Interruzione di sistema#3- Ciccio (Storace) di Donna Assunta

pubblicato da Giulia lunedì, marzo 28, 2005 18:29
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Io sono uno.
Ma sono anche due, tre e forse pure quattro.
Però principalmente sono uno.

Uno che da bambino si è fatto rubare dal vocabolario la pagina con il verbo rifiutare e da allora proprio non riesce a dire di no.
Uno che se suonano alla porta i Testimoni di Geova, magari finisce pure che li fa entrare in casa. Per dirne una.

Uno che, soprattutto, non riesce a restare immune alla droga del free-press.
Li prendo tutti.
Quotidiani, sportivi, musicali, di approfondimento.
Tutti. Nessuno escluso.

Questa mia mania mi porta ad avere scontri frontali come questo:

“Faceva freddo, quel 25 gennaio del ’59 a Cassino; tanto freddo che la cicogna, arrivando in casa storace, depositò il dolce fardello proprio vicino al camino. Dove ardeva una fiamma che da allora non si è più spenta. Trasferitosi a Roma e abbandonata sul nascere la carriera di balilla (ufficialmente per un problema cardiaco: il cuore gli batte troppo a destra) il piccolo Ciccio completa gli studi.
Dopo l’università, il venticinquenne Storace diventa giornalista al Secolo d’Italia e più tardi assume l’ufficio stampa di Fini. Ma Ciccio non è certo un gregario e, all’insegna del proverbio ‘Rauti di sera, Buontempo si spera’ taglia corto con tutti e fonda una destra sociale che tanto piace ai camerati e ancora di più gli elettori. Per lui, di Cassino, Fiuggi nel 1995 è uno scherzo al quale s’è ben preparato: nel polo della prima Litto… cioè vittoria, viene eletto nel collegio Aurelio – Balduina divenendo poi, con lo pseudonimo di Epurator, presidente della commissione di vigilanza della Rai. Lavora in commissione cultura e antimafia, è Presidente della federazione romana di An.


Fa accomodare Moffa alla presidenza della provincia e la sfidante (e perdente) Pasqualina Napolitano dallo psicanalista, insieme a tutta la sinistra che ancora lo va cercando. Nel duemila lo scherzo d’aprile lo fa anche a Piero Badaloni, rimandandolo alla Rai, da corrispondente, ed insediandosi alla Pisana. Un precedente da temere, in fatto di Pieri. E’ giallorosso, l’unica debolezza che concede a quest’ultimo colore. Nel futuro dopo che avrà fatto tutto quello che ha da fare, lo ritroviamo proprio allo stadio con il circolo pensionati giallorossi. E anche lì sarà il capo. Ultrà.”

Scontri frontali quanto meno dubbi.

Io sono uno che pensa sempre al meglio, legge questo e dice: ‘E’ satira. Della peggiore fattura, ma è sicuramente satira’.
Poi però vado avanti, sfoglio le pagine, le giro, le leggo e le rileggo e finalmente capisco.

Non è satira, ma propaganda.
Peggio: propaganda mascherata da informazione.
Un rozzo tentativo di scrivere una biografia simpatica con lo scopo di rendere simpatico un personaggio simpatico come un calcio nei cosiddetti. Un calcio dato con una scarpa dalla punta di ferro, per giunta.

Ma cavoli, volevate proprio farci sorridere parlando di Storace?
OK, giusto. Anche se non capisco perché bbiate eliminato le parti più divertenti.

Per esempio quella volta che Ciccio ha annullato la Giornata della memoria, oppure quando il 25 Aprile del 2001 la Regione Lazio non ha partecipato, prima volta nella storia, alle celebrazioni della Liberazione.
Per non parlare di quando ha disertato l’anniversario delle Fosse Ardeatine perché era impegnato a deporre una corona di fiori all’Altare della Patria. Quando ha istituito una commissione per studiare e cambiare i libri di storia, ha preso i suoi migliori amichetti e li ha messi alla guida dei maggiori enti legati alla sanità ai trasporti e alla sicurezza della regione.

E poi: quando ha assunto 253 persone senza neanche un concorso e la maggior parte di questi erano dipendenti di An e amici dei suoi amichetti. Quando ha fatto chiudere 34 ettari del versante laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo ed ha trasformato 18 ettari degli altri parchi in zone di caccia.
Quando ha acconsentito all’edificazione nei terreni boschivi e all’interno di monumenti, come la Villa Adriana di Tivoli, perché le aree protette avevano superato il 30 per cento.

Quando ha incluso nelle aree protette i cimiteri, le stazioni e gli aeroporti, ha levato i finanziamenti ad una miriade di associazioni culturali riuscendo però a far piovere soldi sulla Fondazione Marzio Tremaglia ed altre associazioni (tra cui il Premio Giorgio Almirante) che guarda caso avevano come presidenti membri di An e militanti di destra.
E poi di quando è riiuscito a conquistare la simpatia del Vaticano imponendo che gli aiuti alle famiglie venissero destinati in base al tasso di nuzialità piuttosto che alla densità della popolazione.

Perché si sono dimenticati di queste cose?
Non lo sanno che per far ridere bisogna sì rispettare i tempi comici, ma anche fare affidamento a gag dal sicuro effetto?
E se lo sanno, riescono a spiegarmi perché ora non mi viene più un cazzo da ridere?

Io sono uno e alcune di queste cose (le dimenticanze) le ha trovate nel numero undici del Diario della settimana, scritte da Luigi Settembrini.
Non è un free press, ma merita altrettanto di essere preso.
Come meritano una lettura questi due post dei Rafagani Dangereux.

Loro, Storace non lo votano.

E li capisco. Eccome se li capisco.

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