Di Vittorio for dummies

pubblicato da Giulia martedì, marzo 17, 2009 0:59
Aggiunto alla categoria Target du jour

Non bisognerebbe perdere le buone abitudini. Una buona abitudine presa a casa mia è quella di non guardare le fiction, Rai o Mediaset che siano, ma soprattutto quelle Rai. Ché quelle Mediaset, se son fatte male, si dice bòn, le hanno fatte con i soldi di Berlusconi. Ma quelle Rai, se son fatte male, le abbiamo pagate noi. E siccome una fiction Rai fatta bene non s’è mai vista, finisci sempre con un fegato così.

Mai perdere le buone abitudini. Ho appena visto la seconda puntata di Pane e libertà, biopic in due puntate su Giuseppe Di Vittorio, e alla sesta volta che esclamavo “E daje co ‘sto ralenti demmerda”, Emiliano mi ha fatto notare che ero più fastidiosa io del ralenti stesso. Che era effettivamente un ralenti demmerda, utilizzato con una frequenza tale da far pensare che di lì a poco sarebbe sceso in campo Collina per una verifica dell’azione.

Da dove si comincia? Dalle buone notizie: Favino è bravissimo. Pur gravato da una sceneggiatura tagliata con l’accetta, in cui sindacalisti uguale buoni e coraggiosi, nobili uguale cattivi, comunisti uguale viscidi e opportunisti, Togliatti uguale uno dei più grandi dementi della storia patria e avanti così; circondato da attori pescati a caso da un cappello (un applauso sentito va a chi ha scelto per il ruolo della figlia e della seconda moglie due attrici praticamente indistinguibili fra loro); costretto a mantenere la serietà anche in scene involontariamente esilaranti come “Grazie Silvio di averci salvati” ripetuta tre volte dalla bambina col mazzo di fiori; Favino, dicevo, è bravissimo. Giusto lui. Il resto è tremendo.

La sceneggiatura, dicevamo, sembra scritta dai tre autori di Boris: non gli autori veri di Boris, quelli della serie, Sartoretti e compagnia (a proposito, dopo aver visto Sartoretti che fa il Bufalo coca-e-mignotte, mai più riuscirò a guardarlo come prima, quando per me era solo quello che “F3, basito”). Nella prima parte, la più riuscita, il fattore commozione viene mantenuto a livelli dignitosi. Certo, il ralenti (demmerda) nella scena in cui i cafoni di Cerignola arrivano nei campi a fare le loro rivendicazioni, come dire: perfino io che di mestiere faccio un’altra cosa l’avrei girata diversa. E senza quel cazzo di ralenti, che ho capito, Quarto stato di Pellizza da Volpedo, mo’ basta però. O la musica invasiva: sì, vabbè, Morricone costa, dopo che gli hai fatto fare la colonna sonora poi la usi e la tieni bella alta, ma se in una scena due personaggi ascoltano l’opera sul grammofono, è troppo chiedere che in sottofondo si senta la musica proveniente dal grammofono?

Dicevo del fattore commozione: la seconda puntata procede al ritmo di due momenti toccanti al minuto, un momento strappalacrime ogni quarto d’ora. I momenti da piangere sono segnalati con grande evidenza: la prima moglie muore, ma non senza avere rivisto (al ralenti) tutte le tappe salienti del Grande Amore. Il figlio rischia la paralisi, e il padre lo va a trovare e recitano insieme tutta – ho detto tuttaA Silvia di Leopardi (io: “Se volevano farla durare ancora un po’, potevano recitare Il Cinque Maggio.“) Insomma, ti sembra di vedere lo sceneggiatore che urla “Commuovetevi, bastardi!”

Alla fine, la storia di Giuseppe Di Vittorio è una bella storia. E’ una storia di ideali e di tenacia, la storia di un principio semplice: chi lavora deve essere rispettato. E’ un peccato che, tanto per cambiare, si sia scelto di raccontare una storia bella e complessa nel solito modo all’italiana, ovvero ipersemplificando a uso e consumo di un pubblico di mentecatti. Di Vittorio, se non altri, si meritava di meglio.

Commenti e ping chiusi.

24 commenti to “Di Vittorio for dummies”

  1. alessandro says:

    marzo 17th, 2009 at 9:25

    >> E siccome una fiction Rai fatta bene non s’è mai vista

    Montalbano?

  2. Giulia says:

    marzo 17th, 2009 at 9:55

    Mai guardato, ma i manierismi non mi convincono, ergo nemmeno “Montalbano, sono”.

  3. r. says:

    marzo 17th, 2009 at 10:13

    Mai, mai guardare le fiction italiane: se non le guardo io, che pure dovrei per lavoro, perché dovresti guardarle tu?
    Dirò di più: mai accendere la tv la sera. Nemmeno con Sky, che adesso è inaccettabile.

  4. guarins says:

    marzo 17th, 2009 at 10:14

    concordo su tutto, mi è piaciuto guardarla, ma non mi è piaciuta

  5. gab says:

    marzo 17th, 2009 at 10:40

    Una fiction della rai riuscita???

    L’ispettore coliandro!!!

  6. Giulia says:

    marzo 17th, 2009 at 11:14

    “L’ispettore Coliandro” è una serie, non una fiction. Ne ho visto un pezzo: recitazione di legno, fotografia anonima. Ho capito che siamo abituati alla diarrea, ma non è che adesso si possa nobilitare la cacchina di coniglio solo perché non puzza.

  7. Giuliana says:

    marzo 17th, 2009 at 12:00

    Ora mi hai fatto venire voglia di vedere los cempio. Giulia, tu sei pericolosa per la mia bile… Ogni volta che parli male di qualcuno o qualcosa (tipo Povia, che qualcuno non lo posso certo definire…) mi fai sentire il bisogno di andarmi a documentare… E poi ci vogliono gli antiacidi, ecco…

    Comunque, Giulia, giusto per la precisione, fiction è tutto quello che si basa sulla finzione, e nella definizione ci sta Coliandro, ci sta Montalbano e ci sta pure Pane e libertà.
    Semmai la divisione devi farla su serie di lunga e lunghissima serialità e miniserie. Pane e libertà è una miniserie in 2 puntate.
    Per la precisione, ribadisco, e non per il bisogno di ridare dignità alla fiction italiana. Quella manca da decenni…

  8. Bdd says:

    marzo 17th, 2009 at 12:07

    la vera fiction rai sono i tg

  9. chiara says:

    marzo 17th, 2009 at 2:57

  10. Giulia says:

    marzo 17th, 2009 at 5:51

    Dubito. Ma ci sono proprio cose oggettive, ecco. E poi secondo me anche la regia era tremenda.

  11. Chinasky says:

    marzo 17th, 2009 at 8:25

    Mi dispiace Giulia, ma ti sei meritata il mal di stomaco e l’amaro in bocca…. Se avessi guardato la prima di Report della Gabbanelli probabilmente avresti lo stesso il malumore ma saresti più fiduciosa nel servizio pubblico per i pochi che ancora lo fanno!

  12. Giulia says:

    marzo 17th, 2009 at 9:16

    Sì, ma questo post non l’avrei potuto fare 😀

  13. Marco says:

    marzo 17th, 2009 at 11:58

    A me non era dispiaciuto il rifacimento di “Rebecca, la prima moglie” con la Melato, Boni e la Capotondi, nonostante la Capotondi.

  14. Anellidifumo says:

    marzo 18th, 2009 at 5:33

    Ammetto di essere un fan di “Medicina generale”, soprattutto per la recitazione di Antonello Fassari, Raffaella Reggiani e altri attori della serie. Pure la sceneggiatura non era poi così male. Era una serie, però, vista per intero tranne l’ultima puntata sul sito della Rai, non in tv. Poi hanno riformato il sito e devo ancora capire ndo cazzo hanno messo la serie…

    Io cmqe ho appena visto Report su Catania. Devo dire che la realtà supera sempre la fantasia.

  15. Jay DB says:

    marzo 18th, 2009 at 4:30

    L’ultima fiction (Rai o Mediaset che sia) che avevo a malapena tollerato era stata ‘Bartali’, ma ero a casa con la febbre. Poi ci avevo riprovato con ‘Rino Gaetano’ (sì, se proprio provo a guardarle è perché ci sono gli attori fighi) e ne avevo constatato tutto l’orrore.
    Montalbano anche secondo me merita un discorso a parte: recitato, sceneggiato e prodotto un filino sopra la media.
    Io, per la cronaca, ho sempre pensato che pure l’osannatissima ‘La meglio gioventù’ fosse un prodotto inguardabile. Brrr…

  16. Dino says:

    marzo 18th, 2009 at 5:01

    Concordo con il 90% delle considerazioni che hai fatto su Pane e Libertà. Non ha esaltato neanche me, ma è pur vero che nella melassa un che di positivo l’ho scorto: hanno parlato di lavoro, dignità, speranza. Il che non mi pare proprio da buttare, visto che la merda ci arriva al collo. Se anche solo una persona in più adesso sa chi è stato Giuseppe Di Vittorio, forse non è poi stato così inutile farci una fiction. Seppur italiana. E soprattutto prodotta dalla Rai.

    PS: il sito è magnifico. Posso inserirti fra i link?

  17. Marcello says:

    marzo 18th, 2009 at 6:54

    I miei non ne perdono una, e posso pure capirlo… mio padre (elettore DC prima, centrodestra ora) sosteneva che il personaggio di Togliatti ‘era riuscito’ (e questo già mi dava da pensare…). Io invece le fiction di RaiUno le evito come la peste: come giustamente dici tu, le sceneggiature sono allucinanti, tutte le storie sono infarcite di episodi ‘strappalacrime’ (l’altra sera facendo zapping capito su RaiUno e cosa vedo? Un tizio con un bimbo esanime tra le braccia…) il personaggio principale in genere è elevato al ruolo di ‘santino’, quelli di contorno sono poco più che macchiette. Non sopporto tra l’altro il fatto che in genere vengano inseriti episodi inventati di sana pianta con la funzione di ‘apologhi’, di ‘exempla’ come nelle storie medievali dei santi… Ma quello che proprio non reggo, e che puntualmente mi fa venire i nervi (un pò come a te i ralenty) è l’insopportabile doppiaggio, in genere del tutto fuori sincrono, con le scene che sembrano recitate dalle voci fuori campo… Tra l’altro Favino sarà pure bravo, ma dopo Bartali, adesso Di Vittorio… ormai fa concorrenza a Castellitto e Ghini…

  18. Chinasky says:

    marzo 19th, 2009 at 7:33

    L’ultima del pastore tedesco meriterebbe un commentino….

  19. Giulia says:

    marzo 19th, 2009 at 9:46

    Ma anche no: è talmente insensata che si risponde da solo. Ogni volta che dice una di queste bestialità, non fa che rendere meno autorevole l’istituzione che rappresenta.

  20. seralf says:

    marzo 20th, 2009 at 4:06

    sai cosa c’è? in un periodo come questo in cui i sindacati sono ridotti al livello di barzellettieri raccontare una storia di sindacati in maniera seria rischierebbe seriamente di accendere il cervello di qualcuno 🙂

  21. Giulia says:

    marzo 20th, 2009 at 4:12

    seralf: ci pensavo anche io, ma raccontata così, la storia di Di Vittorio sembra una favoletta per assoluti. E invece la sindacalizzazione è una cosa seria, più che mai necessaria.

  22. antonella says:

    marzo 20th, 2009 at 7:48

    L’agiografia è sempre fastidiosa, anche quando viene spalmata a strati (di banalizzazione) sopra a una persona che ci piace perché è stata sul serio dalla parte dei più deboli come Di Vittorio.
    Quello che però più mi ha turbata è che – nemmeno il tempo di mandare quei 4 secondi di titoli di coda (per inciso: che li fanno a fare, se poi li tagliano sempre via, sia Rai che Mediaset ?) – ta-dà! appare il promo della puntata di Porta a Porta a seguire, consistente in una bella carrellata sugli ospiti della serata ovvero sulle facce di La Russa, Urso, Meloni, Bocchino, Gasparri…sulla faccia lombrosianamente azzeccata di Gasparri ho spento la tv pensando Di Vittorio mio, che dolore e che rabbia, buon per te che sei morto 50 anni fa!

  23. Molly says:

    marzo 21st, 2009 at 12:34

    Montalbano non pare nemmeno una fiction di Rai 1, tanto è fatta bene. Delle altre salvo solo Tutti pazzi per amore, fatta e recitata benissimo, divertente (a tratti esilarante).

  24. virgo_sine_macula says:

    marzo 25th, 2009 at 9:00

    Togliatti piu’ che demente era un delinquente che voleva lasciare in prigionia sovietica migliaia di nostri alpini per vederli morti piuttosto che liberati:Togliatti era un assassino non un imbecille