Una rosa è una rosa è una rosa

pubblicato da Giulia domenica, gennaio 15, 2006 12:37
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“Downloada”, c’è scritto.
Downloada.
Lo leggo due o tre volte, mi stropiccio gli occhi, giro pagina, torno indietro. E’ ancora lì. Non era un’allucinazione. Uno dei giornali musicali e di intrattenimento a più ampia tiratura in Italia usa questo termine per invitare i propri lettori a fare uso regolare dei sistemi peer-to-peer.
Downloada.

Le parole sono parole sono parole. Si usano per indicare concetti, e là dove la lingua di arrivo non prevede un termine equivalente è giusto è naturale che ne venga creato uno nuovo, prendendo a prestito e spesso naturalizzando il termine originale. Non esiste, converrete con me, un verbo autenticamente italiano per tradurre to click. Si è inventato “cliccare”: la lingua italiana è meno onomatopeica rispetto a quella inglese (vedasi alla voce yawn, “sbadigliare”, smash, “infrangere”, thump, “percuotere”, e via dicendo), e tuttavia, se il corrispettivo non esiste, ben venga la curiosa onomatopea che ci risparmia la fatica di una lunga perifrasi. Anche la parola blog, di per sé già frutto di un’evoluzione del lemma di partenza (web, “rete”, più log, “registro”), non è passibile di una traduzione semanticamente corretta. Il termine inglese include ogni forma in cui il concetto si declina. Del resto, la pizza è pizza in tutte le parti del mondo. Perfino il tiramisù, spogliato dell’accento, è diventato universale. E pazienza se l’Italia esporta cibo e l’America esporta tecnologia. Con la storia non c’è da discutere. E poi il cibo, a ben vedere, serve più della tecnologia: senza computer si vive, senza pappa no.

E non sono nemmeno una di quelle che al posto di goal dicono “rete!” Mi capita perfino, e colpevolmente, di dire weekend. E tuttavia guardo con terrore al lento serpeggiare all’interno della mia lingua d’origine di termini non necessari, mutuati da una cultura che non mi appartiene se non per associazione, che comprendo e tuttavia percepisco come estranei. Che con la complicità dei media (latino, maledizione, non inglese: media, non “midia”) stanno facendo strage di significanti e significati.

Al di là dell’orrido “downloadare” (così acerbo da essere impronunciabile, nell’idioma italico, da chiunque non abbia almeno un’infarinatura di inglese), le invasioni sono molteplici. Prendiamo la localizzazione italiana di iTunes: la directory (termine italiano inesistente: si prende a prestito, senza italianizzarlo, un termine inglese) detta library diventa, in italiano, “libreria”. Bene, bello, eufonico perfino: ma library si traduce, letteralmente, con “biblioteca”, e in ambito tecnologico assume tutta una serie di significati affini a quello originario. La libreria, in italiano, è il posto dove si vendono i libri.

Altro esempio, e questa volta la colpa è dei giornalisti musicali, ivi incluso quello con cui divido la cucina e il bagno. Il termine inglese attitude è diventato, nell’evoluzione della lingua inglese, praticamente intraducibile in italiano. Il corrispettivo originale, “atteggiamento”, non ha più le stesse connotazioni: non è quindi riassuntivo di tutte le qualità di sicurezza di sé, positività, forza e (in alcuni casi) arroganza del termine inglese. Che fanno quindi i nostri giornalisti? Pescano a caso il termine italiano che presenta la maggiore assonanza con attitude, vale a dire l’incolpevole “attitudine”. Il cui significato primario indica una specifica predisposizione, un’inclinazione a determinati comportamenti o azioni. Voila. E non si lavano neanche le mani dal sangue: vanno anzi a farsi un birrino con i ragazzini emo, corresponsabili del lemmicidio di “supportare”, perché “sostenere” era troppo italiano. Nei miei giorni peggiori, quelli che dicono “supportare la scena” li manderei a tenere su il palco del Teatro Eliseo.

Il punto non è il nazionalismo, concetto che non mi appartiene. Il punto è che la lingua è l’unica ricchezza di questo paese che Tremonti non possa, volendo, vendere ai giapponesi. Fanno già abbastanza danni i ragazzini convinti che risparmiando una vocale la loro comunicazione diventi più facile, snella e alla moda, e si danno un contegno ultramoderno sostituendo tutte le “c” con le “k”. E continuano, nonostante tutti i miei sforzi di adattamento, a sembrarmi degli analfabeti che non hanno mai aperto un libro in vita loro. La nostra lingua, così antica e stratificata, è passibile di invasioni: alcune pacifiche, altre meno. Posto che il Parlamento ha altro da fare che riunire commissioni di linguisti per decidere la traduzione e l’ortografia dei nuovi termini (come succede in Islanda, ad esempio; ma anche la Spagna nazionalizza tutto, e i jeans lì non esistono. Si chiamano vaqueros), e che i gallesi hanno un problema simile ma diverso (il gallese è una lingua conservatrice, per cui tutti i termini che indicano oggetti tecnologici sono mutuati dall’inglese), io a quelli che usano “downloadare” al posto del perfetto equivalente “scaricare” darei volentieri fuoco.

Commenti e ping chiusi.

60 commenti to “Una rosa è una rosa è una rosa”

  1. Paola says:

    gennaio 15th, 2006 at 12:59

    Sulla pira io ci aggiungerei anche quelli che dicono settimana prossima o scorsa senza l’articolo.

  2. Molly says:

    gennaio 15th, 2006 at 1:12

    Ah, sulle traduzioni bislacche ci ho fatto una tesi di laurea. (La cosa grave che l’assassino era un traduttore della Mondadori…)

  3. Giulia says:

    gennaio 15th, 2006 at 1:34

    Voglio il nome! Il nome! Il nome! :D

    (Mai letta la traduzione italiana fatta per Adelphi di “Angela’s Ashes”? Un trip per traduttori masochisti. Da allora non compro più libri Adelphi, per dirti l’orrore.)

  4. paolo27 says:

    gennaio 15th, 2006 at 2:01

    Dovrei avee delle taniche di combustibile in cantina, mi comunichi se ne avesse bisogno…

  5. Molly says:

    gennaio 15th, 2006 at 2:08

    Grazia Maria Griffini, Oscar Mondadori. Il libro è “Carte in tavola” di Agatha Christie. Per dirtene una: “They know all the ropes” è stato tradotto con “Hanno molte corde al loro arco”.
    CORDE??

  6. abboriggeno says:

    gennaio 15th, 2006 at 2:19

    Che bello leggere questo post! Non potrei essere più d’accordo.
    Anch’io uso termini come “goal” e “weekend”( non sono certo un fondamentalista alla Nanni Moretti), e sono anche un patito della lingua inglese, però certe traduzioni mi fanno davvero accapponare la pelle, specialmente quando sono del tutto inutili come “downloadare”.

    Chiamami ogni volta che c’è bisogno di difendere la lingua italiana, io sono uno di quelli che ancora si indigna per il mancato uso dei congiuntivi quando parlano i politici…

  7. senera says:

    gennaio 15th, 2006 at 2:33

    sottoscrivo in pieno. darei fuoco anche a quelli che al mio posto avrebbero scritto ‘quoto’. ;)

  8. Totentanz says:

    gennaio 15th, 2006 at 2:35

    Ho smesso di procurarmi riviste musicali (le mie poi erano particolarmente di nicchia) quando ne ho avuto davvero troppo di leggere che “la band sta ha già pronte tre nuove tracks per il prossimo full-lenght, la cui release subirà ritardi a causa dello split contemporaneo del vocalist e del drummer, costringendo la line-up a cercare dei session-men per non sciogliere il contratto con la label”. Non sto scherzando, ho letto davvero aberrazioni del genere.
    Come quando, all’epoca della cosiddetta prima guerra del golfo, una giornalista del TG1 pronunciò la parola latina “imprimatur” all’inglese: “imprimeiciar”.

  9. Giulia says:

    gennaio 15th, 2006 at 2:41

    Dal punto di vista di una a cui è capitato di editare (qualcuno mi trova un termine italiano per “editare”? Mi sa che non c’è) vaste quantità di articoli di giornalisti musicali, posso confermare che la pelle d’oca è assicurata. E’ un modo un po’ balengo di darsi un tono.

  10. paolo27 says:

    gennaio 15th, 2006 at 3:16

    Già che ci siamo, suggerimenti per non dire “scannerizzare” quando si “acquisische un immagine dall’apposito dispositivo digitale” (in effetti un po’ scomodo)?

    “Scansionare” o “scansire” non sono un granché. Un mio amico dice “scannare”, ma mi incute un certo timore

  11. Giulia says:

    gennaio 15th, 2006 at 3:20

    Credo che sia “scansire”, ricordo di avere fatto una ricerca anni fa per l’azienda in cui lavoravo.

  12. nick_brag says:

    gennaio 15th, 2006 at 4:11

    IMPLEMENTARE… termine italianizzato dall’inglese tecnico… usato sempre in modo improprio…

  13. Paola says:

    gennaio 15th, 2006 at 4:27

    http://www.lanotadeltraduttore.it
    Un sito molto interessante sulla traduzione.

  14. abboriggeno says:

    gennaio 15th, 2006 at 6:13

    L’unica parola italiana (da dizionario appena consultato) per “to scan” o per l’ormai comunemente usato e inesistente “scannerizzare” è SCANDIRE nel suo 3° significato (dal lat. scàndere, propr. = misurare (iversi)).
    Il dizionario segna errate le parole “scansionare”, “scannerare(?)”, e “scannerizzazione”. Non segna “scansire”.
    In questo caso la parola scandire, che no ho mia sentito usata da nessuno in questo contesto, dovrebbe sostituire sia l’inglese to scan, che la digitalizzazione di immagini tramite scansione.
    La parola “editare” è invece prevista dal dizinario d’italiano, proveniente (come si evince) alla lontana dalla stessa radice dell’”edit” inglese.

  15. Giulia says:

    gennaio 15th, 2006 at 6:30

    D’oh. Vedi? Si fa presto a dire uno strafalcione :D
    E con questa, anche oggi abbiamo assolto alla nostra funzione di pubblica utilità! ;)

  16. abboriggeno says:

    gennaio 15th, 2006 at 6:31

    :-)

  17. Disorder says:

    gennaio 15th, 2006 at 7:13

    “Quoto” Senera :D
    Scherzi a parte, “downloada” non si può proprio reggere! Sempre in ambito di “giornalismo” musicale e termini inglesi, ti segnalo anche i “maugerismi”, che a volte fanno accapponare la pelle. Tra l’altro mi sembra che la loro creatrice abbia scritto di recente sullo stesso RS: così il cerchio si chiude.

  18. normalacid says:

    gennaio 15th, 2006 at 7:17

    una volta ho letto un articolo che criticava tutti i termini infomatici straniri sostenendo che assolutamente si dovevano tradurre in italiano: una per tutte “directory” si sarebbe dovuta tradurre “direttorio” (che a mia memoria è tutta un’altra cosa).
    in quanto a strafalcioni di traduzione è indimenticabile quello che ho trovato su un volantino multilingue di non mi ricordo più quale chiesa di londra dove “pollution” era stato tradotto “polluzione” (il che è un termine abbastanza imbarazzante da trovare su un volantino ecclesiastico) :-)

  19. Giulia says:

    gennaio 15th, 2006 at 7:32

    normalacid: infatti secondo me il manicheismo è inutile. Ci sono termini che non si possono tradurre, punto. Tanto vale imparare ad usarli. Ma quando parliamo di azioni semplici come “caricare” e “scaricare” e di verbi che hanno esattamente la stessa connotazione in entrambe le lingue, a che serve inventarsi una parolaccia per sostituire la parola?

    Questa cosa della polluzione è geniale, però. Fa il paio con il celebre “palle del topo”.

  20. Succo says:

    gennaio 15th, 2006 at 8:29

    Giulia,

    sebbene sia d’accordo con te e mi sia spesso impossibile sopportare certe deturpazioni alla nostra lingua – giusto venerdì nel mio ufficio si parlava di reschedulare una riunione – sono altresì cosciente del fatto che le lingue mutano, soprattutto in periodi di grandi interazione come quello attuale.

    Dieci anni fa ci hanno provato i francesi, che proprio non ne volevano sapere che la loro lingua venisse contaminata dall’inglese e dall’inglese americano. Ogni tentativo si è rivelato vano: oggi in Francia le parole anglofone o di derivazione anglofona sono moltissime, quasi quanto in Italia.

    Ora ci stanno provando in Québec, staremo a vedere.

  21. normalacid says:

    gennaio 15th, 2006 at 9:57

    ah certo! i termini intraducibili (o la cui traduzione “tradizionale” non esprime lo stesso concetto) devono restare nella lingua originale.
    quelli che come download ovviamente vanno tradotti!

    @succo: la cosa strana è che i francesi hanno accettato tranquillamente weekend (sostituendo fin de semaine) ma continuano a rifiutare computer (e dicono ordinateur)

  22. Succo says:

    gennaio 15th, 2006 at 10:53

    Non più, ora preferiscono PC (pronunciato pé-sé), parlano di mail e non più di courrier electronique, e non vanno più al travail ma al job ;)

  23. stone says:

    gennaio 15th, 2006 at 11:29

    mi viene in mente Nanni Moretti

  24. Totentanz says:

    gennaio 15th, 2006 at 11:33

    Io ho tagliato la tessa al toro: le mie foto non si scansionano, né si scandiscono, né si scannerizzano. Si passano allo scanner.

  25. larvotto says:

    gennaio 16th, 2006 at 1:22

    Ke tosto kuesto post, e ke bel blog.
    kuasi kuasi ti linko.

    :)

  26. Ari says:

    gennaio 16th, 2006 at 1:44

    e che dire di quelli che usano “questa cosa ce l’ho di default” invece che “di base”? complicarsi la vita, mica che.

    questo post si lega benissimo, per estensione, ad un’iniziativa che ho appena fatto partire sul mio blog.

  27. iri says:

    gennaio 16th, 2006 at 1:44

    già, gli spagnoli traducono praticamente tutto (i jeans=vaqueros, il computer=ordenador, il mouse=raton, il film=pelicula, ecc. ecc. fino a poco tempo fa chiamavano pure i blog “cuadernos de bitacora”, poi si sono arresi, credo, per comodità), e mi prendono in giro quando parlo di “week end” e dico ok. secondo me il pericolo non sono tanto le k degli adolescenti – il linguaggio da sms e chat ha fatto presa in tutto il mondo ma non sarebbe un problema se la lingua fosse trattata con rispetto, e amore, almeno dagli adulti.

  28. Lorenz says:

    gennaio 16th, 2006 at 3:01

    Riguardo alla scansione di un’immagine, si dice anche “digitalizzare”, o almeno, io l’ho sentito diverse volte… e direi che è anche tecnologicamente corretto… ;-)

  29. Giulia says:

    gennaio 16th, 2006 at 9:42

    Sì, Iri, ma che succede quando gli adolescenti analfabeti diventano adulti analfabeti?

  30. paolo27 says:

    gennaio 16th, 2006 at 9:44

    Qualche anno fa a Parigi mi parlavano di un certo Robin de bois (pronunciato più o meno: Robendebuà). Ci ho messo un bel po’ per capire che si parlava di Robin Hood, il noto bandito in calamaglia verde…

  31. husberg says:

    gennaio 16th, 2006 at 10:41

    sono a roma per tutta la settimana e ho casa proprio dietro a via mazzini. se riesco vi passo a trovare direttamente alla redazione di futura tv così il cd del pedro te lo consegno direttamente. ciao alberto
    in spagna il mouse è il ratòn.
    i francesi il computer lo chiamano ordinateur, sono praticamente euroxenofobi
    au revoir H

  32. federicochi says:

    gennaio 16th, 2006 at 10:57

    le parole sintetizzano concetti, quindi riflessioni, ragionamenti che sono tanto più forti quanto più forte è la cultura che li sostiene e sottende: l’italia è in declino, si dice da più parti, soprattutto perchè il livello medio della cultura è precipitato vertiginosamente.
    E’ più facile, quindi, subire l’invasione delle parole straniere a rappresentare concetti non elaborati in patria.
    almeno credo…

  33. Giulia says:

    gennaio 16th, 2006 at 11:13

    Alberto, non siamo a via Gregorio VII: a Saxa non si può entrare se non con preavviso di un giorno…

  34. Solstizio says:

    gennaio 16th, 2006 at 11:19

    ciao
    l’argomento, si sa, è caldo. da sempre.
    ad onor di ricerca, metto qui i collegamenti per l’accademia della crusca ed in particolare il webforum, dove simili discussioni sono ovviamente di casa. Badate: si tratta di persone che da anni (prima le litigate erano su newsgroup, es. it.discussioni.italianistica etc.)cercano di mettere chiarezza e proporre soluzioni rispettose ed innovative, quindi prima di affacciarvi e chiedere come si dica “scannerizzare” in italiano leggetevi qualche migliaio di thread (fili di discussione)in archivio ehehheh

    Se dovete fare professionalmente un sito web per un gioielliere, “scaricare” al posto di download facilmente vi verrà rifiutato dal committente, perché poco elegante. e purtroppo gli devo dar ragione, anche se la parola è giustissima e credo dovrebbe essere usata quasi sempre (altrimenti “trasferisci un file”? “ottieni”?) in italiano

    cara giulia, mi suona però malissimo “media” pronunciato /media/
    in latino, “media” vuol dire semplicemente “mezzi”, e non mezzi di comunicazione.
    gli anglofoni usano “media” ovvero /midia/(e lo prendono da “mass-media”) come sinonimo di “mezzi di comunicazione”.
    quindi /midia/ nel suo significato è forse un caso speciale di /media/, ma non sono affatto equivalenti.
    non posso dire in italiano maccheronico “a Roma per muovermi prendo i mezzi” perché devo specificare che si tratta di mezzi di trasporto.
    non posso dire in italiano maccheronico “ho appreso la notizia dai /media/ (nello stesso senso per cui è impossibile “prendere i mezzi”) perché semmai ho appreso la notizia dai /midia/ (e quindi uso una parola INGLESE, che significa “mezzi di comunicazione”)

    /midia/ è una parola inglese, che in italiano significa “mezzi di comunicazione”, tutto qui.
    /media/ è una parola latina, che gli inglesi hanno usato come base per creare una parola inglese.

    per dire “mezzi di comunicazione” in italiano, o dico /mezzi di comunicazione/ oppure /midia/ oppure /mass-midia/ e prendo a prestito parole dall’inglese

    ciao

  35. Giulia says:

    gennaio 16th, 2006 at 11:25

    Prendo atto della questione “media/midia”. Tuttavia, credo ci sia una differenza fra l’uso di “download” come termine e di “downloadare” come verbo. Un conto è usare il termine originale (“scaricamento” esiste ma viene usato più di rado: anche se nella versione localizzata di alcuni programmi viene utilizzata la traduzione), e un conto è inventarsi una parola, peraltro bruttissima, per sostituirne un’altra perfettamente funzionale all’uso.

  36. Solstizio says:

    gennaio 16th, 2006 at 12:21

    garantito al limone

  37. Max says:

    gennaio 16th, 2006 at 12:49

    Cara Giulia,
    un post sinceramente troppo giusto e pieno di verità per non essere condiviso appieno!
    In realtà di casi simili, di parole che invadono la lingua italiana senza che veramente ce ne sia bisogno, ce n’è di nuovi ogni giorno, e ormai si fa a gara a chi inventa la parola più deficiente, come “downloada”. Un’altra parola che mi urta molto è “performante”, che deriva da “performance” (una volta in italiano si diceva semplicemente “prestazione”, termine ormai caduto in disuso), mentre espressioni come “automobile molto performante” si scrivevano “automobile dalle ottime prestazioni”…. ma credo sia solo la punta dell’iceberg…

  38. Lupina Stavoriski says:

    gennaio 16th, 2006 at 12:56

    I termini tecnici e computeristici passino, ma quella serie di lettere messe quasi a caso che capita di leggere sopratutto nei forum, quello proprio no. Il linguaggio da sms, kuello kon l k ke sostituiscn l c nn s può prpr sopportare. Generalmente manca di punteggiatura (e kui ci stava una bella virgola) risltnd FASTIDIOSISSIMO ed al limite della leggibilità .
    Ohi, k pena!

  39. Lupina Stavoriski says:

    gennaio 16th, 2006 at 1:49

    Approfitto del tema “traduzioni” per segnalarvi questo magnifico oggetto messo in vendita su ebay.
    http://cgi.ebay.it/Poltrona-di-Ufficio-di-cuoio_W0QQitemZ4430104380QQcategoryZ20491QQrdZ1QQcmdZViewItem
    Visto il grande fascino della descrizione, varrebbe quasi la pena spendere 30 euri per comprarlo. Vero?

  40. Azzurra76 says:

    gennaio 16th, 2006 at 1:52

    Quando sei al computer (ehm…) usi il mouse o il topo? Siamo gli unici a non tradurre… Raton in Spagna, Souris in Francia…. GRRRRRRRRR :D

  41. abboriggeno says:

    gennaio 16th, 2006 at 2:28

    Gli sms sono un caso a parte secondo me, oltretutto sintetizzati spesso per motivi di risparmio caratteri. E costituiscono quindi una forma meno grave di impoverimento della nostra lingua. (per quanto il t9 che automaticamente scrive “un pò” mi fa sempre accapponare, per qunato io lo usi…)
    Inoltre io credo ci siano delle abbreviazioni che se usate con ragionevolezza e parsimonia siano intelligenti, e svolgano benissimo il loro compito di sintetizzare i caratteri: mi riferisco ad esempio a “cmq”, “qsa”, “msg”, “qsto” eccetera, che non mi sembra dianon luogo a fraintendimenti, e io negli sms uso regolarmente…

  42. Giulia says:

    gennaio 16th, 2006 at 2:51

    Sono rimasta l’unica a scrivere “comunque”?

  43. Paola says:

    gennaio 16th, 2006 at 3:00

    No, io scrivo comunque e non uso mai abbreviazioni. Se devo scrivere una lettera via sms, preferisco telefonare.

  44. Medo says:

    gennaio 16th, 2006 at 4:40

    OT: è vero che Roma è stata riempita di manichini impiccati dagli “sfrattati”?

  45. Joe Tempesta says:

    gennaio 16th, 2006 at 5:02

    Concordo in pieno su tutto.
    Le cose più odiose si ascoltano negli uffici: oltre al già citato “(ri)schedulare” anche l’orrido “fasarsi” (per intendere “mettersi d’accordo, scambiarsi le informazioni”): “fasati con tizio per l’intervento di lunedì”. Roba da pazzi.
    Il fatto è che ‘ste parolacce stanno in bocca a gente vestita da manager (o che crede di essere vestita da manager, di solito sembrano agenti immobiliari, presente?: vestito scuro, camicia chiara, cravatta con nodo enorme, capelli ingelatinati, scarpe squadrate, a-a-bbronzatissimi) che vorrebbero darsi un tono e invece risultano solo dei poveri sfigati, ancora prima che ignoranti.

  46. Le Jijeur says:

    gennaio 16th, 2006 at 5:13

    l’importante è dire jije

  47. Lorenz says:

    gennaio 16th, 2006 at 10:37

    Anch’io scrivo comunque… e se scrivo un sms, anch’io come Paola non uso abbreviazioni, e riesco quasi sempre a rimanere nei limiti dei 160 caratteri. Col T9 è possibile scrivere “po’” correttamente, basta premere il tasto “1″ dopo che sullo schermo è comparso quell’orrore di “pò”.

  48. Francesca says:

    gennaio 18th, 2006 at 5:48

    L’inglese non c’entra, ma mi piacerebbe immensamente avere un vostro parere sul sempre più abusato termine “barra” in luogo della semplicissima congiunzione “o”. Termine che, oltre ad essere orrido e cacofonico, sfugge alle più elementari norme di economia linguistica.
    Esempio: Ci vediamo alle otto- barra- otto e mezza! AAAAARGHHH! Che almeno tre-barra-quattro di voi mi rispondano!

  49. Giulia says:

    gennaio 18th, 2006 at 6:05

    Credo sia un modo ironico di simboleggiare la lingua scritta. Non credo sia particolarmente scorretto, irritante magari sì, ma comunque ironico.

  50. Davide says:

    gennaio 18th, 2006 at 8:29

    io sono per l’italianizzazione del mondo. il centro dell’universo è tra roma e firenza, micca a nuova york o a gli angeli.

  51. Giulia says:

    gennaio 18th, 2006 at 10:57

    Quindi il centro del mondo è a Cerveteri, e non a Little Rock come tutti pensavano…

  52. Dielle says:

    gennaio 20th, 2006 at 6:45

    To Edit
    v.tr.
    1 curare, preparare (un testo per la stampa; un programma radiofonico o televisivo): edited by, a cura di
    2 (inform.) redigere
    3 dirigere (giornale, rivista ecc.); curare (una rubrica): edited by, sotto la direzione di.

    garzanti

    il mio babylon mi segnala anche :

    revisionare, fare la revisione di, rivedere, compilare, annotare, commentare, montare, elaborare

    credo che ci sia ampia scelta…

    ;)

  53. gabri says:

    gennaio 24th, 2006 at 6:34

    nn capisco cosa ci sia di male nell’invasione di parole estere (anglosassoni…)nel linguaggio comune italiano. le lingue sono in continua evoluzione, nn è mai esistito un italiano standard e nella storia i termini venivano passati alle altre culture da coloro che per primi li coniavano. al massimo ci possiamo lamentare per l’arretratezza italiana (quando nn europea…) nel campo delle nuove tecnologie. del resto anche l’italiano discende dal latino, tramite barbarizzazioni e influenze delle + varie. infine, che c’è di male negli adolescenti (me compreso..) che fanno largo uso di abbreviazioni? il linguaggio quando nn viene usato con significati particolari (commerciali, poetici…) ha la funzione di comunicare nel modo più snello e chiaro possibile un concetto. se scrivo in un sms “ka fai?stase c si bekka alle 6?” ho ottenuto il mio obiettivo. e questo nn vuol assolutamente dire che nn abbia mai letto un libro in vita mia, tutt’altro…(ma chi ha scritto il post quanti anni ha?nn fa uso di teconologie “moderne”?hai suoi tempi nn ha sentito persone più grandi e conservatrici scagliarsi contro il mondo in evoluzione, i costumi che cambiano, la lingua che viene deturpata?meditate gente meditate….)

  54. Giulia says:

    gennaio 24th, 2006 at 6:38

    Chi scrive il post ha 33 anni e molto rispetto per la sua lingua. E si sentirebbe alquanto ridicola, se scrivesse con le “k”, o omettendo una vocale da “non” per risparmiare non si capisce bene cosa. In questo modo non chiarisci un bel niente: perdi solo una vocale per strada. Non mi pare, oltretutto, che quando parli tu dica “nn”. Dici “non”. L’ortografia economica è solo un altro modo per abbassarsi all’americanizzazione dell’italiano. I’m a slave 4 U si può fare solo in inglese, perché si legge allo stesso modo. In italiano fa ridere.

    Che non sia mai esistito un italiano standard è una scemenza. Ci sono manuali di grammatica, dizionari e fior di testi a dettagliare l’uso della lingua.

  55. gabri says:

    gennaio 24th, 2006 at 7:14

    per prima cosa ti voglio dire che nn (si continuo a usarlo) volevo essere in alcun modo offensivo con il mio messaggio, soprattutto quando ti ho chiesto l’eta. semplicemente questa forma di comunicazione mi impedisce di capire con chi mi sto confrontando..se con una mia coetanea, o una persona molto più grande di me. comunque, ti posso esprimere la mie esperienza personale se ti interessa, da quando ho imparato decentemente l’italiano ho avuto accesso a computer o telefonini, e quindi ho sviluppato un modo di comunicare che si addatta a queste tecnologie. se scrivo un sms, tengo conto della sua lunghezza per evitare di superare le 360 battute. se sto effettuando una chat con un amico tento di comunicare con un linguaggio veloce, che si adatta alla situazione. quindi naturalmente sono cresciuto abituandomi a scrivere così in questi contesti. e nn mi sento assolutamente un analfabeta per questo(anche se dalla schifezza che ho scritto nel post(o messaggio…)sopra nn si direbbe…)…
    infine, la lingua italiana ritenuta standard credo sia più che altro una convenzione, liberi di pensarla diversamente, ma è un concetto che sento simile alla divisione in epoche storiche. se si dice che il medioevo finisce in un determinato anno, lo si fa per convenzione. del resto quello che era ritenuto l’italiano corretto un secolo fa è molto diverso da quello usato oggi, sia in forma scritta che orale. con questo ti saluto, e comunque ti assicuro che anch’io sono a mio modo un amante della lingua italiana…

  56. Giulia says:

    gennaio 24th, 2006 at 11:11

    Ecco, Gabri: il tuo secondo messaggio mi suona molto meglio. Le abbreviazioni mi indispongono un sacco: un po’ come quando qualcuno mi si rivolge in dialetto quando io gli parlo in italiano. Per questo poi sono sempre un po’ acida :)

    Comunque l’italiano standard esiste, avevo un professore universitario che viveva essenzialmente studiando l’evoluzione della lingua, quello che era standard e quello che non lo era.

    Baci!

  57. Barman says:

    gennaio 25th, 2006 at 1:20

    ma il webmasta cosa ne pensa?

  58. Viola says:

    gennaio 28th, 2006 at 12:36

    Bel post!!! (sì, lo so, arrivo in ritardo!) Ma post, lo posso dire?! Perchè, se è indubbiamente vero che facciamo un uso abnorme di parole straniere (in particolare di quelle anglofone), è altrettanto vero che alcune non possono essere tradotte se non con una locuzione, che magari non rende appieno l’idea del concetto che vogliamo esprimere. Quindi, aborro chi dice che fa l’”happyhour” (aperitivo, esiste come termine e va benissimo), ma “managment” è un concetto complesso che tradotto in italiano non rende e quindi è difficilmente sostituibile.
    Capitolo a parte per gli SMS… ci sono alcune abreviazioni che mi fanno rabbrividire ma uso per mandare un unico messaggio invece che due (e spendere “solo” 0.15 eurocent.), però anche qua il discorso è complesso. Dire “vieni kon noi?” non comporta il vantaggio di prima e mi scatena l’istinto omicida, dire “qst” invece che “questo” ha un suo senso. Troppo prolissa?! Baci.

  59. europeanson says:

    giugno 9th, 2006 at 9:39

    Anche il linguaggio scientifico (o meglio: il linguaggio in uso nei laboratori di ricerca, in particolare quelli che si occupano di tecnologia e affini) è pieno di amenità del genere. Ricordo come rabbrividivo sentendo usare continuamente “sottomettere” al posto di sottoporre (da “to submit”…riferito ad un articolo, una tesi ecc.).
    Se sottometto un articolo a un editore, cosa fece Cesare con i Britanni?

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