Schermo totale

pubblicato da Giulia sabato, febbraio 11, 2006 16:58

Niente, è che guardando dal finestrino dell’autobus, oggi, mentre tornavo a casa da un giro di non-shopping (nel senso che alla fine non ho comprato quasi niente, ma ho preso aria, ho rivisto Roma, mi sono ricordata quanto è bella) mi sono resa conto che presto sarà estate. Mi comprerò un paio di sandali con la suola piatta e poche stringhette a tenere insieme il tutto, per avere la sensazione di camminare scalza, e me ne andrò giù per le strade di una città semivuota assorbendo il sole, con le braccia nude, i capelli all’aria.

E mentre pensavo questo, e mi godevo in anticipo la sensazione della luce e del calore che arriveranno, sono entrata alla Sma per fare la spesa. Nel corridoio delle farine per torte c’erano due donne. Saudite, forse. Coperte dalla testa ai piedi con spessi veli neri, neanche uno spazio per gli occhi, guanti di raso sulle mani. Non un millimetro di pelle scoperta. Due lugubri fantasmi che si muovevano lenti, sollevando i lembi degli abiti per non inciampare. Accompagnate da un uomo, sbarbato, capelli corti, abiti occidentali.

E, niente.

Commenti e ping chiusi.

45 commenti to “Schermo totale”

  1. Fu says:

    febbraio 11th, 2006 at 5:04

    non me ne parlare. sono appena tornato al freddo dopo il brasile. Senzazione terìbile. Capisco perchè chi sverna al sud torna a marzo.

  2. pierone says:

    febbraio 11th, 2006 at 7:32

    Chissà come faranno, le due saudite, senza poter stare al sole con i sandali, senza sentire la pelle rinvigorita dal sole…

  3. Giulia says:

    febbraio 11th, 2006 at 7:40

    O tipo, senza vedere dove mettono i piedi quando camminano. O con la paura costante che qualcuno veda un polso, o una caviglia, o un angolo del viso.
    Mi domando chi abbia potuto pensare che questa aberrazione sia cosa buona, giusta e legittima, chi fosse quello che odiava le donne così tanto da incapacitarle completamente. Non Maometto o il suo dio, di sicuro.

    E penso che noi diamo per scontate tante libertà che è giusto tenerci strette, fra cui quella di uscire a viso, braccia e gambe scoperte senza essere punite in alcun modo. Anche se sembrano libertà banali.

  4. kik says:

    febbraio 11th, 2006 at 9:04

    Penso che un senso (logico, di nausea, …) nasca dalla sola vicinanza tra due riflessioni come quelle che qui, in forma di post, tra ieri e oggi, si sono susseguite. K.

  5. stone says:

    febbraio 12th, 2006 at 12:12

    d’estate moriranno dal caldo

  6. Giulia says:

    febbraio 12th, 2006 at 12:29

    Ho come il sentore che quello sia l’ultimo dei loro problemi.

  7. Pattinando says:

    febbraio 12th, 2006 at 11:20

    E pensare che sotto a quei veli spessi che le ricoprono dalla testa ai piedi, non indossano niente … per la fantasia degli uomini e donne che le guardano.

  8. Giulia says:

    febbraio 12th, 2006 at 11:33

    Quello che sapevo io era che sotto i veli sono in realtà completamente vestite. In Arabia Saudita, le donne ricche si vestono a festa tutti i giorni, anche se possono vedersi solo tra di loro. Queste qui, sotto i veli, portavano scarpe nere tipo suora camminatrice, pantaloni (neri anche quelli) e calzini (idem). L’ho visto quando le ho incrociate successivamente, nel corridoio dei detersivi. Come diavolo facessero a scegliere le cose che dovevano comprare rimane un mistero. Il velo era veramente pesante.

    (Non è che caricando il velo di assurde fantasie erotiche lo rendiamo più gradevole. Anche ora che incontrare donne con la testa coperta è la normalità, quelle due mi hanno fatto veramente impressione.)

  9. Mrf says:

    febbraio 12th, 2006 at 2:06

    Giulia, in che sma eri? Vivo a Roma da cinque anni e non ho mai visto donne col ciador. E, sei sicura che non avessero nemmeno uno spazio per gli occhi? O la tua immaginazione ha visto tutto nero? Te lo chiedo così, senza malizia. Pura curiosità.
    E poi, una volta ho litigato con una ragazza persiana, ho detto quel che pensavo sul ciador e sui veli in genere e lei mi ha assalito dicendo che era una sua libera scelta. Poi mi è capitato di leggere questo, e di nuovo confusione. Apriamo un bel dibattito?
    Mrf.

  10. Giulia says:

    febbraio 12th, 2006 at 2:35

    Sì, sì, sicura. Donne velate ne vedo di continuo – quelle vestite di chiaro con solo lo spazio per gli occhi, roba che si ammazzano giù per le scale (ASL locale), col marito che se ne cammina beato davanti a loro senza curarsi di aiutarle; quelle con la testa coperta in abiti occidentali (moltissime, ovunque); le nomadi col fazzoletto; una ragazza forse turca di una bellezza abbacinante, sull’autobus con il fidanzato che sembrava italiano (e magari lo era). Tutte le declinazioni del velo. Ma l’abaaya, il velo delle saudite, non l’avevo mai visto fino a ieri. Erano vicinissime, letteralmente a un passo da me, le ho viste bene. Velate. Dalla testa ai piedi.

    Una libera scelta? Per alcune, forse. Per altre, per molte, una scelta della comunità in cui vivono. Perché se coprirsi i capelli non è diverso da coprirsi altre parti del corpo (il seno, ad esempio: le africane non lo fanno), mi riesce difficile, da occidentale libera di indossare quello che preferisce, immaginare che aggirarsi dentro a un sacco nero possa essere una libera scelta. Perché è scomodo, si inciampa, e anche simbolicamente è restrittivo, addossa alla donna colpe, proibizioni, peccaminosità che vivono solo nell’occhio del maschio che le guarda.

    Quelle che si coprono la testa sono anche libere di non farlo? Benissimo. Ma se non lo sono, o non si sentono tali, a chi giova quel pezzo di tela sui capelli?

  11. Mrf says:

    febbraio 12th, 2006 at 2:37

    Si, certo, sono d’accordo. Volevo solo, come dire, hai presente…
    Vabbè niente.
    Mrf.

  12. normalacid says:

    febbraio 12th, 2006 at 4:31

    e, niente!

    in due parole il soffocamento, la rassegnazione, la rabbia (ma forse purtroppo nemmeno quella) di due anime private della gioia della luce.

    grazie giulia

  13. Giulia says:

    febbraio 12th, 2006 at 5:05

    Più che il loro stato d’animo, è il mio: tutto il buonumore e i pensieri felici sono evaporati all’istante.
    Questione di empatia.

  14. kitty says:

    febbraio 12th, 2006 at 5:36

    non so che dirti. Ad un certo punto tocca a loro la scelta. Se a loro vabene così bene, se loro vogliono scegliere di vivere diversamente devono avere la possibilità concreta(protezione) di poterlo fare.
    Se a una va bene vestire(HABITUS) così,ok.
    Ma se una non vuole il problema si pone nei termini di come relazionarsi con chi, provenendo dalla “stessa cltura” la vede diversa e non la accetta. A volte certe donne non hanno che l’appoggio(economico e non solo,anche affettivo) del marito o della famiglia e se perdessero quello (sperando di non avere ritorsioni) che cosa potrebbero fare??

  15. kitty says:

    febbraio 12th, 2006 at 5:47

    poi mi veniva in mente che su un giornale un pò di tempo fa c’era una vignetta per metà una donna col burqa e per l’altra una donna occidentalissima con dei tacchi spaventosamente alti(tanto da renderle difficile camminare). d’imaptto.

  16. Giulia says:

    febbraio 12th, 2006 at 5:51

    Mah. C’è chi direbbe che in Occidente abbiamo lottato per poter studiare, per uscire di casa, per lavorare, per avere il divorzio, per poter abortire in sicurezza. E c’è anche chi direbbe che il mondo islamico non è così monolitico, che le giordane e le turche (e non solo loro) vanno a capo scoperto e fanno una vita del tutto moderna, e che le donne sono il motore principale del cambiamento sociale in moltissimi paesi del mondo. Nessuno vuole l’omologazione – l’obbligo di non-velo è punitivo come l’obbligo di velo – ma è angosciante pensare che la scelta sia limitata all’accettazione della prigionia.

    Morale della favola, sono le donne stesse a doversi conquistare l’indipendenza. Nessuno può esportare la libertà.

    Sulla storia dei tacchi mi trovi concorde, ma vedi, io posso decidere di toglierli. I veli neri, quelli avevano tutta l’aria di non essere una scelta.

  17. abboriggeno says:

    febbraio 12th, 2006 at 8:35

    rendi molto bene l’idea Giulia…Molte volte anch’io -specie d’estate devo dire- mi son interrogato su come certe tradizioni si possano classificare come scelte vissute serenamente…
    Voglio dire, il fatto che le tradizioni abbiano plasmato le menti di questa gente che ormai accetta queste cose non vuol dire che si tratti davvero di scelte consapevoli. Si pensi all’infibulazione, ritenuta giusta anche da moltissime donne, in Africa.
    Forse certe cose non si esportano, ma forine una maggiore informazione potrebbe essere un modo per rendere davvero tale quella che vien da molti definita una scelta.

  18. abboriggeno says:

    febbraio 12th, 2006 at 8:36

    *forNire*

  19. missmidnight says:

    febbraio 12th, 2006 at 11:55

    Mi dispiace per loro.
    E mi ritengo fortunata di poter scegliere.

  20. phoebe says:

    febbraio 13th, 2006 at 11:36

    Io alla libera scelta non ci credo mica.

  21. Giulia says:

    febbraio 13th, 2006 at 11:44

    Qualche anno fa mi trovavo ad Amsterdam, in un parco dove c’era anche una piccola piscina piena di bambini intenti a giocare, a ridere, a urlare. E lì c’era anche una donna velata da capo a piedi con due figli. Il maschio giocava con gli altri, in costume, rideva e si divertiva. La bambina invece, completamente vestita e con il velo, stava in disparte con la madre. Guardava.
    Penso che se avesse potuto scegliere, avrebbe scelto il gioco.

  22. larvotto says:

    febbraio 13th, 2006 at 12:15

    E’ una cosa che mi ha sempre lasciato perplesso.
    Ora, non voglio essere io a cambiare i loro usi e costumi, però, quello che continuo a chiedremi è questo “ma gli fanno davvero così paura le donne?”.
    Un popolo così terrorizzato dall’universo femminile, al punto di renderle dei semplici oggetti (o paralumi in questo caso).

  23. Giulia says:

    febbraio 13th, 2006 at 12:16

    Eh, lo penso anche io. O meglio, penso che se la madre le avesse insegnato che il gioco è naturale per una bambina, avrebbe giocato. Ma millenni di condizionamento non si disfano dicendo solo “Togliete il velo alle bambine!”

    In soldoni, ripeto: se non sono le donne stesse a ribellarsi alla schiavitù (per piccoli o grandi passi), la liberazione è improbabile.

  24. Giulia says:

    febbraio 13th, 2006 at 12:21

    larvotto: le donne fanno paura in quasi tutte le culture, inclusa la nostra. Ogni cultura esplicita la paura del femminile in modi diversi: da noi avviene attraverso l’incasellamento in categorie rigide, l’oggettificazione e l’umiliazione sistematica. In altre culture, più radicali, si mette un bel sacco in testa e si dà tutta la colpa a loro, tentatrici seduttrici peccaminose, e si maschera con la formula del “rispetto” (se nessuno le vede, nessuno le attacca o cerca di insidiarle).

    Risposta: sì, la femmina fa paura. E praticamente ovunque si cerca di soffocarla.

  25. ihihih says:

    febbraio 13th, 2006 at 12:47

    ci sarebbe da chiedersi come mai la donna, così evidentemente superiore da essere temuta in tutte le culture, abbia permesso il passaggio dalla società matriarcale a quella patriarcale, con queste indegne conseguenze.

  26. abboriggeno says:

    febbraio 13th, 2006 at 1:32

    eh sì Giulia concordo. Il desiderio forte, il bisogno, rende più “deboli”, e il bisogno delle donne da parte degli uomini le rende più “temibili”. Oltretutto le donne devono essere un po’ superiori, perché racchiudono in sé il segreto della vita, e a loro è destinato il compito di tramandarla, l’uomo timbra il cartellino e se l’è già cavata, normale che possa essere più terra-terra.

    (Per massimi sistemi, si capisce.)

  27. Giulia says:

    febbraio 13th, 2006 at 3:09

    Mah, io non credo nella superiorità femminile. Nella pari dignità dei sessi sì, però. Non credo nel matriarcato come non credo nel patriarcato, credo ci sia bisogno del maschile e del femminile in ugual misura. Anche perché così ci si diverte, altrimenti (in un mondo monolitico) ci si annoia non poco.

  28. valeria says:

    febbraio 13th, 2006 at 4:08

    c’è, nel suo “feroci invalidi di ritorno dai paesi caldi”, un’interessante teoria di tom robbins sull’argomento, che contraddice completamente la tua. si chiede robbins: (cito a memoria e vado a spanne) “e quali tesori, lussurie, meraviglie etc. nascondevano, queste donne, per meritare tutto ciò? quale estremo potere hanno sui loro uomini per doverle nascondere, lapidare, infibulare etc.? quali giardini proibiti dell’eden sono capaci di evocare con i loro capelli, le mani, il loro corpo? dovevano avere un potere immenso, queste donne, per doverle nascondere così!” però domani porto il libro e ti copio qua il passo così rozzamente maltrattato da me… 🙂

  29. valeria says:

    febbraio 13th, 2006 at 4:11

    il “contraddice” è ovviamente ironico, giulia. tu parli di odio, robbins parla di potere conculcato. c’è solo un gap di ironia.

  30. Barbara says:

    febbraio 13th, 2006 at 7:35

    “Penso che se avesse potuto scegliere, avrebbe scelto il gioco.” dici della bimba velata e immobile. E ci credo. Così come penso che le donne dello Sma sceglierebbero il sole e il vento di Roma sulla pelle (poi, velate, a Roma…sacrificio nel sacrificio. Almeno quelle che si velano a Milano hanno meno da perdere, via…). Io non ci credo alla scelta. Non ci ho mai creduto ne ci crederò mai, mi spiace. E anche il mio buonumore sarebbe evaporato all’istante.
    Grazie Giulia per aver scritto queste tue righe così bene.
    @Valeria: io amo molto Robbins, ma preferisco pensare che quella non sia una sua “teoria”, ma l’ennesima iperbole a cui il buon Tom ci ha abituati, che è parte integrante del suo stile.. o no? Comunque stasera vado a cercarlo anche io le me le rileggo.

  31. Barbara says:

    febbraio 13th, 2006 at 8:44

    Ecco appunto, Valeria, ho letto solo ora il tuo secondo commento sulla valenza ironica del “contraddice”. Riflessi pronti, eh?? Ignora tutto!

  32. valeria says:

    febbraio 14th, 2006 at 11:44

    chiamala iperbole, chiamala ironia, chiamala prudenza, ma in quel libro di passaggi illuminanti sulle questioni che proprio in questi giorni stanno mettendo il mondo di fronte ad alcune evidenze, ce ne sono parecchi. ad esempio quello sualla teoria dell’anello mancante. ma se non mi ricordo di portarmelo dietro, ‘sto libro… mannaggia! volevo aggiungere, a quello che in molte qui avete detto, un particolare che spesso sfugge: quando si parla di semplice “ciadòr”, o velo o chiamatelo e scrivetelo come vi pare, non si parla MAI solo di un copricapo per i capelli. avete mai visto una bellissima donna in canottiera e minigonna col suo bel fazzolettino in testa? no, quando si parla genericamente di “velo”, si parla SEMPRE di tenere coperte, oltre alla testa, il decolleté, le braccia fino al polso, le gambe fino ai piedi (niente caviglie, in alcune parti sono accettati solo i piedi nudi), il sedere mai in vista se si indossano pantaloni o gonne attillate. Quindi, anche in piena estate, il “velo” significa maniche lunghe, pantaloni lunghi, spolverini lunghi a metà gamba a coprire la vita segnata dai pantaloni o dalle gonne (e l’eventuale sedere fasciato), folulard che copra la testa e sia lungo abbastanza da coprire anche collo e decolleté. questo deve essere chiaro e ribadito ogni volta che si parli di “velo”, altrimenti arriverà sempre quello/a che minimizzerà dicendo magari che “fa moda” o che “un po’ di mistero è anche erotico” o, peggio, parlerà solo di “tenere il capo coperto (e che sarà mai?)”.

  33. Giulia says:

    febbraio 14th, 2006 at 12:06

    E qui si ritorna alla questione di base: perché?
    Che cosa spaventa tanto della sessualità femminile?

  34. abboriggeno says:

    febbraio 15th, 2006 at 1:45

    ripeto, per me spaventa il fatto che “tira”, e essere attratti da qualcosa, averne bisogno, può essere considerata una forma di debolezza, da tutelare.

  35. Giulia says:

    febbraio 15th, 2006 at 9:32

    Un po’ quello. E un po’ il fatto che, al maschio, la sessualità femminile appaia incontrollata e incontrollabile, qualcosa che contemporaneamente lo sconvolge e lo attira, ma che non potrà mai conoscere fino in fondo. E come tale, è una forza da imbrigliare. Il che va associato al fatto che non esiste modo migliore per controllare una persona che negare e sopprimere la sua sessualità: la Chiesa Cattolica lo sa benissimo.

  36. Teresa says:

    febbraio 28th, 2006 at 2:23

    La cosa difficile è imparare a giudicare privi di etica. magari cio che a noi appare una scandalosa abberrazione della carta dei diritti dell’uomo per loro è normalissimo. purtroppo o per fortuna la morale è un prodotto culturale.
    I greci per esempio facevano cose che a noi potrebbero aparire degeneranti,come il sesso pedofilo,per loro era cosa quotidiana

  37. Giulia says:

    febbraio 28th, 2006 at 9:47

    Questa storia del sesso pedofilo dei greci è una cazzata… i greci consideravano l’omosessualità una normalissima manifestazione dell’amore (questo sì), ma non si accoppiavano con i bambini. E un adolescente, nell’antica Grecia, era come un venticinquenne adesso, visto che si viveva in media trent’anni.

    Il mio post non era tanto di natura morale, ma fisica: vederle infagottate mi ha causato un senso di oppressione. Le considerazioni sociali (non morali, sociali) sono venute in seguito.

  38. Teresa says:

    febbraio 28th, 2006 at 11:18

    Leggi un po di letteratura greca.e poi dimmi se è una cazzata

  39. Teresa says:

    febbraio 28th, 2006 at 11:20

    p.s: spiegami cos’è una considerazione sociale…

  40. Giulia says:

    marzo 1st, 2006 at 10:53

    Teresa, ho fatto il Classico e ho letto parecchia letteratura greca, anche per conto mio. So di cosa parlo.
    Numero due: la considerazione morale si distingue da quella sociale perché ha a che vedere con la morale e l’etica, mentre quella sociale si occupa di comportamenti, costumi e usanze. La questione del velo è una questione sociale: nei paesi islamici è travestita da questione morale (i.e. il velo serve a “proteggere” la donna e ad evitare che l’uomo le manchi di rispetto), mentre noi la consideriamo una questione sociale (i.e. il velo è uno strumento di soffocamento e repressione della fisicità femminile, considerata pericolosa e incontrollabile).

    Più chiaro, adesso? 🙂

  41. kobaino says:

    marzo 1st, 2006 at 7:06

    porco*io mi si è cancellato il post, riscrivo:

    primo:
    cara giulia mi sa che tu di letteratura greca non capisci un cazzo, non basta fare la scuola “dell’obbligo” per sapere di cosa si parla. te lo dice un archeologo che gli antichi i bimbotti se li sdrumavano eccome!

    secondo:
    il velo e la giusta soluzione per tutte le oche di questo bloggeeee, speriamo il governo lo imponga anche alle italiane. così d’estate evitiamo di vedere tutte ste zoccole nude in giro.

    p.s. naturalmente è uno scherzo. sto provocando.

    se va bè

  42. Giulia says:

    marzo 1st, 2006 at 7:45

    Fai anche le scorregge con le ascelle, o ti limiti a riscrivere commenti inutili? 😀

  43. Teresa says:

    marzo 1st, 2006 at 8:28

    mitico mitico ho scatenato una guerra. cara Giulia,non sono le scuole che formano le nostre menti. Io da stundentessa di filosofia ti direi che è una questione culturale…ma non ci “sottilettiziamo”
    per quel che riguarda l’ascellaio in carriera,in italia non siamo tutte zoccole caro il mio indiana pipps. ma grazie di aver sostenuto la mia tesi della pedofilia

  44. Luca says:

    marzo 14th, 2006 at 10:33

    Probabilmente sono meno fortunati di noi x alcune ‘leggi’ culturali.

  45. » Once more, with feeling: “Libera Chiesa” says:

    febbraio 2nd, 2007 at 11:18

    […] Il numero dei musulmani in Italia è destinato ad aumentare, senza se e senza ma. Arriveranno le mogli (prime, seconde e terze, magari spacciate per cugine, in assenza di un Pacs che tuteli queste convivenze atipiche), nasceranno nuovi bambini, e tutti chiederanno, giustamente, di ottenere luoghi in cui praticare la propria fede. Lentamente, le fila dei praticanti si ingrosseranno: che politicamente contino già qualcosa, e siano in grado di influire – almeno a livello locale – sulle scelte di una comunità, è provato dalla pletora di manifesti elettorali in tutte le lingue che invadono i muri di Roma ad ogni consultazione amministrativa. Sappiamo anche, dalle cronache di Lia e da quello che vediamo ogni giorno, che l’Islam italiano non è lo stesso che viene praticato nei paesi d’origine. E’ più stringente, più pressante, meno aperto al cambiamento. I musulmani in Italia, ha detto qualcuno, sono come i siciliani d’America: attaccati alle tradizioni più dei siciliani di Sicilia, per il terrore di perdere l’identità in un luogo estraneo che non comprendono e spesso rifiutano. Succede sempre così, con le comunità molto chiuse. […]