{"id":521,"date":"2006-01-04T12:55:38","date_gmt":"2006-01-04T10:55:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.saitenereunsegreto.com\/index.php\/521\/e-ti-chiamavo-come-il-dio-del-sole\/"},"modified":"2006-01-04T12:55:38","modified_gmt":"2006-01-04T10:55:38","slug":"e-ti-chiamavo-come-il-dio-del-sole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.saitenereunsegreto.com\/index.php\/521\/e-ti-chiamavo-come-il-dio-del-sole\/","title":{"rendered":"E ti chiamavo come il dio del sole"},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8 mica poco che voglio scrivere questo post: che non \u00e8 un post bello o interessante per molti, non fa minimamente ridere, non  nasce da un incipit pensato in metropolitana, e non attirer\u00e0 una caterva di commenti incazzati dai fondamentalisti dell&#8217;embrione.<br \/>\nComunque.<\/p>\n<p>Sono abituata a trovare e a perdere le persone. Succede di continuo, e chi come me si sposta spesso si abitua presto alla selezione naturale dei rapporti. Alcuni resistono, altri no. E&#8217; la vita.<br \/>\nE tuttavia ci sono persone che non ci si rassegna a perdere, specialmente se la perdita avviene per motivazioni balorde e, forse, non completamente trasparenti.<br \/>\nPer esempio, scusa, tu. Che sai chi sei e non serve che io ti identifichi per nome. Ch\u00e9 se ti conosco almeno un pochino ancora mi leggi, anche se da un anno e passa ormai non ci sentiamo pi\u00f9 e all&#8217;ultimo compleanno ti sei pure dimenticata di farmi gli auguri (anzi, ripensandoci, mi sa che non mi leggi pi\u00f9: altrimenti il post che faccio ogni anno per facilitare la vita ai distratti ti avrebbe forse spinta a mandare almeno mezzo sms augurale? Chi lo sa). Tu, s\u00ec.<br \/>\nQuella che il primo anno aveva i capelli lunghi e il golfino di lana pelosa e poi un giorno si \u00e8 appalesata con i capelli a caschetto e una camicia a scacchi, e poi ancora con i capelli cortissimi e rossi e ciondoli al collo e non so quanti anelli intorno alle dita. Che toglievi ogni volta che ti mettevi a cucinare, da brava emiliana quale sei, e dalle tue mani uscivano delle delizie: eppure non si parlava mai di cucina, fra di noi. Le cose buone le mettevi in tavola cos\u00ec, casualmente, mentre si discuteva di questo o quel disco o di questo o quell&#8217;artista o di questa o quella mia tragedia amorosa. Ero un juke box di tragedie amorose, io. Tu invece no. Delle tue tragedie, se ce ne sono state, non ho mai saputo nulla: e non perch\u00e9 non chiedessi, ma perch\u00e9 la risposta, vaga, era sempre la stessa, &#8220;Sto bene cos\u00ec&#8221;.<br \/>\nNon ti davi mai pi\u00f9 di tanto. Questa \u00e8 l&#8217;unica cosa che ti ho rimproverato, sempre.<\/p>\n<p>Andavi in paranoia una volta l&#8217;anno. Ti chiudevi in casa e non volevi parlare con nessuno. Per mesi, anche. Non rispondevi al telefono. Ogni tanto riuscivo a convincerti a rispondere a una mail, in cui mi ripetevi che non avevi voglia di parlare con nessuno. Ma questo succedeva negli ultimi tempi.<br \/>\nPrima, ci sono stati i concerti, le feste, le nottate passate a studiare per un esame, le trasferte a casa dei miei per andare al Velvet, le telefonate-fiume, le confidenze, le coincidenze per cui ci presentavamo all&#8217;universit\u00e0 vestite esattamente nello stesso modo, senza esserci consultate.<br \/>\nSei stata l&#8217;unica persona che ho voluto vedere quando sono tornata dallo scambio Erasmus per le vacanze di Pasqua. Nelle foto ero pallida, scavata, con un taglio di capelli inverosimile. Era lo stesso che avevi tu. Una coincidenza, l&#8217;ennesima: me li ero fatti tagliare in Inghilterra, non ci vedevamo da due mesi. Ci scrivevamo delle lettere. Quattro, cinque, sei, otto pagine. Ci scrivevamo sempre, allora la posta elettronica non c&#8217;era. Adesso che c&#8217;\u00e8, non ci sentiamo mai.<br \/>\nNon so come sia. Anzi, s\u00ec, lo so, cio\u00e8: una spiegazione me l&#8217;hai data, e l&#8217;hai ripetuta alle amiche comuni, e anche se non sta in piedi devo prenderla per buona. Scusami, ma \u00e8 una spiegazione cretina, e mi sembra una scusa. E anche delle peggiori. Non puoi dirmi &#8220;Adesso tu hai un&#8217;altra vita e un altro mondo, fai cose interessanti e io non ho pi\u00f9 niente da darti&#8221;. Perch\u00e9 non puoi? Perch\u00e9 \u00e8 una stronzata. <\/p>\n<p>Siamo state amiche per un decennio, e non amiche di quelle che si vedono ogni tanto e si fanno due chiacchiere. Ti ho chiamato in tutti i momenti difficili della mia vita, e altrettanto in quelli facili. Sono cresciuta con te, con la tua intelligenza, la tua cultura, le rassegne cinematografiche a cui mi trascinavi e durante le quali io mi addormentavo (ricordi Derek Jarman? Io no, dormivo). Sono cresciuta con te cercando di capire chi ero, e tu lo stesso. Io non sono sicura di averlo capito, ma sicuramente ho dei pezzi a posto, il puzzle ha meno tessere che volano. E non ho mai saputo se tu abbia finito la tua, di ricerca.<br \/>\nNon l&#8217;ho mai saputo perch\u00e9 a un certo punto hai chiuso la porta.<\/p>\n<p>E&#8217; verosimile che semplicemente tu ti sia rotta le scatole di me. Capita anche quello. E&#8217; che me l&#8217;hai detto una sera che tornavamo dal tuo compleanno, dove avevamo riso, dove avevo capito che le persone che vivevano con te ne sapevano molto pi\u00f9 di me sul tuo conto. I loro regali erano mirati, precisi. Il mio, generico, legato ad altri tempi del nostro rapporto. Ma ci volevamo ancora bene. Non eravamo incompatibili e distanti, solo finite fuori orbita.<\/p>\n<p>Non sapr\u00f2 mai il motivo vero della tua fuga. Quello che so \u00e8 che mi manchi ancora: dopo un anno, un anno e mezzo, ogni volta che faccio qualcosa di nuovo, sento un disco che mi piace, vedo un concerto che mi entusiasma, vorrei raccontartelo, ma non posso. Vorrei che venissi a trovarmi, vorrei passare del tempo in giro con te, a chiacchierare. Mi manca la mia amica. E da un sacco di tempo lo volevo dire, da un sacco di tempo lo dico alla persona che divide la vita con me, che ogni volta dice &#8220;Chiamala!&#8221;<\/p>\n<p>Ha ragione, dovrei. O forse il momento \u00e8 passato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 mica poco che voglio scrivere questo post: che non \u00e8 un post bello o interessante per molti, non fa minimamente ridere, non nasce da un incipit pensato in metropolitana, e non attirer\u00e0 una caterva di commenti incazzati dai fondamentalisti dell&#8217;embrione. Comunque. Sono abituata a trovare e a perdere le persone. 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