Gusti personali #2
Ieri sera mi sono rivista le puntate di Alias che avevo registrato giovedì. Sorvoliamo sul fatto che mi sono addormentata tre volte durante la visione: o questo telefilm sta diventando prevedibile, oppure io sono molto, molto stanca.
Comunque.
Ho avuto conferma di una cosa: che Sydney Bristow non capisce una cippa di uomini. Continua imperterrita a morire dietro a quel piripicchio di Michael Vaughn, sempre serio, mai un sorriso, perenne faccia perplessa, due palle. E non si fila di striscio quello che è chiaramente l’uomo più materassabile della serie.
Vaughn: “Potrò dormire sul tuo divano?”
Weiss: “Certo, se prima togli le briciole.”
Anche gli sceneggiatori sembrano essere d’accordo con me, dato che nella stagione attualmente trasmessa in Italia Greg Grunberg è stato promosso da recurring a regular. L’ho sempre detto che il ragazzo ha la cartola*.
*Questa me l’ha insegnata il Paso, non Zucchero
Bugiardi bugiardi
“Cazzo, ma sono contromano!” Esclama Ricky, tentando di immettersi con cautela nella corsia giusta, dopo avere imboccato soprappensiero la superstrada slovena nella direzione opposta al senso di marcia.
Il Gorillo, che ha fatto spesa al duty-free e sta appestando la macchina con delle rivoltanti patatine al burro di arachidi gusto pizza, non fa una piega. Io, che ultimamente mi sono convinta di essere Highlander, guadagno giusto un paio di battiti extra.
Il fatto è che sono uscita di casa dopo mesi, e non per prendere un treno. Doveva succedere qualcosa.
Isola (Izola) è appena fuori dal confine, che per la cronaca non è affatto “caduto”: non ci sono più i finanzieri, ma gli accordi di Schengen non sono ancora entrati in vigore, per cui il controllo documenti avviene con le solite procedure.
Il concerto dei Liars è in programma al Belvedere.
“Tu sai dov’è, vero?” Fa Ricky.
Io scoppio a ridere.
“Ma come, è lo stesso posto dove hai visto i Makako Jump l’anno scorso…”
“Non penso proprio, dato che i Makako Jump li ho visti a Bale” che, oltre a non essere Izola, è in Croazia.
Ovviamente, ci perdiamo.
La macchina contenente gli Omini Barbuti e la Giulia individua presto una macchina con targa italiana che si ferma a chiedere istruzioni a ogni passante e compie manovre faticose sull’ingolfatissimo lungomare della cittadina istriana. La Punto verde contiene delle sagome decretate subito “molto indie”. In effetti, trattasi di amici indierocker provenienti da Trieste.
Così anche loro si perdono con noi.
Mentre siamo persi, individuiamo una terza macchina di italiani indierock, e il tutto comincia a somigliare vagamente a quella canzoncina che fa “Un elefante si dondolava sopra il filo di una ragnatela”, perché subito anche loro si perdono.
Il cartello che indica Belvedere si materializza come non si sa, ed in effetti ci coglie il sospetto di essere andati in una direzione contraria al buon senso. Un posto che si chiama Belvedere dovrà giocoforza trovarsi in alto, e non in riva al mare. Si sale si sale si sale, davanti a un meraviglioso panorama di costa illuminata, per arrivare a un localino con il palco montato all’aperto, birre grandi a 1,5 euro e spillette commemorative del concerto, con logo del gruppo, data e posto.
I Liars sono preceduti da una band locale che è poco definire “scandalosa”. Vorrebbero fare metal. Vorrebbero fare nu metal. Vorrebbero fare crossover. Finisce che fanno schifo. E suonano, suonano, suonano all’infinito. In compenso, siccome è presente in pratica l’intera “scena” emo, hardcore e indierock, l’atmosfera è la solita di tutte le estati. Si chiacchiera, si beve, ci si aggiorna sugli ultimi sviluppi delle rispettive vite, e ci si appunta la spilletta commemorativa.
E finalmente, i Liars sul palco.
Ed è tutto diverso da come ce l’aspettavamo.
La performance è costituita essenzialmente da rumore. Suoni slegati, strumenti torturati, ritmica in stereo fra le due batterie, Angus che ancheggia e ondeggia sul palco. Difficile da seguire, e probabilmente, su uno sfondo diverso da questo pacifico giardinetto sospeso sul mare, con l’odore dell’estate tutto intorno, anche parecchio inquietante. Ci sono delle volte in cui il contesto è tutto.
A loro modo, anche i Liars riescono ad essere glamourous: il batterista indossa un adorabile prendisole di ciniglia rosa (nella foto, purtroppo, si vede poco), e Angus sembra essere cresciuto dentro i suoi stessi vestiti: la felpa secondo me apparteneva a Karen O e i pantaloni si fermano dieci centimetri sopra le caviglie, scoprendo i calzini (uno bianco e uno nero) e un paio di scarpine da ginnastica col Velcro, di quelle che ti comprano quando sei piccolo e non te le sai allacciare.
Non suonano Mr Your On Fire Mr. A posteriori, ci rendiamo conto che con i pezzi di We Fenced Other Gardens With The Bones Of Our Own non c’entrava niente. There’s Always Room On the Broom, suonata come penultimo bis, copre in parte la mancanza della disco frantumata del singolo più celebre. L’impressione finale è molto più vicina a “questo lo suonavo anche io” che a “qual mirabile opera di art rock concettuale”.
Finale (al telefono con Roseto degli Abruzzi, ieri sera):
“Angus ti manda le sue scuse per il rumore.”
“Eh?”
“Sì, gli ho detto che eri lì. Dice che gli dispiace di averti spaventata.”
Che pensiero gentile.
Aggiornamento: le foto sono qui!
Prima!
Copio e incollo da Popbitch:
Duran Duran have done it. The Pogues, Lloyd Cole and the Commotions, Doobie Brothers and Happy Mondays are all reforming too.
But the big news is that one 80s band no-one ever thought would be getting back together are in “early discussions.”
The Smiths.
Con i Pixies ha portato bene, con i Suede siamo ancora in sospeso; vediamo se riesco ancora a catalizzare le energie positive e ad assistere nella resurrezione della band di piagnoni preferita da tutti quelli che negli anni ‘80 non erano occupati ad ascoltare i Righeira.
Diciamo anche che di Lloyd Cole and the Commotions nessuno sentiva la mancanza, ma vabbè.
Una donna in transito
Gente da evitare
Hanno ragione Magenta e Woland (nello specifico, Woland, visto che il post è suo): quelli del Moige sono gente da evitare. Li si eviterebbe meglio, forse, non andando sul loro sito. Ma come resistere a un sano Google bombing nei confronti di un’associazione composta interamente da baciapile fissati col sesso, che vedono il peccato e la sporcizia ovunque. Gente che spaccia la superstizione e la repressione come pedagogia, perché un vero pedagogo non può - e lo dico chiaramente, non può - scrivere certe puttanate a cuor leggero.
Gente da evitare, non c’è altro modo di definirli. Gente che si pone come bastione della moralità e dei valori, rozzamente traducibili come miopia e intolleranza. Moigentaglia. Gente che, temo, insegna nelle scuole, accudisce i bambini negli asili, e ha tutto l’agio di inculcare nelle loro teste teorie sordide sulla sessualità loro e altrui. Altro che maestre col velo. Questa è la gente di cui avere paura.
Gente da evitare. Evitateli.
Mangiare bere uomo donna
Volevo scrivere un post sulle repliche di Saranno Famosi, ma preferisco prendermela con il film da Bor7 in onda su Raiuno, vale a dire Ricette d’amore, con Sergio Castellitto e delle attrici tedesche. Castellitto è Castellitto, le attrici tedesche hanno una compostezza che sconfina nella legnosità, ma va bene perché i personaggi che interpretano sono dei ciocchi di pino.
La trama del film è una collisione fra Baby Boom e qualsiasi film che parli di cuochi o cibo. Il sottotesto è: guarda come la maternità (non biologica, ma acquisita miracolosamente tramite eredità di una nipotina: quanto di più simile si possa avere a una nascita verginale) e la simpatia di un cuoco italiano sciolgono la sostanziale frigidità di una chef che considera il cibo un’arte e non un piacere. Guarda anche come il cuoco italiano conquista la ragazzina traumatizzata dalla morte della madre.
In mezzo ci sono le solite menate quasi-zen sulla filosofia della cucina, che prevedono sempre un pistolotto su quanto ci vuole per cucinare qualcosa, metafora fine-fine del corteggiamento, dei preliminari o di qualcosa che comunque ha a che vedere col sesso.
Fa sembrare Chocolat un pamphlet femminista.
I ciociari lo fanno meglio
“…eeeh?”
“Il festival. E che avevi capito?”
“… aaah!”
Ai concorsi per gruppi emergenti ho sempre guardato con lo stesso amore riservato per la pasta scotta e le Catene di Sant’Antonio. Per cui, l’idea di presenziare per una serata intera a una manifestazione di questo stampo, per giunta nel cuore della Ciociaria (che diciamocelo, non è proprio l’ombelico del mondo di jovanottiana memoria) non mi faceva esattamente sudare le ascelle dall’emozione. Ma per la causa del giornale più figo del mondo e altre motivazioni di tipo squisitamente personale, via che sono partita per Alatri, insieme a una rappresentanza di giurati del festival “Alatri dal vivo”.
Il livello dei gruppi, a detta di molti dei presenti, non era eccezionale. Beh, va bene, i primi in scaletta erano un po’ i Frosinone City Ramblers, gli altri non me li ricordo e gli ultimi erano giusto un po’ derivativi, ma almeno derivavano dal punk funk e non dai cloni dei cloni di Peter Tosh o dei Rancid. Perché sia noto che la mia resistenza al concetto di “gruppo emergente” nasce dalla non assidua e davvero poco entusiastica frequentazione di manifestazioni atte a promuovere la suddetta tipologia di formazione musicale. Continua…
Me l’ha ordinato il dottore
Vabbè, insomma. Ieri Sara mi telefona tutta arzilla. (Sara è l’autrice del ritratto che si vede qui sopra, per capirci). Mi telefona, e sentita la telefonata si precipita a casa mia. Mi trova diroccata sul letto, con il rotolo di carta igienica vicino, immersa in un disordine degno dell’esplosione di una bomba carta.
Mi mette in macchina e mi trascina dal medico. Mi viene prescritto un sonnifero e “si riposi, signorina”.
Poi mi chiama quella santa donna che per un anno e mezzo, qualche tempo fa, ha curato le mie sindromi paranoidi da Bambina Abbandonata.
Mi dice, vieni qua che parliamo e risolviamo il problema.
Mi avvio da lei con la faccia gonfia e gli occhi da pesce palla. Le dico che sto lavorando un po’ troppo. Mi dice che ho la faccia tirata e mi devo riposare.
Poi si parla d’altro.
Lo so che l’ho già detto, però questa volta me l’ha ordinato il dottore.
Ci sarò.
Ma meno, e solo quando mi avanzerà l’energia, oltre che per il rush finale di fine luglio-inizio agosto, per aggiornare questo posticino.
Voi comunque sarete in vacanza e non vi accorgerete di nulla.
Ci risentiremo a pieno regime in settembre, quando spero di avere recuperato un po’ di forza.
Oppure mi iscrivo all’Anonima Esauriti. Delle due, l’una.
Al momento, sarei un soggetto ideale per una commedia di Almodòvar. Te la do io, Carmen Maura!
Repetita juvant
Eh, no
E così, a quanto pare, Yahoo! Messenger, MSN Messenger e ICQ saranno presto in grado di dialogare fra di loro.
In teoria sarebbe un bel progresso. Un bel progresso, e un gran paio di palle.



