La risposta di Alessandro Proto

pubblicato da Giulia domenica, agosto 14, 2011 18:07
Aggiunto alla categoria Target du jour, Viva la gente

In seguito al mio post sulla “provocazione” (cento euro per un colloquio), sono stata contattata da Alessandro Proto in persona, che mi ha chiesto di poter replicare. Copio e incollo la sua mail senza alterazioni. I commenti sono aperti, ma moderati: comportatevi bene.

 

Faccio seguito all articolo apparso sul vostro blog per chiarire alcune cose ed esprimere tutto il mio disappunto su quanto da Voi scritto prendendo come spunto un articolo del Corriere della Sera e aggiungendo cose del tutto false, inveritiere e diffamatorie. Tralascio di commentare le varie mail di insulti e minacce che ci sono pervenute in questi giorni perché rappresentano la peggiore Italia. Prima di tutto noi non cerchiamo nessuno. Noi riceviamo e ripeto riceviamo decine e decine di curriculum di gente che vuole lavorare per noi. Quindi quello da voi scritto di segnare il nostro nome fra le società che cercano personale è assolutamente falso. Solo una volta abbiamo fatto un annuncio di ricerca. Le persone ci mandano spontaneamente i loro cv perché leggono il nome della mia società sui giornali o su internet. Sono anni che siamo sulla ribalta nazionale ed internazionale ed in questi anni abbiamo ricevuto centinaia di cv e li abbiamo chiamati tutti perché crediamo nei giovani e se uno manda di sua spontanea volontà una lettera di candidatura io mi premuro almeno di incontrarlo. Durante questi colloqui ci siamo resi conto pero’ che molti venivano solo per curiosità non sapendo nemmeno quale fosse il Core business Dell azienda alla quale avevano scritto. Io non sono figlio o nipote di nessuno e so quanto sia difficile trovare lavoro. Per questo do a tutti la possibilità di fare un colloquio. Anche solo a chi mi manda una mail con su scritto voglio lavorare per voi. Questo però non vuol dire approfittarsi della nostra buona volontà. Per questo da poco abbiamo adottato questa scelta che è comunque provocatoria per far capire anche ai precari che se vogliono lavorare devono tirare fuori gli attributi. Non è’ la questione dei 100 euro. Se legge bene l’articolo apparso sul corriere troverà scritto che su 10 5 hanno accettato e 3 sono stati presi. Agli altri due abbiamo restituito i cento euro. Però voglio far capire a tutte le persone che cercano lavoro ( e noi ne abbiamo viste centinaia) di impegnarsi di piu durante un colloquio. Fate vedere quanto valete!! Non andate sciatti e disillusi. I 100 euro sono una provocazione. Sfido chiunque a trovare qualcuno che ci ha dato dei soldi per fare un colloquio. Quei 5 candidati che hanno accettato, 3 sono stati presi e agli altri due sono stati restituiti. Però almeno hanno fatto vedere che erano pronti anche a quello pur di lavorare. Questa e’ l’Italia vera. Non la gente che manda insulti e minacce. E a tutti i precari e a quelli che stanno cercando lavoro ripeto di credere piu in voi stessi. Concludo ribadendo che noi non facciamo annunci di ricerca del personale tutti i colloqui fatti sono frutto di autocandidature e solo per gli ultimi 10 ho voluto provare questa cosa perché si presentava gente priva di motivazioni. E ripeto ancora nessuno ha mai sborsato realmente dei soldi per fare il colloquio. Noi continueremo così comunque. Chi si autocandida con noi deve sapere almeno cosa facciamo. Altrimenti se ne stia a casa o spedisca i cv da altre aziende che magari nemmeno rispondono. Per tutti quelli che ci hanno supportato grazie, a tutti quelli che ci hanno minacciato e insultato dico solo di essere meno incazzati con il prossimo e datevi di piu da fare piuttosto che insultare magari otterrete di più dalla vita.

Alessandro Proto

Commenti e ping chiusi.

10 commenti to “La risposta di Alessandro Proto”

  1. @jacopogiliberto says:

    agosto 14th, 2011 at 6:11

    Giulia_B il link al blog, pliiiz, così posso rituittarti

  2. seralf says:

    agosto 14th, 2011 at 6:33

    Condivido la necessità espressa dal signore della replica nell’avere un atteggiamento giusto.
    Io lavoro da diversi anni più o meno in proprio e comunque quasi sempre autocandidandomi.
    D’altro canto all’unica società che mi ha chiesto nonostante competenza, formazione ed espierenza un periodo di prova ho riposto picche: bisogna dare valore al lavoro, e scommettere, investire. Chi cerca lavoro per la prima non è detto che possa permettersi una cauzione di cento euro: se per altro sa in partenza che verranno restituiti il discorso del signor Proto perde di significato nei suoi aspetti (peraltro molto discutibili) da un punto di vista motivazionale. 
    Questo approccio machista del “tirar fuori le palle” (lo traduco a modo mio, non me ne voglia) è una totale fesseria, può andar bene forse per la selezione di persone disposte ad acuisire in tempi rapidi un plot comportamentale suggerito dall’azienda, ma di certo non promuove competenze nè crescita professionale, figurarsi poi quella umana.
    Non dubito che abbia successo: la gente è sempre più disperata, e molti perpepiscono le competizioni come metri di valore, ma non dimentichiamoci i limiti della competizione: viene fissata una metrica arbitraria, esercitata una valutazione una tantum (molto più interessanti sono le valutazioni di lungo periodo), e chiunque resti escluso semplicemente “non vince” (in questo caso non trova lavoro).
    Esprimo un parere personale: mi sembra questa la versione pigra degli stage non retribuiti. Chi seleziona dovrebbe assumersi il rischio di prendere cantonate, investendo su persone che ritiene valide, magari anche intuendone il potenziale in fase di colloquio al di là della performance, altrimenti permettetemi di dubitare delle sue qualità imprenditoriali.

    Mi piace citare la leggenda metropolitana legata al successo iniziale di Storm Thorgeson, che pare chiedesse di formulare il compenso al cliente. Probabilmente non sarà vero, ma sintetizza bene il tipo di datore di lavoro che bisognerebbe esercitarsi a cercare: qualcuno disposto ad investire sulle nostre capacità e a rischiare di rimetterci persino, perchè è talmente bravo nel suo ruolo da capire che non ci rimetterà 🙂

  3. Giuliana says:

    agosto 14th, 2011 at 6:34

    Signor Proto, a mio avviso nella sua replica manca, oltre a una revisione della punteggiatura, un invito a recarsi al più vicino mercato ortofrutticolo per scaricare cassette della frutta e procurarsi i 100 euro necessari a sostenere il colloquio, invece di perdere tempo a scrivere mail farcite di insulti.
    Ci pensi. Potrebbe suscitare più simpatia nei lettori imbestialiti.

  4. Lucy van Pelt says:

    agosto 14th, 2011 at 6:55

    Oh beh sì, ora è veramente tutta un’altra storia! Ha fatto bene a puntualizzare e abbiamo potuto cambiare idea in merito alla sua acutissima provocazione.
    Sono ironica, ovviamente. 
    Concordo con lei sulle persone che si candidano ad un posto di lavoro senza “mordente”, ma bisogna anche dire che spesso le informazioni che si trovano in rete, quando ci sono, sono assolutamente lacunose e vaghe. E credo che stia nel gioco delle parti dover valutare candidati non idonei, che infatti vengono scartati. Come fa qualunque azienda seria senza chiedere soldi.
    Tempo fa un datore d lavoro che credeva essere a capo di un’azienda all’avanguardia nel campo mi propose di avere l’onore di associarmi alla modica cifra di ventimila euro. Ho ovviamente rifiutato, e come me altri fortunati ex dipendenti: la folgorante società è fallita.

  5. Sara says:

    agosto 14th, 2011 at 7:22

    provocazione o no, a me pare un po’ gratuita (pur costando ben 100 euro ai famosi “autocandidati”). se il problema è “la gente che viene a fare i colloqui non sa nemmeno cosa facciamo”, la soluzione perfino un po’ semplicistica sarebbe un form da compilare, o qualcosa di simile, da cui operare una prima scrematura. o, se mi presento non sapendo niente ma con cento euro in mano, la mia scarsa informazione viene automaticamente perdonata? provocazione per provocazione, perché non chiedere alla gente di presentarsi in mutande? o con una gallina viva? c’è gente disposta a tutto pur di avere un lavoro, forse l’errore è arrivare a umiliarla, in un modo o in un altro, per il gusto della provocazione. 

  6. p.s.v. says:

    agosto 15th, 2011 at 1:39

    Io ho 2 ristoranti e di domande di lavoro e curriclum vitae me ne passano sotto gli occhi a decine, soprattutto di questi tempi. Io gli ascolto tutti, ma quello che mi piace di più è che che da noi lavorano soprattutto donne e figurarsi se mi piace fare colloqui. Ma quali 100 euri. Ma il signor Proto lo sa che c’è gente che mi fa i matrimoni (significa 15-20 ore a matrimonio) i fine settimana come secondo lavoro per poter sbarcare il lunario? E lo sa il signor Proto che i camerieri prendono 10 euri all’ora? e lo sa il signor Proto cosa significa per una persona tirar fuori 100 eurini? Che paghi un addetto al personale che gli faccia le selezioni, così lui ha più tempo per andare in giro a vedere come campa la gente.
    PS: Il signor Proto ha steccato di brutto il diritto di replica. Malissimo in comunicazione, direi

  7. Roberta says:

    agosto 15th, 2011 at 5:45

    mi piacerebbe sapere se i tuoi camerieri che paghi 10 euro all’ora ( sigh 🙁 !!! ) sono in regola

  8. Marcello says:

    agosto 16th, 2011 at 11:34

    Mah, il dato di fondo resta: questi hanno chiesto 100 euro per un colloquio… si parla di ‘provocazione’, ma anche di ‘approfittarsi della buona volontà’… il che mi lascia perplesso: se questi non vogliono perdere tempo, basterebbe effettuare una prima scrematura via Internet e chiamare al colloquio solo i profili veramente interessanti… E’ un modo di pensare secondo cui a dover essere remunerata non è l’opera prestata, ma l’accesso stesso al posto di lavoro: hai il lavoro? Ringrazia e zitto. Lo stesso principio adottato negli ultimi tempi da molte amministrazioni locali (es: il comune di Roma), che per l’accesso ai concorsi chiedono il pagamento di una ‘gabella’ da 10 euro… volta ovviamente a fare cassa, visto che il posto spesso non è garantito manco se il concorso lo vinci…

  9. JK says:

    agosto 16th, 2011 at 3:36

    Quoto pure le virgole di p.s.v.

  10. Alessandro says:

    agosto 18th, 2011 at 12:49

    Ma i ragazzi che hanno pagato veramente 100 €? ne vogliamo parlare? a Milano poi…dove il lavoro confronto ad altre città d’italia c’è….mah…a meno che non si faccia gli schizzinosi già dalle prime esperienze lavorative…

    Di furbi come questo tal Proto ce ne sono in giro a bizzeffe….sempre allerta giovani