{"id":656,"date":"2006-06-29T10:21:43","date_gmt":"2006-06-29T08:21:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.saitenereunsegreto.com\/index.php\/656\/lorigine-della-specie\/"},"modified":"2006-06-29T10:21:43","modified_gmt":"2006-06-29T08:21:43","slug":"lorigine-della-specie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.saitenereunsegreto.com\/index.php\/656\/lorigine-della-specie\/","title":{"rendered":"L&#8217;origine della specie"},"content":{"rendered":"<p>In un certo senso, non ho neanche un anno e mezzo.<\/p>\n<p>Sono in visita a casa dei miei genitori, e la loro vicinanza somiglia moltissimo ad un&#8217;esperienza fuori dal corpo. Li guardo come da lontano, e rivedo in loro i pezzi di cui sono composta io stessa. I difetti, in prevalenza, ch\u00e9 la maggior parte dei pregi sono l\u00ec un po&#8217; per coincidenza astrale e un po&#8217; per una forma di &#8220;nonostante tutto&#8221;. Mia madre ha paura del silenzio. Il silenzio, nella mia famiglia, \u00e8 sintomo di rabbia o quantomeno rabbuiamento, e lei parla parla parla come una specie di commento costante, legge le insegne, legge i cartelli, si distrae mentre le parli, ha paura del silenzio e allo stesso tempo non \u00e8 capace di prestarti attenzione molto a lungo, non so se questa cosa l&#8217;ho ereditata, spero di no. Ma la paura del silenzio s\u00ec, quella s\u00ec. Non il silenzio in assoluto, ovviamente, solo quello delle persone intorno a me. Lei dorme con il televisore acceso.<\/p>\n<p>Mio padre si innervosisce facilmente e scarica il nervosismo sul primo bersaglio disponibile. La sua soglia di frustrazione \u00e8 parecchio pi\u00f9 bassa della mia, forse la caratteristica si \u00e8 diluita con la pazienza di mia madre, donna capace di smontare pezzo per pezzo un frullatore da quattro soldi, sostituire l&#8217;infinitesimale pezzettino di plastica che ne impedisce il funzionamento, e rimontarlo alla perfezione. Per\u00f2 la frustrazione me l&#8217;ha trasmessa, pap\u00e0, e vedendo lui ci faccio caso, e forse, la prossima volta che mi capita di non trovare qualcosa o non riesco a farmi capire, in una frazione di secondo penser\u00f2 che non devo imitarlo, e prender\u00f2 un paio di respiri in pi\u00f9.<\/p>\n<p>Entrambi soffrono di una forma strisciante di ansia continua, che si rimbalzano a vicenda e amplificano fino a livelli intollerabili. E&#8217; sempre troppo tardi, tutto troppo costoso, e se e se e se, non hanno mai preso un aereo perch\u00e9 lui ha paura neanche che cada, ha paura di avere paura in caso di vuoto d&#8217;aria. Lei corre di continuo. Decidono il menu del pranzo con tre pranzi d&#8217;anticipo, e guai a non sapere che cosa si vuole mangiare. Mi irrito, alzo le spalle, non lo do a vedere, dico &#8220;Quello che c&#8217;\u00e8&#8221;, non \u00e8 mai una risposta soddisfacente. Poi vado a casa e alle nove di mattina chiedo al socio che cosa vuole mangiare a mezzogiorno. Il socio, col fiato di caffellatte e sonno, risponde &#8220;Ma ci vogliamo pensare a mezzogiorno?&#8221; e io mi trovo a ripetere le stesse frasi di mio padre, se vuoi carne scongelo la carne, se no faccio una pasta, dimmi! Ma poi ci penso, o comunque ci penser\u00f2. Quanti gesti si replicano senza saperlo. Quanto \u00e8 pervasiva la spinta alla perpetuazione. Io sono mia madre e mio padre, o meglio, lo ero finch\u00e9 non ho cominciato a staccarmi da loro, pezzo dopo pezzo, scorticandomi dove mancava la pelle. E non ho ancora finito.<\/p>\n<p>Ho solo un anno e mezzo, dopotutto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un certo senso, non ho neanche un anno e mezzo. Sono in visita a casa dei miei genitori, e la loro vicinanza somiglia moltissimo ad un&#8217;esperienza fuori dal corpo. Li guardo come da lontano, e rivedo in loro i pezzi di cui sono composta io stessa. 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