Love and the City

pubblicato da Giulia lunedì, Dicembre 20, 2004 14:10
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Ieri sera anche qui in Italia abbiamo fatto ciao con la manina a Carrie, Miranda, Charlotte e Samantha. Non stato un brutto commiato. Negli ultimi sei anni, nel bene e nel male, le quattro eterne ragazze della New York bene hanno contribuito a rivalutare la libert sessuale delle donne, anche nell’esagerazione caricaturale. stato bello vederle riconciliarsi, ognuna alla sua maniera, con i sentimenti.

Samantha, l’uomo con le tette, la predatrice golosa di esperienze, sembrava dovesse espiare i suoi peccati soccombendo a un cancro al seno. E invece no: invece di ucciderla, il tumore l’ha resa pi forte, e perfino pi felice. Una bella pernacchia al moralismo tradizionale che impone agli sceneggiatori di punire l’eroina tragica (vedi alla voce Jen Lindley). L’ultima immagine di Samantha la vede strillante e orgasmica: ce la portiamo via cos, perch lei ha vinto. Ha scopato, abbandonato, usato, giocato, brigato, e comunque ha avuto tutto (incluso un fidanzato giovane e dolcissimo e profondamente innamorato di lei). Ti. Alla faccia di chi ci vuol male.

Tutte e quattro hanno vinto e sono state ricompensate per sei anni di coraggiosa esplorazione. Carrie e Big sono diventati abbastanza saggi da capire che l’amore non nasce nei primi cinque minuti, ma nei successivi cinque anni. Charlotte ha trovato la pace, una bimba da allevare e una trib a cui appartenere per sempre (“Siamo ebrei: ci successo di peggio” dice al marito, con gentilezza, per consolarlo delle difficolt che incontrano nell’adottare un figlio). E Miranda, ebbeh, Miranda ha imparato ad amare. La maggior parte di noi pensa di saperlo fare, e invece al massimo sa pretendere attenzione.

C’ chi si lamentato di questo finale “buonista”, in cui Sex and the City diventa Love and the City, e le quattro eroine si congedano per prendere una strada diversa da quella battuta finora. E invece cos bello vederle andare via serene. I personaggi delle serie TV, specialmente quelli cos vivi e veri, diventano un po’ come vecchi amici. E per i vecchi amici, in fondo, si desidera il meglio.

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