Larsen è morto, evviva Larsen
Psicologicamente, non è troppo un brutto momento per chiudere bottega.
E’ il momento buono per lanciare i cocci dalla finestra, prendere fiato e ripartire di slancio. Alcune cose sono ancora in sospeso, ma una delle più importanti, nel bene e nel male, è conclusa: e adesso la posso salutare, compiere il mio rito di purificazione, farne una barchetta di carta e liberarla.
Questo per me è stato l’anno di Larsen, nato al rientro dalle vacanze di Natale, e morto senza poter salutare nessuno il 15 dicembre del 2006, perché niente era ancora stato deciso, e non si doveva sapere. Sono sempre stata contraria all’accanimento terapeutico, e per questo avrei preferito poter dire ciao e grazie a tutti dallo schermo televisivo, piuttosto che dall’oltretomba di un post.
Non sempre si può scegliere.
Un anno, due stagioni. Quello che ci stava intorno, più spesso che no, era inguardabile. Ma ci ho provato ugualmente, e qualcosa è successo. Qualcosa di stortignaccolo, impreciso, bizzarro e magico.
Un anno di indie rock alla Rai. In un canale così piccolo e marginale da essere passibile di chiusura ad ogni fine contratto, ma alla Rai, anzi: con una redazione a due porte dall’ufficio di Mollica e lo studio a fare angolo con quello di UnoMattina. Nella fortezza del tradizionale & consolidato, sotto il naso di Mimun, Sassoli e Berlinguer. Isolati, scarsamente promossi: “Ma qualcuno ti vede?” Sì, a giudicare dal volume di mail arrivate alla redazione, quando non direttamente all’indirizzo di posta elettronica creato per domare il maelstrom organizzativo. Ma rilevare gli ascolti non è il mio lavoro. Il mio lavoro era andare in onda con un programma di senso compiuto, che si potesse guardare, che fosse godibile.
E’ difficile formulare un’elegia del compagno Larsen, che è stato programma pomeridiano, serale da quaranta minuti, da cinquanta, da sessanta (due volte a settimana), da centodieci (una volta a settimana), con ospiti musicali, ospiti musicali e parlanti, ospiti musicali parlanti e in webcam, con un conduttore, con due (a fasi alterne). Mantenendo intatta l’idea di fondo: portare in televisione l’altra musica, quella che non va a CD:live e non va a Bi.Live, al massimo va a Brand:New (a proposito, che cos’è questo trend di nomi con la punteggiatura in mezzo?), ma siccome Brand:New è registrato e noi andavamo in diretta, da noi ci veniva due settimane prima.
E allora festeggiamo il compagno Larsen, testimone di tanti miracoli (il miracolo dello scioglimento della lingua del laconico Matteo Agostinelli, il miracolo degli Offlaga Disco Pax dal vivo con foto di Lenin in un canale retto da un direttore in quota An, il miracolo del rutto in diretta di Adam Green), di tante piccole e grandi magie (Perturbazione, Paolo Benvegnù, Franklin Delano, Roberto Angelini e Riccardo Sinigallia, solo per citarne alcuni fra i più commoventi), di tanti esperimenti (Scuola Furano e i loro problemi tecnici, Shout vs l’influenza, Bugo in duetto improvvisato con Kama, Father Murphy con il collettino da prete, il megadibattito tra studio e webcam sul diritto d’autore e lo stato delle autoproduzioni, i battibecchi tra Emiliano, Luca G e Acty a tema “Ma quanto è paraculo scrivere i testi in inglese?”) e di tanta gioiosa demenza (RIP Buono-No buono e La risposta non è “Quarantadue”).
Festeggiamo il compagno Larsen, sopravvissuto all’ufficio complicazione affari semplici, alla questua settimanale per racimolare i rimborsi per gli spostamenti, alla batteria acustica che non si poteva mettere e invece alla fine si poteva mettere ops, a sei cambi di formato diversi, alla minaccia della “gente che suona in webcam”, alle crisi di nervi, al licenziamento di Marta e seguenti settimane di lavoro in solitaria fino ad avvenuto sblocco di Alessandro, al piccolo e grande bullismo, alle webcam che non funzionavano, a quelli che bisognava far suonare perché sì anche quando io avevo detto no, a quello che doveva suonare perché sì salvo che poi il giorno prima della diretta si ricordava di avere un concerto e tirava pacco, alla fatica, alle ore in sala montaggio, alle centinaia di telefonate, ai bidoni della sera prima, ai ritardi, alle incomprensioni, alla voglia di mollare tutto per la frustrazione.
Celebriamo la vita del compagno Larsen, che ci lascia con dolcezza avendo fatto il suo dovere. Sicuramente dimentico qualcuno, ma come fare a non salutare e ringraziare, in ordine sparso, oltre a quelli già citati, Non voglio che Clara, Cesare Basile, Marco Parente, FR Luzzi, Marco Bellotti, Sikitikis, Settlefish, Studio Davoli, Beaucoup Fish, Be-Hive, Black Circus Tarantula, Eskimo Trio, Disco Drive, Valderrama 5, Numero6, TheNiro, Les Fauves, Inigo, Pecksniff, Cut, Mosquitos? E tutti quelli che si sono comprati una webcam apposta per partecipare? E quelli che hanno attraversato Roma nel minor tempo possibile all’uomo per essere in studio con noi?
Un anno di indie rock alla Rai può finire solo con un funerale stile New Orleans: la banda suona e accompagna il compagno Larsen al suo ultimo riposo. Seguiranno video commemorativi.
E voi, se avete mai partecipato, guardato, scritto: lasciate un commento qui sotto. Sarò contenta.
E buon 2007 a tutti.
There’s nothing Nietzsche couldn’t teach you about the raising of the wrist
“We find your American beer is a little like making love in a canoe.”
“… making love in a canoe?”
“Fucking close to water!”
Mancano cinque giorni alla fine dell’anno! E tanto per andarci con lo spirito giusto, cominciate a dare un’occhiata a questo.
Imparatelo bene (ci sono anche i sottotitoli), e se la notte del 31 vi dovesse cogliere la malinconia per l’anno trascorso, canticchiate. Viene meglio in gruppi numerosi come dimostra il filmato. Se riuscite a farla imparare a un sostanzioso numero di amici anglofoni o anglofili, potrebbe essere una meravigliosa sigla di chiusura o di apertura dell’anno vecchio/nuovo.
Se no c’è sempre questa. Che dopo aver applicato quella forse viene meglio ed è più difficile sbagliare le parole.
Aggiornamento: e ti credo che nessuno ha capito cosa volevo dire. Avevo linkato lo stesso sketch due volte. E senza toccare neanche un goccio.
Adesso è a posto.
Natale sconvolgente, a tratti allucinante
Ho impiegato anni, dico anni, a prepararmi e corazzarmi per il rito del Natale in famiglia. Un rito che mi piace da matti fino alle 8.30 del 25 mattina, quando si scartano i regali, e poi si trasforma regolarmente in un incubo a base di “Ma quando ti sposi?” e derivati. Anni impiegati ad elaborare risposte adeguatamente evasive e soavi che purtuttavia contengano in maniera equivocabile il meme “Sono cazzi miei”. Anni rassegnati ad ingurgitare sempre lo stesso pasticcio di carne e lasagne, le stesse verdure stufate, lo stesso arrosto, gli stessi dolci (solo l’ingresso in famiglia della compagna moldava di mio cugino è riuscito a movimentare, seppur leggermente, il menu tradizionale), lo stesso vino e le stesse, identiche conversazioni sui giovani d’oggi che non sono più quelli di una volta. Anni in cui, alla fine, ho imparato a divertirmi, guardando quello che succede intorno a me come si guarda un film già stravisto e sempre identico, un polpettone di confortante meraviglia, nella sua prevedibilità.
Anni, ci ho messo, cazzo. E ora sono pronta.
Proprio quest’anno dovevano scegliere, i miei, per passare il Natale a casa di mia sorella allo scopo di conoscere i genitori del suo fidanzato?
Sex and the average American
Gli Americani sono quelli che negli anni ‘80 si scandalizzavano per i bustini di Madonna, negli anni ‘90 per i video fetish di Madonna, e nel 2000 per i baci lesbici di Madonna a Britney Spears. E sono anche quelli che da due anni tormentano Janet Jackson per la storia della tetta in libera uscita al SuperBowl. Due anni per una tetta, mentre da noi quella che faceva i pompini alla Farnesina sta a Buona Domenica con le bocce al vento e fa gli spot per i telefonini dove tutta tronfia sgancia battute sulle sue avventure mercenarie. Devo capire se sono molto avanti loro, o noi, o se siamo tutti da buttare.
Certo che gli americani stanno male. Prendiamo la questione dell’educazione sessuale. Un recente sondaggio su un vasto campione di adulti fino ai 60 anni ha indicato che circa il 90% degli intervistati ha avuto rapporti sessuali prima del matrimonio. Sì, OK, la scoperta dell’acqua calda: la gente tromba. Andate a dirlo a George W. Bush, il cui governo ha deciso di finanziare esclusivamente i progetti di educazione sessuale basati sull’astinenza. Non stiamo parlando del Papa, che le corbellerie in materia le dice per rispetto a San Paolo Apostolo e in osservanza a una dottrina che funziona meglio con la gente frustrata: ha le sue ragioni, è marketing. Quali sono le ragioni di un capo di Stato? Mantenere la fiducia dei fondamentalisti cristiani? OK, è marketing anche quello, allora. Il problema (che non è un problema solo degli americani, come testimonia l’antologia di assurdità riportate in questo blog) è che non solo i ragazzini hanno un bisogno spasmodico di sapere come funzionano i loro corpi, ma anche che 1) non si può pretendere di vivere in una società fortemente sessuata e di avere contemporaneamente adolescenti casti e 2) gli adolescenti sono programmati per avere gli ormoni a manetta tutto il tempo. Acqua calda a secchiate, ma ci sono almeno due governi al mondo che si rifiutano di riconoscere questo semplice fatto e porvi rimedio con una corretta informazione: quello americano, e il nostro.
L’idea che i ragazzini non facciano sesso se nessuno gli spiega come farlo è contraddetta dall’evidenza di qualche millennio di evoluzione. In compenso, forse i ragazzini metterebbero al mondo meno ragazzini (e si beccherebbero meno malattie veneree) se qualcuno si prendesse la briga di spiegare loro come evitarlo.
Questo per il punto uno.
Punto due: le americane stanno male. Mentre qui da noi i ranghi delle trentenni single e felici si ingrossano di giorno in giorno, le donne della Land of Hope and Freedom mantengono un’atavica fissazione per il matrimonio. Non tutte, ma molte: e questa fissazione, accoppiata a un rapporto non proprio sereno con il sesso, genera mostri.
Dawn Eden (née Goldstein) ha trentasette anni, si è convertita al cristianesimo prima e al cattolicesimo poi e, a suo dire, ha scelto di vivere casta nella convinzione che questo possa renderla più felice e, come ulteriore risultato, aiutarla a trovare marito. E ci ha scritto sopra un libro. Leggere per credere: una donna che è passata da una vita di relazioni casuali (la più lunga? Nove mesi. A malapena il tempo di conoscersi un po’) a una vita di castità totale, basata sull’idea che il sesso non possa essere praticato senza aspettative di tipo romantico, e che la pratica rubi spazio ed energie alla vita reale. E che una volta sposati, ehi! Andrà tutto benissimo, sarà tutto bellissimo, ciuleremo orgasmicamente per sempre perché siamo sposati, e quindi tu uomo mi attribuisci tanto valore da restarmi vicino tutta la vita e io donna sono molto gratificata da questo e quindi saremo felici per sempre.
(E io che pensavo che gli anni ‘50 americani fossero finiti anche in America.)
Una donna che adesso sta con un uomo con cui fa tutte queste cose meravigliose, vanno ai musei, si tengono per mano in pubblico, e il non fare sesso è una cosa meravigliosa se non sei sposato, perché se fai sesso senza essere sposato poi ti viene l’ansia e non hai tempo per le amiche e finisci per pensare alle tue amiche a compartimenti stagni, tipo questa è quella con cui vado al cinema e questa è quella con cui chiacchiero, e il nesso c’è ma non si vede, giuro che c’è, giuro giuro. Comunque ho molte fantasie sessuali sul mio fidanzato, ma le respingo perché non voglio rimanere delusa se poi lui non le rispetta al millimetro. Maniaca del controllo? Io?
Dawn Eden ha trentasette anni, e una paura fottuta di rimanere sola per sempre. “Chi mi pulirà il culo a ottant’anni?” Beh, tesoro: la vita è stronza e complicata, e alcune persone - in maggioranza donne - finiscono a vivere sole proprio a quell’età. I figli se ne vanno, i mariti muoiono, non sempre le cose vanno come pensi tu. Deal with it.
La cosa interessante in tutto questo è proprio la tendenza americana a generalizzare l’esperienza. Una trentasettenne con evidenti problemi di ansia, complessi di inferiorità ed aspettative poco realistiche riguardo alla vita matrimoniale (una donna che, per inciso, ha così poco rispetto per le idee altrui da essersi fatta cacciare per aver modificato l’articolo di una collega in modo da riflettere le sue opinioni personali) scrive un libro per raccontare il suo rifiuto del sesso, e un editore subito pensa che pubblicarlo sia una buona idea. Sicuramente il mondo è pieno di maniaci del controllo alla continua ricerca di un guru, ma cercarlo in questa Miss Havisham mi sembra un’idea bizzarra.
Gli americani stanno male. Non seguiamo il loro esempio.
Autotune in
Questa sera, dalle 22.00 alle 24.00, in diretta: la seconda puntata di Autotune, un programma di musica ma anche no.
Per ascoltarlo, basta cliccare sul logo all’ora indicata.
Tutto qui.
(Noi invece ci rivediamo fra poco.)
Girl gone wild
Che noia Miss America, no? Voglio dire: che noia le miss in generale, con i loro sorrisi congelati, le misure palindrome, le frasi preregistrate, i fidanzati d’ordinanza, le lacrime alla proclamazione, le aspirazioni cinematografiche, la virtù inattaccabile.
Che noia Miss America: almeno, fino a quest’anno.
Un silenzio assordante
Allora.
Si era detto che i commenti non funzionavano perché c’era un problema. Risulta che il problema, in sunto, è che il provider mi ha chiuso l’accesso ai commenti (senza avvertirmi prima, per inciso) per via di una falla in uno script che permetteva l’accesso a una serie di poco simpatici hacker. Una roba tennica, insomma, ma che non sono in grado di risolvere da sola.
Andrea (che se la vita fosse un presepe lui sarebbe l’angelo che dondola sulla grotta, quello attaccato per le ali col filo da pesca) e io stiamo già lavorando alla soluzione del problemillo (tranquillo, Darkripper: ti tengo aggiornato mentre ti curi l’influenza).
Quando tutto sarà risolto faremo squillare le trombette, pereppeppè.
Fate l’albero, io arrivo subito. Per dirmi cose, c’è la mail.
“E’ solo sonno arretrato”
Silvia ha creato sul sito del canale la pagina di Larsen. In fondo alla pagina c’è anche il link al promo della trasmissione.
Autotune reloaded
Non avete ascoltato la diretta?
Scaricatevi la differita!
Avviso ai naviganti (aridanghete)
Qualcuno avrà notato che sul blog è impossibile lasciare commenti.
(Qualcuno si è anche preoccupato.)
Ho già segnalato la cosa a chi di dovere. Per le cose urgenti c’è la mail. Ma c’è qualcosa di urgente, in un blog?




