Saitenereunsegreto?

Love/Hate

inserito in Sono fatti miei, Bric à brac da Giulia il 31-03-06 alle 08:49

I Negramaro hanno estratto quattro singoli dall’album. Nessuno esattamente brutto, anzi, tutti belli. Perfino l’ultimo, Nuvole e lenzuola, musicalmente è più che gradevole. Eppure, non credo si possa andare avanti molto somigliando a turno a tutti i gruppi più popolari fra i ggggiòvani. Un giorno sei i Muse, poi diventi i Keane, poi diventi i Coldplay e adesso tenti i Bloc Party. Bravi, bravissimi, ma per favore, o vi inventate qualcosa, oppure vi decidete e copiate un gruppo solo, oppure tutti contemporaneamente in tutte le canzoni.

Quante volte ho detto che amo i Go! Team? Non abbastanza, temo.

Sento che un amore potrebbe nascere anche da un incontro prolungato con la voce di Beth Ditto, carnosa cantante di The Gossip. La fusione fredda di Eartha Kitt e Janis Joplin.

Non ho ancora sentito il nuovo album di The Streets. Devo. Lo farò stasera. Anzi, lo farò adesso, mentre mi accingo a fare i mestieri preserali e la cena. Poi vi dico.

Me ne vado. Non aspettatemi alzati, potrei fare tardi.

La fede muove le montagne

inserito in Bric à brac da Giulia il 30-03-06 alle 08:12

…perché non gli autocarri?

La mentalità del gallo

inserito in Triste mondo malato da Giulia il 28-03-06 alle 12:46

Liberarsi dalla cellulite: un problema pressante, anzi, che dico, una missione per milioni di donne. Fanghi, creme, massaggi, chirurgia estetica, centri di dimagrimento che promettono di disintegrare fino all’ultima cellula grassa sulle cosce, fino a renderle compatte e sode. Un traguardo da raggiungere a tutti i costi.

Perché?
Ce lo spiega la pubblicità, che come sempre arriva ad illuminarci d’immenso.

Perché non c’è niente di più desiderabile che camminare per la strada e sentirsi fischiare dietro: “Eeeehi, bella!” Camminare per la strada chiappe al vento, si presume, perché a meno di possedere la vista a raggi X, è difficile che il galantuomo in questione possa discernere l’esistenza degli odiati cuscinetti oltre jeans o anche solo gonne di lunghezza ragionevole.

Non avremmo mai pensato che la risposta all’annosa domanda posta da Freud ci potesse essere fornita dallo spot di un anticellulite pubblicizzato sulle reti nazionali. Che cosa vogliono le donne? Era così facile: vogliono, desiderano, anelano a liberarsi dalla cellulite. Solo così potranno essere finalmente ottenere la gratificazione di essere importunate in pubblico.

L’Unto dal Pingitore

inserito in Spot da Giulia il 27-03-06 alle 11:24

Cosa fa un uomo quando la sua donna è bloccata a letto con la schiena semiparalizzata?
Le cose di tutti i giorni: esce, compra il latte, il pane, la carta igienica e con tutte queste cose sottobraccio se ne va a un comizio elettorale di Pippo Franco.

Communishts

inserito in Spot da Giulia il 27-03-06 alle 05:37

A quanto pare, anche Newsweek è in mano alle sinistre catastrofiste e pessimiste, dedite agli attacchi alla persona del Premier.

Fonte: L’Unità online

Imprevisti e probabilità

inserito in Sono fatti miei da Giulia il 27-03-06 alle 12:53

Lo sapevo che grattare energicamente le piastrelle del bagno non poteva farmi bene. Ieri sera, il dolore alla schiena era forte, ma riuscivo ancora a camminare. Stamattina mi sono alzata dal letto, mi sono trascinata in bagno - letteralmente - e sono svenuta.
Svenuta, proprio svenuta. Crollata verticalmente, grazie a Dio fra le braccia di qualcuno che, preoccupato dal fatto che non riuscivo a mantenere la posizione eretta, mi stava sostenendo. Sudori freddi, nausea, vista annebbiata, bum giù per terra.

Colpo della strega, lo chiamano. A me, il colpo deve averlo dato direttamente Lord Voldemort.

Siccome non posso camminare, sto a letto ad ascoltare la radio. Siccome non posso camminare e lo stereo è lontano, sono costretta a sorbirmi qualsiasi cosa esca dalla radio. Meno male che c’è la wireless (e speriamo che tenga): leggere Jude the Obscure tutto il giorno potrebbe avere effetti devastanti sul mio umore, già peraltro molto provato. Thomas Hardy, come tutti i grandi narratori, ha la caratteristica di illuderti fino alla fine che la storia non andrà veramente come sai che andrà. Fino all’ultimo, sei lì che speri che Jude e Sue si sposino, che si arrendano alle convenzioni e si salvino dal crudele destino che li attende in una società che non perdona le libere scelte di vita. Fino all’ultimo, anche se hai visto il film, conosci il finale, hai perfino letto gli appunti delle compagne d’università che ci hanno fatto l’esame sopra, quanto è bella la critica letteraria fatta seriamente, e sai che Arabella rappresenta il desiderio animalesco, Sue quello spirituale, e Jude la sintesi tormentata fra i due. E tutti finiscono male.

Insomma, mi sorbisco in silenzio tutto quello che esce dalla radio, incluse le pubblicità secondo cui ogni seno è bello basta che sia sodo, incluso Antonello Venditti che, me ne rendo conto adesso, non ho mai potuto soffrire, neanche nella fase in cui qualcuno lo trova apprezzabile (anni ‘70: è passato un po’ di tempo). Fa bene, questa passività in assenza di zapping: mi costringe alla pazienza. Però i Black Eyed Peas mi hanno sempre fatto venire voglia di scagliare la radio dalla finestra. Programmarli equivale a una punizione crudele e inusuale. Chissà se la Convenzione di Ginevra protegge anche i prigionieri delle patologie osteoarticolari?

Dal lavoro hanno già chiamato due volte. Spegnerei il telefono, se non fosse l’unico mezzo di comunicazione che ho oltre al computer. Il mio medico curante non si fa trovare. Devo aspettare questa notte per poter avere la guardia medica e l’iniezione di Voltaren di cui ho così disperatamente bisogno. Qui a Roma, la guardia medica di giorno non viene.

Mi trovate qui. Se la connessione non cade, avrò molto tempo per chiacchierare.

Parla con me

inserito in Sono fatti miei da Giulia il 26-03-06 alle 09:55

“Dove sei?”
“Qui.”
“Qui dove?”
“Qui. Davanti a te.”
“E allora perché non ti vedo?”
“La tua percezione è oscurata.”
“Sei il guru più stronzo che mi potesse capitare. Se fai il trucco del trompe-l’oeil, almeno evita di grattarti il naso. Si vede.”
“Sono allergico alle lagne, mi fanno starnutire” fa lui, tutto allegro, e con una piroetta si materializza nell’aria.
“Ti stupirai, ma non sono qui per lagnarmi. Puoi risparmiarti i trucchetti da prestigiatore da sagra.”
“Questa è una novità. Allora?”
“Stai zitto un momento e ascolta. Sono andata a vedere Il caimano.”
Esticazzi.”
“Lo sapevo che sotto sotto eri di Torre Angela. Vabbè. Siccome sei un guru, non puoi fare altro che starmi a sentire. Per cui, stammi a sentire così te la sciacqui in poco tempo. Altrimenti stiamo qua a prenderci per il culo a vicenda, tu perdi la pazienza, io anche, e quelli che ci leggono ci mandano pure affanculo.”
“OK. Parla.”
“Dicevo. Sono andata a vedere ’sto benedetto film di Moretti di cui ormai hanno parlato cani e porci, ma non è per questo che te ne parlo. A parte il fatto che sono andata a vederlo in un multisala di proprietà di uno a cui il film stesso non sarà piaciuto poi tantissimo, anche se in pubblico dice il contrario per non fare quello che se la prende. Bòn. E lo avevano messo in una saletta minuscola. Per caso, eh. Comunque: e non fare quella faccia annoiata, adesso arrivo al punto. Dicevo: quaranta minuti prima dello spettacolo erano rimasti solo posti cervicale.”
“Eh?”
“Dalla terza fila in avanti.”
“Ah.”
“Vediamo il film, tutto molto bello, tutto molto interessante, tutto molto che l’avevamo letto sui giornali il giorno prima e non c’era rimasto niente di cui stupirsi. Ma c’è questa scena. Questa scena in macchina che è un po’ un topos del cinema di Moretti. Dio come parlo bene. Che ci sono Moretti e Silvio Orlando…”
“Non me lo raccontare, ché voglio andare a vederlo anche io!”
“Ha ha ha. Vabbè. Comunque. C’è questa scena…”
“Forse dovresti avvisare che stai per svelare una scena chiave del film.”
“Sì. Ecco. Sto per svelare una scena chiave del film, se non volete saperne niente smettete di leggere adesso. Eccetera.”
“Meglio. Vai avanti.”
“Hm. C’è questa scena, insomma, in cui Moretti canta a squarciagola e Silvio Orlando e Jasmine Trinca cercano di convincerlo ad interpretare il caimano nel film, e lui non vuole perché sta scrivendo una commedia. E alla loro insistenza sulla necessità di un film di denuncia, risponde che chi vuol sapere, sa e chi non vuol sapere non sa. Che tutto è pubblico e noto, e quindi non sarà un film biografico a cambiare il corso della politica italiana. E canta e dice, in sostanza, che se ne fotte. Che non c’è niente da fare.”
“E allora?”
“Allora, ti dico. Questa saletta piena di gente che ridacchiava. E forse tutti hanno pensato che era vero, e che le persone che volevano sapere e già sapevano erano tutte lì, a farsi venire l’ernia cervicale per vedere un film su uno che non riesce a fare un film. Ed erano gli stessi che si sono comprati il DVD di Diario narrato tutto come se questi dodici anni fossero finiti, alle spalle, con i mausolei, i processi penali, gli stallieri mafiosi e quant’altro, tutto concluso, impacchettato e consegnato alla storia con un sospirone di sollievo.”
“Non ti seguo.”
“Lo so. Infatti non ti sto chiedendo un parere su questo. Ti dico solo: eravamo tutti lì. Siamo andati a vedere il film anche un po’ per sentirci fra amici, lontani dalla cultura del Bagaglino e delle tettone in TV. Siamo andati a fare ‘il pubblico di Moretti’, quelli che da anni vanno a vedere i suoi film per ridere di se stessi, che si sganasciano durante la scena del matrimonio marxista-leninista e ogni volta che vedono D’Alema (ma ultimamente, più spesso, Rutelli) pensano ‘Di’ qualcosa di sinistra’. Gli altri, quelli che ‘lo odiate perché è un vincente’, a vedere quel film non ci vanno. Non perché non sappiano o non vogliano sapere, ma perché quello che sanno non li tocca minimamente. Gli sta bene così, e lo rifaranno, perché gli arraffoni sono i loro eroi. L’arraffone vince anche grazie a loro. Lo amano talmente tanto che sono felici di farsi ciucciare soldi e dignità, capisci? Si identificano con lui. Sono convinti che sia andato avanti per merito, che si sia fatto da solo. Coltivano il loro sogno di farsi da soli come lui. Ma sono troppo piccoli, e nel loro mondo le valige piene di soldi non cadono dal soffitto. Però la speranza li manda avanti.”
“Mi hai fatto venire l’orchite, ma ti adesso ti seguo. Fai la domanda che sei venuta a farmi.”
“Sì.”
“Vai.”
“… no. Niente. Ciao.”

Identità europea

inserito in Bric à brac da Giulia il 25-03-06 alle 12:10

Appena ricevuto da Namebay:

Gentile cliente,

L’apertura completa dei nomi di dominio in .eu avvicinara ![sic]

Hai pensato a proteggere la tua identità europea su internet ?[sic]

Larsen: the aural adventures

inserito in A TV eye on me da Giulia il 24-03-06 alle 10:25

Dicono che abbiamo assistito a un evento fuori dal comune: Matteo degli Yuppie Flu che chiacchierava a manovella. Lì per lì, non avendo mai assistito a una loro apparizione televisiva, non mi sono resa conto dell’eccezionalità del fenomeno. Che, per intenderci, gli esperti sostengono si verifichi solo dopo l’assunzione di un minimo di sei birre.
Finora, le loro interviste davanti alle telecamere avevano seguito all’incirca questo copione:
Enrico Silvestrin: “La vostra musica è un po’ elettronica?”
Yuppie Flu: “Sì.”
Avremmo forse dovuto comprendere dall’intensità dei segnali divini (una grandinata apocalittica che ha bloccato il gruppo in macchina davanti all’ingresso della palazzina B per qualcosa come mezz’ora) che un grande prodigio stava per verificarsi. In seguito, non si è potuto che prenderne atto, con reazioni uguali e contrarie a quelle di Michelangelo alle prese con il Mosè.

Ancora non siamo riusciti a catturare lo streaming delle puntate, però la buona volontà del mio autore di riferimento ha prodotto, come già per gli Offlaga Disco Pax, l’mp3 con la registrazione audio di tutto lo show.

Se volete scaricarlo, lo trovate qui.

Larsen: lasciapassare A38

inserito in A TV eye on me da Giulia il 23-03-06 alle 10:16

Per fare sì che gli Yuppie Flu possano accedere al fortino di Saxa Rubra (non a caso, nel progetto originale un penitenziario), abbiamo dovuto compilare una quantità kafkiana di moduli, fra cui un’autocertificazione di proprietà degli strumenti che porteranno dentro con la macchina, comprensiva di dichiarazione finale che dice più o meno “questa è roba nostra e giurin giuretta ce la portiamo via appena finito”.

Al momento, credo, tre quinti dei nostri eroi (Matteo, Dodo e Kyle più fidanzate) sono sulla strada per Roma.
Non mi hanno ancora telefonato segnalando code apocalittiche. Speriamo bene.

Potrete vederli, come al solito, sul canale 809 di Sky, sul digitale terrestre, oppure qui, alle 14.45 circa.