Vuoi lavorare? Paga!

pubblicato da Giulia venerdì, agosto 12, 2011 11:15
Aggiunto alla categoria Target du jour, Triste mondo malato

L’idea di base è: non sei tu che vieni a lavorare da noi e con la tua opera ci fai guadagnare di più, siamo noi che ti concediamo con enorme magnanimità di venire a lavorare qui. E siccome fare la scrematura dei curriculum è una rogna, facciamo anche che se vuoi fare il colloquio paghi. Cento euro. In contanti.

La ditta si chiama Alessandro Proto Consulting, segnatevelo: potreste trovare annunci di lavoro che vengono da loro. Si inseriscono in una lunga teoria di potenziali datori di lavoro da evitare, insieme a quelli che pagano in visibilità, quelli che richiedono un piccolo investimento iniziale, quelli che per una posizione full time con competenze definite offrono trecento euro al mese in stage e quelli che ti fanno lavorare e poi non ti pagano perché “c’è la crisi”. Tutta gente la cui assenza di serietà è chiara fino dall’annuncio, o si sgama già in fase di colloquio. Sono quelli vaghi su tutto: sulle mansioni, sui tempi del contratto, sulle possibilità di riconferma, sui soldi. Soprattutto sui soldi. Che, vorrei rammentarlo, sono il motivo per cui si lavora, piuttosto che coltivare la propria passione come hobby a tempo perso.

Il contratto offerto dalla Alessandro Proto Consulting sarà almeno principesco, esagerato, ricco di benefit? No. Trattasi di un contratto di collaborazione (ripetete con me: collaborazione) con un fisso di 1.500 euro e provvigioni variabili fra il 20 e il 30% sui contratti chiusi. Collaborazione, ripetiamolo ancora una volta. Certo, in termini relativi sono soldoni: le nostre aspettative sul lavoro sono talmente basse che uno stipendio base ci sembra un lusso. Ma 1.500 euro non sono molti soldi. Sicuramente non giustificano il pagamento di un colloquio.

Dice Alessandro Proto:

Non voglio gente iperqualificata con tanto di master nelle migliori università europee.

Ne sono felice per lui, anche perché dubito fortemente che una persona “iperqualificata con tanto di master” abbia bisogno di cacciare cento euro per lavorare alla Alessandro Proto Consulting. Quelli bravi, sor Proto, se ne vanno a lavorare dove i soldi glieli danno, non dove devono metterceli loro. Da lei arriveranno i disperati, i tonti e quelli che non trovano niente da nessun’altra parte. Quelli che maledicono la sorte perché non hanno una parentela influente a cui fare ricorso per parcheggiarsi in un ente pubblico. Altro che ambiziosi e davvero interessati.

Fatti due conti, la Alessandro Proto Consulting si è messa in tasca almeno mille euro facili, che in un’azienda non sono molti soldi, ma non fanno nemmeno schifo. E glieli avete dati voi, disperati. Concetta Desando conclude la sua intervista augurando buona fortuna ai candidati: io, facciamo che auguro ai candidati di non incrociare mai gente come Alessandro Proto, e nel caso di non dargli dei soldi per provare di essere in grado di fargliene guadagnare altri.

(Grazie, Andrea.)

Commenti e ping chiusi.

5 commenti to “Vuoi lavorare? Paga!”

  1. @IltwitdiGalatea says:

    agosto 12th, 2011 at 11:20

    Giulia_B Mi sembra giusto. Basta con questi che pretendono ormai di lavorare gratis…

  2. Giorgio says:

    agosto 12th, 2011 at 11:31

    A me sembra che ormai il lavoro stia diventando un lusso: vale a dire che ci stanno abituando all’idea di vivere senza lavorare (in nero, arrangiandosi, sulle spalle di parenti, amici e genitori vita natural durante). Se vogliamo giustamente costruirci una nostra vita autonoma dobbiamo soffrire, lavorare gratis e addirittura sopportare situazioni umilianti come questa. Non è una cosa da sottovalutare: se parli con alcune persone viene fuori che se lavori (soprattutto da dipendente) sei un fesso, che ci sono tanti altri modi meno faticosi per campare…

  3. Alessandra says:

    agosto 12th, 2011 at 12:16

    Io spero che i consulenti aziendali di siffatta specie e i selezionatori del personale falliscano miseramente e si suicidino per non avere più prospettive. E’ “una provocazione”, come pagare per ottenere un colloquio, eh?!!

  4. Stef says:

    agosto 12th, 2011 at 12:27

    Giorgio, descrivi una delle ragioni per cui ho lasciato l’Italia.
    Non discuto (ma non condono) il fatto che ci sia un modo più facile per vivere se non si ha rispetto per il prossimo – non fatemi neanche dire la parola “morale”.
    È il sentirsi dare dell’idiota quando si rispettano le regole, e il sentirsi in minoranza, che sono difficili da mandar giù.

  5. gesso says:

    agosto 12th, 2011 at 1:12

    dal corriere dice che la sua è più una provocazione per vedere se i giovani che fanno i colloqui tengano veramente al posto di lavoro
    ma poi glieli restituisci i soldi coglione disonesto???? VERGOGNATI!!!