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	<title>Sai tenere un segreto? &#187; scrittura</title>
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		<title>Ufficio accuratezza</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 18:49:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sul Venerdì di Repubblica è uscito un articolo su Sorci verdi, l&#8217;antologia a cui ho partecipato (e che vi invito caldamente a comprare, perché i racconti spaccano e perché tutti gli utili vanno a sostenere l&#8217;associazione che cura la biblioteca del carcere di Padova). Ringraziando Riccardo Bianchi per lo spazio, ci tengo però a precisare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.saitenereunsegreto.com/wp-content/sorciverdi_venerdì.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2504" title="sorciverdi_venerdì" src="http://www.saitenereunsegreto.com/wp-content/sorciverdi_venerdì-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Sul <em>Venerdì</em> di Repubblica è uscito un articolo su <em><a href="http://www.saitenereunsegreto.com/index.php/2326/modero-tutto-e-altre-cose-che-faro-nel-fine-settimana/">Sorci verdi</a></em>, l&#8217;antologia a cui ho partecipato (e che vi invito caldamente a comprare, perché i racconti spaccano e perché tutti gli utili vanno a sostenere l&#8217;associazione che cura la biblioteca del carcere di Padova). Ringraziando Riccardo Bianchi per lo spazio, ci tengo però a precisare una cosa: l&#8217;appello per la revisione del processo a Battisti risale al 2004, e io non l&#8217;ho firmato. La mia vicinanza agli autori censurati in <a href="http://www.saitenereunsegreto.com/index.php/tag/veneto/">Veneto</a> è interamente di principio e non ha niente a che vedere con le mie posizioni personali su Battisti, il suo processo, le revisioni, la scarcerazione eccetera.</p>
<p>(Cliccate sulla miniatura per leggere l&#8217;articolo, e soprattutto accattatevi il libro.)</p>
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		<title>Dove sei stata/cosa hai fatto mai?</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 18:20:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho finito il terzo libro in tre anni. Ieri. Siccome mi hanno beccata a poche ore dalla chiusura della prima stesura, ne ho parlato con Simone Rossi di Finzioni. Contiene incipit: consideratelo come la cucchiaiata di ricotta calda appena uscita dal pentolone, perché i libri dopo l&#8217;editing spesso somigliano poco alle loro versioni originali. L&#8217;occasione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.saitenereunsegreto.com/wp-content/loca25.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-2226 alignleft" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="loca25" src="http://www.saitenereunsegreto.com/wp-content/loca25-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Ho finito il terzo libro in tre anni. Ieri.</p>
<p>Siccome mi hanno beccata a poche ore dalla chiusura della prima stesura, ne ho parlato <a href="http://tinyurl.com/6dynaw7" target="_blank">con Simone Rossi di <em>Finzioni</em></a>. Contiene incipit: consideratelo come la cucchiaiata di ricotta calda appena uscita dal pentolone, perché i libri dopo l&#8217;editing spesso somigliano poco alle loro versioni originali.</p>
<p>L&#8217;occasione è la serata <a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=160640480656892" target="_blank">Le Mura Illustrate Episodio 2</a>, in cui leggerò brani tratti da <em>Il mondo prima che arrivassi tu</em> mentre si festeggia il compleanno di <a href="http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.setteperuno.it%2F&amp;h=f6df1" target="_blank">Sette per Uno</a> e si presenta <a href="http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.prospektiva.it%2F&amp;h=f6df1" target="_blank">Prospektiva</a>. E Alessandro Baronciani disegna. Chi non viene è un Sandro Bondi. Chi va da un&#8217;altra parte è un Galan.</p>
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		<title>Perché non pubblicare con gli editori a pagamento</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Dec 2010 11:28:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non dirò niente di nuovo se mi aggiungo alla già nutritissima schiera di quelli che, avendo pubblicato con (più di) un editore vero o avendo regolarmente a che fare con gli editori sconsigliano vivissimamente gli editori a pagamento. Se questo settore industriale resiste e prospera non è certo perché offra servizi di qualità, ma perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non dirò niente di nuovo se mi aggiungo alla già nutritissima schiera di quelli che, <a href="http://scrittorincausa.splinder.com/post/22937729" target="_blank">avendo pubblicato</a> con (più di) un editore vero o <a href="http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fhounlibrointesta.style.it%2F&amp;h=45a39" target="_blank">avendo regolarmente a che fare con gli editori</a> sconsigliano vivissimamente gli <strong>editori a pagamento</strong>. Se questo settore industriale resiste e prospera non è certo perché offra servizi di qualità, ma perché c&#8217;è gente convinta che pagare sia l&#8217;unico modo per farsi pubblicare e, di conseguenza, notare.</p>
<p>L&#8217;idea della <strong>pubblicazione come traguardo irraggiungibile </strong>è purtroppo molto radicata nell&#8217;immaginario comune. Non sto a fare discorsi lunghi, ma <strong>essere pubblicati </strong>- se il libro merita, per un motivo o per l&#8217;altro: perché è molto bello o perché si pensa di poterne vendere uno sproposito di copie, non sempre le due cose coincidono &#8211; <strong>non è un&#8217;impresa impossibile</strong>. Bisogna generalmente passare per un&#8217;agenzia, oppure prendere contatti con un editor di una casa editrice. Andare alle fiere dell&#8217;editoria, ai festival e alle presentazioni può aiutare. In ultima analisi, però, bisogna saper scrivere. E aver molto letto. Preferibilmente in ordine inverso.</p>
<p>Tornando all&#8217;argomento principale: perché gli editori a pagamento sono una cosa brutta? Per tre motivi:</p>
<ul>
<li><strong>Vogliono soldi per farti lavorare</strong>: la scrittura è un lavoro, e in quanto tale va retribuito.</li>
<li>I libri degli editori a pagamento <strong>non vengono recensiti</strong>, <strong>non vengono promossi </strong>e finiscono per <strong>restare sul groppone</strong> dell&#8217;autore. L&#8217;editore a pagamento prometterà sempre visibilità, non darà nulla.</li>
<li>Sono libri fatti male, perché <strong>difettano di tutto il lavoro di editing e rifinitura</strong> che c&#8217;è dietro il libro di uno scrittore.</li>
</ul>
<p>La questione dell&#8217;editing è fondamentale. Perché nell&#8217;era del libro elettronico, uno può anche decidere di non passare per l&#8217;editore tradizionale, farsi il suo e-pub e buttarlo su <a href="http://www.amazon.it" target="_blank">Amazon</a> (non so se la cosa sia già tecnicamente possibile, ma se non lo è lo sarà). Liberissimo. La maggior parte degli autori che optano per l&#8217;editoria a pagamento sono convinti di poter essere <strong>editor di se stessi</strong>, come se la cura editoriale di un testo si fermasse all&#8217;ortografia (e peraltro esistesse qualcuno del tutto esente dalla possibilità non dico di errore, ma anche solo di refuso). Questo non è possibile, ve lo dico con la serenità di chi in genere sa perché ha messo quella parola lì in quel punto là. L&#8217;editor vede quello che tu, autore, non puoi vedere; è una figura fondamentale per chi scrive narrativa. Ognuno ha il suo metodo, c&#8217;è chi preferisce discutere del libro man mano che lo scrive e non si fa problemi a inviare il manoscritto anche in corso d&#8217;opera, e chi invece cova il suo lavoro fino alla fine della prima stesura come una gatta con i cuccioli e solo dopo aver concluso l&#8217;arco narrativo si sente di mostrarlo a terzi, dipende. Un romanzo è sempre e comunque frutto di un processo di selezione, cura e rifinitura che è impensabile portare a termine da soli.</p>
<p>L&#8217;editore a pagamento, in inglese, si chiama <strong><em>vanity press</em></strong>; il che dovrebbe bastare a definire il suo vero scopo, ovvero soddisfare la vanità di chi si ritiene incompreso perché rifiutato dagli editori, oppure di chi preferisce raccontarsi che &#8220;pubblicano solo i soliti noti&#8221; (il che fa pensare che non sia mai entrato in una libreria, luogo in cui gli esordienti si moltiplicano a una velocità ben superiore alle capacità di assorbimento del mercato). Chi si rivolge agli editori a pagamento fa un cattivo investimento dei suoi soldi e del suo talento, se ce l&#8217;ha.</p>
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		<title>Un altro inverno a Pordenone</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 09:56:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono andata via da Pordenone e provincia quasi vent&#8217;anni fa: avevo diciannove anni, era il mio primo anno di università a Trieste, e nel modo oscuro ma determinato della tarda adolescenza sapevo che non sarei mai più tornata a vivere lì. Pordenone &#8211; San Giovanni di Casarsa, più precisamente &#8211; non era il mio posto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" src="http://cronaca.tanterisorse.com/wp-content/uploads/2009/03/pordenone.jpg" alt="" width="288" height="186" />Sono andata via da Pordenone e provincia quasi vent&#8217;anni fa: avevo diciannove anni, era il mio primo anno di università a Trieste, e nel modo oscuro ma determinato della tarda adolescenza sapevo che non sarei mai più tornata a vivere lì. Pordenone &#8211; San Giovanni di Casarsa, più precisamente &#8211; non era il mio posto, non era il luogo dove volevo diventare adulta, per quanto la amassi con la tenerezza che si riserva ai luoghi in cui si è stati piccoli. Una tenerezza che non è per il luogo stesso, ma per quello che eravamo quando era normale che la mamma ci desse la mano camminando per strada.<br />
Su Pordenone non sono mai riuscita a scrivere davvero, se non in maniera totalmente <a href="http://ualbois.wordpress.com/category/acceptable-in-the-eighties/" target="_blank">frammentaria e autobiografica</a>, anche se la vita di provincia mi è rimasta dentro e finisce sempre per riemergere. Il mio unico tentativo di codifica della mia esperienza in un romanzo è naufragato in fase di lavorazione.</p>
<p>Per questo ho partecipato più che volentieri al progetto <a href="http://direfare.pn.it/" target="_blank">DireFarePn</a>, promosso dal Comune di Pordenone, la cui lucidità mi ha stupita non poco. Pordenone è, sotto ogni punto di vista, una città che funziona: scuole, ospedali, asili, c&#8217;è tutto. I soldi ci sono, e per quanto la flessione economica dovuta alla crisi globale si faccia sentire, il tenore di vita medio dei cittadini è alto. Eppure, come in molti posti che funzionano, a Pordenone manca la scintilla: quel lampo di fantasia, imprevedibilità e vita che rende i posti memorabili a prescindere dal loro patrimonio storico e architettonico. Un progetto come DireFarePn, aperto ai contributi anche molto critici di chi a Pordenone non ci vive più ed è andato a ricostruirsi altrove, è un modo onesto per aiutare i pordenonesi a guardare se stessi oltre l&#8217;inevitabile orgoglio campanilistico.</p>
<p><a href="http://semioblog.blogspot.com/" target="_blank">Giorgio Jannis</a>, che segue la parte di social media insieme a <a href="http://www.sergiomaistrello.it/" target="_blank">Sergio Maistrello</a>, mi ha chiesto di partecipare con un video. Non ve lo anticipo, ma ho pensato vi potesse fare piacere leggere l&#8217;estratto dal romanzo mai finito che ho scelto per spiegare meglio il mio rapporto con la città dove sono nata.</p>
<blockquote><p>Siamo pordenonesi, l’essenza del Nulla. Né friulani né veneti. Né ricchi né poveri. Né ignoranti né acculturati. Dietro di noi, il Friuli e i suoi millenni di storia contadina. Davanti a noi, il Veneto e la sua gloria storico-architettonica. In mezzo noi, il Noncello e la Zanussi. Silenziosi testimoni di tutto. Discretamente nascosti nel nordest italiano, lontani dai confini che rendono le cose interessanti. Nessun legame con gli stravaganti triestini. Cucina povera e priva di tratti distintivi. Esportiamo materiale umano che diventa romano, milanese, genovese, inglese, americano d’adozione. Ci adattiamo, ci trasformiamo, osserviamo. Facciamo lavori sempre uguali, anno dopo anno. Passeggiamo ordinatissimi in un centro storico ordinatissimo. Prendiamo la cioccolata calda. Non siamo capaci di fuggire. Quando lo facciamo, non torniamo mai più.</p>
<p>Chi nasce a Pordenone va all’asilo, alle elementari, alle medie e alle superiori a Pordenone. Gioca a calcio nel campetto accanto alla parrocchia e va a nuotare nella piscina comunale. Chi nasce a Pordenone va in discoteca la domenica pomeriggio, da adolescente, e prende la patente a diciotto anni. Chi nasce a Pordenone ha la macchina, a diciotto anni.</p>
<p>Chi nasce a Pordenone deve inventarsi una ribellione, spesso prende a prestito quelle altrui. Ci sono i dark, i mod, i punk. Si radunano precisi ognuno nel suo angolo di Piazza XX Settembre.</p>
<p>Chi nasce a Pordenone è programmato per avere poca fantasia. Chi è nato a Pordenone, e per un errore genetico di fantasia ne ha molta, deve andare altrove, dove la fantasia serve. Chi vive e lavora a Pordenone non ha bisogno di fantasia, ma di memoria, solidità, resistenza. Chi nasce a Pordenone, e muore a Pordenone, quando se ne va fa attenzione a lasciare tutto come l’ha trovato, lucido e pulito, inodore, incolore e insapore.</p></blockquote>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.saitenereunsegreto.com/index.php/2070/un-altro-inverno-a-pordenone/' layout='default' show_faces='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Quote/unquote</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 08:08:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno un po&#8217; se lo augura (almeno, io) di scrivere qualcosa da cui la gente venga colpita. Cose che se le citi fuori contesto hanno senso, generano una vibrazione sostenuta in chi le ha lette sulla pagina e anche in chi le legge fuori dalla pagina e dallo scorrere della storia. Il post di Paola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno un po&#8217; se lo augura (almeno, io) di scrivere qualcosa da cui la gente venga colpita. Cose che se le citi fuori contesto hanno senso, generano una vibrazione sostenuta in chi le ha lette sulla pagina e anche in chi le legge fuori dalla pagina e dallo scorrere della storia. Il <a href="http://www.lapaolina.net/books/il-mondo-prima-che-arrivassi-tu-giulia-blasi/" target="_self">post di Paola</a> mi ha dato quella sensazione, di avere scritto qualcosa del genere, anche se magari non è vero in assoluto. Basta una persona.</p>
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		<title>WriteCamp: parlare di scrittura, parlare di lettura</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 09:02:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La BlogFest è quella cosa che succede una volta l&#8217;anno e io ci vado sempre, da sempre. Nel 2004 fu proprio una cosa di un giorno, una presentazione estesa di La notte dei blogger (in retrospettiva, si può dire, il momento in cui venne suggellato il concetto di &#8220;blogstar&#8221; e le relative rotture di maroni), [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.saitenereunsegreto.com/wp-content/Blogfest.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-1953" title="Blogfest" src="http://www.saitenereunsegreto.com/wp-content/Blogfest.jpeg" alt="" width="75" height="75" /></a>La <strong><a href="http://www.blogfest.it">BlogFest</a></strong> è quella cosa che succede una volta l&#8217;anno e io ci vado <a href="http://www.saitenereunsegreto.com/index.php/1739/you-are-blogfest-on-my-mind/" target="_blank">sempre</a>, <a href="http://www.saitenereunsegreto.com/index.php/1206/prossemica-lunatica/" target="_blank">da sempre</a>. Nel 2004 fu proprio una cosa di un giorno, una presentazione estesa di <a href="http://www.einaudi.it/libro/scheda/(isbn)/978880617199/" target="_blank"><em>La notte dei blogger</em></a> (in retrospettiva, si può dire, il momento in cui venne suggellato il concetto di &#8220;blogstar&#8221; e le relative rotture di maroni), ma è dal 2008 che si comincia seriamente a ballare. Tre giorni a Riva del Garda per blogger e non solo, perché alla BlogFest si parla veramente di tutto.</p>
<p>Quest&#8217;anno mi sono immischiata nell&#8217;organizzazione del <strong><a href="http://barcamp.org/WriteCamp%40blogfest#">WriteCamp</a></strong>, l&#8217;incontro dedicato alla scrittura e alla lettura che si terrà domenica mattina. Complice l&#8217;uscita di <em><strong>Il mondo prima che arrivassi tu</strong><span style="font-style: normal;">, farò un intervento dedicato alla logica dei microcosmi: Hogwarts, la Valle Misteriosa di Sonnleitner, il mio paese ecologico inventato in mezzo alle Marche e in generale tutti i mondi chiusi che compaiono, a vario titolo, in narrativa. Come si costruiscono, che regole devono rispettare e perché scrittori e lettori li amano così tanto.</span></em></p>
<p><em><span style="font-style: normal;">Il WriteCamp, per sua stessa natura, è aperto a tutti: chiunque può proporre un argomento e tenere uno speech. La regola è uguale per tutti, dieci minuti più cinque di domande, argomento libero sul tema della scrittura e della lettura, digitale e non. Si può essere scrittori pubblicati o aspiranti tali, lettori curiosi, giornalisti, blogger, quello che è. Per gli scrittori c&#8217;è anche la possibilità di avere uno spazio a un banchetto per incontrare i lettori, firmare un po&#8217; di copie e fare due chiacchiere, come succede alle convention di fumetti. </span></em></p>
<p><em><span style="font-style: normal;">Il 26 settembre, di mattina, se vi va di venire siamo lì. Se vi va di partecipare, <a href="http://barcamp.org/WriteCamp%40blogfest#" target="_blank">iscrivetevi al wiki</a>.</span></em></p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.saitenereunsegreto.com/index.php/1952/writecamp-parlare-di-scrittura-parlare-di-lettura/' layout='default' show_faces='true' width='400' action='like' colorscheme='light' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Sento voci&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 14:54:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Una che scrive]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
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		<category><![CDATA[musica]]></category>
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		<category><![CDATA[scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Ora che siamo in fase di editing, forse posso cominciare a dire due cose due del libro nuovo, che esce (credo: la data non è confermata) a settembre. Che sia un libro per adolescenti l&#8217;avevo già detto qui, anche se la collocazione, in un certo senso, è arbitraria. Nel senso che una scrive una storia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ora che siamo in fase di editing, forse posso cominciare a dire due cose due del libro nuovo, che esce (credo: la data non è confermata) a settembre. Che sia un libro per adolescenti l&#8217;avevo già detto <a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/03/23/vietato-ai-minori/#comment-131694" target="_blank">qui</a>, anche se la collocazione, in un certo senso, è arbitraria. Nel senso che una scrive una storia che è rilevante per un pubblico più giovane, ma la scrive perché le piace. Io questa storia l&#8217;ho scritta perché un giorno ero sul tapis roulant coperta di sudore e ascoltavo <em>Save a Prayer</em> e nell&#8217;allucinazione da sforzo ho visto i due protagonisti che si arrampicavano sul fianco di una collina sormontata da mulini a vento. Non quelli di Don Chisciotte, quelli bianchi che si usano per produrre energia elettrica.</p>
<p>Erano due che non avevo mai visto prima e neanche sapevo come si chiamassero, l&#8217;ho scoperto dopo.</p>
<p>Poi, come sempre succede, vai a guardare un po&#8217; più da vicino e scopri che sono tre, no, quattro, no, sei. Ma fondamentalmente tre, più altri tre. Una diciassettenne precoce e riflessiva (con più debiti verso Daria Morgendorffer che Joey Potter), una sosia di Deborah Harry adolescente, vegetariana e incontenibile, la star della squadretta di calcio locale; il suo migliore amico e relativa fidanzata e Piermojito, che fino dal soprannome avrei dovuto capire che tipo era davvero. Più: un paese a impatto zero, una corriera, due o tre istituti scolastici confinanti, tre fra sorelle e fratelli maggiori iniquamente distribuiti per geografia e numero, genitori di varia natura, un garage con le brugole appese ai muri e un microfono appiccicato a una paletta per le immondizie.</p>
<p>Di come si combinano esattamente tutti questi elementi, magari, ne parliamo più avanti.</p>
<p>Quello che mi premeva farvi sapere è quanto io li ami, questi qui che ho seguito per due mesi circa della loro vita, tre della mia. Poi magari chi lo leggerà &#8211; con sprezzo delle categorie merceologiche che lo vorrebbero ristretto al solo pubblico dei giovanissimi &#8211; se ne accorgerà, che li ho amati molto, come del resto ho amato e amo tuttora i due protagonisti di <em>Deadsexy</em>. C&#8217;è una cosa che forse ho già detto, ma che ripeto spesso perché colpisce prima di tutto me. Ed è che a chi racconta storie succede spesso una cosa strana: i personaggi non smettono mai di esistere. Vanno avanti, in una dimensione parallela in cui hanno delle vite, crescono, invecchiano, a volte muoiono. Fanno figli, si sposano, ingrassano, rinunciano ai loro sogni o li realizzano, ne trovano di nuovi. Chiedetemi cosa è successo a Benni e Denise, io lo so. Ma lo so di quasi tutti i personaggi che ho creato &#8211; anche se il termine non è esatto &#8211; da metà degli anni &#8217;90 in qua, quindi molto prima di mettermi a pubblicare libri. E quindi so esattamente anche cosa sta succedendo e succederà a questi qui che voi conoscerete solo a settembre. Quando lo dici a gente che scrive ma non fa narrativa (nel senso di romanzi, con dei personaggi, una trama, cose così) ti prende sempre un po&#8217; per il culo, ma è esattamente così. E improvvisamente capisco quelli che fanno dieci libri con gli stessi personaggi: quando li ami in quel modo, non riesci proprio a lasciarli andare. Hanno tante di quelle cose da dirti, anche dopo l&#8217;ultima riga, che è difficile resistere alla tentazione di rimetterti in ascolto con le dita sulla tastiera.</p>
<p>Tutta &#8216;sta menata per dire che, secondo l&#8217;iTunes del Mac, fra le canzoni più ascoltate mentre scrivevo il libro (quindi anche ora, visto che l&#8217;editing conta) ci sono queste.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="180px" height="130px" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://embed.dada.net/swf/vdet.swf" /><param name="quality" value="high" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="menu" value="false" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="flashvars" value="pid=1338658&amp;domain=it&amp;owner=gwaNeRxpXRQcUcfXIUMcuSLRISENetBHrbP.eNMC__ay&amp;conf=M01OOO" /><param name="src" value="http://embed.dada.net/swf/vdet.swf" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="180px" height="130px" src="http://embed.dada.net/swf/vdet.swf" flashvars="pid=1338658&amp;domain=it&amp;owner=gwaNeRxpXRQcUcfXIUMcuSLRISENetBHrbP.eNMC__ay&amp;conf=M01OOO" allowscriptaccess="always" menu="false" wmode="transparent" quality="high" data="http://embed.dada.net/swf/vdet.swf"></embed></object></p>
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		<title>Torno subito (part IV, V, VI, whatever)</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 20:50:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sono fatti miei]]></category>
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		<description><![CDATA[Scrivere un libro può essere due cose, almeno per me. Una è la fatica. Certi libri ti escono lentamente, strappati fuori dalle dita giorno dopo giorno con fatica, pesando le sillabe, spostando gli avverbi, pensando e ripensando. Sono gravidanze lunghe, che ti lasciano stremata e sollevata, e quando finalmente consegni le bozze ti vorresti solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivere un libro può essere due cose, almeno per me.</p>
<p>Una è la fatica. Certi libri ti escono lentamente, strappati fuori dalle dita giorno dopo giorno con fatica, pesando le sillabe, spostando gli avverbi, pensando e ripensando. Sono gravidanze lunghe, che ti lasciano stremata e sollevata, e quando finalmente consegni le bozze ti vorresti solo ubriacare a morte per festeggiare. La gioia arriva dopo, quando rileggi e dici: ecco, questo volevo scrivere, è venuto proprio come volevo io. Ma nel mezzo soffri, a volte non ti va, non ti ci metti volentieri. Non è lo scrivere per necessità fisica di cui ti parlano quasi tutti gli autori, ma la creazione di un progetto, che non sempre ti godi nel procedimento.</p>
<p>Un&#8217;altra cosa è la gioia di essere rapiti da una storia al punto di non poterne stare lontani. Una cosa che somiglia molto all&#8217;innamoramento: ti dimentichi di mangiare, di dormire, tutto quello che devi fare lo fai il più rapidamente possibile perché devi tornare lì dentro. E quando ci sei, dentro, la gioia e il dolore e la fatica e il trionfo sono quelli dei personaggi, non i tuoi. Tu sei solo felice di poter vivere con loro ancora un pochino. E te ne separi solo quando smettono di dirti quello che dovevano dirti, e rientrano nell&#8217;ombra da cui erano venuti a te.</p>
<p>Ecco, io sto lì.</p>
<p>Non è il motivo fondamentale per cui non scrivo qui, ma uno dei.</p>
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		<title>Ci siamo</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 11:04:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho una settimana per consegnare il libro che deve uscire a settembre. Mandatemi vibrazioni positive e tanto ammòre.</p>
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		<title>Giovani d&#8217;oggi, reloaded</title>
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		<pubDate>Sun, 17 May 2009 20:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Giulia consiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Viva la gente]]></category>
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		<category><![CDATA[scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Dice, perché hai un blog. Perché sono una logorroica, essenzialmente. Per cui non è che pensi o speri di essere utile: ho un blog perché non ne posso fare a meno. Poi mi scrive Simone, che fa ancora le superiori, e mi dice: voglio aprire un blog perché mi piace scrivere, come si fa? Io [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dice, perché hai un blog. Perché sono una logorroica, essenzialmente. Per cui non è che pensi o speri di essere utile: ho un blog perché non ne posso fare a meno. Poi mi scrive Simone, che fa ancora le superiori, e mi dice: voglio aprire un blog perché mi piace scrivere, come si fa? Io glielo spiego (è facile, e lui è intelligente), e alla fine della giornata ecco che è nato il blog. Dice, dagli un&#8217;occhiata, ti va?</p>
<p>Io dico che <a href="http://ravingonly.wordpress.com/ " target="_blank">promette benissimo</a>.</p>
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