Saitenereunsegreto?

Gayanimalsex

inserito in Spot, Bric à brac da Giulia il 30-09-04 alle 10:21

Barbara D’Urso: “Guido, i maiali sono maschio o femmina?”
Guido (nel tugurio): “Non lo so, lo scoprirò stanotte”
Barbara D’Urso: “Gli hai già dato un nome?”
Guido: “No, più avanti, quando li conosco meglio, a seconda del carattere”

Signorina Margherita

inserito in Compleanno random da Giulia il 30-09-04 alle 09:14

Dice che non capisce i giovani. Quando lo dice rido, perché oggi compie diciassette anni. Li capisce eccome, con la testa che ha capisce tutto: solo che non condivide.

Buon compleanno, Miss Underbreath!

Il ritorno del Puttanone

inserito in Target du jour da Giulia il 28-09-04 alle 09:03

Leggevo ieri su La Repubblica (quella di carta: unico vantaggio dei viaggi per lavoro è che stai in prima classe e ti portano il giornale) dell’improvviso, esponenziale aumento dei SUV, Sports Utility Vehicles nel traffico italiano. In altre parole, le nostre strade (notoriamente strette, piene di sensi unici e quasi sempre ingorgate già così) sono invase dai gipponi.

E allora?
Allora cosa? A parte essere grossi come autobus di linea e pesanti come una mandria di tori, i gipponi inquinano. Buttano fuori dallo scappamento una quantità spaventosa di monossido di carbonio, perché ciucciano carburante come idrovore. Ingombrano, puzzano, e per di più sono solo in apparenza stabili: la probabilità di ribaltarsi con un SUV è tre volte maggiore rispetto a un’utilitaria. L’equivalente, in termini di elongatio penis, del farsi un pisello finto col Pongo.

Guardateli, questi gipponi, quando ne incontrate uno al semaforo. Vi salteranno subito all’occhio, lampanti, la farloccheria, la mania di grandezza e l’imbecillità del guidatore. Queste vetture, progettate per viaggiare su terreni scoscesi, sassi, pendenze che se non hai un minimo di quattro ruote motrici e un motore della stramadonna non sali di un millimetro, si presentano agli incroci cittadini sempre immacolate, e guidate non già da un rude campagnolo e/o possidente terriero del Chianti, uso ad esplorar sassaie, ma da un’esile signora bionda con pesanti bracciali ai polsi, una media di cinque anelli d’oro per mano e il telefonino incollato all’orecchio.

È lei, è ancora viva. È il Puttanone di cui parlavano Gino e Michele già negli anni ‘90. Non solo non si è estinta, ma si è riprodotta, e dieci anni dopo la sua prole scorrazza a bordo della versione harder-better-faster-stronger del suo gippone.

Lei, nel frattempo, si è convertita alla Smart e sfreccia per le vie del centro tagliando la strada a tutti.

Pordenoneleggeancora

inserito in Sono fatti miei da Giulia il 27-09-04 alle 01:48

Ogni anno c’è sempre più gente. Pordenone è intasata di macchine, ci sono blocchi alla circolazione ovunque, è impossibile parcheggiare, e a qualsiasi evento si presenta una massa di gente inaudita per una manifestazione letteraria.

Non vi racconterò i dettagli, anche perché sono stata a un solo incontro. Però fa ben sperare il fatto che in un paese in cui, dicono, si legge così poco, la gente sia tornata, almeno in apparenza, ad appassionarsi ai libri.

Ho come il sospetto che, tutto sommato, la strategia che prevede la messa in onda di quattro serate di Miss Italia, la pletora di pacchianate della ditta Costanzo & De Filippi, un’informazione frammentaria e culi al vento a tutte l’ore cominci a dare segnali di debolezza.

Visto?

inserito in Sono fatti miei da Giulia il 23-09-04 alle 10:07

Giusto perché c’è chi me l’ha chiesto e anche chi l’ha postulato: ovviamente no, non ero io.

Out now

inserito in Spot da Giulia il 21-09-04 alle 10:01

È uscito il nuovo numero di Losingtoday. Contiene uno specialone gigantesco sui Pixies, uno specialone su Marvin Gaye, uno specialone sul Primavera Sound di Barcellona, un diario di bordo tenuto da Norman Blake dei Teenage Fanclub e un CD che spacca.

Cosa volete di più? La fetta di culo coi pinoli?

Triestini e triestine: se lo cercate e non lo trovate, ditelo qua sotto nei commenti. Cercherò di farlo arrivare dal fidato giornalaro di via Mazzini.

Aggiornamento: qui potete avere un assaggino di alcuni brani di artisti presenti nel CD (non gli stessi, mi fa notare giustamente il papà di LT).

Riprendiamoci gli anni ‘80!

inserito in Spot da Giulia il 21-09-04 alle 03:12

Un manifesto per i trentenni d’oggi.

Non se ne può più del passatismo fatto dai tardoadolescenti. Ragazzino pussa via! Con tutto il bene che ti voglio (perché io voglio bene quasi a tutti, sia messo agli atti), solo chi è entrato negli -enta o è prossimo ad entrarci ha il diritto di essere seriamente nostalgico nei confronti degli anni ‘80. Che erano, come ho giò detto altrove, anni del cazzo, anni senza stile, anni in cui vivere in un paesino equivaleva alla morte culturale. E infatti, mentre nel background scorrevano gli Smiths, i New Order e financo gli Housemartins (a me piacevano), noi facevamo le bave sui Duran Duran. Anzi, letto alla Paola Maugeri, Giurèn Giurèn.

Ecco, di quelli come noi la rete è piena. E si sa che dove ce ne sono molti, prima o poi o si fa il blog collettivo, o si fa il gruppo di auto-aiuto. Noi abbiamo fatto tutte e due le cose in un colpo solo: l’idea è dell’ineffabile Mu, sospinta dall’autentico e comprovato passatismo del Trenta.

Unitevi al CRD. Riprendiamoci gli anni ‘80. Sono nostri, in tutta la loro schifezza. Non facciamoceli portare via da chi non li ha dovuti subire: ce li siamo guadagnati a botte di permanente e spalline!

Noi giovani d’oggi

inserito in Target du jour da Giulia il 21-09-04 alle 02:15

Copio e incollo (senza l’ombra di editing) dai commenti a questo post di Davide:

Al diavol buffy,paso adelante è bellissimo prima di tutto perchè è educativo in quanto espone i sogni di noi giovani d’oggi,e poi è da apprezzare per alcuni attori che ci mettono il cuore a recitare e a ballare nello stesso tempo.

Sarebbe superfluo aggiungere altro a questa perla, se non fosse che il genio in questione si è spacciato per almeno altre quattro persone diverse all’interno della stessa serie di commenti, dimenticando che Movable Type registra gli IP.

Mi ricorda qualcuno.

Può partire il coro di “Nói, ragazzi di óóógi nói, con tutto il mondo davanti a nói, viviamo nel sogno di pói.”

Il discorso che non sentiremo mai da Ciampi

inserito in Target du jour da Giulia il 20-09-04 alle 04:47

Italiani e italiane.

Sono un po’ d’anni che sono i’ vostro presidente, e devo di’ che la cosa mi garberebbe di più si ‘un foste un branco di grulli. E va bene che avete votato pe’ i’ Silvio, che v’aveva fatto crede chissà cosa. Ogni tanto tocca crede in qualcosa, visto che Iddio l’è passato di moda anche per via del fatto che i’ mondo cambia ma i’ su’ reparto marketing ‘un l’ha mai rifatto l’organico. Però a crede in Costantino e Alessandra si fa peccato mortale di grulleria. Si va in un inferno dove tutte le trasmissioni son condotte da Monica Setta.

Italiani e italiane, si è tutti nella merda e ‘un lo dico pe’ fa’ l’irriverente. È proprio così che stanno le cose. A parte che ‘un ci s’ha più un fiume in tutta la penisola che ‘un sia pieno di deiezioni, e passi, siamo anche in guerra e ‘un ve lo si è detto perché se si dice “guerra” le poche nonne che si ricordano quell’altra moion di paura; già ci s’ha la crescita zero, se ci muoiono anche i vecchi ‘un ci rimane più nessuno. La crescita zero l’è un altro problema che abbiamo pensato di risolve con la legge sulla fecondazione artificiale, ma si deve aver sbagliato qualcosa, perché adesso c’è da cambialla. Altra bella rottura di coglioni.

Italiani e italiane, un altro dei problemi che ci s’ha è che c’è chi pensa che la Fallaci l’abbia ragione. Anche la Franca l’è andata in menopausa, ma in silenzio e co i’ cerottino dell’ormoni, non istigando la gente a odia’ i “mussulmani”, come la dice lei. I’ problema ‘un l’è che loro sono musulmani, i’ problema l’è che noi qua si è grulli, come sopra. Che in un paese che c’ha bisogno di soldi pe’ manda’ a scuola i su’ figlioli, cura’ i vecchi e da’ la casa a chi ‘un ce l’ha, i’ Bandana l’ha avuto la bella pensata di manda’ della gente a fa’ la “missione di pace”, che tanto i soldini pe’ fa’ la spesa, a casa sua, ‘un son mica un problema.

I’ problema del Bandana l’era fa’ bella figura co’ Giorge e quell’altro inglese col ghigno, che si ‘un li faceva contenti poi loro ‘un gli facevano più organizza’ le feste per loro. L’è uno bravo a organizza’ le feste, il Bandana: quando si leva di culo come Presidente del Consiglio lo si ricicla come pierre. E allora, pe’ fa’ bella figura co’ Giorge e l’Inglese e la moglie dell’Inglese, l’ha fatto “Armiamoci e partite”. Quello che i’ Bandana ‘un vole capire è che Giorge e l’Inglese lo pigliano per il culo, arrivano, s’abbuffano, gli stringono la mano e poi si fanno i cazzi loro. Con i vostri soldi.

In conclusione, Italiani e Italiane, e lo dico colla maiuscola così magari vi sentite un pochino più importanti e la finite di corre dietro a que’ bischero che m’avete appioppato come dipendente: s’è fatto un mucchio di cazzate, ma io son solo il Presidente della Repubblica, sto qua a fa’ rappresentanza, ‘un posso fa’ l’Italia pe’ voi. Io ve lo dico: s’è fatto un mucchio di cazzate. Adesso bisogna rimedia’, per cui se pe’ favore vi fate veni’ in mente qualcuno che possa governa’ al posto de i’ Bandana, ditelo. Che i’ tempo l’è poco e i grulli da convince tanti.

I’ Presidente della Repubblica.

In der posto

inserito in Sono fatti miei da Giulia il 20-09-04 alle 01:22

Parlare della Notte Bianca come di qualsiasi altro evento non è proprio possibile. È un avvenimento che guadagna in surrealismo man mano che la serata procede, e diventa notte vera e propria. L’unico effetto del tempo sulla gente che gira per strada è il ringiovanimento: più ci si avvicina all’alba, più sono giovani quelli che camminano per le strade, salgono e scendono le scalinate, caracollano sui tacchi (perché, perché mettersi i tacchi per la Notte Bianca? I miei piedi, dentro le Adidas più comode del mondo, dolevano come dopo una gita al Calvario), bevono, stanno seduti a terra ad ascoltare musica jazz, e soprattutto cercano di tenere gli occhi aperti per arrivare all’alba.

La Notte Bianca è un evento che richiede uno sforzo organizzativo pauroso. In tutta Roma, anche nei quartieri popolari, è quasi tutto aperto. E l’impressione è che siano tutti fuori, sugli autobus, nella metropolitana, in Piazza Repubblica a mangiare il prosciutto, sulla scalinata del Campidoglio per vedere il concerto di Ennio Morricone (non ce l’abbiamo fatta: siamo arrivati troppo tardi, e la massa umana era compatta e fermissima. Però abbiamo visto Lucarelli, e prevedibilmente era più basso di quanto credessimo), dentro i Mercati di Traiano (meraviglia), in Piazza di Spagna per il Cirque du Soleil (non ce l’abbiamo fatta: siamo arrivati troppo tardi, e la massa umana era compatta e fermissima. Però abbiamo visto Ugo Pagliai e Paola Gassman, e ascoltato circa duecento volte il theme song del circo stesso, che faceva più o meno “Cumpra la pecura, cumpra la pecura, Mara Venier”).

Il tentativo di tutti era quello di riuscire ad entrare “in der posto“, non importa quale, bastava che fosse un posto. Ragion per cui, visto che di tutto il gruppo con cui mi muovevo ero l’unica a non avere niente a che vedere con il cinema, siamo andati all’inaugurazione della Casa del Cinema a Villa Borghese. Dove ho schiacciato il primo pisolo della serata, mentre mandavano un filmato dell’Istituto Luce composto interamente da footage di gente morta, da Mastroianni a Fellini a Troisi. Indi poscia mi sono svegliata per vedere, inspiegabilmente, il numero finale di Chicago. Poi abbiamo capito che era stato messo per mostrare la putenz’ del nuovo proiettore digitale. Era quasi meglio non entrarci, in der posto. Però almeno ho fatto un sonnellino.

A proposito di putenz’, non so perché, ma non siamo andati a vedere la rassegna di spezzoni comici di Abatantuono e compagni a Villa Borghese, e già che c’eravamo si sarebbe potuto fare. Dalla terrazza del Pincio, Roma appariva fosca e umida, cosa non strana visto il diluvio sceso nel pomeriggio. Lì ho cominciato a cedere, ma Roma no, Roma era ancora tutta piena di gente che camminava. Erano tutti per strada, come dopo un disastro naturale, come all’annuncio della fine del mondo.

Non ce l’abbiamo fatta a vedere l’alba, o meglio, io non ce l’ho fatta. Doveva essere arrivato il momento in cui la mia fascia d’età veniva eliminata dallo scenario. Allo scoccare delle 24 ore di veglia sono entrata in regime di risparmio di energie, tipo quando il PC sta per spegnersi e fa “blip, blip, blip”, o sul display del discman compare il simboletto della batteria. Muovere i muscoli (qualsiasi muscolo) era diventata un’impresa, per cui parlavo e sorridevo il minimo. Ho capito che non si trattava solo di doppiare la boa della stanchezza quando qualcuno ha lanciato l’idea di andare al Circolo degli Artisti. Per la prima volta in vita mia, alla proposta di andare a ballare ho risposto “Sì, io vengo ma mi siedo da qualche parte.”

Ultima passeggiata, fino a Termini. Conversazione surreale sulla pittura.
Autobus.
Casa.