Ecce bloggo!
E dopo qualche giorno di tregenda, pare che tutto funzioni.
Grassie, signor Fu Webmasta!
Aiuto!
Avrete notato che il blog fa un po’ il cazzo che gli pare, in questi giorni.
(Se non leggete questo post, è perché il blog fa un po’ il cazzo che gli pare.)
Pare ci siano problemi di server. Cercheremo di risolverli appena possibile…
Tuttologia
Com’è che una che di suo, di mestiere, farebbe quella che scrive, finisce in televisione a fare quella che va sulle chat?
Semplice: la conduttrice del programma le telefona e domanda “Ma tu vai in chat?”
“Beh, ci andavo.”
“Vieni in trasmissione da noi?”
Do or don’t? Do.
“Evvabbene.”
È tutto molto vipp-ah.
Aereo pagato da Ronchi dei Legionari a Fiumicino.
Mercedes gigante presidenziale blu fino a casa, e poi la mattina dopo da casa allo studio (e dentro io con maglietta Amari e spillette sulle tasche dei pantaloni al ginocchio e Converse, la sera; maglietta Riotmaker e spillette sulle tasche dei jeans e Converse la mattina dopo).
Mi hanno anche mandata al trucco, grazie alla gentile intercessione di Selvaggia, che mi ci ha portato per manina durante l’intervallo della trasmissione perché si erano dimenticati ed evidentemente a tutti sembrava normale che io mi presentassi in video con un paio di marsupi sotto gli occhi e i capelli flosci.
(La faccia dei tizi seduti sulle scale quando Selvaggia, inguantata nel tailleur gessato blu che indossava in trasmissione, è scivolata tra di loro seguita dagli indierocker in jeans, Converse e spillette.)
Poi mentre mi facevo ristrutturare, telefona la redazione che devo scendere subito.
Ho un occhio truccato e uno no e becchi d’oca nella frangia.
Redazione: “Devi scendere devi scendere devi scendere!”
Io: “Oddio oddio oddio!”
E la truccatrice, con flemma:
“Ma che penzi che devi entra’ quando t’o dicono loro?”
Stiamo parlando di una tragedia sfiorata: milioni di casalinghe e anche qualche lettore di blog in preda a blocchi della digestione causa prolungata esposizione alla mia faccia in versione “risveglio”.
Riassunto della puntata, a cura di un amico che resterà anonimo:
“…un nostromo mollato dalla moglie che voleva buttarsi dalla finestra con le figlie, una sessuologa che parla di traffico, un prete tipo Uccelli di rovo ed Enrico Beruschi (il cui figlio è il webmaster di www.deathmetal.it, giusto per la cronaca). Solo a quel punto sei arrivata tu. Praticamente l’ultima schermata del videogioco…”
Scommetto che vi dispiace esservelo perso, ah?
No?
Piccolo aggiornamento: un dietro le quinte molto più gustoso e divertente di questo è leggibile qui.
Tecnologia
Tutto quello che avevo postato dall’ultimo backup del server è andato perduto.
Ri-posterò a breve, ma i commenti, ahinoi, sono andati perduti anche loro…
Aggiornamento: ho ri-postato. A futura memoria.
Come fermarsi a guardare un incidente
Non guardo le trasmissioni di Maria De Filippi. Non seguo i talk show, trovo insipido e sensazionalistico il Maurizio Costanzo Show, Costantino Vitagliano mi pare attraente come un trancio di vitello tonnato (e altrettanto espressivo), non ho guardato Bisturi, mi sono stufata presto di La Fattoria , non ho retto Music Farm, Harem mi annoiava e dopo che Monica Setta mi ha praticamente augurato una gravidanza indesiderata in diretta radiofonica mi venga un colpo se accenderò mai più la televisione o la radio su un programma che la contiene.
Però ho scoperto di non essere immune al fascino del reality show, al dramma della follia umana che è la lotta fra Gianluca Neri e Loredana Morandi, lei dalle molte personalità, la cui principale occupazione sembra essere quella di aprire blog su Splinder per riempirli di pacifismo d’accatto o di minacce di denuncia penale campate sul nulla.
Non metto i link perché non voglio essere un facilitatore della curiosità morbosa che ha preso me in primis (chi non ne sa niente se ne vada su Macchianera: è tutto documentato). Ma al di là delle implicazioni pratiche per Gianluca, che comunque ne uscirà con poco più che una gastrite curabile in sette giorni, affascinante è il dipanarsi shakespeariano della vicenda. Iniziata con una fantasmagorica querela nei confronti di una garbata blogger italiana residente in Egitto, e subito deragliata in un tripudio di accuse, denunce, citazioni a vanvera dal codice civile e penale, telefonate ai datori di lavoro di un presunto “nemico”, aita aita accorr’uomo il Neri molesta mia figlia, e ultimamente culminata nella strepitosa affermazione “L’impero del male si sgretolerà come un castello di carte”, che vede la Morandi sola con la fionda in mano davanti al Golia Neri, che si presume occupato a tempo pieno ad accarezzare un gatto nero con il mignolo alzato, sghignazzando con fare satanico.
Viene in mente il Davide di biblica memoria, appunto, e anche Don Chisciotte. Ma questa storia non è poetica e non fa ridere, è una storia triste. E una piccola tragedia che si dipana nonostante i (purtroppo tardivi) tentativi di conciliazione di molte persone, incluso lo stesso Gianluca, che non deve essersi reso conto subito delle proporzioni di fantasia che sembrano abitare la mente di questa donna.
Molti hanno fatto la scelta - sensata - di non seguire più la vicenda, di non leggere più gli sproloqui sui moltissimi blog aperti, di non dare carburante alla faida, per il bene di tutti. Ammetto che ancora non ci sono riuscita. Che la mia dose di “L’impero del male” me la faccio ancora, quotidianamente. Anche se ogni giorno mi rattrista sempre di più, e sempre di più mi ritrovo a sperare che tutto si risolva in un nulla di fatto, in un accordo civile se non proprio amichevole. E che arrivi la pace per questa signora, che di pace vera, e non solo di assenza di guerra, sembra proprio avere bisogno.
Cose divertenti che si scoprono sul proprio conto
L’ultima cosa che ho saputo su di me è che sono stata raccomandata.
E’ tutto vero.
Vi ho presi in giro. Non è vero che tiro la carretta a mille euro al mese vivendo da sola. Era una balla decorativa per attirare le masse con la storia della ragazza figlia di lavoratori statali della piccolissima borghesia, in contratto di collaborazione perenne, con zero prospettive di una vita dignitosa dopo i sessantacinque anni.
In realtà io sono raccomandata, anzi, fuori dalla porta ho montato un apposito eliminacode per i padrini e le madrine che desiderano sponsorizzarmi.
Sono ricca di famiglia, per cui dei soldi me ne fotto: se non mi compro neanche una maglietta da mesi è perché quelle due pazze isteriche di Domenico (D) e (&) Stefano (G) si rifiutano di produrre quelle con le spillette indierock già attaccate sopra.
Non so assolutamente scrivere, infatti per pubblicare quel racconto con Einaudi ho fatto intervenire il Neri, la Lucarelli, il Petunio, Licio Gelli, il cardinale Ratzinger e Osama Bin Laden. Quest’ultimo ha istruito personalmente i suoi piloti della morte affinché passassero davanti alla sede di Stile Libero tre volte al giorno trascinando uno striscione con scritto “Pubblicate Giulia Blasi, cani infedeli”, che però quando tornavano indietro si leggeva molto male.
La tizia di modesti mezzi estetici che vedete nelle foto è una cugina brutta, io in realtà sono così gnocca che il mio fidanzato ha abbracciato tre religioni diverse per essere sicuro di ringraziare il Dio giusto della sua fortuna. Capirete che una in possesso di cotanto splendore non abbia problemi a corrompere le menti degli uomini di potere e volendo anche delle donne, te’, crepi l’avarizia.
Dimenticavo che i miei padrini hanno pagato uno per uno i settecentocinquanta lettori di questo blog, acciocché il mio pubblico non mi venisse mai a mancare.
E’ tutto vero, sì.
E sto ancora aspettando la spintarella per quel posto in Comune, con i tempi che corrono.
Arrivo bene, arrivo ultima
Rieccomi.
Siamo in arretrato. Potrei raccontarvi di come siamo andati a Imola, e di come vedere per un’ora FrankBlackFrancis e Momma Kim su un palco sia stato simile a un pellegrinaggio a Santiago de Compostela, con tanto di caldo, disidratazione e tappe come le stazioni della Via Crucis: ci saremmo potuti arrivare il ginocchio, per la lentezza con cui si muovevano gli ingorghi ai cancelli. Poi facevi il giro e scoprivi che c’era un varco nel muro dietro che dava sulla strada. Portoghesi del mondo, unitevi.
Potrei raccontarvi di come i Pixies abbiano suonato, in certi punti in modo approssimativo, ma di come ascoltandoli mi sia resa conto per l’ennesima volta che le loro canzoni non sono invecchiate di un giorno, non suonano rétro, non hanno il gusto della nostalgia come invece quelle suonate da un mesto e imbolsito Robert Smith, poche ore dopo. Potrei raccontarvi di come ho saltato e cantato per quasi tutta l’esibizione.
Potrei raccontarvi della faccia del tastierista dei Cure (non mi ricordo il nome; forse non l’ho mai saputo), paralizzata in una perenne espressione di stupore da apparenti e massicce dosi di chirurgia plastica e iniezioni di Botox. E di come il loro concerto, tolti i primi due pezzi e Inbetween Days, sia stato a dir poco soporifero.
Potrei raccontarvi che Ben Harper DUE PALLE.
Potrei raccontarvi che PJ Harvey ha i piedi grandissimi, solo perché basta fare un giro su blog migliori di questo per sentire parlare di lei in modo più competente.
Potrei raccontarvi anche altre cose, ma stamattina tutti i miei neuroni sono impegnati a canticchiare
Su pel pal, zò pel pal, su e zò pel pal
ohi che bel, ohi che mal, su e zò pel pal
sulla melodia di Jingle Bells.
Tanti auguri, Capo!
Oggi è il compleanno del Ras dei blogger, colui che è almeno parzialmente responsabile del concetto di blogstardom e di Gotha dei postatori compulsivi, l’allenatore della Nazionale (non quella che ieri sera ha fatto una figura di merda con la Bulgaria, ovviamente).
Fa gli anni di Cristo, ma secondo me questo un po’ di sfiga potrebbe anche portarla. Diciamo che ne fa trenta più tre, via.
Auguri, Gianluca!
Sappiate solo questo
Abbiamo visto Margherita F..
Ah, e anche i Pixies, sì.
Aggiornamento temporaneo: c’ho da fare, torno subito.
Eufemismi e perifrasi
I segreti d’alcova vanno custoditi gelosamente, ma orgni tanto è interessante dibattere sui codici di linguaggio. Al di là del point-and-grunt, come è possibile parlare di sesso orale con una partner in un modo che non sembri a) clinico b) brutale c) oscuro al punto che lei reagisca con un “fare cosa?”?
Se ne dibatte qui.



