La rottura di un tabù

pubblicato da Giulia giovedì, giugno 28, 2007 11:45
Aggiunto alla categoria Sono fatti miei, Tennologgia

E’ molto facile giudicare le persone da quello che leggono. Il folklore familiare vuole che io abbia imparato a distinguere le lettere quando alcuni bambini neanche parlano (la famosa storia dello “stop” letto al contrario per terra), e io ricordo benissimo il momento in cui mi sono accorta che Il libro dei perché non era più solo un volume illustrato, perché le lettere avevano un senso, componevano parole. Per dire che in trentaquattro anni e rotti di libri ne ho macinati, e tanti, e tuttora la lettura è un fondamento della mia vita.

Giudicare qualcuno da cosa legge, dicevo, è facilissimo. Prendete questo blog: credo di avere detto un paio di milioni di volte che no, Sophie Kinsella non l’ho mai letta e la chick lit mi fa cagare. E’ una coincidenza. Il libro è uscito quattro mesi dopo. Perché tanta enfasi? Perché è così importante che si sappia che mai e poi mai la sottoscritta eccetera? E se pure l’avessi letto, ‘sto libro? (Ma non l’ho letto, maledizione! Smettetela di guardarmi così!) Mi si dovrebbe giudicare bene o male per questo? Mi si può mettere sullo stesso piano di chi legge Tutte le barzellette di Totti o i libri di Zelig? E perché chi legge Totti o Zelig dovrebbe essere giudicato per questo? Magari è un fisico nucleare che si è pure letto tutto Dostojevskij. E però.

Insomma, finisce che sul blog non parlo mai dei libri che leggo. Un po’ perché non mi interessa condividere tutto-tutto, e Twitter mi sembra una roba ossessivo-compulsiva; e un po’ perché non riesco proprio a starci dietro. E poi, appunto, non sono sicura che da quello che leggo/ho letto si possa capire qualcosa di me; come del resto da quello che ascolto. Al massimo si può capire cosa non leggo, che è comunque parecchia roba.

Totale: non so mica perché mi sono aperta ‘sta pagina su Anobii. So che da un po’ di giorni è tutto un caricare su libri che ho letto, e mettere un commento per ognuno, per dire cosa ne penso, e perché l’ho letto, oppure dove, o che rapporto ho con questo libro o quell’altro. Mi sto divertendo un mondo, e sto toccando con mano l’impossibilità di archiviare TUTTI i libri che ho amato e letto. Un esercizio di catalogazione che è anche un viaggio nella memoria, compiuto in maniera parzialmente random (come ho fatto a saltare da The House of Mirth a The Color Purple?), spesso inesatta (di certi libri ho caricato la versione inglese, ma li ho letti in italiano), del tutto incompleta. Se non mi stanco, fra qualche settimana il panorama sarà più completo. Non ci sarà mai tutto: ma ci sarà molto.

Commenti e ping chiusi.

Un commento to “La rottura di un tabù”

  1. ANobii, un’altra dipendenza at Blimunda says:

    luglio 4th, 2007 at 3:32

    […] Qualcuno mi salvi da ANobii. Perché dopo aver scoperto di essere Addicted to blog all’84% ho letto il post di Giulia su ANobii, che non conoscevo. Invito a nozze: parliamo di libri, lo facciamo su Internet, condividiamo le informazioni. In tempo zero ho aperto l’account, adesso sto svuotando man mano gli scaffali di casa per trasferirli virtualmente online. Anche perché basta digitare il codice Isbn per ottenere magicamente tutte le informazioni sul libro. E se non è nel database, inserendo alcune informazioni verrà aggiunto in poco tempo dal solerte e gentilissimo customer care. Il problema è che non sto facendo altro da ore. La libreria è vuota e la scrivania un ammasso di libri accatastati uno sull’altro. Perdo ulteriore tempo perché mentre inserisco sfoglio, rileggo, cerco le mie note a margine, ricordo, sospiro. Ormai ho l’occhio pallato e continuo a ripetere “Ancora uno e smetto”. Salvatemi. Tag: anobii, dipendenze, internet, leggere, libri, recensioni […]