Estate
Estate è tempo di infradito di gomma e aria di gomma, densa e appiccicaticcia. Tutto è di gomma, anche le giunture, anche la pizza rustica mangiata a tranci lungo la strada, perché di tornare a casa non c’è tempo. Nell’alimentari del mio quartiere si è guastato il condizionatore dell’aria. Il frigorifero è ora protetto da due teli traforati: per prelevare il latte bisogna scostarli con cautela, senza tirare troppo, come se si affondassero le mani in un’arca segreta. L’arca dei latticini.
Venedì l’incrocio era bloccato, e sono dovuta tornare a casa a piedi. Era andato a fuoco il negozio di abbigliamento e biancheria intima all’angolo di via di Tor Pignattara con via Casilina. Camion dei pompieri, ambulanza, gente che litigava con i vigili per poter rincasare, la folla dei curiosi. Sempre a Tor Pignattara, questione di metri più in là, lo stesso giorno, è stato fermato un presunto attentatore, uno di quelli che hanno messo le bombe a Londra il 21 luglio.
Dicono che una biondina con la coda di cavallo e un paletto di legno appuntito sia stata vista aggirarsi da queste parti di notte.
Tor Pignattara is the new Hellmouth.
Estate è “Po-ste Ita-lia-ne!” All’ufficio sotto casa è possibile prenotare un numero diverso a seconda del servizio richiesto. Io volevo una carta di credito prepagata. Premo il tasto corrispondente alla dicitura “Business”, segnata in giallo, anche perché il servizio non è menzionato da nessuna parte. Mi metto in coda, mentre tutto intorno scoppiano micro-alterchi e zuffe verbali, ma siamo a Roma, dopotutto. Ci sto facendo l’abitudine. Aspetto il mio turno per una decina di minuti, finché un’impiegata cortese non mi fa cenno di avvicinarmi allo sportello, anche se tecnicamente non sarebbe il mio turno. Scopro subito che ho preso il numero sbagliato: lo sportello non è F, ma A.
Torno alla pulsantiera, che però non è contrassegnata con le lettere. Premo due tasti che mi sembrano verosimili e uno che non lo è affatto, e ottengo le lettere C, H ed F. Chiamo l’impiegata e le spiego che non riesco a far saltare fuori la A. Lei, sempre molto cortese, esce da dietro lo sportello e si mette a premere tasti a caso. La lettera A alla fine compare, alla voce “Raccomandate, assicurate e pacchi”. “Po-ste Ita-lia-ne!”
Estate è telefonare alle amiche e scoprire che sono tutte fuori città per il fine settimana, come del resto anche il Socio. Gli unici rimasti a Roma, a quanto pare, siamo io e il simpaticissimo tizio che vive in fondo al corridoio. Che culo.
Estate è una canzone dei Negramaro che sembra una canzone dei Keane cantata in italiano.
Estate è un paio di ballerine rosa comprate al mercatino.
Estate è una necessità impellente di fuga.
Estate è postare tutto questo da una panchina a Villa Borghese, grazie alla poderosa Wireless LAN messa in piedi dal Comune.
Io c’ero
Dialogo realmente accaduto.
Conduttore un tempo molto celebre, ora un po’ in disuso, rivolto a mia collega: “Scusa, ma tu sei di destra?”
Collega: “Perché?”
Conduttore: “No, così.”
Io: “…”
Collega: “Hahahaha. Guarda, io adoro Silvio Berlusconi. Credo che sia un grande imprenditore. Prima per me c’era solo Craxi, adesso solo Berlusconi.”
Conduttore: (le stringe la mano)
Io: “…”
Collega: (rivolta a me) “Hahahaha, ma lei è di sinistra sfegatata, figurati, è una scrittrice, la pagano…”
No, non ho dato una risposta adeguata.
Ho solo girato i tacchi.
Esticazzi
C’è gente a cui vorresti domandare “Scusa, ma ci conosciamo?”
Poi ti rendi conto che gente così proprio non vale la pena di conoscerla.
Touching from a distance
Non mando un sms. Non mando un’e-mail. A telefonarti mi sentirei scema e superflua. Non siamo così vicine, ma nemmeno così lontane, e io so di essere inutile, qui e adesso, per te e per quello che ti è appena successo. Ma un pensiero, il mio pensiero, per quanto poco importante, volevo mandartelo lo stesso.
Un abbraccio, principessa. Ti penso.
Il mondo sotto casa
Nel mio quartiere sono più gli stranieri che gli italiani. Nel raggio di cinquecento metri da dove abito, ci sono qualcosa come sei Internet point, e tutti esibiscono le tariffe per chiamare all’estero, in Bangladesh, in India, in Pakistan. Le facce orientali sono molte più di quelle occidentali, e non solo negli Internet point o al kebabbaro: orientali sono anche i gestori del chiosco delle bibite, i fiorai, i pizzaioli, i commessi. Si vive tutti insieme, nella normalità quotidiana, senza storie di “razza Piave” o altre scemenze o filosofie o summit o grandi interrogazioni sullo scontro di civiltà. La figlia adolescente di Sultana, che gestisce l’Internet point sotto casa mia, si esprime in un impeccabile romanesco, per quanto possa essere impeccabile il romanesco.
La convivenza fra oriente e occidente non è un’ipotesi, è una realtà da tempo. Una realtà da perfezionare e collaudare, ma comunque una realtà, una cosa che già succede ogni giorno. Oggi Magdi Allam, su Corriere.it, dice delle cose secondo me intelligenti e sensate. Le potete leggere qui.
Ariproblemi tecnici
Non scrivetemi alla posta del blog: non posso leggerla.
Troppo femmina
Basterebbe decidersi. Perché se non è colpa delle donne che sono troppo mascoline, è colpa delle donne che sono troppo femmine. Insomma, sempre colpa delle donne è, anche se non si sa bene di cosa. A spiegarcelo ci pensa, questa volta, monsignor Scatizzi, Vescovo di Pistoia, in una lettera indirizzata al Comune per protestare contro l’istituzione del Registro delle Unioni Civili, “un primo scalino verso forme negate dall’etica generale”. Ripristino del delitto d’onore? Taglio delle mani per ladri e truffatori?
No. Unioni gay.
Pensa tu che novità.
Che un vescovo si scagli contro le unioni omosessuali ormai non fa nemmeno più notizia. Quello che diverte, in questo caso, sono le fantasiose motivazioni socio-psicologiche addotte per giustificare l’anatema, che andrò a riassumere, citando testualmente il passo relativo.
1. Gli uomini sono sempre meno virili
E’ risaputo, da diverso tempo, che è sempre più in calo non solo la fecondità maschile ma anche la stessa virilità.
2. La minore virilità genera infertilità (ah sì?)
E proprio partendo anche dai dati emersi in occasione del referendum sulla legge 40/2000, che indicano come nei prossimi anni si arriverà ad una percentuale davvero impressionante circa l’infertilità maschile, che ogni forma che incoraggia lo svilimento della mascolinità della confusione di genere è incomprensibile.
3. La carenza di virilità e quindi l’infertilità è direttamente collegata al fatto che le donne si assumono la responsabilità della crescita dei figli.
Questa perdita della identità maschile, con tutte le sue conseguenze, è causata dalla mancanza di modelli autorevoli e credibili; da una educazione in gran parte nelle mani femminili, da contesti di assenza o di insignificanza psico-pedagogica della figura paterna.
4. Se l’adolescente si ddddroga, è per colpa della mamma.
Non si può ignorare che l’uso di droghe e d’alcolici sta aumentando fra gli adolescenti proprio a causa di una fragilità dell’identità e della inquietudine psico affettiva con le conseguenze facilmente prevedibili.
5. La società è troppo femmina e infrocizza i maschi virili, perbacco!
Se è vero, come è vero, che le persone omosessuali per motivi del DNA sono piccolissima minoranza, se deve arrivare ad ammettere, implicitamente o esplicitamente che la grande maggioranza di essi sono il prodotto di un contesto socio culturale: femminilazzazione della società – gli uomini, secondo quanto riferisce la stampa spendono più delle donne per cosmetici, depilazione, parrucchieri, trucchi di vario genere, chirurgia estetica….ecc. ecc. – bisessualità conclamata; esperienze negative dell’infanzia, mancanza di formazione all’amore e alla sessualità; orgoglio gay…. e via dicendo.
6. E ho ragione io, e basta!
Se così stanno le cose – e chi è informato dimostri il contrario
Insomma, capito. Riducendo tutto al minimo comune denominatore, se il mondo va in malora è per colpa delle madri che allevano i propri figli. Il maschio che non può fare il maschio inizia a depilarsi, e in men che non si dica vuole le nozze gay. Così il mondo diventa sempre più checca, si fanno meno bambini e gli adolescenti prendono la droga.
Non fa una grinza.
Adesso, gentilmente, Monsignor Scatizzi dovrebbe anche spiegare come questa sua teoria si concili con secoli di dottrina cattolica che hanno magnificato la donna quale custode della famiglia e responsabile dell’allevamento dei figli (non ultima, l’enciclica De Mulieris Dignitate, di Giovanni Paolo II). Dovrebbe anche cortesemente mostrare le prove scientifiche che leghino la perdita dell’identità maschile all’infertilità della coppia (in questo forse potrebbero venirgli in aiuto Giovanni Lindo Ferretti e la sua cavalla), ed eventualmente la registrazione di unioni omosessuali già esistenti volta a fornire ai partner un minimo di stabilità sociale con la malora del mondo e la perdita delle identità maschili e femminili.
Prego. Si accomodi.
Aspettiamo.
Per favore, un applauso
Ieri ho detto “orgasmo vaginale” in fascia protetta.
Spero mi stimerete per questo.
Ovviamente scherzo sulla stima. Sull’uscita invece sono serissima. In regia hanno fatto la hola, gli autori in studio un po’ meno.
Temporary insanity
Anche questa l’avrete sentita. Ventiquattro anni, insegnante, ha fatto sesso con un ragazzino di quattordici suo allievo. A casa sua. E in macchina. E altrove. Poverina, era scioccata perché il suo matrimonio era fallito. Poverina, era stressata perché non le piaceva insegnare. E insomma, ha fatto sesso col pischello. Ma è troppo bona per andare in galera. Poverina. Sarebbe un bocconcino succulento per le brutte lesbicone cattive che si annidano nei penitenziari americani. Non è mica giusto esporla agli istinti predatori delle altre prigioniere.
Ah, ho capito. In pratica, se sei Miss Universo ti puoi accoppiare con chiunque (e presumibilmente anche accopparlo, se la cosa ti aggrada).
Non so a voi, ma a me non sembra solo una delle linee di difesa più idiote della storia. Mi sembra anche altre cose, ancora meno gradevoli.
Beccati ’sta misericordia
Forse avrete visto la notizia. Muore una donna che conviveva con un uomo separato, e il parroco rifiuta di celebrare la messa funebre, perché la defunta viveva nel peccato.
Una benedizione, qualche parola di conforto (posso immaginare quale uso igienico ne abbiano potuto fare i parenti della peccatrice), due goccette di acqua santa e tutti a casa.
Era credente, in vita? Praticante? Aveva mai parlato con questo parroco? Esisteva, fra lei e l’intransigente dispenser di dogmi e acqua benedetta, un qualche genere di rapporto emotivo? Probabile di no. E probabile che il funerale cattolico sia stato richiesto perché così si fa di default, a meno che il defunto non abbia dato disposizioni di altra natura.
E tuttavia, con questo atto di ennesimo sdegno nei confronti dei peccatori (con la dovuta eccezione per il Presidente del Consiglio divorziato, che al funerale del Papa partecipa con tutti gli onori e senza che alcun prelato, alto medio o basso, si sogni di ammonirlo), la Chiesa alza le sottane e fa un altro passettino indietro, naso all’aria, lontano da chi nella religione cerca un semplice conforto e la sensazione di essere sostenuto nella sua vita quotidiana, con compassione, comprensione, amore.



