Una madeleine al gusto di polvere

pubblicato da Giulia lunedì, aprile 6, 2009 20:02
Aggiunto alla categoria Sono fatti miei

I friulani ci sono abituati. Da noi le scosse capitano, sono brevi, a volte intense, raramente fanno danni. Dopo il 1976, chi ha ricostruito lo ha fatto con criteri diversi, quello che si poteva mettere in sicurezza lo si è messo, e gli edifici nuovi sono più solidi. Va detto che da allora, da quel famoso maggio del 1976 in cui è venuta giù mezza regione e noi bambini abbiamo imparato che la terra trema e a volte distrugge, un terremoto forte non lo abbiamo più avuto. Tante piccole scosse, appunto. Che a volte arrivano all’improvviso, in un pomeriggio in cui stai mangiando savoiardi e latte freddo in cucina, tu leggi un giornalino e il nonno legge il giornale. Il tavolo si muove, tu guardi il nonno e il nonno ha quegli occhi lì, dilatati, e dice “Scappa!” e tu scappi, velocemente, ma quando arrivi fuori è già passato.

Non bisogna scappare. Ci hanno insegnato che non si corre in strada durante una scossa: è meglio mettersi vicino a un muro maestro o nel vano di una porta. Le scale e l’ascensore sono più pericolosi. Ma quando il terremoto ti coglie nel sonno, come è successo ieri, non hai nemmeno il tempo di pensare.

A Roma la scossa si è sentita bene. Io mi sono svegliata qualche secondo prima, come mi era già successo un’altra volta, a Trieste: mi sveglio e subito la stanza trema. Quella volta a Trieste era durata pochi secondi, il tempo di un’accelerata di cuore. Ieri notte, invece, sembrava non finisse più. Con le coperte raccolte sotto il mento, in un gesto di infantile protezione, ho pensato che fosse meglio restare dov’ero, che sarebbe passata in fretta: è sempre così, il tempo che ci metti a capire che è un terremoto è il tempo che serve al terremoto per smettere di sballottarti. E invece no, non passava mai, tutto si muoveva e rallentava e poi si muoveva ancora, e ho cominciato ad avere paura davvero, nel buio, con le coperte tirate su. Il palazzo non è vecchio, ho pensato, reggerà. Se mi alzo adesso, devo cercare le scarpe, ora che le abbia trovate sarà finita. E non finiva. Non finiva.

Poi basta. Tutto fermo, e tutti insieme gli allarmi delle auto che esplodevano nella strada sottostante. I miei vicini di sopra che si alzavano dal letto, e intorno a me, il pavimento e gli infissi che si riassestavano emettendo lievi cigolii, il tintinnio del lampadario del soggiorno.

Ho mandato un messaggio a Emiliano che non c’era. “Terremoto forte anche qui, tre e mezza di mattina circa. La casa ancora scricchiola. Voi l’avete sentito?” No, in Calabria non era arrivato. I calabresi però si sono preoccupati mica poco. Ho chiuso la conversazione, aggiornato Twitter, aperto Gang Bang di Palahniuk, riacchiappato il sonno. Avevo spento la luce da poco, quando il telefono è suonato. “Tutto bene?” “Sì, perché? Stavo dormendo.” “Mi hanno detto che c’è stata un’altra scossa.” “Non l’ho sentita.” Ma forse l’avevo sognata, nel sonno agitato che ha seguito la prima, quella grossa: ho sognato di essere a letto, con le coperte raccolte sotto il mento, e pensare Dio, non voglio morire, non farmi morire. Il mio inconscio è ancora fortemente religioso.
“Comunque in Abruzzo ci sono dei morti. Uno o due, sicuramente.”

Stamattina erano già ventiquattro. Ora sono più di centocinquanta.

Come ha detto Gianmatteo stamattina su Facebook: siamo tutti un po’ abruzzesi, oggi, noi bambini friulani.

(Chi vuole dare una mano, trova un po’ di riferimenti utili qui.)

Commenti e ping chiusi.

4 commenti to “Una madeleine al gusto di polvere”

  1. Anellidifumo says:

    aprile 7th, 2009 at 8:54

    Io ho saputo del terremoto da FB: quando ho visto che tutti i miei contatti di Roma Nord ne parlavano, mi sono preoccupato. A Roma i terremoti non sono mai eccessivi. Se lo sono, significa che è stato fortissimo non molto lontano da lì. Umbria, o magari Abruzzo o Molise. E infatti. Poi ho visto che i miei contatti abruzzesi di FB non aggiornavano proprio. E lì ho avuto davvero paura. Erano le 4.20 del mattino da voi, da me tarda serata e ho chiamato i miei a Roma. Erano svegli e un po’ spaventati. E se lo erano i miei, che hanno la pellaccia durissima, significa che vi siete cagati tutti sotto. Mi dispiace davvero, tutta l’empatia possibile.

  2. Menphis says:

    aprile 7th, 2009 at 11:34

    Qui a Roma si continuano a sentire scosse … una qualche minuto fa!

  3. Stef says:

    aprile 7th, 2009 at 2:39

    Siamo abruzzesi anche noi bambini mezzofriulani che allora avevamo sei mesi ma il nostro fratello grande era dai nonni e tutta la famiglia si ricorda tutto e tu che avevi solo sei mesi hai imparato la storia per osmosi. In molti paesi del mondo a scuola si impara del muro maestro e del vano della porta. Forse dovrebbero farlo anche in tutta Italia.

  4. Thumper says:

    aprile 7th, 2009 at 5:57

    Già.