La serenata
“Giu! Corri! Corri!”
“Aaaaargh! Che c’è? Cos’è successo?”
“Ma che poi sta’ così, tu? Che ti agiti? Volevo solo mostrarti una cosa che sicuramente a Trieste non hai mai visto.”
“E cosa?”
“La serenata. Guarda lì. Lo vedi? Il tizio con le tastiere sul cofano della macchina?”
“Omadonna. E io che pensavo fosse la televisione.”
“Non riesco a capire chi sia la sposa.”
“Guarda che folla.”
“Ecco, adesso canta lo sposo.”
“Aiuto. Ti sposerò perché. Eros Ramazzotti davanti al Tribunale dell’Aia, subito! Comunque hai ragione, a Trieste non l’avrei mai vista, una cosa così. Il cattivo gusto dei triestini si ferma prima. E poi a quest’ora i vecchi del palazzo avrebbero già chiamato i vigili e tirato un paio di secchi d’acqua.”
“Chissà dov’è lei.”
“Probabilmente da qualche parte a vergognarsi come una ladra.”
“Effettivamente, uno che mi fa la serenata io lo mollerei subito.”
“Io no. Ho sempre detto che avrei sposato chi fosse venuto a cantarmi Love You Madly dei Cake sotto la finestra.”
“Io penso che ti mollerei anche se facessi riformare i Pavement per l’occasione.”
“Che cantano, adesso? Ecco, Lauretta mia. Mancava.”
“Oh, oh, guarda, sta scendendo lei!”
“Dove? Dove?”
“Ah, ho capito chi è! L’ho beccata due anni fa che trombava nell’ascensore.”
“Ma con lui?”
“No, me sa che stava co ‘n antro, che faceva l’autista dell’Atac.”
“Oh che teneri.”
“Ma come teneri? T’ho detto che trombavano nell’ascensore!”
“Lei e lo sposo, dico”
“Ecco, Renato Zero. Poteva mancare, Renato Zero?”
“No, ovviamente no.”
“Noooo… guarda la famiglia di lei. Sono tutti lì con i telefonini che fanno le foto.”
“Eh beh, quando ricapita più, una coattata del genere? Va immortalata, no?”
…
“Hanno finito?”
“Sì. Il tipo ha detto ‘Buonanotte, grazie e ottomila di questi giorni’ e dopo due minuti aveva già caricato tutto in macchina.”
Doveva succedere
Nerve presenta: Sex advice from bloggers.
Un paese illuminato
Due ragazzi fanno sesso orale. Uno ha da poco compiuto diciotto anni, l’altro ne ha quasi quindici. Il più giovane cambia idea a metà strada, e il più grande si ferma. Sesso consensuale, succede dappertutto, succede in tutto il mondo. Qui ci sono due complicazioni: una, che i due ragazzi hanno un ritardo nello sviluppo (sono handicappati, come si direbbe qui nel Belpaese); e il secondo, sono entrambi maschi. Il più grande sta attualmente scontando una pena di diciassette anni - diciassette - per aver praticamente violentato il suo partner. In prigione, rischia lo stupro (anche se, essendo rinchiuso già da cinque anni, probabilmente a quest’ora sa tutto quello che c’è da sapere sulla violenza sessuale, quella vera) e l’infezione da HIV. L’insistenza del suo partner che il sesso era interamente consensuale non ha potuto nulla contro la legge.
Se il più giovane fosse stato femmina, le cose sarebbero state diverse. Se un diciottenne fa sesso con la fidanzata sedicenne, e viene denunciato, il massimo che può scontare sono quindici mesi di pena. Le chiamano “leggi Romeo e Giulietta”. Sesso etero, che male fa? Che male fanno due ragazzini che perdono la verginità? Nessuno, se uno dei due è femmina, basta che non rimanga incinta: e con il genere di prevenzione attuato dal Governo (”Non fate sesso!”) è abbastanza facile il contrario. Se però i due ragazzini sono maschi dello stesso sesso, e uno dei due ha già compiuto diciotto anni, la legge è molto chiara.
Tutto questo succede in America, nel Kansas.
Le leggi sullo statutory rape sono necessarie e vanno applicate, a meno che non si voglia dare il messaggio che è cosa buona e giusta trasformarsi in tanti Humbert Humbert a caccia di Lolite con i calzini corti e le tette in esplosione. E sono già troppi i quaranta-cinquantenni laidi che preferiscono la sessualità delle bambine a quella delle donne, qui, in America e in ogni dove. Ma se la legge americana mitiga la pena per una coppia di fidanzatini al ballo della scuola, non si vede perché debba infierire su due ragazzini che sperimentano i primi contatti sessuali in maniera del tutto consensuale, solo perché entrambi sono maschi. Diciassette anni. Salvo condoni, Matthew Limon uscirà di prigione quando sarà ormai più vicino ai quaranta che ai trenta. Un’intera giovinezza vaporizzata da un solo blow job. Non male, per il paese che la nostra classe politica prende a modello di civiltà.
La cellulite delle altre
Gli anni passano per tutte, ma Ljuba Rizzoli la prende benissimo. Con sport, oserei dire. Nella sua rubrica su Vanity Fair non perde occasione per ricordare ai lettori quanto era bella, corteggiata, fotografata nei suoi verdi anni. Giusto, ogni donna ha diritto alla sua vanità, sebbene si possa obiettare al fatto che qualcuno la paghi per esercitare il suddetto diritto dalle pagine di un settimanale.
Questa settimana, la splendida Ljuba racconta dunque della mostra (pardon, exposition) dedicata al fotografo Federico Patellani, alla quale l’ha trascinata “il caro amico Flavio Modulo, aristocratico giramondo con la carta Centurion al titanio, dell’American Express“. Mica pizza e fichi. Modulo la “trascina in libreria (alla Fnac, ndG) tra le foto della mostra La più bella sei tu.” In caso avessimo ancora dei dubbi, si capisce. “E ripiombo nel 1954 quando, a Campione d’Italia, ho battuto Elsa Martinelli e Moira Orfei: eravamo in gara per il ruolo da protagonista nella Bella del principe coraggioso, della Twentieth Century Fox.” Magnate er fegato, Sophia. E sempre in caso il messaggio non ci fosse chiaro, Ljuba riprende il concetto: “Com’ero carina! Altro che la Lollo.” Noto cesso, la Lollobrigida giovane, come dimenticarlo? E poi Ljuba ha le prove: “Appesa al muro vicino a me, Gina è in abito regionale da ciociara: era il 1947 e aveva già la cellulite.”
Tiè.
In città
Roma, il vagone della metro, linea A. Due bambine (all’incirca cinque e sette anni) avanzano fra i passeggeri tendendo la mano. La più grande si ferma davanti a una signora intorno alla sessantina, bionda. La signora le sorride con gentilezza.
“Perché non sei a scuola?”
La bambina non risponde, e prosegue.
Interruzione di sistema#5 - La faccia come il culo
Alla fine la colpa è del morto.
Un po’ come se Charles Manson avesse avuto ragione nell’uccidere Sharon Tate.
Tipo che lei lo aveva provocato.
Tipo che aveva parlato male di una sua canzone.
Tipo che suo marito faceva film inguardabili.
Tipo che suo marito era polacco ed all’epoca i polacchi non erano ancora tanto cool…
Tipo.
A domande rispondo
Sempre per la serie “Animazione giapponese e relativi danni”, Davide si fa delle domande ai limiti dell’esistenziale. Possiamo ignorare questi titanici dubbi? Sì, ma non lo faremo.
1) Perché se no il cartone era corto.
2) Se non ricordo male, chi l’avesse acchiappato avrebbe avuto la successione al trono di Calendar. Le candidate erano la virginale principessa Domenica e quell’esilarante mignottone di Lunedì.
3) Nell’originale, dicono nei commenti ad un post qui sotto, almeno una volta i tre si sono sollazzati serenamente.
4) Si chiamava Lowell, ed era l’amante (lagnoso) di Georgie.
5) Il fantasma di Antoine de Saint-Exupéry stanotte verrò a cantarti “Boing boing boing” come rappresaglia.
6) Perché, è mai finita? Secondo me sono ancora lì che corrono.
7) … Devilman chi?
8) Sabrina. Però poi c’è un film in cui…
9) Non me lo ricordo, ma probabilmente sì: se no il cartone che lo facevano a fare?
10) … i Popples chi?
La Giulia sconsiglia
Sempre per la serie “Visioni sconsigliate”, due titoli:
Il prezzo della libertà di Tim Robbins. Bel film, grande cast, un utilizzo intelligente di Emily Watson, Susan Sarandon immensa in una parte marginale, Vanessa Redgrave trillante, John Turturro, John Cusack, non manca più nessuno, solo non si vedono i due leocorni. Il problema? Nel DVD è assente la traccia audio originale. Potete vederlo solo nella versione doppiata. Per cui, se volete sostenere il cinema indipendente americano (e questo film, ambientato in America negli anni del maccartismo, ha avuto non pochi problemi di uscita e distribuzione), compratevelo in originale.
L’assenza della traccia audio originale da Ingannevole è il cuore sopra ogni cosa, invece, priva il pubblico del gusto di sentire Asia Argento che impersona Courtney Love. No, vabb�, il personaggio ovviamente è quello di Sarah, la madre sbandata eccetera. Un film che, ve lo dico subito, è un ottimo modo di buttare i tre euro e cinquanta del noleggio. Questo si capisce entro i primi cinque minuti dall’inizio, ma ormai lo avete già affittato e non vi resta che sbuffare per la successiva ora e rotti, perché le cose non migliorano. Il dubbio che lo sappiano anche i distributori viene immediatamente dopo avere inserito il DVD nel lettore, visto che il film parte subito, senza uno straccio di menu, extra, sottotitoli per non udenti, niente, ciao, beccatevi il mattonazzo e zitti.
L’assenza della traccia audio priva lo spettatore anche della meraviglia di sentire Ornella Muti recitare in inglese (nella parte della nonna “italiana” di Jeremiah: viene il sospetto che l’inglese non sia granché), e impedisce a Winona Ryder di salvare il suo tremendo cammeo nel ruolo della psicologa.
Il problema più grosso è uno e uno solo. In origine, Ingannevole è il cuore… sta in piedi solo grazie alla scrittura delirante di JT Leroy e alla voce di Jeremiah, che racconta la sua evoluzione da bimbo in affido a ragazzino transgender e masochista. Tolte quelle, resta solo una serie di episodi sgradevoli e incomprensibili a meno di avere letto il libro. La regia non riesce a sostituirsi alla scrittura, e il film fallisce in modo desolante, nonostante la buona volontà di tutti i partecipanti (inclusi un irriconoscibile Michael Pitt, un raggelante Peter Fonda e un bolso Brian Warner aka Marilyn Manson).
(Ecco qua: ho appena dato a Marquant e Violetta un ottimo motivo per prendermi a calci.)
Love, Nihon-style
La mia generazione è venuta su a robuste palate di shojo anime. Un’educazione sentimentale completamente rovinata da Candy Candy e dai suoi filotti di sfiga, da Georgie e le sue tendenze incestuose, da Conan e dai suoi piedi prensili (OK, quello non era shojo, ma faceva impressione), e da tutt’un corollario di fissate con la crescita istantanea come Gigi e Lilly, di trasformiste come Lalabel, di giramondo come Lulù dei fiori, e di oche in bikini come Lamù. La psiche collettiva delle trentenni di oggi è stata vandalizzata dalla visione nipponica dell’amore e delle relazioni.
In questi giorni sto facendo un ripassino. Ho i DivX di tutta la serie di Hana Yori Dango, in originale giapponese sottotitolato in inglese. La storia è più o meno questa: una poveraccia dei quartieri bassi si trova a frequentare una scuola per ragazzi ricchi, dove viene attaccata e successivamente stringe alleanza con un gruppo di stronzi annoiati. Lei si prende una cotta per il più stronzo annoiato di tutti, ma a una festa - e qui sta il nocciolo della demenza - inciampa e finisce con il muso contro quello di uno degli altri tre stronzi annoiati.
Segue grande melodramma in cui Stronzo Annoiato N.1 se ne va in Francia al seguito di una fidanzata che in realtà se lo caga poco, Poveraccia rimane in Giappone e si fa grandi seghe mentali sulla possibilità di mettersi o meno con Stronzo Annoiato N.2 (che è anche un pazzo violento, cosa che non sembra disturbarla più di tanto). A quel punto, e a situazione baci stupefatti ad occhi aperti già avanzata, Stronzo Annoiato N.1 torna dalla Francia e ci prova con lei. Supplemento di melodramma da parte di Poveraccia, che invece di fare la cosa logica - e occidentale - e mollare Stronzo Annoiato N.2 con le sue arie da padrone per limonare felicemente con Stronzo Annoiato N.1 (visto che le manca la fantasia di mollarli entrambi e scegliersene un terzo, magari non stronzo), si tormenta e non dorme e frigna.
La domanda sorge spontanea: le giapponesi sono veramente così? Lagnose, isteriche, melodrammatiche, vento-nei-capelli-al-chiuso (giuro, c’è una scena in cui i protagonisti stanno dentro a un aereo e lei, in un momento di epifania, viene agitata dal vento: cazzo di aria condizionata c’era, lì dentro?), inclini a costruire grandi castelli su un bacio e poi appena scocciate dalla coscienza di essere state drogate e forse anche stuprate da un tizio conosciuto in discoteca? (A Poveraccia succede anche questo, nel mezzo.)
Nonostante passi metà del tempo di visione impegnata a sbuffare all’indirizzo dello schermo, ammetto che sono curiosa di vedere come finisce. E’ una questione di imprinting: Abel o Lowell, André o Fersen, Anthony o Terence (sì, vabbè, uno muore prima, lo so), Stronzo Annoiato N.1 o N.2? Il triangolo, apparentemente la base di qualsiasi interazione amorosa animata di origine nipponica - con l’unica eccezione di Kareshi Kanojo no Jijio, “Le situazioni di lui e di lei” - alla fine prende. Anche quando la protagonista ti fa venire voglia di prenderla a scarpate in faccia e gli altri due estremi del triangolo pure.
Joy to the world
Un nastrone gioioso per scacciare le ultime nubi prima che l’anticiclone delle Azzorre si decida a piazzarsi sull’Europa. Dieci pezzi allegri allegri da canticchiare in macchina o tenendoli nell’IPod, per chi ce l’ha, nuovi e vecchi, di oggi e di ieri, un po’ rockenroll un po’ no, atti ad esprimere emozioni elementari come il desiderio di scuotere violentemente il culo.
Astenersi indiefighetti, snob, tracolle e fan degli Scarcagnauser.
1. Lost Without Each Other - Hanson
Fissazione del momento, miracoloso ritorno degli ex ragazzini di Mmmmbop, sempre relativamente ragazzini e sempre capaci di produrre pop immacolato e straripante joie de vivre. Ascoltatela ballando e ridendo con l’amore dei vostri giorni.
2. Guiding Star - Cast
Dov’eravate negli anni del Britpop? Ricordate questa canzone? No? Male.
3. C’mon People (We’re Making It Now) - Richard Ashcroft
Fate un esperimento: andate in autostrada, mettete questo pezzo e alzate il volume al massimo. Poi fatemi sapere a quanto è arrivato il tachimetro (io ho fatto i 160 senza accorgermene).
4. Lovin’ Each Day - Ronan Keating
L’avevo detto che non era roba per fighetti. Impossibile stare fermi.
5. Beverly Hills - Weezer
Qui c’era solo l’imbarazzo della scelta, ma Buddy Holly mi ha un po’ stufato e per il resto Cuomo & Co. tendono spesso al tristarello/malinconico. Questa qui è scema, ritmatona e satura di battimani.
6. Friends of P. - The Rentals
Adesso è la pubblicitè della Heineken, ma il singolo io l’ho comprato nel ‘96 in Olanda, poco dopo averli visti come spalla dei Blur. Il filo che lega Rentals e Weezer non è, ovviamente, solo melodico. Ooo-oh oooh oohh.
7. Love at First Sight - Kylie Minogue
Dico solo che a me piaceva prima che la sdoganassero come icona e ci facessero i libri sopra. Se non avete mai ballato Hand on Your Heart mettendovi la mano sul cuore durante una serata di revival anni ‘80, non potete capire.
8. Kung Fu - Ash
Una compilation dell’allegria come si deve non può prescindere da questa canzone. Gli Ash ne hanno fatte diverse sullo stesso genere (Girl from Mars, Angel Interceptor, Jack Names the Planets, Burn Baby Burn), ma questa è la prima che mi viene in mente, per cui rimane.
9. Nature Anthem - Grandaddy
I want to walk up the side of the mountain
I want to walk down the other side of the mountain
I want to swim in the river and lie in the sun
I want to try to be nice to everyone
(Ripetere all’infinito, mentre ballate nei boschi indossando un costume da coniglietto.)
10. Stand - R.E.M.
Non sapevo se chiudere con questa o con i Pixies, ma a pari merito vince la canzone con balletto allegato. I balletti fanno bene all’anima. Guardate il video, e rimpiangete i tempi in cui questo gruppo era ancora in grado di fare musica che significasse veramente qualcosa.
Aggiornamento
Mi sono appena resa conto che manca la più importante di tutte. Quindi:
11. Il mio Dj - Subsonica
C’erano una volta momenti così così, c’era una solitudine con cui convivere e un appartamento vuoto che faticavo a riempire da sola. Ma arrivava sempre il sabato sera e il momento di vestirsi per uscire. Non c’è mai stato un momento così così da cui questa canzone non mi abbia estratta in un attimo.



