Se telefonando

pubblicato da Giulia mercoledì 21 settembre 2011 0:09
Aggiunto nelle categorie Triste mondo malato

Visto che ormai la telefonata di minacce è fatta, quella di insulti è fatta, quella di insulti con riaggancio in faccia pure e quella che in trasmissione non prendono perché hai rotto le palle con ‘ste telefonate idem e ora anche lo squillino tipo amante che chiama a casa ma risponde la moglie e quindi l’amante mette giù, per le prossime volte in cui telefona a Ballarò suggeriamo al Presidente del Consiglio di:

  • Fare una lunga pernacchia
  • Chiedere ad alta voce se gli passano Homer, Homer Sessuale
  • Ansimare e chiedere se Floris porta le mutande
  • Fare la voce stridula e ordinare un etto, no, un chilo di carne di vitella, decente, per il Conte De Simone a Largo Arenula
  • Piangere
  • Salutare con “Europa Europa”
  • Gridare fortissimo “È la borra!”
  • Ordinarsi un caffè fischiando
  • Passare il telefono al nipote di due anni, che di economia ne capisce più di lui.

Metti una mattina un Ministro della Cultura

pubblicato da Giulia martedì 6 settembre 2011 10:27
Aggiunto nelle categorie A TV eye on me, Viva la gente

E metti un pomeriggio gli occupanti del Valle in trasferta a Venezia, dove hanno preso possesso del Teatro Marinoni, nell’ex Ospedale del Mare. Mescola il tutto ed ecco un confronto – indiretto, ma non involontario – fra il responsabile della Cultura in Italia e gli organizzatori di una protesta che con la cultura ha tutto a che vedere.

Qui sotto il risultato.

(Il resto delle cose che sto facendo in questi giorni lo trovate qui.)

La mostra sulla laguna

pubblicato da Giulia martedì 30 agosto 2011 10:40
Aggiunto nelle categorie Sono fatti miei

Veloce, perché sto partendo: da domani e per tutta la durata della Mostra del Cinema di Venezia sarò a Venezia.
Le tracce video del perché sono lì si troveranno qui.

Buon uragano a tutti

pubblicato da Giulia sabato 27 agosto 2011 23:29
Aggiunto nelle categorie Dementialia

C’è gente che si diverte una cifra, con ‘sta Irene.

Sabina Began santa subito

pubblicato da Giulia giovedì 18 agosto 2011 12:50
Aggiunto nelle categorie Boh

L’intervista del Corriere a Sabina Began è così bella – nel senso di esilarante e surreale – da non essere passibile di satira. Non si può migliorare. Fra l’intervistata e l’intervistatore, Fabrizio Roncone, si crea un gioco di doppi sensi in escalation costante che nemmeno nella migliore produzione di Neri Parenti o Pingitore. La battuta sulla cosa “grande e bella” di Bocchino è un goal a porta vuota, ma la vetta si tocca a questo punto:

 

[..] cosa le ha insegnato il Cavaliere?
«Mi ha insegnato a volere bene. Vede, lui è un puro. Ed è lui che, letteralmente, mi ha come… come posso dire?…».
Trovi le parole giuste, la prego.
«Mi ha illuminato! Ecco, sì: lui ha dato luce al mio animo e, così facendo, mi ha avvicinato a Dio».

A questo punto, anche nella testa del lettore più ciellino si è formata l’immagine della Began a pecora che urla “DIO! DIO! DIIIIOOOOOOOO!” con intensità crescente, a scopo sollazzo del Premier. Più che un’intervista, è la sceneggiatura di una commedia erotica.

Credevamo di non poter fare di meglio dopo “Il bunga bunga sono io”, vero?

La risposta di Alessandro Proto

pubblicato da Giulia domenica 14 agosto 2011 18:07
Aggiunto nelle categorie Target du jour, Viva la gente

In seguito al mio post sulla “provocazione” (cento euro per un colloquio), sono stata contattata da Alessandro Proto in persona, che mi ha chiesto di poter replicare. Copio e incollo la sua mail senza alterazioni. I commenti sono aperti, ma moderati: comportatevi bene.

 

Faccio seguito all articolo apparso sul vostro blog per chiarire alcune cose ed esprimere tutto il mio disappunto su quanto da Voi scritto prendendo come spunto un articolo del Corriere della Sera e aggiungendo cose del tutto false, inveritiere e diffamatorie. Tralascio di commentare le varie mail di insulti e minacce che ci sono pervenute in questi giorni perché rappresentano la peggiore Italia. Prima di tutto noi non cerchiamo nessuno. Noi riceviamo e ripeto riceviamo decine e decine di curriculum di gente che vuole lavorare per noi. Quindi quello da voi scritto di segnare il nostro nome fra le società che cercano personale è assolutamente falso. Solo una volta abbiamo fatto un annuncio di ricerca. Le persone ci mandano spontaneamente i loro cv perché leggono il nome della mia società sui giornali o su internet. Sono anni che siamo sulla ribalta nazionale ed internazionale ed in questi anni abbiamo ricevuto centinaia di cv e li abbiamo chiamati tutti perché crediamo nei giovani e se uno manda di sua spontanea volontà una lettera di candidatura io mi premuro almeno di incontrarlo. Durante questi colloqui ci siamo resi conto pero’ che molti venivano solo per curiosità non sapendo nemmeno quale fosse il Core business Dell azienda alla quale avevano scritto. Io non sono figlio o nipote di nessuno e so quanto sia difficile trovare lavoro. Per questo do a tutti la possibilità di fare un colloquio. Anche solo a chi mi manda una mail con su scritto voglio lavorare per voi. Questo però non vuol dire approfittarsi della nostra buona volontà. Per questo da poco abbiamo adottato questa scelta che è comunque provocatoria per far capire anche ai precari che se vogliono lavorare devono tirare fuori gli attributi. Non è’ la questione dei 100 euro. Se legge bene l’articolo apparso sul corriere troverà scritto che su 10 5 hanno accettato e 3 sono stati presi. Agli altri due abbiamo restituito i cento euro. Però voglio far capire a tutte le persone che cercano lavoro ( e noi ne abbiamo viste centinaia) di impegnarsi di piu durante un colloquio. Fate vedere quanto valete!! Non andate sciatti e disillusi. I 100 euro sono una provocazione. Sfido chiunque a trovare qualcuno che ci ha dato dei soldi per fare un colloquio. Quei 5 candidati che hanno accettato, 3 sono stati presi e agli altri due sono stati restituiti. Però almeno hanno fatto vedere che erano pronti anche a quello pur di lavorare. Questa e’ l’Italia vera. Non la gente che manda insulti e minacce. E a tutti i precari e a quelli che stanno cercando lavoro ripeto di credere piu in voi stessi. Concludo ribadendo che noi non facciamo annunci di ricerca del personale tutti i colloqui fatti sono frutto di autocandidature e solo per gli ultimi 10 ho voluto provare questa cosa perché si presentava gente priva di motivazioni. E ripeto ancora nessuno ha mai sborsato realmente dei soldi per fare il colloquio. Noi continueremo così comunque. Chi si autocandida con noi deve sapere almeno cosa facciamo. Altrimenti se ne stia a casa o spedisca i cv da altre aziende che magari nemmeno rispondono. Per tutti quelli che ci hanno supportato grazie, a tutti quelli che ci hanno minacciato e insultato dico solo di essere meno incazzati con il prossimo e datevi di piu da fare piuttosto che insultare magari otterrete di più dalla vita.

Alessandro Proto

Vuoi lavorare? Paga!

pubblicato da Giulia venerdì 12 agosto 2011 11:15
Aggiunto nelle categorie Target du jour, Triste mondo malato

L’idea di base è: non sei tu che vieni a lavorare da noi e con la tua opera ci fai guadagnare di più, siamo noi che ti concediamo con enorme magnanimità di venire a lavorare qui. E siccome fare la scrematura dei curriculum è una rogna, facciamo anche che se vuoi fare il colloquio paghi. Cento euro. In contanti.

La ditta si chiama Alessandro Proto Consulting, segnatevelo: potreste trovare annunci di lavoro che vengono da loro. Si inseriscono in una lunga teoria di potenziali datori di lavoro da evitare, insieme a quelli che pagano in visibilità, quelli che richiedono un piccolo investimento iniziale, quelli che per una posizione full time con competenze definite offrono trecento euro al mese in stage e quelli che ti fanno lavorare e poi non ti pagano perché “c’è la crisi”. Tutta gente la cui assenza di serietà è chiara fino dall’annuncio, o si sgama già in fase di colloquio. Sono quelli vaghi su tutto: sulle mansioni, sui tempi del contratto, sulle possibilità di riconferma, sui soldi. Soprattutto sui soldi. Che, vorrei rammentarlo, sono il motivo per cui si lavora, piuttosto che coltivare la propria passione come hobby a tempo perso.

Il contratto offerto dalla Alessandro Proto Consulting sarà almeno principesco, esagerato, ricco di benefit? No. Trattasi di un contratto di collaborazione (ripetete con me: collaborazione) con un fisso di 1.500 euro e provvigioni variabili fra il 20 e il 30% sui contratti chiusi. Collaborazione, ripetiamolo ancora una volta. Certo, in termini relativi sono soldoni: le nostre aspettative sul lavoro sono talmente basse che uno stipendio base ci sembra un lusso. Ma 1.500 euro non sono molti soldi. Sicuramente non giustificano il pagamento di un colloquio.

Dice Alessandro Proto:

Non voglio gente iperqualificata con tanto di master nelle migliori università europee.

Ne sono felice per lui, anche perché dubito fortemente che una persona “iperqualificata con tanto di master” abbia bisogno di cacciare cento euro per lavorare alla Alessandro Proto Consulting. Quelli bravi, sor Proto, se ne vanno a lavorare dove i soldi glieli danno, non dove devono metterceli loro. Da lei arriveranno i disperati, i tonti e quelli che non trovano niente da nessun’altra parte. Quelli che maledicono la sorte perché non hanno una parentela influente a cui fare ricorso per parcheggiarsi in un ente pubblico. Altro che ambiziosi e davvero interessati.

Fatti due conti, la Alessandro Proto Consulting si è messa in tasca almeno mille euro facili, che in un’azienda non sono molti soldi, ma non fanno nemmeno schifo. E glieli avete dati voi, disperati. Concetta Desando conclude la sua intervista augurando buona fortuna ai candidati: io, facciamo che auguro ai candidati di non incrociare mai gente come Alessandro Proto, e nel caso di non dargli dei soldi per provare di essere in grado di fargliene guadagnare altri.

(Grazie, Andrea.)

Saluti dalla Valcomino

pubblicato da Giulia venerdì 5 agosto 2011 18:42
Aggiunto nelle categorie Una che scrive
Commenti disabilitati

Come si dice quando uno è di corsa: veloce veloce da una connessione ballerina. Da questa sera e fino a domenica sera sono in Valcomino, ultima propaggine del Lazio verso l’Abruzzo, al Festival delle Storie. Un sacco di incontri sparpagliati in giro: uno lo modero, a uno partecipo come intervistata, e domenica sera leggo pezzi di Il mondo prima che arrivassi tu con musiche originali , più (se venite lì e me lo chiedete a gran voce) un brano inedito di un romanzo ancora non uscito.

Il programma lo trovate qua.

La sicurezza è un lusso

pubblicato da Giulia giovedì 28 luglio 2011 11:00

Sarà l’aria bassa che si respira qua a Roma, sarà (più probabilmente) che voleva fare un gesto dimostrativo: comunque il Sindaco Alemanno ha diffuso un opuscolo rivolto alle donne, che contiene alcune regole di base per la nostra sicurezza.

Lo potete leggere nella sua interezza qui.

Si parte già bene dal titolo, Sicurezza, un lusso che oggi noi donne vogliamo permetterci: la sicurezza per le donne non è certo un diritto, anzi. È un lusso, qualcosa che normalmente non ci spetta ma che, seguendo le raccomandazioni del signor sindaco, possiamo concederci. I lussi, si sa, come ti vengono dati ti vengono anche tolti: solo l’indispensabile è garantito, e spesso nemmeno quello. La sicurezza, per una donna, è un’incognita.

Si comincia dallo stalking, che da non molto è reato: la legge che lo proibisce è stata promulgata grazie al ministro Carfagna, che giustamente se ne vanta. Nel frattempo, in Italia le donne continuano a morire per mano di fidanzati, amici, fratelli, padri, zii, cognati, mariti, nonché ex di ogni ordine e grado. Ma andiamo avanti: tra i consigli per difendersi dallo stalking leggiamo

  • In caso di necessità ti consigliamo di cambiare il numero di telefono e non utilizzare per un periodo i social network in modo da dissuadere lo stalker nel perpetuare le minacce.
  • Evita possibili situazioni di pericolo ad es. evita di tornare a casa tardi la sera da sola in luoghi bui se lo stalker ha tentato di pedinarti.

Una delle principali cause di disagio, depressione e sofferenza psichica delle vittime di stalking è proprio la sensazione di essere private del proprio spazio personale: non poter più frequentare social network (a proposito, il sindaco e i suoi consulenti lo sanno, che sui social network è possibile bloccare le persone sgradite?), cambiare numero di telefono, non andare nei locali dove si annida lo stalker, non uscire di casa da sola la sera. Una vita claustrofobica, uno stato di paranoia continua che le vittime di stalking conoscono bene. Grazie delle raccomandazioni, dunque, ma lo facevamo già prima. Che ne dite di intervenire, invece?

Dopo il capitolo sullo stalking è il momento delle regole di sicurezza personale, e qui si toccano delle vette di meraviglia. Il succo dell’opuscolo, stringi stringi, è: se vuoi essere sicura nella vita, devi vivere in uno stato di paranoia costante, coprirti bene per non attirare l’attenzione e in generale se stai a casa con la porta sprangata è meglio. (Poi pazienza se ti stuprano a casa, per quello il sindaco non ci può fare niente.) Niente informazioni personali sui social network, borsette nascoste in buste della spesa, niente lettori mp3 che distraggono, niente viaggi in treno da sole, terrore, terrore, terrore.

La vita delle donne, per il sindaco Alemanno, è un inferno costante. Ma non è mica colpa sua: lui che c’entra?

Dalla lettura dell’opuscolo si emerge con un senso di soffocamento misto a una voglia spasmodica di andare a passeggiare nelle zone più buie di Torbellamonaca indossando enormi brillocchi e brandendo un iPhone caricato con i più grandi successi dei Metallica sparati a palla. Solo per sollevare il metaforico dito medio in direzione di un’amministrazione – e, più in generale, una cultura nazionale – che tende a trasformare ogni donna in una vittima potenziale, e a scaricare su di lei la responsabilità di eventuali aggressioni. Se non ti fossi vestita vistosa! Se non fossi andata a passeggiare alla Caffarella! Se non fossi andata a ballare a Capodanno! Se non fossi uscita! Le raccomandazioni della nonna sono infinite. Ma finché è la nonna a fartele, sospiri e poi fai di testa tua. Se ad agitare il ditino è il sindaco della città in cui vivi, dove ogni due per tre si sparano per strada e il rischio di essere aggrediti è ogni giorno più concreto, ti viene un po’ da invitarlo a visitare posti che iniziano per A e finiscono per -ulo.

Una soluzione semplice per la sicurezza delle donne? Chiudiamo in casa tutti gli uomini dopo il tramonto. Non si può fare, certo: sarebbe una gravissima violazione delle libertà civili e personali di milioni di persone innocenti. È giusto che una proposta come questa venga accolta con il disprezzo che merita. Allora non si capisce perché invece privare le donne delle loro libertà civili e personali, anche solo come raccomandazione, sia considerato accettabile, persino auspicabile. Specialmente alla luce del fatto che una donna, statisticamente, è meno sicura a casa sua che per strada; e che il tutto si chiude con un bello spottone per un dispositivo di sicurezza acquistabile al modico prezzo di euro duecentonovantanove.

Insomma, s’è capito, è come i venditori di aspirapolvere: prima ti mostrano quanto è lercia casa tua, poi ti convincono che senza il loro prodotto non puoi igienizzarla a dovere.

Sindaco Alemanno, ci faccia una cortesia: la smetta di prenderci per sceme.

Cose da dire

pubblicato da Giulia domenica 24 luglio 2011 12:18
Aggiunto nelle categorie Spot, Stereogram
Commenti disabilitati

Avevo delle cose da dire su Amy Winehouse, e le ho dette su Stereogram. Poi sono uscita, tornata alle due e mezza di mattina, e ho capito che avevo delle altre cose da dire su Amy Winehouse. Le ho dette su Tumblr. Direi che siamo a posto così.