Gli analfabeti del corpo

pubblicato da Giulia venerdì, gennaio 26, 2007 13:31
Aggiunto alla categoria Bric à brac, Target du jour

“Ma secondo te… ecco, te lo devo chiedere. Se io sono in un locale, con gli amici, e c’è un tavolo di ragazze che non conosco: posso andare lì a conoscerle?”

Non è mica una cosa da poco, il corteggiamento. In altri tempi trattavasi di attività socialmente regolamentata: le signorine si incontravano solo nei salotti, in cui bisognava essere ricevuti e adeguatamente presentati.
Poi sono successe delle cose (guerre, ingresso delle donne nel mondo del lavoro, rivoluzione sessuale: robetta), ed eccoci qua, un secolo dopo, con le donne a spasso per le strade, libere di scegliersi il partner e di avere con il suddetto relazioni a breve, medio o lungo termine. Le norme della seduzione, del corteggiamento e dell’accoppiamento sono cambiate, e se per le donne sono parecchio chiare, per alcuni uomini le regole di ingaggio sono tutto meno che chiare. Specialmente per chi proviene da culture in cui i rapporti e i contatti fra i sessi sono ancora sottoposti a un controllo molto stretto, tutta questa dovizia di femmine più o meno svestite è ubriacante: cosa vorranno dire quelle pance scoperte, quegli ettari di tette, quelle cosce che sforbiciano per le strade? E’ un segnale di via, un semaforo verde, un “avanti, c’è posto”?

Non sono problemi da prendere alla leggera. E non è nemmeno facile dare una risposta categorica, empirica. Bisogna documentarsi: ed è quello che ho fatto.

E questo è quello che ho trovato.

Empiricamente, sarebbe stato semplice dare una risposta al quesito che apre questo post. La risposta empirica è “No: devi aspettare che siano loro, le ragazze, a darti il segnale di via. Con lo sguardo, un sorriso, passandoti vicino. Lo faranno, se sono interessate a fare la tua conoscenza. Se invece stanno parlando per gli affari loro, non guardano, non cercano di attirare l’attenzione, vuol dire che non vogliono essere disturbate”.

Ho sempre pensato che fosse una cosa banale. Come è banale, per me, pensare che una donna che cammina sola per la strada non stia cercando compagnia maschile, ma stia solo andando da qualche parte. E quindi importunarla, anche se è vestita in modo provocante, è sempre e comunque inopportuno. E segnala una peculiare assenza non solo di rispetto, ma anche di comprensione dei meccanismi primordiali del corteggiamento.

Diversi studi hanno verificato che il corteggiamento umano eterosessuale segue uno schema relativamente rigido, basato sull’interazione non verbale. Dato un ambiente tipico (bar, discoteca, supermercato), il rituale funziona nel seguente modo:

1. Lei individua il partner desiderato
2. Lei gli segnala la sua disponibilità con sguardi, oppure passandogli ripetutamente accanto, sorridendo nella sua direzione
3. Lui si avvicina e inizia la conversazione
4. Lei, tramite il linguaggio non verbale (voltandosi in direzione di lui, o stabilendo un contatto fisico intenzionale) gli comunica il grado di disponibilità alla sua compagnia ed eventualmente all’accoppiamento
5. Lui, seguendo le tracce del suo comportamento, decide fino a che punto portare l’approccio.

Fatta salva l’esistenza della cosiddetta “scaldamutande” o civetta cronica, vale a dire colei che ama arrivare al punto 4 segnalando una marcata disponibilità all’accoppiamento, salvo poi tirarsi indietro, la maggior parte degli studi evidenzia che è la donna a guidare il corteggiamento. La donna, non l’uomo, come pensano i machisti e i sostenitori del commento volgare all’indirizzo delle donne che passano per la strada. Perché sia lecito, opportuno e intelligente apostrofare una donna per la strada, è necessario che lei, da una distanza ragionevole, ti tenga gli occhi addosso, sorrida in maniera inequivocabile e appaia sollecitare la tua galanteria stradaiola. In assenza di questi segnali, il commentatore da marciapiede è solo un galletto, un tamarro prepotente e per giunta affetto da gravissimo analfabetismo del corpo.
Una minigonna non è un segnale di via.
Nemmeno i tacchi, le tette a vista e la pancia scoperta.
Neanche la spogliarellista abbracciata a un palo è necessariamente attratta dai bavosi ai suoi piedi. Recita una parte (e meglio la recita, più e facile che le sue mutande si riempiano di soldi: ma il suo è un lavoro). Figurarsi una donna che cammina da sola, per la strada, diretta in un posto o in un altro. Non tutto quello che facciamo è rivolto a voi, signori uomini. Pensare altrimenti significa perpetuare un mito che non ha più fondamento: vale a dire che per le donne non esista altro che la prospettiva della conquista del maschio, in ogni momento della loro vita.

La selezione del partner è biologicamente e socialmente affidata alle donne perché sono le donne ad avere maggiormente da perdere in caso di scelta sbagliata. Questo studio rileva che, su un campione di 100 uomini che si sono proposti spontaneamente e senza sollecitazioni a donne sconosciute in un ambiente peraltro ristretto (un campus universitario; non ci vuole una scienza per capire come questo sia diverso dalla pubblica via), solo il 50% ha risposto alla sollecitazione acconsentendo a rivedere la persona in questione. Mentre la percentuale delle donne disposte a fare sesso è un inequivocabile 0%. Ze-ro. Contro il 75% degli uomini in una situazione analoga rovesciata.
E’ vero che la statistica non può rendere conto delle infinite sfumature del pensiero umano. Ma è anche vero che può servire a darci una regola: in linea generale, una donna che non abbia segnalato la propria disponibilità non è disponibile. Potrebbe anzi, in una buona percentuale dei casi, essere disgustata, disturbata e offesa da un simile approccio.

La seduzione è una danza magica, delicata e meravigliosa. Piombare su una donna che non ti conosce, che non ti ha attirato con lo sguardo, con il corpo, con il sorriso, equivale a pestarle i piedi prima ancora di averla invitata ad unirti a lei in un tango. Per conquistare una donna, anche solo per una sera, bisogna saper ballare al suo ritmo.

Aggiornamento: la sempre splendida Blimunda mi segnala nei commenti un articolo in italiano, per chi non masticasse l’inglese, che condensa buona parte della questione scientifica.

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Un commento to “Gli analfabeti del corpo”

  1. Please, impariamo le lingue at Blimunda says:

    marzo 26th, 2007 at 12:03

    […] E’ un po’ che ho in mente di scrivere qualcosa sull’apprendimento (o meglio: il non-apprendimento) delle lingue straniere da parte dell’italico popolo. Almeno da quando ho letto un commento un po’ stizzito a questo post di Giulia, rea di aver citato a sostegno di una sua tesi solo fonti in inglese. Ma visto che ho recentemente cercato materiale per un pezzo proprio sulle lingue straniere, ora ho qualche dato in più oltre alla mia percezione. Allora. Parlando con vari responsabili delle risorse umane è emerso che per far carriera l’inglese è ormai dato per scontato, e vengono ormai richieste altre lingue (cinese mandarino e spagnolo, la prima e quarta lingua parlate al mondo, entrambe in fortissima ascesa) . Inoltre il linguista David Graddol, nel suo rapporto English Next pubblicato dal British Council, rileva che anche la Rete ha visto scendere la percentuale di comunicazioni in inglese dal 51,3% del 2000 all’attuale 32% ; contemporaneamente il cinese online è cresciuto dal 5,4% al 13%. Lo spagnolo, già in forte crescita, beneficerà anche di una recente legge di Lula che impone il suo studio nelle scuole brasiliane come seconda lingua (sommate il bacino di parlanti dell’America a quello potenziale del Brasile e avrete un’idea di cosa potrà diventare a breve lo spagnolo). […]