Saitenereunsegreto?

La morte dell’amore

inserito in Bric à brac da Giulia il 30-11-05 alle 10:15

Non sono mai riuscita a trascinarmi davanti al teleschermo per guardare quel malloppone in costume che deve essere Elisa di Rivombrosa, anche se ho rischiato brevemente di lavorare per la rivista ufficiale della serie. (Editore: “Non conosci nessuno che ti possa prestare le videocassette?” Io: “Nessuno dei miei amici guarda Elisa di Rivombrosa.” Un colloquio inutile.)
Però so (perché lo sanno tutti) che il marito di Elisa è defunto in un agguato, in una scena lacrimosa di morte sotto la pioggia. Un marito, badiamo bene, la cui conquista è durata la bellezza di un’intera serie. Se l’era sudato, come dire.

Ora ditemi, orsù, spettatori della serie: com’è possibile, per le leggi immutabili del romanticismo televisivo, che la Vostra già proclami nei trailer “Io vado a Napoli perché lì c’è l’uomo che amo”?
Che fine ha fatto l’amore eterno?
Che non sono passate neanche tre puntate da quando è morto quel poveraccio?
Perché sono sempre i migliori che se ne vanno?
Dove sono finite le mezze stagioni?
E dove vanno le anatre di Central Park quando il lago ghiaccia?

Synchronicity

inserito in Sono fatti miei da Giulia il 27-11-05 alle 05:07

Me ne sono accorta qualche giorno fa. Negli ultimissimi tempi ho perso il passo. Non riesco più a fare tutto quello che dovrei, e ho cominciato a buttare via senza pensarci occasioni preziose per stare dentro al mondo. Mi invitano ad andare in posti dove normalmente non andrei, e io rifiuto per eccesso di stanchezza. Poi scopro che mi sarei anche divertita e avrei conosciuto gente interessante, ma è troppo tardi. Due gocce di pioggia, e invece di andarmene a un concerto che sicuramente mi sarebbe piaciuto (con, mi dicono, ospiti d’eccezione a sorpresa: qualcuno mi sa dire se Erlend Oye ha davvero aperto per i Baustelle al Circolo degli Artisti, ieri?) mi involtolo in una copertina e mi sdraio sul divano a leggere. Sì, OK, ci siamo appena spesi quel famoso buono da 150 euro in libri, ma insomma.

Mi sto come ripiegando su me stessa, non so se per eccesso di stimoli o per eccesso di tensione o solo perché stando fuori casa e nel casino più totale tutto il giorno, la sera voglio solo imbozzolarmi, e più spesso che no finisco per addormentarmi come un ciocco. Quando non lavoro, penso che dovrei lavorare. Quando lavoro, produco un terzo di quello che dovrei. Avrei bisogno di esercizio fisico, uscite infrasettimanali (per tacer dei fine settimana), una dieta migliore (panini e fritti ogni giorno finiranno per uccidermi, senza contare il fatto che le mie gambe stanno lievitando), e mi manca l’energia per rimediare a tutte queste carenze. L’orizzonte lavorativo, che nei giorni di sole mi sembra una favolosa vallata verso cui cavalcare sulla colonna sonora di Bonanza, nei giorni di pioggia (effettiva o metafisica) mi sembra un buco nero pronto a convertirmi in antimateria, invertendo in modo irrimediabile la polarità generalmente positiva della mia vita. I cambiamenti che mi aspettano a partire da gennaio sono i più grossi di tutta la mia vita professionale. Mi aspettavo di evolvermi, ma non così rapidamente. Quando ho fatto quel provino, mi aspettavo di finire dietro alla telecamera, non davanti. E una volta finita davanti, mi aspettavo di starci molto meno, di avere molta meno responsabilità. E invece, lo ha detto bene la nostra curatrice Laura, “La vita ha più fantasia di noi”. Per fortuna.
Sto diventando grande, lo sai che non mi va.

Non sono sicura di poter risolvere la cosa con il ginseng. Non sono sicura di poter risolvere la cosa, punto. Forse è solo un buon momento per fare come il cinese.
E per uscire di più. Anche controvoglia.

Cassonetto differenziato per il frutto del peccato

inserito in Triste mondo malato, Spot da Giulia il 23-11-05 alle 04:50

Guia Soncini e io stiamo sulle stesse posizioni. E’ uno dei due motivi per cui non parlo in maniera estesa dell’attacco delle sottane rutilanti (con Ciccio Storace come braccio armato, per quanto armato male) alla legge 194. Leggetevi il suo articolo, che mi sembra sintetizzi bene il motivo per cui l’attuale dibattito sulle interruzioni di gravidanza non è altro che una misera pagliacciata a scopo elettorale e propagandistico.

L’altro motivo invece risiede in questo post, scritto un po’ di tempo fa. Contiene anche i link al testo della legge 194, la cui lettura chiarisce perfettamente come l’intervento dei famigerati volontari anti-aborto sia alla meglio inutile, alla peggio dannoso.

Aggiornamento:
Wittgenstein mette gentilmente a disposizione il pdf dell’articolo.

L’amore è uguale per tutti

inserito in La Giulia consiglia da Giulia il 20-11-05 alle 11:52

Può capitare, ogni tanto, di scoprire l’acqua calda. Ieri ho letto, con vari anni di ritardo sulla sua prima pubblicazione, Generations of Love di Matteo B. Bianchi. L’ho letto tutto ieri perché è un libro che va via agevolmente in poche ore.
Non si tratta di un romanzo stilisticamente ricercato: gli eventi seguono una successione temporale più o meno lineare, il registro linguistico è colloquiale, la sintassi è pulita, i personaggi sono dipinti in maniera nitida. Però le pagine girano, il lettore viene catturato, vive con la gente che popola la narrazione, vuole sapere come finirà. La storia, in ogni parola, in ogni riga, è intrisa di una potentissima verità emotiva.

Digressione: in questo senso si capisce come mi siano bastate tre pagine di Il catino di zinco per capire come mai Margaret Mazzantini sia considerata una scrittrice da “borsetta” (vedere a proposito la definizione di Tommaso Labranca, se si riesce a trovarla). Tre pagine per stancarmi di una scrittura vecchia uscita da dita giovani, che sembra una posa perché probabilmente lo è; una scrittura faticosa, a volte ellittica, non funzionale alla narrazione ma fine a se stessa. Una scrittura che da sola dice “ehi! Guardate come sono brava! Racconto una storia come l’avrebbero raccontata i grandi scrittori di una volta!” e poco male se quelli che un tempo erano termini di uso comune ora sono arcaismi. Più che evocativa, è una scrittura imitativa d’altri tempi. Un’emozione imitata non sarà mai uguale a quella vera.

Generations of Love viene probabilmente considerato un libro meno “libro”. È un libro che parla la lingua dei suoi protagonisti, una narrazione “a giochi fatti”, un bilancio di vita del narratore che, da adulto, ripercorre se stesso. E fino qui, niente di strano.

Il motivo per cui questo libro va letto è un altro. Generations of Love va letto perché, fra i tanti romanzi di formazione ad argomento omosessuale, è uno dei pochi che racconti la normalità dell’essere gay e l’universalità del sentimento amoroso. La verità emotiva, oltre che nel linguaggio, sta proprio nel modo in cui l’essere omosessuali (orientamento sessuale che, in letteratura, serve ancora come nodo narrativo e leva fondamentale di una trama) è messo davanti al lettore in tutta la sua banalità. I protagonisti della storia, al di là di una lieve flamboyance congenita, non sono versioni lombarde del Dottor Frank’n'Furter. Sono ragazzi che, in perfetta tranquillità, amano altri ragazzi. Sono anche ragazzi che amano ragazze, mica no. Alcuni di loro sono sessualmente più avventurosi. Altri meno. Il sesso, in questa storia, entra nella misura in cui è funzionale a comprendere le emozioni dei personaggi, a volte anche nella sua negazione, e senza mai stringere l’inquadratura sui dettagli intimi. Quando il protagonista (proiezione dell’autore stesso, ma l’autobiografismo non è il nocciolo della questione) entra in una sauna olandese, il suo disorientamento e la fuga, dovuta ad una ferita amorosa ancora fresca, suonano veri perché sono veri. Della serie, ooooh, finalmente qualcuno che ci dice che non tutti i gay sono sfrenati entusiasti del battuage. Finalmente una storia che racconta come l’amore faccia male a tutti, etero, gay, bi e indecisi, perché l’amore è uguale per tutti, alla faccia di Famiglia Cristiana.

Generations of Love non è, quindi, una storia gay. È una storia comune di crescita comune, speciale solo nel raccontare una normalità che in Italia ancora non viene considerata tale. È un peccato pensare che chi lo leggerà non avrà bisogno di questa illuminazione, e chi invece lo schiverà, a causa delle indicazioni sul retro di copertina (”romanzo generazionale gay”, come dire, pussa via etero, non è roba tua), forse dovrebbe proprio leggerlo.

La verità vera ce l’abbiamo solo noi

inserito in Triste mondo malato da Giulia il 19-11-05 alle 05:17

Come è “non vera” una celebrazione sacramentale tra due battezzati che hanno abbandonato la fede, così è “non vera” l’unione fra due omosessuali, perché non risponde al desiderio profondo dell’umanità di uscire dalla solitudine, come nell’unione tra uomo e donna.

Giordano Mauro, teologo, su Famiglia Cristiana

Non so se l’ho mai detto

inserito in Sono fatti miei da Giulia il 17-11-05 alle 05:03

Lo dico adesso.
Ho notato che spesso il titolo di questo blog (e, per estensione, quello della sua tenutaria) vengono associati a quello di Sophie Kinsella, e omonimo romanzo.
Orbene, non solo non l’ho mai letto, ma la prima incarnazione di questo posto (con relativo titolo) porta una data di parecchio antecedente la pubblicazione in Italia del libro della Kinsella.
La qui presente ha per la chick lit la stessa considerazione che ha per la dieta del minestrone e la pagina delle creme di bellezza nei periodici femminili, e questa considerazione si esprime in numeri negativi.
Questo per l’accuratezza e la cronaca.
Per il resto, il temporaneo silenzio di queste pagine va imputato esclusivamente alla mancanza di tempo e di energia. Appena le cose si assesteranno, torneremo in forze.

Pregasi anche ammirare l’impegno profuso nella stesura di un post che non contenesse lettere accentate: le tastiere in dotazione a Rai Futura non le contengono. E ho detto molto, anche se non tutto.
Hasta luego.

Chi si rivede!

inserito in Bric à brac da Giulia il 15-11-05 alle 06:43

Ricordate il “milione di posti di lavoro”?
Eccoti pronti i Co.Co.Pro. di tre mesi, ogni tre mesi un posto di lavoro nuovo che si crea, voila.
E senza neanche truccare le statistiche.
Ora, “500.000 case agli sfrattati“.
Per la stessa logica, basta incrociare le dita e sperare che ti tocchi almeno un soggiorno.

Grazie

inserito in Sono fatti miei da Giulia il 15-11-05 alle 06:38

A tutti, davvero.
E’ stato un bel compleanno.

Sfilacci di post (con una fettina di limone)

inserito in Sono fatti miei, Compleanno random da Giulia il 14-11-05 alle 10:39

Avete presente quei cosini del Dr. Scholl’s? Quei cuscinetti di gel che dovrebbero servire a prevenire il dolore ai piedi? Ecco, non servono a una cippa, sappiatelo. I piedi ti fanno male lo stesso. Un po’ meno, forse, ma non chissà quanto. Altro che shopping tutto il giorno e clubbing tutta la notte.

Sabato sera ho scoperto che si può essere indie anche nelle bomboniere per il matrimonio: al momento ne ho una appuntata sulla borsetta.

Non sono una che guarda il wrestling. Sono piuttosto una che, dopo cinque minuti di match, se ne va in cucina a preparare la cena, oppure comincia a brontolare “Ma dobbiamo proprio guardare questa roba?”
Ieri sera, però, ho scoperto che almeno uno dei wrestler mi era simpatico. Vabbè, almeno due. Però uno è morto. Poco prima dell’incontro che - per una serie contorta di motivi legati alla trama: a confronto del wrestling, Beautiful sembra un documentario sulle dune del Sahara - lo avrebbe reso campione del mondo, Eddie Guerrero è stramazzato in bagno con lo spazzolino da denti ancora in bocca. Mi è dispiaciuto, e non poco.

Oggi cambiano un po’ di cose. Intanto, la sveglia, che si è spostata un’ora avanti, perché con i nuovi orari di Saxa Rubra la convocazione al trucco è alle 12.30, “Anzi, fai 12.35, così abbiamo il tempo di tornare dalla pausa mensa”. In queste settimane sarò in onda molto poco, perché lo studio nuovo non è ancora attrezzato per le rubriche in cui lavoro. In compenso ho sulle spalle una mole di lavoro che se ci penso faccio incubi spaventosi. L’ho detto: cambiano un po’ di cose. Un bel po’.

Stamattina ho trovato la colazione pronta. Compiere gli anni di lunedì non è tanto male, dopotutto.

Conoscele gente sul tleno

inserito in Bric à brac da Giulia il 09-11-05 alle 11:38

Repubblica Popolare di Santa Maria Novella

Repubblica Popolare di Santa Maria Novella, Firenze.

Titolo, foto e didascalia sono un’idea sua. L’occhio d’aquila è mio.