Saitenereunsegreto?

Diventare indie in sei facili mosse*

inserito in Target du jour da Giulia il 29-11-04 alle 01:46

*Avvertenza: questo post è stato scritto indossando una maglietta di Aiuola e spillette di Fosbury e Black Candy records.

1. Partecipa agli eventi indie
Non è facile come sembra. Per essere veramente indie, non basta l’atto di presenza ad eventi quintessenzialmente indie (come il MEI di Faenza, appena concluso, o qualsiasi concerto del Covo di Bologna). Esserci non è sufficiente: il vero indie kid deve impiegare almeno un quarto d’ora per arrivare dall’ingresso al primo punto di destinazione (bar, guardaroba, padiglione, stand), perché nel mezzo deve salutare (con due baci sulle guance se femmina, con una virile stretta di mano se maschio) un minimo di cinque persone e/o cinque gruppi di persone diverse. Un bonus viene assegnato a chi, entro cinque minuti dall’ingresso, abbraccia amichevolmente uno o più dei musicisti che si esibiranno nel posto.
All’uscita dal luogo, il vero indie kid deve avere accumulato almeno due indirizzi e-mail di persone con cui scambiare demo o fanzine o a cui inviare articoli, e deve avere tirato su almeno due adesivi, tre flyer, tutte le spillette possibili e un minimo di un EP a tiratura limitata.
Il vero indie kid, infine, ha almeno un amico che fa il giornalista musicale o l’organizzatore di eventi e che può farlo entrare a sbafo.

2. Vèstiti (imperativo) indie
Il principio del vestirsi indie è semplice. La massa degli indie kids è costituita da studenti universitari fuori sede poveri in canna, costretti ad indossare e rilavare ed indossare e rilavare in eterno la stessa maglietta dei Subsonica. Dato che i Subsonica non sono più indie da un pezzo (o quantomeno non sono più cool), l’indie kid ha davanti a sé due scelte:
- indossare la maglietta dei Subsonica sotto un’altra maglietta, dato che quella dei Subsonica ha le maniche lunghe
- fare incetta di magliette a cinque euro presso qualsiasi stand presente a un evento indie.
Il principio del vestirsi indie viene osservato rigidamente anche da chi, per fortuna, nascita o reddito, non avrebbe problemi a rifornirsi mensilmente al più vicino negozio Carhartt.
Frase-tipo: “Non posso uscire così. Sono vestita come Starsky!”

3. Non pettinarti
Il vero indie kid (maschio) deve sempre avere l’aspetto di chi si è appena alzato dal letto. Un principio talmente rigoroso da costringere i possessori di capigliature naturalmente ordinate a spettinarsi con il gel o la cera, per non essere bollati come fighetti o metrosessuali che dir si voglia. Il vero indie kid, quando non è un musicista in tour mondiale, vorrebbe moltissimo esserlo. In mancanza di tour mondiale, si accontenta di avere l’aspetto di chi da un mese dorme su un autobus senza docce.

4. Il vero indie kid non è un indie kid
Ovviamente non basta dire che ti piace Toxic di Britney Spears o che l’ultimo album di Kylie “spacca”. Il vero indie kid deve essere un ex metallaro o un ex rappuso: la condizione di pentito e il background di genere danno credibilità, e permettono di dire cose come “Oh, guarda che io di metal me ne intendo, io ascoltavo gli Iron Maiden!”. Obbligatorio ammirare almeno un cantautore a scelta fra Paolo Conte, Giorgio Gaber e Fabrizio De André. Guccini fra troppo comunista, Battisti fa troppo falò sulla spiaggia e De Gregori fa troppa televisione.

5. Parla indie
Sai cos’è uno split? Quando dici “Fosbury”, intendi il saltatore? Riesci a nominare almeno un gruppo del roster della Domino? Sai cosa vuol dire “roster”? Possiedi una spilletta con scritto “Cinzia mi odia”, e se sì, sai chi è Cinzia?

6. E soprattutto…
Ricordati che ti piaceva di più il demo.

Strapazzami di coccole

inserito in Spot da Giulia il 26-11-04 alle 09:33

Non hanno mica tutti i torti, le suore clarisse che hanno aperto l’Eremo della Tenerezza. La forte connotazione spirituale è forse un po’ estrema per i non credenti, ma c’è del fondamento nel ritenere che un periodo di isolamento passato a farsi le coccole possa rivitalizzare e rinsaldare un rapporto in crisi.

Coccole e discorsi portati avanti con pazienza, per capire la posizione dell’altro, capire dove sono cominciate le incomprensioni, capire se i desideri si sono allontanati in modo inconciliabile, o se sia possibile continuare a camminare insieme, preferibilmente sullo stesso lato della strada.

Capita, in una coppia, di scaricarsi addosso frustrazioni estranee al rapporto. Il capo ti tratta una schifezza, e tu reagisci litigando con la moglie. La suocera ficca il naso ovunque, e tu ti sfoghi accusando il marito. Lui non si accolla la sua parte di doveri domestici. Lei ha sempre il muso, e in pigiama e pantofole tutto il giorno sembra una roba portata dentro dal gatto. Lui passa le domeniche incollato alle partite di calcio. Lei bada solo ai figli, e tratta il marito con rassegnata accondiscendenza. Ma non eravamo noi, quelli che mettevano la lavatrice in centrifuga a scopi erotici? Non eravamo noi, quelli che si dicevano tutto? Non eravamo noi? E cosa siamo adesso?

Se il rapporto non è veramente alle cozze, l’Eremo della Tenerezza o equivalente laico non è un’idea da sottovalutare. Tornare ad essere coppia emotiva, oltre che unità operativa sociale per l’allevamento dei figli. Parlarsi al di fuori dai ruoli, come esseri umani che si sono incontrati, piaciuti e infine amati, venirsi incontro per capire dove si è sbagliato, se necessario chiedersi scusa, e ricominciare con maggiore serenità e attenzione.

E poi trombare in convento, ne vogliamo parlare? Roba da fingere la crisi solo per il gusto perverso di tenere sveglie clarisse e coppie conflittuali con gli echi di un accoppiamento selvaggio.

Scommetto che vi ho dato un’idea.

Ciao ciao CiuCiu

inserito in Spot da Giulia il 26-11-04 alle 01:40

L’estate scorsa è morto il CiuCiu. All’anagrafe si chiamava Mauro Giugovaz, aveva ventisei anni ed era un breaker triestino. Lui ed altre tre persone, tutte giovani come lui, si sono schiantate con la macchina e puf, non c’erano più.

Cerchio di stelle, il singolo che i DLH Posse hanno inciso con Al Castellana, esce domani in tutti i negozi di dischi. E’ un saluto al CiuCiu, che non è più qui a girare vorticosamente sulla testa. Ed è anche un modo per sostenere la Fondazione Luchetta-Ota-D’Angelo-Hrovatin, che aiuta i bambini vittime della guerra. Per cui, se ve lo comprate, non fate un angolo di male.

Ancora tu?

inserito in Sono fatti miei da Giulia il 25-11-04 alle 09:30

“… ma non dovevamo vederci più?”
Non è mica tanto contento di vedermi, il Guru.
“Sì, beh, non prevedevo di tornare, infatti.”
“Potevi risparmiarti la strada. Allora, che vuoi?”
“Sempre simpatico, tu.”
“Anche tu non c’è male, sei sempre il dito in un occhio che ricordavo. Allora, sei contenta che non ti abbia fermato il cuore?”
“Sì. Ma ti devo chiedere un aiuto.”
“Ti devo tagliare una mano?” Frulla le dita nell’aria e fa comparire un grosso luccicante machete.
“Fai lo spiritoso… no. Ho bisogno di una cosa molto più semplice. Ho bisogno di coraggio e incoscienza.”
“E vieni da me? Non ti puoi arrangiare?”
“No, mi serve il tuo intervento. Non mi ci vuole un coraggio normale, mi ci vuole un coraggio spettacolare, un coraggio da ospedale da campo, un coraggio da sky diving. Mi ci vuole un coraggio da volontario nella giungla infestata di Vietcong.”
“Sniffati due righe e sei subito il Sergente McAllister.”
“Mi risultava che fosse contro la tua etica promuovere l’autolesionismo.”
“Madonna come sei seria, che palle! Ma sei sempre seria così?”
“Solo quando sono alle prese con un Guru indisponente e stracciapalle. Me lo dai, questo coraggio che mi serve?”
“Non ti serve.”
“Come, no?”
“Il coraggio non va a peso. Il mio amico Yoda dice…”
“… ti prego, risparmiami queste cazzate…”
“Silenzio! Il mio amico Yoda dice…”
“Sì, ‘Che la forza sia con te’, l’ho visto anche io il film.”
“No, dice un’altra cosa, ma adesso mi hai stufato. Vai a casa.”
Mi guarda fissa negli occhi.
“Vai a casa. Dovunque sia.”

La Lippa c’è

inserito in Spot da Giulia il 25-11-04 alle 07:48

E dai che ti ridai, a un certo punto non ci sono state più scuse. O forse non c’era bisogno di scuse neanche prima. Fatto sta che, un po’ a sorpresa un po’ no, anche La Lipperini ha aperto un blog. Si chiama Lipperatura (la colpa è di Giuseppe Genna, prendetevela con lui).

E questo, bella gente, è tutto quello che dovete sapere.

Smoke gets up my nose

inserito in Target du jour da Giulia il 24-11-04 alle 01:45

Sette minuti. Sono stata dentro il bar per sette minuti, il tempo di agguantare due focacce e riportarle in ufficio. Di fermarmi a mangiare lì neanche a parlarne. Non con tutto quel fumo, pervasivo, insistente, fastidioso, da far tossire, da dare la nausea.

Riconosco pienamente il diritto dei fumatori di appestarsi quanto e come ritengono preferibile, senza tirare fuori l’argomento - abbastanza vigliacco, a mio parere - che poi le spese di cura dei loro cancri le devo pagare io. Volete fumare? Fumate. Ma fatelo - per cortesia - lontano dal mio naso e dai miei polmoni. Per educazione, se non altro. Perché se io entro in un locale e mi ordino un panino, gradirei sentire il sapore del panino, e non delle venti sigarette che devo respirare nel frattempo acciocché voi abbiate soddisfatto il vostro fabbisogno quotidiano di nicotina.

La legge antifumo slitta continuamente: e prima questa festività, e poi l’altra, e non siamo pronti, e ci dobbiamo attrezzare, e il locale blah e Capodanno blah e perdiamo clienti blah. Pare infine che dal dieci di gennaio potrò finalmente entrare nel baretto di mia scelta e prendere un panino senza tossire convulsamente per i primi tre minuti. Finalmente, chi sceglie di asfaltarsi o farsi asfaltare la gola avrà uno spazio dedicato. Per noi, a cui bastano già le polveri sottili e le allergie da polline, ci sarà forse un po’ d’aria.

E a sproposito

inserito in Target du jour da Giulia il 23-11-04 alle 01:42

Ma la legge sulla fecondazione assistita, che fine ha fatto? Che esiti ha avuto la raccolta di firme? Facciamo un riassunto delle puntate precedenti?

Marketing

inserito in Target du jour da Giulia il 23-11-04 alle 12:22

Onestamente? Non ce ne importa veramente niente di come vi chiamate. Siete gli stessi che, di fronte alla percepita necessità di usare la gnocca per richiamare i giovani alla politica, hanno scelto come portavoce la nota luminare Flavia Vento. Che ora riempie i quotidiani locali e nazionali con interviste in cui il giornalista la prende chiaramente per i fondelli, e lei manco se ne accorge.

“Fare politica è diritto di ogni cittadino, no?” cinguetta la tenerella, sbattendo le ciglia. No, amore, occuparsi di politica è un diritto: informarsi, agire, contribuire al dibattito è importante, è vitale. Ma fare politica, gioia bella, non è per tutti, come non lo è fare il panettiere, il direttore di banca, l’idraulico, il muratore, il professore universitario. Servono quelle che qua da me vengono chiamate, barbaramente, skill. Mai sentito? Skill? Eh?

Oltre all’inutilità, all’incapacità di generare proposte di legge, all’assenza di carisma e di idee, avete anche questa da farvi perdonare. Potreste cominciare preoccupandovi meno del nome (a rose by any other name, eccetera) e più di tirare su uno straccio di programma politico che non sia basato sulla truffa e i giochini di prestigio, tipo la moltiplicazione dei Posti di Lavoro basata sul precariato selvaggio.

Ad esempio.

Giocare a calcio era troppo banale

inserito in Spot da Giulia il 22-11-04 alle 09:07

stiraschiena.jpg

Nessun commento, un solo link: extreme ironing.

(Nessun commento è all’altezza di questa foto.)

Cominciamo bene

inserito in Sono fatti miei da Giulia il 21-11-04 alle 11:26

More patemi tecnologici, che ormai è d’uopo raccontare al mondo, ché non si sa mai: ormai ho capito che dei miei venticinque lettori almeno dodici sono altamente informatizzati.

Tento di installare il modem ADSL sul portatile, rapita da visioni di collegamenti in rete dal calduccio della mia camera da letto. Seguo le istruzioni, collego il modem quando devo.

Niente.

Nada.

Zero.

Disinstallo tutto, riavvio e ricomincio.

Tre volte.

Alla quarta, i driver di Alice (sia maledetta) non sono più disinstallabili in alcun modo, e se non si possono disinstallare non si possono neanche reinstallare.
Tutto bloccato, il portatile comunque non vede il modem (ma vede benissimo la chiavetta USB, per cui no, non è la porta il problema), e sarà meglio che io vada a fare qualcosa con le mani, tipo preparare un pranzo molto elaborato.

Ho la netta impressione che dovrò continuare a navigare dal gelo della mia cucina, ecco.