Uno, due, tre…

pubblicato da Giulia sabato, giugno 23, 2007 10:05
Aggiunto alla categoria Pacs nobiscum, Target du jour
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L’ultima volta che ci ho guardato, gli eterosessuali che si sono registrati per aggregare post su GayToday erano due. Una sono io. Che prima di registrarmi sono andata in pellegrinaggio su Tom a chiedere: ma secondo voi, posso?

Che sembra una roba scema, ma il problema me lo sono posto davvero.

Alla nascita di Sorelle d’Italia, inventato da un uomo ma cresciuto da una tribù di donne (ehi, guarda, la famiglia tradizionale! Poligama, però) si è deciso di fare un blog che parlasse di donne fatto dalle donne. Giusto perché delle donne parlano un po’ tutti tranne, spesso, le donne stesse. L’idea era di aprire una finestra su una prospettiva ancora (a torto, i numeri non mentono) considerata “minoritaria”. Non una chiusura al sesso maschile, ma un gentile invito all’ascolto.

In questo blog, il mondo gaio è da sempre presente e (ora più che mai) vivamente sostenuto. Anche perché è da mo’ che dico che non esiste veramente un “mondo gay”, non più di quanto esistano un mondo donna, un mondo adolescente, un mondo pensionato e un mondo operatore ecologico di turno alle sei di mattina. Chiunque non sia un maschio bianco eterosessuale vive una realtà considerata “altra”, minoritaria, funzionale. Ma siamo tutti nello stesso mondo: e le persone omosessuali non vivono solo in televisione sfoggiando tagli di capelli bizzarri e leggendo la mano agli ospiti dei varietà. Sono anche quello. Ma non è questo il punto.

Il punto è che, attualmente, non esistono differenze di diritti civili fra donne, uomini, adolescenti, pensionati e operatori ecologici di turno alle sei di mattina. Esistono invece pesanti differenze fra omosessuali ed eterosessuali. Ai primi viene negata, con ogni mezzo ed ogni argomento, la possibilità di pianificare un futuro con la persona che hanno accanto. Si arriva a dire che a loro “non serve”, che “non ce n’è bisogno”, si tira in ballo la supposta sterilità di queste coppie (che nel frattempo continuano ad allevare figli), si mette in dubbio persino la qualità del sentimento che le unisce. Si entra nel loro privato con violenza, a spintoni, a insulti, tracciando paragoni offensivi fra l’omosessualità e la pedofilia. Si pretende che vivano nell’ombra, che “non ostentino”, che accettino in silenzio di essere trattati come macchiette, come malati contagiosi, deumanizzati, fatti oggetto di pietà, tolleranza, perdono per i loro peccati, basta che non pratichino.

Io mi sono rotta le palle.

Non mi serve essere gay per reclamare parità di diritti fra tutti i cittadini italiani, a prescindere dall’orientamento sessuale. E’ qualcosa che mi sembra elementare, che non sottrae nulla ai diritti già esistenti per gli eterosessuali, inclusi quelli che gradiscano, nel tempo libero, andare a trans, praticare lo scambismo, farsi sodomizzare da partner femmine, farsi frustare da partner maschi. E a quanto pare, anche i fondatori di GayToday condividono la mia opinione, tanto più che ho scoperto quasi subito che nel modulo di registrazione, alla voce “preferenza sessuale” c’è anche “eterosessuale” (sì, è possibile anche non fornire l’indicazione o tenerla nascosta, ma era per dire: è contemplato). Così mi sono registrata: perché voglio esserci anche io, voglio aggregare anche io, voglio che mi si conti quando viene il momento di dire “Chi è con noi?”

Lo dico piano: stamattina l’adsl va.

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