Se non le donne, magari anche tutti gli altri

pubblicato da Giulia domenica, dicembre 11, 2011 14:02
Aggiunto alla categoria Sorelle d'Italia, Target du jour

Oggi le donne italiane – o meglio, le donne italiane che hanno aderito al movimento Se non ora, quando? – tornano in piazza. Io, questa volta, non ci sarò.

I motivi della mia (temporanea?) disaffezione al movimento non sono molto complessi, o forse lo sono e non ho finito di decodificarli: al momento, però, mi sembrano riassumibili nel fastidio che provo e ho sempre provato nei confronti del grazioso angolo arredato con gusto in cui ogni movimento femminista finisce per confinarsi, semplicemente per la sua incapacità o paura di parlare a tutti. SNOQ è partito, mi pare, in un momento di stizza collettiva in cui i cittadini ambosessi si sono uniti per protestare contro una smaccata, platealissima cultura della figa come commodity, che per carità, ognuna poi ci fa quello che vuole, ma non può essere che l’idea generale sia “Se sei racchia te ne devi stare a casa”. Andrà bene per le Terry De Nicolò, che si credono superiori per aver saputo attribuire al loro organo genitale un valore di mercato e che si agitano disperate all’idea che il sistema di cui sono parassiti possa subire degli scossoni. Le Terry De Nicolò campano solo finché ci sono uomini disposte a comprarsele: andrà bene per loro, va un po’ meno bene per noi che magari ci siamo scelte altri rami. Belle o racchie che siamo. E non ci va di essere ridotte all’attrattiva sessuale, allo stato civile, alla disponibilità a civettare e dimostrare compiacenza a tempo pieno.

Comunque.

Il mio problema attuale con SNOQ è che non posso e non voglio fare il passaggio da “Se non ora, quando?” a “Se non le donne, chi?” È un messaggio che mi pare intriso del peggior sessismo benevolo – ah, le donne, che esseri meravigliosi capaci di tenere in piedi famiglia e affetti [inserire a piacimento retorica mutuata da quello che io chiamerei il “maschilismo simpatico”: quello che, invece di considerarti persona, ti considera incarnazione di ineffabilità e ti piazza su un piedistallo così alto che per scendere puoi solo schiantarti] e soprattutto che mi segnala il solito problema delle iniziative promosse dalle donne: e cioè che parlano solo alle altre donne. Quelle che si alzano in piedi per protestare hanno sempre più la tendenza a confinare il loro discorso al loro stesso genere: hanno paura, mi pare, di mettersi alla testa di un movimento rivolto a tutti, come sarebbe ormai ben più che possibile.

Sento puzza di nostalgia di tempi più gloriosi, della stagione in cui per una volta ci era concesso essere incazzate in pubblico. Adesso non si può, è poco fine. E non mi piace: la rabbia la condivido, la nostalgia per niente. Avverto anche una clamorosa assenza di senso dell’umorismo, che è sempre segnale di impotenza: se non puoi ridere in faccia a chi ti insulta è perché sei in una posizione debole. Incazziamoci, ok. Ma riserviamoci il diritto di ridere di noi, di ridere di tutto.

Il femminismo dei diritti l’abbiamo fatto: manca ancora qualcosa e tocca difenderne delle altre (tipo l’aborto), protestare contro altre ancora (a proposito, una cosa a Matteo Renzi la vorrei dire: con il part-time o le agevolazioni fiscali per le “mamme che lavorano” NON si fa la parità di niente. La parità si fa con pari diritti e doveri equamente distribuiti) e rinunciare ad alcuni privilegi ormai superati inscritti nel diritto di famiglia, che tende a favorire l’uscita delle madri dal mercato del lavoro, ché tanto una volta sposate c’è sempre l’assegno di mantenimento, qualunque cosa succeda. Queste sono cose di cui tenere conto, ma soprattutto bisogna smettere di parlare solo di noi a noi, e cominciare a parlare di società a tutti. La società, quel posto in cui anche noi viviamo insieme agli uomini. Essere femmine non ci impedisce di parlare a tutti, di fare discorsi generali che valgano per tutti, e di inserire i nostri diritti come persone in un quadro più ampio, in cui anche i maschi possano rimettere in gioco le regole a cui sono costretti. È finito il tempo dei discorsi parziali, ed è finito anche quello in cui il maschio parla per tutti e la femmina parla solo per sé.

Commenti e ping chiusi.

12 commenti to “Se non le donne, magari anche tutti gli altri”

  1. @CarloVischi says:

    dicembre 11th, 2011 at 2:34

    Giulia_B ti aspetto giovedì per #eventipastiferi !

  2. @danielem1989 says:

    dicembre 11th, 2011 at 3:34

    Giulia_B brava

  3. Margherita says:

    dicembre 11th, 2011 at 6:13

    Ho letto il tuo post con un misto di soddisfazione e amarezza. Anch’io non ho ancora articolato per bene tutti motivi che stanno alla base della mia forte disaffezione nei confronti di SNOQ, ma di certo condivido ciò che scrivi. E’ terribilmente frustrante assistere al mutamento di questo attore collettivo, soprattutto nel momento in cui esso cade in una retorica che piacerà a qualcuno, ma che di certo aliena la maggioranza degli italiani che in questo movimento ci credevano almeno un po’. A volte non so proprio come affrontare questo fastidio che provo del sentire i soliti discorsi fritti e rifritti sul “femminile”. Girare con una copia de Il secondo sesso per usarla come arma non penso proprio sarebbe sensato, ma la tentazione c’è. Lo stesso femminismo stanco, autoreferenziale e poco brillante di cui stiamo parlando è quello che spesso incontro anche nel mondo accademico, forse perché in Italia gli studi di genere sono un settore piccolo piccolo, dominato dalle donne (Masculinity Studies, anyone?) e alquanto sfigato. Ti dirò, le persone con cui mi sento più in sintonia quando si tratta di parlare di femminismo sono le mie coetanee che sono cresciute ascoltando (anche) le band del movimento riot grrrl. Sono tutte persone a cui l’attuale retorica femminista di SNOQ fa venire il latte alle ginocchia perché la percepiscono come un qualcosa di datato, che continua ad ignorare certi segmenti della popolazione e certi temi che invece sarebbero imprescindibili.
    Quindi grazie per aver scritto questo post. A questo punto ha senso cominciare a fare chiarezza.

  4. andrà says:

    dicembre 12th, 2011 at 9:42

    Cara Giulia,
    hai scritto un bellissimo post che condivido pienamente! non sono mai riuscita a condividere pienamente nessuna causa femminista proprio per questi problemi di fondo.
    questa frase poi la trovo veramente stupenda:”bisogna smettere di parlare solo di noi a noi, e cominciare a parlare di società a tutti.”
    complimenti. e grazie 🙂

  5. simonetta says:

    dicembre 12th, 2011 at 12:48

    forse però travisi il senso di quel se non le donne: se non entrano nella gestione della res publica le donne, che allo stato attuale fanno più degli altri, e che del problema ne capiscono di più, allora chi, cazzo? (io sono arrabbiata, da sempre)

  6. Giulia says:

    dicembre 12th, 2011 at 2:40

    Ma è giusto entrare nella sfera della gestione pubblica: lo abbiamo già fatto, lo rifaremo, in quanto persone preparate e non in quanto femmine. Quello che non condivido è questo parlarsi addosso, parlarci fra noi, come se la nostra posizione in società fosse solo affar nostro, e non una questione che riguarda tutti. Uno.
    Due, perché le donne parlano solo con le altre donne? Che cosa impedisce al movimento SNOQ di uscire dalla questione femminile e diventare movimento di opinione, critica, spinta propulsiva al cambiamento? Senza per forza polarizzarsi sulle donne? Cosa impedisce a SNOQ di parlare a tutti?

  7. eva says:

    dicembre 12th, 2011 at 9:42

    ciao giulia. se se non ora quando cominciasse a parlare di tutti, a tutti, sulle questioni di governo, se esprimesse posizioni universali etc diventerebbe un partito politico. ma capisci che controsenso? un partito politico solo di donne? sarebbe surreale. le donne non possono essere ghetto, devono permeare la società
    penso che se non ora quando stia proprio facendo quello che dici tu: parlare alla società. ma parla di temi che riguardano le donne perchè altrimenti non ne parla nessuno. non è che le donne parlano a se’ stesse, le donne parlano di come vorrebbero la società e di quello di cui hanno bisogno per stare bene.
    dopo decenni di malaffare e inadeguatezza di una classe dirigente maschile che ci ha condotto sul lastrico (non solo italiana, ne faccio un fatto planetario) mi viene da dire sì, se non le donne chi. mi viene da dire: ma fate provare a noi e vediamo un po’ come si mette.
    per quanto riguarda l’assenza di ironia è una spina nel fianco. a forza di stare dentro alle cose si perde inspiegabilmente la cattiveria benevola e lo spirito graffiante.
    però va proprio ricordato che le peggiori nemiche delle donne sono le donne, che dagli anni 70 ad oggi non hanno risolto il problema della differenza e della diversità. basta riconosersi un po’ diverse, modi diversi, toni diversi. ed ecco che il sostegno viene ritirato, la solidarietà si affievolisce. questo è il vero grande problema. le donne non sono amiche delle donne, non accettano le loro e altrui imperfezioni. mi spiace fare paragoni ma a fronte della fratellanza maschile, della sua gioiosa celebrazione, noi a sorellanza dobbiamo farne parecchia di strada.

  8. Giulia says:

    dicembre 12th, 2011 at 10:42

    Due cose separate.

    L’idea che si possa parlare di politica solo se si diventa partito politico è inesatta. In tutto il mondo esistono movimenti di opinione e associazioni che si muovono al di fuori della politica propriamente detta e sono comunque soggetti culturali e politici. Pensa alla ACLU (co-fondata da una donna sordocieca, fai tu). Pensa al GLAAD. Per dire solo i movimenti americani.
    Ed è proprio qui che ti volevo, sulla questione del “Mioddio no, solo noi donne no”: i maschi non si sono mai vergognati di giocare solo fra loro, e non si sono mai posti il problema della forza della loro voce. SNOQ dovrebbe a) avere l’elasticità di farsi movimento di tutti e b) non avere paura di essere soggetto politico, anche se dovesse contenere solo portatrici sane di utero. Della serie, siamo solo donne, embe’?

    Seconda cosa.

    Non è che si possa ritirarsi in un angolino e immusonirsi davanti alle critiche: se mi critichi non mi sei sorella amme’. Una cosa tipica dei maschi è la capacità di scazzottarsi in maniera grave e poi fare pace, mandarsi in culo e riprendersi. Per esserti sorella non ti devo dire solo “brava”, ti devo dire anche “Occhio ché secondo me fai la cazzata”. Altrimenti non ti sono sorella, sono una che davanti ti sorride e dietro ti pugnala. 

    E io non sono amica delle donne, sono amica delle persone. Femmina o maschio frega niente, per me vale solo l’intelligenza e la capacità di porsi in maniera critica e onesta di fronte alle cose: sarà che, organi genitali a parte, non mi sento diversa da un uomo, se non per la cultura che mi ha educata.

  9. eva says:

    dicembre 13th, 2011 at 12:10

    beh certo, le critiche, poi quando sono costruttive, sono preziosissime, quasi indispensabili. inoltre anche io sono amica di tutti e non solo delle donne, non mi pesa ribadirlo anche se vorrei darlo per scontato perchè vorrei che così fosse per tutti. forse pesa su se non ora quando ciò che molte persone vi hanno proiettato sopra, io per prima pensavo all’inizio che fosse soprarttutto qualcosa di culturale, un movimento che voleva approfondire per cambiare le visioni e sono rimasta un po’ delusa. vedo che ognuno ci ha visto qualcosa di diverso, forse snoq rispondeva a un bisogno intimo di tanti, però non è ancora ben chiaro quale sia il minimo comune denominatore
    sulla sorellanza rimango convinta della scarsa attitudine femminile a farsi solidali, cosa che ci toglie forza e possibilità. mi ha fatto piacere questo confronto e poter scambiare amabilmente pareri e delusioni, ciao 🙂

  10. legamentidamore says:

    dicembre 13th, 2011 at 2:44

    sono daccordo con te

  11. j. says:

    dicembre 14th, 2011 at 10:26

    per molte donne il motivoprincipale della disaffezione al movimento credo sia stato il mancato sostegno della stampa progressista alla manifestazione. fin quando ogni idea e movimento “popolare era sfruttato in chiave anitberlusconiana, si facevano titoloni e inserti di quattro pagine non c’era problema pure a inventarsi neo puritani e a farsi pintare nei cortei. adesso i problemi sono “altri. e poi anche quelle che credono di pensare con la propria testa, probabilmente risentono del clima attuale in cui
    la rabbia antigovernativa alimentata per anni non trova più obiettivi, la corda si è spezzata e volenti o nolenti sono costrette a fare i girotondi intorno alla propria coda ,

    ciao

  12. Soft Revolution » Blog Archive » Grassroots Internet Revolution says:

    dicembre 31st, 2011 at 1:59

    […] Se non le donne, magari anche tutti gli altri di Giulia Blasi. I comitati SNOQ ci stanno propinando una retorica alienante? A quanto pare, […]