{"id":816,"date":"2007-03-13T18:18:56","date_gmt":"2007-03-13T17:18:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.saitenereunsegreto.com\/index.php\/816\/le-mani-lunghe\/"},"modified":"2007-03-13T18:18:56","modified_gmt":"2007-03-13T17:18:56","slug":"le-mani-lunghe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.saitenereunsegreto.com\/index.php\/816\/le-mani-lunghe\/","title":{"rendered":"Le mani lunghe"},"content":{"rendered":"<p>Adesso mi \u00e8 passata un po&#8217; la rabbia.<\/p>\n<p>Primo pomeriggio di oggi, cammino lungo via Nazionale con Chiara. Siamo appena state a pranzo insieme, \u00e8 una giornata di sole glorioso, sono uscita addirittura con la giacca da mezza stagione. Al sole si sta benissimo, viene voglia di camminare, e infatti mi sono messa scarpe comode, progettando di farmi una passeggiata. Passiamo accanto a una panchina, su cui sono seduti stretti stretti tre o quattro uomini &#8211; non li conto &#8211; piuttosto male in arnese.<\/p>\n<p>Non so se vedo prima la mano, o la sento atterrare sulla parte alta della coscia, proprio sotto il culo, dove forse mirava. Mi giro come una vipera, e loro, i tre-quattro che neanche hanno un volto da quanto sono furiosa, si ritraggono sorpresi. &#8220;Ma come cazzo ti permetti? Ma ti conosco? Vergognati, merda!&#8221;<br \/>\nIl colpevole biascica sillabe che non comprendo, i suoi vicini ridacchiano.<\/p>\n<p>Mi allontano schiumando. Guardo l&#8217;anello che ho sulla mano sinistra, uno di quegli anelli d&#8217;acciaio e smalto, che a prenderseli su un labbro e contro i denti devono fare male parecchio. Peccato non essere mancina, peccato non avere l&#8217;istinto di mollare un manrovescio. &#8220;Dovrei chiamare i carabinieri&#8221; ruggisco.<br \/>\n&#8220;C&#8217;\u00e8 la polizia, qui, in piazza Repubblica&#8221; mi fa notare Chiara, accennando al cellulare posteggiato nello slargo davanti a noi. La lascio andare a prendere la metro, poi punto verso i vigili. Spiego che qualche metro pi\u00f9 in gi\u00f9 c&#8217;\u00e8 un gruppo di uomini che mette le mani addosso alle ragazze che passano. I vigili mi rimbalzano alla polizia. Rifaccio la mia spiegazione.<\/p>\n<p>&#8220;Signora, se vuole pu\u00f2 denunciarli. Se lei non li denuncia, non possiamo fare niente: \u00e8 lei ad avere il coltello dalla parte del manico. Li denunci. Altrimenti lo rifaranno con altre donne.&#8221;<\/p>\n<p>E&#8217; a questo punto che capisco che quella che provo non \u00e8 pi\u00f9 solo rabbia, \u00e8 paura. Paura delle conseguenze del mio gesto: la vocina che mi parla nella testa dice eddai, che vuoi che sia una pacca sul culo. La vocina che mi parla nella testa fa a botte con la vocina, sempre pi\u00f9 flebile, che protesta ma cazzo, veramente te ne vai senza avergli fatto passare un brutto quarto d&#8217;ora, a queste tre-quattro merde?<br \/>\nNel frattempo, un paio di poliziotti si fanno un giro per vedere in faccia i molestatori. Quando capiscono che probabilmente erano stranieri, attaccano con la solita litania: &#8220;Li butterei tutti in mezzo al traffico, questi.&#8221; &#8220;Gli darei fuoco, a tutti.&#8221; Registro, in cima alla rabbia e alla paura, una certa irritazione per aver dato benzina al loro fascismo. &#8220;Sarebbe comodo che fossero solo gli stranieri, ad infastidire le ragazze per strada&#8221; faccio presente &#8220;ma mi capita pi\u00f9 facilmente di essere importunata dagli italiani.&#8221;<br \/>\nMi invitano ancora una volta a sporgere denuncia. Di nuovo paura. &#8220;Secondo voi, per una pacca sulla gamba gli fanno qualcosa, a questi? Siamo in Italia. Una pacca sulla gamba non conta neanche come molestia.&#8221;<br \/>\nMi danno ragione, ma non ho ragione. Non ho ragione per niente.<\/p>\n<p>Mi infilo nella metropolitana, dimenticando il proposito di camminare fino alla fermata del tram vicino a Termini. Sono un ingorgo di emozioni confuse, stomaco chiuso, rabbia verso quello della pacca, rabbia verso i suoi compagnucci di merende che ridevano, rabbia verso me stessa che non ho voluto fare denuncia, non ho voluto tornare indietro per additarli con certezza, farli cazziare come si deve, se non proprio denunciarli. Per paura. Per sfiducia. Per timore, in fondo, di esagerare: anche se sapevo che esagerazione un cazzo, quelli a me hanno messo una mano addosso in mezzo alla strada e in pieno giorno, a un&#8217;altra forse &#8211; una sera che sono sbronzi, e lei \u00e8 sola &#8211; chiss\u00e0 cosa possono fare. Cosa ne so io, di quello che passa per lo sparso cervello di un bifolco che, solo perch\u00e9 ero a tiro, ha pensato di potermi palpare. Sar\u00f2 mica una persona, io, per lui? Sar\u00e0 mica una persona, la prossima che gli capita abbastanza vicino da piazzare la sua zampa su di lei? E come reagir\u00e0, striller\u00e0 come ho fatto io, o si allontaner\u00e0 infastidita e vergognosa?<\/p>\n<p>La rabbia mi \u00e8 un po&#8217; passata. La vergogna, mica tanto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Adesso mi \u00e8 passata un po&#8217; la rabbia. Primo pomeriggio di oggi, cammino lungo via Nazionale con Chiara. Siamo appena state a pranzo insieme, \u00e8 una giornata di sole glorioso, sono uscita addirittura con la giacca da mezza stagione. 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