentone abbraccioso, e che canta sottovoce a occhi chiusi canzoncine che sembrano filastrocche e invece parlano di morte e lutto e disperazione e suicidio e sorride sempre, OK, Kimya Dawson che era nei Moldy Peaches con Adam Green, avendoli visti entrambi da vicino si capisce perch\u00e9 siano finiti a fare musica insieme.<br \/>\n<strong>Shannon Wright<\/strong>, subito dopo, \u00e8 brava ma sono ancora tutta coccolosa da Kimya Dawson e non mi va gi\u00f9 bene. Ci vogliono gli <strong>Apples in Stereo<\/strong> per riacchiappare l&#8217;attenzione: a me ricordano i Fountains of Wayne, a qualcun altro gli Weezer, comunque sono divertenti, pieni di energia, perfetti sotto il sole che picchia. Per la prima volta fa veramente caldo, ma inutile illudersi, la sera far\u00e0 freddissimo. E sar\u00e0 comunque pieno di ragazze inglesi smanicate, perch\u00e9 per le inglesi questo \u00e8 tempo tiepido.<br \/>\nCi dividiamo per la prima volta: met\u00e0 a vedere gli <strong>Architecture in Helsinki<\/strong>, met\u00e0 all&#8217;Auditori per <strong>Robyn Hitchcock<\/strong> con i <strong>Venus 3<\/strong> e Peter Buck alla chitarra. Gli architetti spaccano. Robyn Hitchcock pure. Chi ci conosce appena un pochino capir\u00e0 chi \u00e8 andato dove.<br \/>\n<strong>Patti Smith<\/strong> fa solo cover. La vediamo da lontano, un po&#8217; distratti, mangiucchiando panini e cercando di riprenderci: la stanchezza accumulata \u00e8 tanta, e la fine \u00e8 ancora lontana.<br \/>\n<strong>The Good, the Bad &#038; the Queen<\/strong> mi riservano delle piccole gioie. Da Paul Simonon che mi sbuffa fumo direttamente nell&#8217;obiettivo della telecamera alla faccia da sberle di Damon Albarn, che fa battute sulla posizione infelice del palco techno. Non \u00e8 l&#8217;unico a lamentarsi del baccano costante. I <strong>Sonic Youth<\/strong>, per loro fortuna, ne producono altrettanto, ma gli <strong>Wilco<\/strong>, pi\u00f9 tardi, scherzeranno a loro volta sul tappeto di tonfi e bassi che invade gli spazi fra una canzone e l&#8217;altra. Gli Wilco, peraltro, me li sarei goduti di pi\u00f9 se non fossi stata a) disidratata al punto di voler strozzare la gente dietro di me per rubargli le bottigliette d&#8217;acqua e b) esausta, che a momenti mi addormentavo in piedi. Insomma, per dissetarmi mi sono persa i bis, e poi ho deciso che tornare verso il main stage con quella maledetta calca non valeva la pena. Meglio beccarmi l&#8217;inizio dei <strong>Battles<\/strong>, e ballare ballare ballare senza fine, perch\u00e9 chi balla non dorme, e ogni volta che mi sedevo il corpo mi abbandonava.<br \/>\nLa metropolitana delle cinque era sgombra, ma fino alle sei e mezza niente letto.<\/p>\n<p>E dal festival \u00e8 tutto. Il resto, forse, un&#8217;altra volta. Ma anche no.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>No, in realt\u00e0 ci siamo divertiti. Ma tanto. Per\u00f2 ci siamo anche stancati. Ma tanto. Perch\u00e9 la roba da vedere era veramente tanta, ma tanta. 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