L’appetito di Silvio

pubblicato da Giulia sabato, gennaio 15, 2011 15:02
Aggiunto alla categoria Triste mondo malato

Di tutta la faccenda bunga bunga e prostitute minorenni scappate di casa, la cosa più triste – non quella più squallida, ché  lo scenario da 120 giornate di Sodoma descritto dalle testimoni più che soddisfa la quota-squallore – è quella competizione fra cagnette per azzannare l’osso dondolato davanti al naso dal padrone. Berlusconi mette in palio il premio, il prezzo da pagare è la dignità. Ben poca cosa, a quanto pare, se una volta deposta ai piedi del sultano si può intascare un bel bustone di soldi esentasse, o meglio, procurarsi un piazzamento nelle oasi di figa previste in ogni trasmissione di varietà del regno. Una visione desolante delle donne italiane, ben oltre anche l’illusione che un uso sapiente del corpo possa portare a tirare le leve giuste del potere: un anonimo accalcarsi scodinzolando per ottenere le briciole di attenzione e benevolenza che cadono dalla tavola.

Quello che Berlusconi descrive come “rilassarsi con belle ragazze” (perché la funzione delle belle ragazze è questa: distendere, rilassare, far divertire. Più interattive di un videogame, meno esigenti delle persone vere) sarebbe in realtà un complesso rito di umiliazione collettiva. Per il suo divertimento, le ragazze devono mettere in scena spettacolini lesbo, indossare costumi da filmaccio porno, competere nel dimostrare di essere disinibite, provocanti, trasgressive. Tutta una finzione, ovviamente, che non è consigliabile interrompere, pena l’espulsione dall’Eden costruito a immagine e somiglianza del monarca assoluto e dei suoi cortigiani.

In questi casi si tira sempre fuori la questione della morale. Quella delle ragazze che erano lì, consapevoli o meno, e quindi “piangano se stesse”; quella dell’egoarca che parla da solo, si esibisce, distribuisce carte da cinquecento o qualche scampoletto del famoso milione di posti di lavoro che millantava già nel 1994 (e che non si sono mai materializzati, se non forse per chi aveva la ventura di avere parenti nel suo entourage); quella dei sodali che da decenni lo assistono nelle sue imprese, i ruffiani, i leccaculo, i papponi che gli procurano le ragazze da umiliare. Ma forse siamo oltre la questione morale come la intendiamo noi, siamo davvero alla rappresentazione di cosa l’intero paese sia davvero per Berlusconi: a turno un pubblico cui infliggere le sue barzellette e da utilizzare per il suo divertimento, cibo per il suo spropositato ego, compagnia, rassicurazione, comparse nel blockbuster della sua vita. Gli italiani lo hanno votato pensando che si sarebbe occupato di loro, che l’inusuale combinazione di carisma e avvicinabilità li avrebbe traghettati verso il futuro. Non hanno capito – e continuano a non capirlo, anche grazie alla scrupolosa opera di occultamento effettuata dai TG di Stato – che la loro presenza e il loro voto sono in tutto e per tutto funzionali a lui, vengono inghiottiti nel meccanismo autofagocitante che inghiotte, digerisce e sputa sempre solo Silvio, sempre e soltanto Silvio. Finché tutto è Silvio, nient’altro che Silvio: i fatti sono Silvio, le opinioni sono Silvio, i reati sono Silvio, le condanne e le assoluzioni e gli eventi e le donne e gli uomini, tutto è Silvio. Silvio si gonfia e giganteggia come il Nulla di Michael Ende, avanza e ci ingoia di giorno in giorno, man mano che la sua inadeguatezza diventa sempre più evidente e lui è sempre lì. Inamovibile e impermeabile a qualsiasi regola o norma di convivenza civile e persino a svariate clausole del codice penale.

Le ragazze che annaspano per afferrare il privilegio di mettersi prone o a quattro zampe per lui sono la perfetta metafora visiva di come ci vede. E di quanto siamo disposti a fare pur di rimanere nella sua ombra.

Commenti e ping chiusi.

10 commenti to “L’appetito di Silvio”

  1. 7di9 says:

    gennaio 15th, 2011 at 6:11

    Questo post è bellissimo.

  2. VAlentina maran says:

    gennaio 15th, 2011 at 6:31

    Grande Giulia! Il mio grande dilemma di questo periodo è: ok, come ce ne liberiamo? O meglio ancora: come facciamo a far capire alla gente che la verità, il bello, il senso del giusto, la dignità, l’orgoglio sono da tutt’altra parte? Che sono tutt’altra cosa? 

  3. Giulia says:

    gennaio 15th, 2011 at 6:55

    Comincio a pensare che non ci sia modo, a meno che non ne faccia una talmente grossa da essere ineludibile; oppure muore. La sua capacità di sfidare le regole della democrazia, dopo averle sfruttate per il suo personale tornaconto, ha davvero dell’incredibile. Come quei cattivi dei film che gli spari tre volte e si rialzano sempre.

  4. marchino says:

    gennaio 16th, 2011 at 11:09

    era quello di cui si ragionava l’altra sera in casa, io e mia moglie, dov’è finita quella briciola di orgoglio personale che impedisce di prostrarsi davanti ad una persona così meschina che osa -impunenmente- metter un cartellino del prezzo su qualsiasi sulla quale ponga il suo sguardo?
    perchè non c’è più ritegno ad umiliarsi in questi modi pur di balzare agli onori della cronaca, meschina e prona pure quella?
    ci chiediamo ogni giorno se quello che vediamo è il fondo del baratro ma non c’è più un fondo contro cui schiantarsi; siamo già morti, tutti quanti, e questo è l’inferno

  5. marchino says:

    gennaio 16th, 2011 at 11:10

    scusa per gli errori, accidenti alla fretta di premere il bottone “Send Comment”

  6. Giulia says:

    gennaio 16th, 2011 at 1:05

    Non credo sia nemmeno questione di balzare agli onori della cronaca, ma spesso semplicemente l’illusione di svoltare. Noi sappiamo di quelle che da lui non hanno avuto niente, ma poco sappiamo di quelle che hanno avuto molto.

  7. marchino says:

    gennaio 16th, 2011 at 8:38

    anche quello è vero, chissà quante

  8. Marcello says:

    gennaio 17th, 2011 at 11:27

    Il problema è che gli italiani, almeno quelli che l’hanno votato, erano già Silvio da molto prima del 1994, o meglio: Silvio era gli italiani… a chi lo vota è simpatico perché nelle stesse situazioni – sia che si parli di legalità che di morale – si comporterebbero nello stesso medesimo modo. Che Berlusconi abbia cambiato le teste degli italiani è una balla colossale: Berlusconi li ha semplicemente rappresentati, sintetizzati. E’ lui a essere come loro, non loro a essere diventati come lui. Aggiungete a tutto questo la mancanza di un’alternativa seria, e questo è il risultato.

  9. Giulia says:

    gennaio 17th, 2011 at 11:42

    Credo che sia più complesso di così. Berlusconi ha sintetizzato gli italiani, ma li ha anche giustificati, trasformandosi in modello aspirazionale: l’allegro, arrogante, ignorante brianzolo che ha successo in tutto. Berlusconi ha fatto sentire agli italiani che non era necessario e nemmeno auspicabile studiare, migliorarsi, leggere, informarsi: perché la gioia di vivere ne avrebbe risentito, e la gioia di vivere è quello che ci rende italiani. E’ il nostro marchio di fabbrica.
    In questo modo, anche le alternative, più o meno serie, risultano grigie e punitive. Chi me lo fa fare di essere serio, di studiare e faticare, se posso essere un felicissimo cafone che fa i soldi grazie all’inventiva e all’evasione? Perché dovrei imparare a fare qualcosa, se posso andare a dimenare le chiappe in un programma televisivo e guadagnare il quadruplo di una ricercatrice? Il lavoro è per le bruttine, le belle intrattengono. 

  10. Giovanni says:

    gennaio 17th, 2011 at 2:14

    Se partiamo dal presupposto che la prostituzione è pur sempre un lavoro, non mi stupisco delle persone che fanno parte del folto entourage del sultano. Non possiamo neanche immaginare i benefici economici che (fuori busta) può trarre un Alfano o un Ghedini per mettere sotto i piedi la dignità e l’intelligenza, che se poi ne hai già poca di tuo si tratta solo di coprire qualche briciola.

    Ci sono alchimie diaboliche non solo all’interno della discoteca sotterranea del bunga bunga (quattro piani sotto i luminosi studi arredati di bianco candido, dove si fanno i proclami alle mamme d’Italia). Nello stesso entourage ufficiale di berlusconi, paradossalmente, più le persone stanno ai margini e più sono devote per cercare di emergere dalla folla e farsi notare (proprio come le ragazze del bunga bunga che competono fra di loro a suon di sculettamenti).
    Ma in molte realtà lavorative non avvengono cose simili? magari senza il palo della lap dance.

    Comunque, a qualsiasi girone appartengano, i collaboratori di berlusconi restano sempre e solo dei soldati. Io personalmente i soldati li ho sempre condannati, ma la Storia con loro è stata clemente e continuerà a esserlo. Quando un giorno questi assurdi scenari cambieranno, gli Alfano si giustificheranno dicendo d’avere eseguito solo degli ordini. Inoltre confideranno sulla scarsa memoria degli italiani, sul fascino abbagliante della ricchezza e sul perdono Cristiano.

    berlusconi – ma ci sarebbe anche arrivato un bambino – conosce il potere dei soldi e lo stesso semplice ragionamento che vale per il suo entourage (sotterraneo e non) lo ha applicato a tutti gli italiani. Lui ci considera così, un grande entourage composto da persone, come dici tu, a quattro zampe, tant’è che per barricarsi nella politica ci prese per il culo con la più grande e famosa lotteria d’Italia, quella del milione di posti di lavoro, per intendersi: se tutti gli italiani l’avessero votato c’erano a disposizione un milione di biglietti vincenti.

    Se il teatrino di berlusconi fosse rimasto fuori dai palazzi istituzionali, sinceramene non mi avrebbe sconvolto più di tanto, e neanche avrei difeso le povere donnine per le non rilevanti parti loro assegnate.

    Ma gli italiani amano le lotterie, e se ora ci siamo messi da soli a quattro zampe, in silenzio, possiamo solo sperare che la potenza sessuale del sultano finisca presto.

    Siamo un popolo di sudditi mafiosi con zero senso civico e dalla speranza del guadagno facile, e con tutti i nostri difetti non c’è da stupirsi se abbiamo incoronato questo volgare ras di Milano dal passato torbido.

    L’Italia è attualmente spaccata in due proprio come lo era ai tempi del referendum istituzionale del ’46. La Repubblica non vinse proprio con un plebiscito, e c’era d’aspettarselo che in futuro la scelta dell’italiano medio sarebbe potuta cadere dall’altra parte.

    Io per me mi guardo bene di parlare di politica con i berlusconiani, e in teoria dovrei smettere di farlo anche con gli antiberlusconiani, ché tanto è inutile in tutti e due i casi.

    I berlusconiani sono più italiani degli italiani, più stupidi, più bisognosi, più poveri di spirito e di portafoglio, insomma, sono i soldati ideali. E ci hanno pure preso gusto.
    Io, al contrario della Storia, però, continuerò a non giustificarli.