{"id":2070,"date":"2010-10-27T10:56:54","date_gmt":"2010-10-27T09:56:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.saitenereunsegreto.com\/?p=2070"},"modified":"2010-10-27T11:15:14","modified_gmt":"2010-10-27T10:15:14","slug":"un-altro-inverno-a-pordenone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.saitenereunsegreto.com\/index.php\/2070\/un-altro-inverno-a-pordenone\/","title":{"rendered":"Un altro inverno a Pordenone"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" src=\"http:\/\/cronaca.tanterisorse.com\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/pordenone.jpg\" alt=\"\" width=\"288\" height=\"186\" \/>Sono andata via da Pordenone e provincia quasi vent&#8217;anni fa: avevo diciannove anni, era il mio primo anno di universit\u00e0 a Trieste, e nel modo oscuro ma determinato della tarda adolescenza sapevo che non sarei mai pi\u00f9 tornata a vivere l\u00ec. Pordenone &#8211; San Giovanni di Casarsa, pi\u00f9 precisamente &#8211; non era il mio posto, non era il luogo dove volevo diventare adulta, per quanto la amassi con la tenerezza che si riserva ai luoghi in cui si \u00e8 stati piccoli. Una tenerezza che non \u00e8 per il luogo stesso, ma per quello che eravamo quando era normale che la mamma ci desse la mano camminando per strada.<br \/>\nSu Pordenone non sono mai riuscita a scrivere davvero, se non in maniera totalmente <a href=\"http:\/\/ualbois.wordpress.com\/category\/acceptable-in-the-eighties\/\" target=\"_blank\">frammentaria e autobiografica<\/a>, anche se la vita di provincia mi \u00e8 rimasta dentro e finisce sempre per riemergere. Il mio unico tentativo di codifica della mia esperienza in un romanzo \u00e8 naufragato in fase di lavorazione.<\/p>\n<p>Per questo ho partecipato pi\u00f9 che volentieri al progetto <a href=\"http:\/\/direfare.pn.it\/\" target=\"_blank\">DireFarePn<\/a>, promosso dal Comune di Pordenone, la cui lucidit\u00e0 mi ha stupita non poco. Pordenone \u00e8, sotto ogni punto di vista, una citt\u00e0 che funziona: scuole, ospedali, asili, c&#8217;\u00e8 tutto. I soldi ci sono, e per quanto la flessione economica dovuta alla crisi globale si faccia sentire, il tenore di vita medio dei cittadini \u00e8 alto. Eppure, come in molti posti che funzionano, a Pordenone manca la scintilla: quel lampo di fantasia, imprevedibilit\u00e0 e vita che rende i posti memorabili a prescindere dal loro patrimonio storico e architettonico. Un progetto come DireFarePn, aperto ai contributi anche molto critici di chi a Pordenone non ci vive pi\u00f9 ed \u00e8 andato a ricostruirsi altrove, \u00e8 un modo onesto per aiutare i pordenonesi a guardare se stessi oltre l&#8217;inevitabile orgoglio campanilistico.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/semioblog.blogspot.com\/\" target=\"_blank\">Giorgio Jannis<\/a>, che segue la parte di social media insieme a <a href=\"http:\/\/www.sergiomaistrello.it\/\" target=\"_blank\">Sergio Maistrello<\/a>, mi ha chiesto di partecipare con un video. Non ve lo anticipo, ma ho pensato vi potesse fare piacere leggere l&#8217;estratto dal romanzo mai finito che ho scelto per spiegare meglio il mio rapporto con la citt\u00e0 dove sono nata.<\/p>\n<blockquote><p>Siamo pordenonesi, l\u2019essenza del Nulla. N\u00e9 friulani n\u00e9 veneti. N\u00e9 ricchi n\u00e9 poveri. N\u00e9 ignoranti n\u00e9 acculturati. Dietro di noi, il Friuli e i suoi millenni di storia contadina. Davanti a noi, il Veneto e la sua gloria storico-architettonica. In mezzo noi, il Noncello e la Zanussi. Silenziosi testimoni di tutto. Discretamente nascosti nel nordest italiano, lontani dai confini che rendono le cose interessanti. Nessun legame con gli stravaganti triestini. Cucina povera e priva di tratti distintivi. Esportiamo materiale umano che diventa romano, milanese, genovese, inglese, americano d\u2019adozione. Ci adattiamo, ci trasformiamo, osserviamo. Facciamo lavori sempre uguali, anno dopo anno. Passeggiamo ordinatissimi in un centro storico ordinatissimo. Prendiamo la cioccolata calda. Non siamo capaci di fuggire. Quando lo facciamo, non torniamo mai pi\u00f9.<\/p>\n<p>Chi nasce a\u00a0Pordenone\u00a0va all\u2019asilo, alle elementari, alle medie e alle superiori a\u00a0Pordenone. Gioca a calcio nel campetto accanto alla parrocchia e va a nuotare nella piscina comunale. Chi nasce a\u00a0Pordenone\u00a0va in discoteca la domenica pomeriggio, da adolescente, e prende la patente a diciotto anni. Chi nasce a\u00a0Pordenone\u00a0ha la macchina, a diciotto anni.<\/p>\n<p>Chi nasce a\u00a0Pordenone\u00a0deve inventarsi una ribellione, spesso prende a prestito quelle altrui. Ci sono i dark, i mod, i punk. Si radunano precisi ognuno nel suo angolo di Piazza XX Settembre.<\/p>\n<p>Chi nasce a\u00a0Pordenone\u00a0\u00e8 programmato per avere poca fantasia. Chi \u00e8 nato a\u00a0Pordenone, e per un errore genetico di fantasia ne ha molta, deve andare altrove, dove la fantasia serve. Chi vive e lavora a\u00a0Pordenone\u00a0non ha bisogno di fantasia, ma di memoria, solidit\u00e0, resistenza. Chi nasce a\u00a0Pordenone, e muore a\u00a0Pordenone, quando se ne va fa attenzione a lasciare tutto come l\u2019ha trovato, lucido e pulito, inodore, incolore e insapore.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono andata via da Pordenone e provincia quasi vent&#8217;anni fa: avevo diciannove anni, era il mio primo anno di universit\u00e0 a Trieste, e nel modo oscuro ma determinato della tarda adolescenza sapevo che non sarei mai pi\u00f9 tornata a vivere l\u00ec. 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