In utero

pubblicato da Giulia venerdì, Maggio 13, 2005 12:51
Aggiunto alla categoria Target du jour

C’era una volta il 1978. Prima di allora, le donne che decidevano di interrompere una gravidanza si dividevano in due gruppi: quelle che potevano permettersi una gita in Svizzera, e quelle che potevano permettersi un ferro da calza nell’utero. E di conseguenza, si dividevano in quelle che continuavano a vivere, elaborando ognuna a suo modo la propria scelta, con gli annessi e connessi di lutto, perdita e senso di colpa, ma con la speranza di poter avere un giorno dei figli da accogliere con gioia e consapevolezza, e in quelle che rischiavano la morte per infezione o emorragia, oppure la sterilità.

L’introduzione della Legge 194/78 (leggetela: è interessante, oltre che istruttivo, comprendere lo spirito di un provvedimento tanto discusso) cambiò questo stato di fatto. Tutte le donne, di ogni estrazione sociale, ottenevano l’accesso a una procedura che, per quanto invasiva e frutto per lo più di una decisione difficile, veniva resa sicura. Nel rispetto della sua riservatezza, in assenza di coercizione (il ferro da calza non sempre trovava la sua strada per volontà della donna stessa), in presenza di debita assistenza psicologica. Non si trattava quindi di dire “sì” alla strage degli innocenti, come sostennero allora e sostengono ancora gli antiabortisti, ma di arginarla quanto più possibile, nel rispetto di tutti gli innocenti: i figli, ma anche le madri. Facendo emergere dal sommerso una realtà intrisa di colpa, dolore, pericolo, sofferenza fisica oltre che mentale, condanna di una libera scelta sessuale il cui fardello gravava unicamente sulle spalle delle donne. Perché ad un uomo è concesso oggi come allora di farfalleggiare, ma a una donna no. Ogni volta che una di noi di becca della “puttana”, è il fantasma di quello stigma che sopravvive.

Dal 1978 ad oggi gli aborti sono diminuiti. La contraccezione è più facilmente accessibile. Le donne sono più consapevoli del proprio corpo e del proprio ruolo in un rapporto. La legge 194/78 esiste come legge di garanzia: non impone l’interruzione di gravidanza a chi non la condivide o non la vuole affrontare, non la considera un metodo di controllo delle nascite, si propone di aiutare le donne a portare a termine la gravidanza. (Che poi, all’atto pratico, le madri sole lo siano in più di un senso è un altro discorso.)

La legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita nasce con un altro spirito. Il suo obiettivo non è la tutela delle persone, ma degli embrioni, nonostante i pareri contrastanti degli scienziati. Una legge che di fatto non abolisce la fecondazione assistita: si limita a renderla difficile, complessa, dolorosa, pericolosa. Il limite di embrioni che è possibile fecondare, l’obbligo di impianto di tutti gli embrioni fecondati (che ha esiti molto diversi da donna a donna), il divieto dell’analisi pre-impianto sono tutti provvedimenti atti a scoraggiare il ricorso alla procedura. Le donne si dividono nuovamente in quelle che possono permettersi di andare in Svizzera (o comunque all’estero), e quelle che decidono di giocare a tombola con la propria salute e quella del bambino che vogliono regalare alla vita, oppure che d’accordo con il marito sterile vanno a letto con l’amico di famiglia.

Il più grande equivoco è che l’embrione sia come un fagiolo, che dove lo pianti cresce perché è vita ineluttabile, è già essere umano che aspetta solo di svilupparsi. E la madre diventa il campo in cui il fagiolo non può che crescere, come negli esperimenti che si facevano alle medie con il cotone e l’acqua, che inevitabilmente producevano una tentacolare pianta di fagiolo che non si sapeva dove mettere. L’embrione, non essendo un borlotto, non sempre attecchisce e diventa una persona. A volte sì, a volte no. A volte si autoespelle in una mestruazione un po’ più dolorosa delle altre, e la madre non saprà mai di averlo avuto in grembo. Questo è l’embrione: un tentativo. Un tentativo che ora, per legge, ha più diritti della persona che lo porta dentro.

C’era una volta il 1977, e tutto è come prima.

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Un commento to “In utero”

  1. [FREE YOUR MIND] says:

    Maggio 18th, 2005 at 10:36

    Referendum s o no?

    Molti mi hanno chiesto di parlare del referendum, argomento che ho evitato perch non so bene cosa dire. Andr a votare, se riuscir a superare i dubbi che mi sono venuti in mente. Leggo molti blog pro/contro il referendum, ma le idee mi si confondon…