Che c’è di male?

pubblicato da Giulia domenica, luglio 15, 2007 12:52

Mi sono da tempo fatta l’idea che chi dice “Che c’è di male?” sappia benissimo che il male c’è. Non a caso, questa frasetta viene applicata generalmente a fenomeni come il velinismo, la prostituzione sul lavoro (trovatemi un po’ un altro modo per definire le contorsioni sessuali di certe soubrette in cerca di occupazione), e più in generale ogni situazione di degrado della dignità personale su cui sia stata riversata una quantità sufficiente di soldi e brillantini. Peggio di quelli del “Che c’è di male?” ci sono solo quelli che non capiscono perché le donne dovrebbero volere la carriera, dato che la famiglia è tanto più appagante. Come se le due cose si escludessero naturalmente a vicenda.
Ora un giornalista del Financial Times lo dice: vi rendete conto che nel vostro paese le donne sono trattate come oggetti, utilizzate come decorazioni, disprezzate sul lavoro e in politica, ostacolate nello sviluppo professionale, sfavorite nella vita familiare? Vi pare normale che da trent’anni il numero di parlamentari donne sia più o meno invariato? Che nei consigli di amministrazione siano presenti solo per il 2% (e aggiungerei, sono talmente una rarità da avere un boxino dedicato sul’inserto di Repubblica, Affari e Finanza)?

Adrian Michaels, l’autore del pezzo, non si limita a guardarci da lontano. Anche se da lontano dobbiamo già rappresentare un bello spettacolino di paese ininfluente e arretrato, governato dai cardinali. Michaels vive e lavora qui: ci vede da dentro, quotidianamente, senza filtro. E quindi c’è seriamente da preoccuparsi – o forse, da giubilare? – se lui rinviene tracce di cambiamento sociale nella lettera di Veronica Lario al marito colto in flagrante bagattella di un momento. Purtroppo, per una Veronica che alza la voce, ci sono milioni di Pina, Simona e Alessia che abbozzano, o peggio, tentano di sfruttare una situazione deprimente a proprio vantaggio.

Su Sorelle d’Italia capita spesso di ricevere commenti che deplorano, di volta in volta, il fatto che ci si lamenti dello stato delle cose, o che si tenti di rivendicare dei diritti: sulla base del fatto che in fondo a noi donne le cose vanno fin troppo bene, che siamo “privilegiate” (dove, e in cosa, esattamente?), e che non bisognerebbe dare importanza a “certe cose”. Su questo stesso blog, nelle occasioni in cui ho parlato della mia antipatia per i lumaconi da strada (per tacer della volta in cui ho raccontato della pacca sul culo) non sono stati pochi gli apologisti del complimento molesto o financo della suddetta pacca sul culo. Se è vero che i commenti su un blog non sono lo specchio del paese reale, è anche vero che nel piccolo campione da me sondato esistono tracce evidenti e preoccupanti dell’accettazione supina di un malcostume rampante. Di una maleducazione, si può dire, nel senso di scarsa educazione al rispetto (di sé e degli altri) e alla parità.

Non che le signore collaborino. Mi sono resa conto in più occasioni, Sorelle d’Italia incluso, che l’indicazione generica “blog che parli di argomenti femminili” piove spesso e volentieri nell’apologia della frivolezza, del quotidiano ininfluente, del rossetto-e-scarpa. Come se stessimo tutte sedute in un confortevole bunker squisitamente arredato, dove ci scambiamo piacevolezze e pasticcini fatti in casa, senza avere la lungimiranza (o il coraggio?) di mettere il naso fuori e accorgerci che siamo state escluse, che non contiamo niente, che le nostre esigenze vengono trattate alla stregua di capricci. Che si dà per scontato che ci carichiamo il grosso dei lavori di casa, della cura di anziani e bambini, rinunciando a lavorare, a realizzarci come esseri umani. Che veniamo giudicate quotidianamente per il nostro aspetto, come ci vestiamo, per il numero dei nostri partner sessuali, per la tendenza più o meno spiccata ad esprimere preferenze ed opinioni in pubblico, financo per il fatto di avere e mostrare di avere un cervello, una cultura, una dignità sociale. E noi niente, tutte dentro al bunker a confrontare le diete e i trattamenti di bellezza.

Avanti così, signore.

Aggiornamento: Maria Laura Rodotà dice praticamente le stesse cose sul Corriere.it.

Aggiornamento all’aggiornamento: Repubblica.it pubblica la lettera di una plurilaureata (lettera che invero puzza assai di articolo scritto ad hoc da qualche volenterosa collaboratrice) che punta il dito contro il sessismo e la sufficienza della società italiana. Come prevedibile, e come volevasi dimostrare, i lettori del forum rispondono con lo scherno. Nel frattempo, i TG Mediaset si sono affrettati a montare servizi in cui le bonazze televisive si pronunciano con sufficienza sull’accusa di Michaels, esibendo in contemporanea generoso tettame, e chiosando con “guardatevi un po’ le vacche di casa vostra, ché alle nostre ci pensiamo noi”.
Tutto come prima.

Commenti e ping chiusi.

2 commenti to “Che c’è di male?”

  1. *Stregatta* » Blog Archive » Il paese delle veline says:

    luglio 16th, 2007 at 8:34

    […] Alcune di noi sono arrabbiate. Alcune di noi non vogliono fare le veline. Alcune di noi, non riconoscono la qualifica di moglie come categoria professionale. Alcune di noi hanno parecchie cose da dire. Alcune di noi lo dicono su Sorelle d’Italia, altre sui loro blog. […]

  2. Il personale, il politico e il parrucchiere. : Sorelle d’Italia says:

    luglio 16th, 2007 at 7:02

    […] Perché le uniche parole che mi vengono in mente, ora, sono: ragazze, stiamo affondando. Puntiamo all’essenziale. […]