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	<title>Commenti a: Facciamo che io andavo</title>
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		<title>Di: &#187; Ci chiamano bambine</title>
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		<dc:creator>&#187; Ci chiamano bambine</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Nov 2007 10:47:13 +0000</pubDate>
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		<description>[...] venuta da un po&#8217;, di coinvolgere gli uomini.     Puoi lasciare un messaggio, o utilizzare il trackback direttamente dal tuo sito oppure leggerti i feed dei commenti: RSS 2.0.   postCount(&#039;999&#039;); &#124;postCountTB(&#039;999&#039;);           Qualcosa da dire? Per problemi tecnici ho dovuto disabilitare il normale sistema di commenti di WordPress.  Se vuoi commentare usa il link &quot;Commenti&quot; in fondo al post. Grazie e scusa per l&#039;inconveniente.      _uacct = &quot;UA-322464-1&quot;; urchinTracker();      _uacct = &quot;UA-322464-1&quot;; urchinTracker();  Il ritratto è di Sara Not. Design di Moskova 68, Fulvio Romanin, Aliosha, Darkripper, dirige il maestro Peppe Vessicchio. Webmasta e hosting a cura di Darkripper. Nessuna di queste persone è minimamente responsabile di eventuali vacuità, futilità, insipienze e inesattezze contenute in questo blog.      _uacct = &quot;UA-322464-1&quot;; urchinTracker(); [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] venuta da un po&#8217;, di coinvolgere gli uomini.     Puoi lasciare un messaggio, o utilizzare il trackback direttamente dal tuo sito oppure leggerti i feed dei commenti: RSS 2.0.   postCount(&#8217;999&#8242;); |postCountTB(&#8217;999&#8242;);           Qualcosa da dire? Per problemi tecnici ho dovuto disabilitare il normale sistema di commenti di WordPress.  Se vuoi commentare usa il link &#8220;Commenti&#8221; in fondo al post. Grazie e scusa per l&#8217;inconveniente.      _uacct = &#8220;UA-322464-1&#8243;; urchinTracker();      _uacct = &#8220;UA-322464-1&#8243;; urchinTracker();  Il ritratto è di Sara Not. Design di Moskova 68, Fulvio Romanin, Aliosha, Darkripper, dirige il maestro Peppe Vessicchio. Webmasta e hosting a cura di Darkripper. Nessuna di queste persone è minimamente responsabile di eventuali vacuità, futilità, insipienze e inesattezze contenute in questo blog.      _uacct = &#8220;UA-322464-1&#8243;; urchinTracker(); [...]</p>
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		<title>Di: &#187; Non ci siamo capiti</title>
		<link>http://www.saitenereunsegreto.com/index.php/941/facciamo-che-io-andavo/comment-page-1/#comment-39241</link>
		<dc:creator>&#187; Non ci siamo capiti</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Sep 2007 13:26:20 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Nell&#8217;ultima settimana, questo blog ha avuto due incontri ravvicinati con la carta stampata. Il primo, in ordine di tempo, con una citazione su Panorama relativa a questo post. Un boxino e niente più, ovviamente, in zona &#8220;Voci dalla rete&#8221;, attribuito all&#8217;URL del blog, in cui si mischia una citazione dal post e una da un commento non mio, senza differenziarle. Per il principio secondo cui tutto quello che viene dalla rete è &#8220;da Internet&#8221; e non ha autori. Dopotutto, Giulia, chi cazzo sarà mai? E giustamente, anzi: Panorama, nel suo piccolo, ha dimostrato per questo blog un&#8217;attenzione ben maggiore rispetto a Metro (o City, non si capisce: la notizia mi è arrivata di seconda mano, e ogni fonte citava una testata diversa) che, per motivi imperscrutabili, ha parlato di questo blog attribuendone la proprietà a una persona che vive a Londra ed è esperta di usi e costumi anglosassoni. Ora, nello specifico ci sarebbe solo da ridere. Se arrivi sul mio blog, leggi solo l&#8217;ultimo post e in base a quello ti costruisci in testa la mia intera biografia (peraltro ignorando quanto, nel post stesso, avrebbe dovuto suggerirti che io non vivo a Londra, ero in gita a Londra), va bene. Nessuno pretende che questo blog venga preso sul serio. Ma riportare le tue fantasie su un giornale letto da milioni di persone, persone che poi mi commentano o mi scrivono - e quindi perdono del tempo prezioso - per domandarmi consigli su cose di cui sono del tutto ignorante, è un atto di superficialità tremenda. Non per me, che anche sticazzi. Ma per loro. Per quelli che ti hanno letto, e che adesso - come minimo - pensano che tu, redattore o giornalista del free press in questione, renda loro un ben povero servizio. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Nell&#8217;ultima settimana, questo blog ha avuto due incontri ravvicinati con la carta stampata. Il primo, in ordine di tempo, con una citazione su Panorama relativa a questo post. Un boxino e niente più, ovviamente, in zona &#8220;Voci dalla rete&#8221;, attribuito all&#8217;URL del blog, in cui si mischia una citazione dal post e una da un commento non mio, senza differenziarle. Per il principio secondo cui tutto quello che viene dalla rete è &#8220;da Internet&#8221; e non ha autori. Dopotutto, Giulia, chi cazzo sarà mai? E giustamente, anzi: Panorama, nel suo piccolo, ha dimostrato per questo blog un&#8217;attenzione ben maggiore rispetto a Metro (o City, non si capisce: la notizia mi è arrivata di seconda mano, e ogni fonte citava una testata diversa) che, per motivi imperscrutabili, ha parlato di questo blog attribuendone la proprietà a una persona che vive a Londra ed è esperta di usi e costumi anglosassoni. Ora, nello specifico ci sarebbe solo da ridere. Se arrivi sul mio blog, leggi solo l&#8217;ultimo post e in base a quello ti costruisci in testa la mia intera biografia (peraltro ignorando quanto, nel post stesso, avrebbe dovuto suggerirti che io non vivo a Londra, ero in gita a Londra), va bene. Nessuno pretende che questo blog venga preso sul serio. Ma riportare le tue fantasie su un giornale letto da milioni di persone, persone che poi mi commentano o mi scrivono &#8211; e quindi perdono del tempo prezioso &#8211; per domandarmi consigli su cose di cui sono del tutto ignorante, è un atto di superficialità tremenda. Non per me, che anche sticazzi. Ma per loro. Per quelli che ti hanno letto, e che adesso &#8211; come minimo &#8211; pensano che tu, redattore o giornalista del free press in questione, renda loro un ben povero servizio. [...]</p>
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		<title>Di: Il grande centro &#171; Piove con il sole</title>
		<link>http://www.saitenereunsegreto.com/index.php/941/facciamo-che-io-andavo/comment-page-1/#comment-39222</link>
		<dc:creator>Il grande centro &#171; Piove con il sole</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Sep 2007 10:35:10 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Il grande&#160;centro  10 09 2007   Da un paio di mesi - e per un&#8217;altra decina di giorni - lavoro all&#8217;interno di un centro commerciale. Sì, in uno di quelli dove si va d&#8217;estate a rinfrescarsi le membra sotto il getto dell&#8217;aria condizionata e dove l&#8217;italiano medio spende, è proprio il caso di dire, almeno un pomeriggio alla settimana alla ricerca di aggeggi per lo più inutili. In uno di quei posti dove una persona è disposta ad indebitarsi pur di ottenere l&#8217;ultimo modello di un televisore ultrasottile e grande come una parete del proprio monolocale. Dove, se non trovi quello che cerchi, lo puoi ordinare comodamente tramite computer, da solo o con la complicità di un addetto, e nell&#8217;arco di sette giorni l&#8217;agognato prodotto è pronto per il ritiro. C&#8217;è anche un miniasilo; lasci i pargoli per tutto il tempo che vuoi e puoi goderti il tuo shopping ossessivo-compulsivo senza troppe distrazioni; l&#8217;importante è che tu ti dia una mossa a scaricare il pupo ché i posti sono pochi e vanno via come il pane. Altrimenti, puoi sempre prendere un carrello a forma di macchina, vedrai come si divertirà quel futuro pilota di tuo figlio! Che poi ai bambini serve poco per crearsi le loro avventure. Ho visto di tutto all&#8217;interno di quei carrelli, da piloti d&#8217;astronavi a comandanti di navi da porto, da novelli Robin Hood dispensatori degli acquisti di mammà a mostriciattoli un po&#8217; troppo cresciuti che occupavano tutto l&#8217;occupabile. E i genitori non sono certo da meno; puoi vedere le loro facce infiammarsi di fronte ad un cellulare di ultima generazione o riempirsi di profondo orgoglio aprendo un frigorifero no-frost. I giocattoli degli adulti costano solo molto di più di quelli dei loro figli (cit.). [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Il grande&nbsp;centro  10 09 2007   Da un paio di mesi &#8211; e per un&#8217;altra decina di giorni &#8211; lavoro all&#8217;interno di un centro commerciale. Sì, in uno di quelli dove si va d&#8217;estate a rinfrescarsi le membra sotto il getto dell&#8217;aria condizionata e dove l&#8217;italiano medio spende, è proprio il caso di dire, almeno un pomeriggio alla settimana alla ricerca di aggeggi per lo più inutili. In uno di quei posti dove una persona è disposta ad indebitarsi pur di ottenere l&#8217;ultimo modello di un televisore ultrasottile e grande come una parete del proprio monolocale. Dove, se non trovi quello che cerchi, lo puoi ordinare comodamente tramite computer, da solo o con la complicità di un addetto, e nell&#8217;arco di sette giorni l&#8217;agognato prodotto è pronto per il ritiro. C&#8217;è anche un miniasilo; lasci i pargoli per tutto il tempo che vuoi e puoi goderti il tuo shopping ossessivo-compulsivo senza troppe distrazioni; l&#8217;importante è che tu ti dia una mossa a scaricare il pupo ché i posti sono pochi e vanno via come il pane. Altrimenti, puoi sempre prendere un carrello a forma di macchina, vedrai come si divertirà quel futuro pilota di tuo figlio! Che poi ai bambini serve poco per crearsi le loro avventure. Ho visto di tutto all&#8217;interno di quei carrelli, da piloti d&#8217;astronavi a comandanti di navi da porto, da novelli Robin Hood dispensatori degli acquisti di mammà a mostriciattoli un po&#8217; troppo cresciuti che occupavano tutto l&#8217;occupabile. E i genitori non sono certo da meno; puoi vedere le loro facce infiammarsi di fronte ad un cellulare di ultima generazione o riempirsi di profondo orgoglio aprendo un frigorifero no-frost. I giocattoli degli adulti costano solo molto di più di quelli dei loro figli (cit.). [...]</p>
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