Anatrema su di voi!
Non so, me lo ricordo solo io il testimone di Bagnacavallo? Quello che predicava contro le “meringatrici” e temeva di “ssssivolaaaare in tentazione”? E’ la prima cosa che mi è venuta in mente quando mi sono trovata davanti l’ennesimo delirio ad opera del cappellano militare più famoso d’Italia, il successore di “Emineeeeems”.
Veramente era un po’ che la si aspettava, questa. Voglio dire, gli americani c’erano arrivati molto prima, a fare il parallelo omosessualità-pedofilia-incesto, e insomma, non è che ci si possa far lasciare indietro da quattro cristiani evangelici. Il cattolicesimo ha un’onorata tradizione millenaria, e non tollera bene i sorpassi in materia di ossessione per i fatti di letto della gente. E non raccontiamoci cazzate, le coppie di fatto eterosessuali non interessano a nessuno, tantomeno a Bagnasco e soci: sono i maledetti froci il problema. Sono loro il seme del male, la massa di peccatori perversi e sodomiti che si agitano nell’ombra per sovvertire l’ordine naturale e creare un mondo in cui non ci sia cosa più divina che scoparsi la cugina, o giù di lì.
Ha ragione chi dice che l’omofobia è il nuovo antisemitismo. Il parallelo calza alla perfezione: attribuzione di malvagità intrinseca, accuse di complotto ai danni della società civile e sovversione occulta, e propaganda spintissima atta a contrapporre la “gente perbene” agli “altri”. E’ un peccato - no, è peggio che un peccato: è uno scandalo - che le affermazioni antisemite vengano immediatamente e duramente condannate, mentre l’omofobia viene protetta dalla libertà di opinione, e una Binetti, un Andreotti, un Buttiglione, un Prosperini non vengono cacciati a calci in culo dal partito di appartenenza. Anzi, vengono ammirati per la loro “onestà intellettuale”, e prontamente riabilitati a seguito di scuse che più farlocche non si può. Sempre che arrivino, le suddette scuse. Dalla ciliciomunita non ho ancora sentito venire neanche una sillaba di pentimento.
Si dice che l’antisemitismo venga condannato più per senso di colpa nei confronti dei morti che di giustizia verso i vivi. Ma anche gli omosessuali hanno avuto i loro martiri: quelli che non sono morti insieme agli ebrei, sono stati arrostiti sui roghi molto prima. Ma non c’è stato sovrano, non c’è governo, non c’è associazione a livello internazionale che ne ricordi la perdita, a monito per le generazioni future. Nessun capo di stato si farebbe beccare neanche morto a difendere i finocchi.
E’ per questo motivo che nessuno salta alla gola del testimone di Bagnacavallo, anche se il parallelo fra l’amore fatto da due adulti consenzienti e la sopraffazione di un rapporto fra un adulto e un bambino, o il casino emotivo di una liaison incestuosa è ributtante, repellente, e del tutto calcolato per creare un male là dove non ne esiste alcuno. Un messaggio pericoloso, e vergognoso, da una Chiesa che i pedofili, quelli veri, li protegge e li occulta.
Ci vuole un fisico bestiale
Non credevo fosse fisiologicamente possibile sudare in piscina.
A circa deci minuti dall’inizio della lezione di aquagym ho pensato: adesso mi viene un infarto. Non mi è venuto. A metà mi sono resa conto di muovermi come Aldo e Giovanni in quella scena di Tre uomini e una gamba in cui fanno le foche, e mi è scappato da ridere. L’istruttrice mi ha chiesto se era il mio primo giorno.
“Sì, dopo cinque anni” ho ansimato.
Avevo la faccia di un interessante color amaranto e serie difficoltà respiratorie.
Però sono viva. Domani non camminerò e non sarò in grado di sollevare nulla al di sopra della testa: ma fa bene, orca se fa bene. Mi sa che faccio anche la lezione di sabato mattina.
E ora, al lavoro.
Trivial pursuits
You scored as Sirius Black. You are the most loyal friend anyone could ask for because you’d go to any length to ensure their safety and happiness. You’re free-spirited and very difficult to confine to a caged life. You love being in the company of those you love and love to show them how much they mean to you. You loathe those who only live for self-gain and show disloyalty. You’re a great person but sometimes its needed of you to think more rationally than being quick to jump into things.
Harry Potter Character Combatibility Test |
Trovato da Typesetter.
Finché non fioriranno i pioppi
Primi segni di cedimento, o forse di rinsavimento, a scelta. Era da cinque anni che non mi segnavo in palestra, azione che di suo ha qualcosa della leva volontaria o della firma in questura, non ho ancora capito bene. Però l’ho fatto (o meglio: ho fatto la visita medica necessaria ad iniziare l’attività fisica, trenta euri grazie), e domani inizio. Aquagym, nello specifico, ché il medico me l’ha detto: per una con la schiena nelle tue condizioni, qualsiasi altra cosa è tentato suicidio.
Così ho deciso di scavare fuori il costume da bagno, un paio di ciabattine e di rimettere in modo le mie giunture arrugginite dall’inattività, e nel contempo magari anche smaltire le cicce attribuibili in larga parte all’eccesso di caffè “Capitolino” (caffè, panna, caramello, gocce di cioccolato, biscottino) consumati nel bar sotto casa. Che per l’umore fa miracoli (il caffè, dico), ma per la trippa un po’ meno. Mi aspetto anche un’impennata dell’entusiasmo, dato che l’attività fisica, anche per i pigri cronici come la sottoscritta, ha un potere strabiliante: riequilibra, tonifica ed allontana i gorghi della paranoia. Tre ore alla settimana in cui sei costretta ad ascoltare l’istruttore sono tre ore alla settimana in cui non stai a sentire l’omino nel cervello.
E le piantine di aster che ho seminato nelle fioriere del terrazzo hanno messo fuori le foglioline dalla terra, e sono tante, tante e carine; e la pioggia che continua a scendere in questi giorni le nutre meglio di quanto possa fare io con il mio bottiglione di Dixan ben lavato e riempito di acqua e fertilizzante.
E questo era l’obbligatorio post primaverile.
Prot prot pronto
No, che moralismo. Non c’è niente di immorale, in una scorreggia. O in un rutto, se è per quello. Non confondiamo la moralità con la scatologia: un cinquenne che ride delle sue puzzette non è immorale, è un cinquenne. Sarà perché non ho cinque anni che non trovo niente di divertente nelle suonerie dei due animaletti petomani, o negli uccellini (uccellini?) che parlano con i rutti. Mi bastavano “a mio cuggino” e “WYOMING!“, per quello. E quel film con Tognazzi che mi sa che finiva male. E non riesco ad immaginare cosa passi per la testa di qualcuno che, avendo raggiunto un’età anagrafica evidentemente superiore ai cinque anni, decida di acquistare una suoneria che fa sì che il suo cellulare scorreggi. O rutti. Dovrebbe far ridere? E se sì, chi? Il proprietario del telefono? Una barzelletta ripetuta dieci volte al giorno viene a noia abbastanza presto. Gli altri? Mi immagino le potenzialità di un simile effetto sonoro in una situazione intima: sei lì con una che hai appena conosciuto, e all’improvviso parte una salve di scorregge. Vengono dal telefonino. Non mi sembra meno imbarazzante. Ti ha appena conosciuto, e tu sei quello col telefonino che scorreggia. Poi magari lei ha il telefono che rutta, e siete fatti uno per l’altra. Va savoir. Però non so, a quel punto perché spendere dei soldi per comprarsela, la suoneria? Non si fa prima a mettere la vibrazione, e quando il telefono suona far partire un sonoro rutto (o equivalente rettale) e poi rispondere tutti compiti “Sì, pronto?” Ché se uno vuol essere spiritoso e sovversivo facendo vagamente schifo, tanto vale andare fino in fondo.
Oh, vi sento, eh. “Il mio telefono fa drin: ho cercato apposta un telefonino che facesse un suono da telefono” (e intanto i telefoni non fanno più drin da vent’anni, e le suonerie che fanno drin te le vendono come suoni anni ‘70). “Il mio telefono è sempre senza suoneria.” “Il mio telefono ha la suoneria fatta a mano da me.” “Il mio telefono vibra e basta.” “Io uso ancora un Nokia del 1997 che pesa come una cabina del telefono.” Insomma, non ce n’è uno che l’abbia comprata, quella suoneria. Tipo Berlusconi, che non si capiva chi l’avesse votato, ma la prima volta che andavi dal tabaccaio ti rendevi conto che c’era un altro mondo: un mondo dove un maneggione dal passato oscuro e dai modi volgari riusciva a diventare Presidente del Consiglio. E c’è anche, sospetti, un mondo dove i telefonini ruttano. L’ipotesi che i due mondi coincidano, a questo punto, è legittima.
You never pick up after yourself
Roma è sporca, anzi è zozza. Non dico niente di nuovo, eh, lo so: fatto salvo il centro storico, che per decenza e turismo si tende a tenere abbastanza pulito, il resto della città annega in una palude di cartacce, rifiuti e merda varia. Colpa del Comune, certo, ma le cartacce per terra non le buttano gli operai dell’Ama.
Sotto casa mia c’è un Punto Snai. Cosa già nota, come è arcinota la mia antipatia nei confronti dello scommettitore come tipologia umana. Maschio, mezza età, fumatore compulsivo, passa la giornata insieme ai suoi simili dentro a una stanza attrezzata apposta per spillargli quattrini. Oltre alla possibilità di puntare soldi sugli sport competitivi, il Punto Snai offre anche una discreta gamma di videopoker, che non credo di avere mai visto liberi. C’è sempre davanti un morto che cammina pronto a giocarsi lo stipendio, per motivi che non mi interessa sviscerare qui. Quello che ho notato, e che non posso fare a meno di notare, è come il marciapiede davanti al Punto Snai sia ricoperto da uno spesso strato di cartacce, cicche di sigarette, foglietti di scommesse evidentemente perse, fazzoletti di carta appallottolati, sputi e altre e varie porcherie lanciate da questi signori. Gli spazzini difficilmente riescono a raccogliere tutto, dato che il marciapiede è bloccato dalle macchine parcheggiate (spesso in doppia fila: la necessità di buttare euro al vento è tale da scavalcare anche il codice della strada, oltre che la decenza).
Proprio in faccia al nostro condominio c’è una piccola striscia di erba attrezzata a parco giochi. Un paio di altalene, niente di più, quanto basta ad accogliere i bambini del quartiere, di recente privati del parchetto della piazza poco distante (un rettangolo di polvere con qualche panchina) perché la zona è stata recintata causa lavori per la Metro C. Una delle due altalene cigolava: qualcuno è sceso e ha tagliato la catena. Adesso non cigola più. Già che scendeva, il signore, poteva buttarci un po’ di CFC e lasciare che i poveri pargoli continuassero ad usufruire dei già miserrimi divertimenti, ma al sadismo e alla piccineria non si comanda. Ma divago. In mezzo a questa specie di aiuola è piantato un cartello: “Vietato introdurre cani”. I cani ci pisciano regolarmente contro, sotto gli occhi annoiati dei padroni, che si guardano bene dal raccogliere le feci depositate dai loro animali dove giocano i bambini, e non solo.
La questione della merda seminata ovunque non è solo una questione canina, anche se praticamente tutti i marciapiedi della zona sono regolarmente concimati dai quattrozampe locali. Non so chi sia ad aver deciso che il cassonetto del riciclaggio carta poteva essere utilizzato anche come gabinetto, ma la puzza di piscio che lo circonda lascia poco spazio a dubbi, e non sono sicura che proprio tutti gli escrementi disseminati nei dintorni siano stati prodotti da animali con la coda. Nei periodi elettorali, la striscia di strada posta dietro i cartelli tappezzati con i simboli dei partiti (o le facce dei candidati, dipende dalla legge in vigore quell’anno) è impraticabile. Il tanfo di bisogni soddisfatti alla bell’e meglio per strada rende preferibile camminare dalla parte in cui scorrono le macchine, piuttosto che dove mingono i cafoni.
I cassonetti del riciclaggio, del resto, vengono svuotati quando capita, e la manutenzione dei cestini (anzi, dell’unico cestino in tutto il vicinato) lascia piuttosto a desiderare. Qualche settimana fa, le viti che tenevano detto cestino appeso al suo paletto hanno ceduto, e l’intero contenuto del cestino stesso (che comprendeva anche alcune borse chiuse e ripiene di rifiuti maleodoranti: eppure non è necessario fare più di dieci metri a piedi per buttare la spazzatura nel posto dove va buttata) si è rovesciato a terra. I cani hanno prontamente provveduto a decorarlo tutto intorno con vezzose cacchine, e lì è rimasto per un pezzo.
Anche il cassonetto della Caritas in fondo alla strada se la passa male. Ho la sensazione che periodicamente venga svaligiato dai senzatetto locali, che però non devono gradire proprio tutto quello che passa il convento, dato che è circondato da mucchietti di abiti scartati.
A coronare il quadro, peraltro già desolante, arriva l’odioso volantinaggio. Quello che mi viene lasciato sotto il tergicristalli diventa immediatamente rifiuto (a proposito: o genitori di studentesse referenziate che cercano casa, avete rotto i coglioni. Lasciate che le vostre figlie si arrangino almeno a trovarsi un posto dove vivere!), e fino a qualche tempo fa anche io lo gettavo a terra. Chi è senza peccato scagli la prima pietra: per scagliare questo macigno, ho dovuto almeno impegnarmi a percorrere i famosi dieci metri che mi separano dal cassonetto della carta, oppure a tenermi la pubblicità in macchina. Ora la mia macchina sembra lei un cassonetto, ma almeno ho la coscienza pulita, se non l’abitacolo.
Roma è zozza, d’accordo: ma questa zozzeria è un concorso di colpa.
Le comuni radici
Soltanto io sono perplessa da questa insistenza sulle “radici cristiane dell’Europa”? Non parlo dell’intervento del Papa, ovviamente, ma delle dichiarazioni del nostro Presidente del Consiglio, che sostiene di essersi “battuto” affinché il riferimento a queste supposte radici comuni venisse inserito nel testo della Costituzione europea. Solo io trovo che, tutto sommato, ribadire che l’Europa è cristiana sia quantomeno uno sputo in faccia ai sei milioni di ebrei, cittadini dei paesi che ora compongono la cartina dell’Ue, morti per mano di gente che sventolava vessilli contenenti un simbolo pagano? Uno sputo in faccia a tutti quelli che cristiani non sono, ma cittadini europei sì, da quando l’Europa era solo un continente e non una comunità? A chi giova, questa memoria corta e prepotente, che annulla le differenze nel terrore della separazione, e così facendo alimenta il desiderio degli esclusi di chiudersi in difesa?
Più acqua per tutti
Questo è un post che per leggerlo bisogna chiudere il rubinetto.
Oggi, 22 marzo, inizia il Mese dell’Acqua. Forse lo saprete, o forse no, ma l’acqua buona, nel mondo, è sempre meno. Difficile rendersene conto, specialmente se (come me) si vive in una di quelle rare città dove ci si può dissetare semplicemente andando in cucina e girando la manopola. Tutti noi abbiamo però memoria di un tempo in cui l’acqua del rubinetto era veramente potabile: a Pordenone non lo è più da anni, ma quando io ero bambina, negli anni ‘70, mia madre lasciava un mestolo di alluminio appeso accanto al lavandino. Se avevo sete, per me era normale riempirlo e bere da lì. Ora, anche l’acqua di Pordenone è acqua al cloro, e le casse di minerale vanno a ruba.
L’acqua buona sta finendo: e se ce ne accorgiamo noi, figurarsi come devono stare nel nord dell’Uganda, dove Amref sta cercando di costruire delle cisterne per la raccolta dell’acqua piovana.
La campagna, insomma, si muove lungo due linee parallele: insegnare a noi a sprecare meno acqua e raccogliere fondi per la costruzione delle cisterne.
Qui ci sono le dieci regole d’oro per risparmiare acqua (non è difficile!)
Fine. Adesso possiamo riaprire il rubinetto. Con parsimonia.
Donna, quella roba lì
Della femminilità, circa, su Sorelle d’Italia.
Che scuse sono?
L’ha detto Cadavrexquis con molte parole, Paolo con molte meno, Babsi con poche sillabe. Lo dico anche io, qui: Piergianni Prosperini fa schifo. Fa schifo lui e tutti quelli che non si sono sentiti minimamente offesi dalle sue parole, etero, gay, bisex, trans o pansessuali che siano. Una persona - un politico, quindi una persona che ne rappresenta altre - che incita all’odio e all’omicidio fa schifo, e non può, non deve cavarsela con delle scuse a metà, un tentativo di giustificare affermazioni ingiustificabili. Dillo, deficiente: pensavi di passarla liscia, raccogliere gli applausi dei nazistelli come te, e andartene a casa contento con la tua “libertà di parola”. Fai schifo, e Fini, oltre a deprecarti, dovrebbe sbatterti fuori a pedate. E con te fa schifo chiunque azzardi a dire che le tue scuse sono un atto di onestà. Scuse un cazzo. Vattene.



