Perché non pubblicare con gli editori a pagamento

pubblicato da Giulia martedì, dicembre 21, 2010 12:28
Aggiunto alla categoria Target du jour, Una che scrive

Non dirò niente di nuovo se mi aggiungo alla già nutritissima schiera di quelli che, avendo pubblicato con (più di) un editore vero o avendo regolarmente a che fare con gli editori sconsigliano vivissimamente gli editori a pagamento. Se questo settore industriale resiste e prospera non è certo perché offra servizi di qualità, ma perché c’è gente convinta che pagare sia l’unico modo per farsi pubblicare e, di conseguenza, notare.

L’idea della pubblicazione come traguardo irraggiungibile è purtroppo molto radicata nell’immaginario comune. Non sto a fare discorsi lunghi, ma essere pubblicati – se il libro merita, per un motivo o per l’altro: perché è molto bello o perché si pensa di poterne vendere uno sproposito di copie, non sempre le due cose coincidono – non è un’impresa impossibile. Bisogna generalmente passare per un’agenzia, oppure prendere contatti con un editor di una casa editrice. Andare alle fiere dell’editoria, ai festival e alle presentazioni può aiutare. In ultima analisi, però, bisogna saper scrivere. E aver molto letto. Preferibilmente in ordine inverso.

Tornando all’argomento principale: perché gli editori a pagamento sono una cosa brutta? Per tre motivi:

  • Vogliono soldi per farti lavorare: la scrittura è un lavoro, e in quanto tale va retribuito.
  • I libri degli editori a pagamento non vengono recensiti, non vengono promossi e finiscono per restare sul groppone dell’autore. L’editore a pagamento prometterà sempre visibilità, non darà nulla.
  • Sono libri fatti male, perché difettano di tutto il lavoro di editing e rifinitura che c’è dietro il libro di uno scrittore.

La questione dell’editing è fondamentale. Perché nell’era del libro elettronico, uno può anche decidere di non passare per l’editore tradizionale, farsi il suo e-pub e buttarlo su Amazon (non so se la cosa sia già tecnicamente possibile, ma se non lo è lo sarà). Liberissimo. La maggior parte degli autori che optano per l’editoria a pagamento sono convinti di poter essere editor di se stessi, come se la cura editoriale di un testo si fermasse all’ortografia (e peraltro esistesse qualcuno del tutto esente dalla possibilità non dico di errore, ma anche solo di refuso). Questo non è possibile, ve lo dico con la serenità di chi in genere sa perché ha messo quella parola lì in quel punto là. L’editor vede quello che tu, autore, non puoi vedere; è una figura fondamentale per chi scrive narrativa. Ognuno ha il suo metodo, c’è chi preferisce discutere del libro man mano che lo scrive e non si fa problemi a inviare il manoscritto anche in corso d’opera, e chi invece cova il suo lavoro fino alla fine della prima stesura come una gatta con i cuccioli e solo dopo aver concluso l’arco narrativo si sente di mostrarlo a terzi, dipende. Un romanzo è sempre e comunque frutto di un processo di selezione, cura e rifinitura che è impensabile portare a termine da soli.

L’editore a pagamento, in inglese, si chiama vanity press; il che dovrebbe bastare a definire il suo vero scopo, ovvero soddisfare la vanità di chi si ritiene incompreso perché rifiutato dagli editori, oppure di chi preferisce raccontarsi che “pubblicano solo i soliti noti” (il che fa pensare che non sia mai entrato in una libreria, luogo in cui gli esordienti si moltiplicano a una velocità ben superiore alle capacità di assorbimento del mercato). Chi si rivolge agli editori a pagamento fa un cattivo investimento dei suoi soldi e del suo talento, se ce l’ha.

Commenti e ping chiusi.

11 commenti to “Perché non pubblicare con gli editori a pagamento”

  1. harmony says:

    dicembre 21st, 2010 at 12:57

    perfetto !

  2. Manuele says:

    dicembre 21st, 2010 at 5:52

    Quando mi capita di parlarne, uso sempre questo argomento: per un editore non a pagamento il business è vendere libri. Per un editore a pagamento il business è fare libri. Sono due mercati che producono due oggetti diversi. Se si riesce a far passare questo messaggio, il concetto stesso di vanity viene meno.

    Buon post
    Manuele

  3. carlo m. says:

    dicembre 21st, 2010 at 6:26

    Hai proprio ragione anche per quanto riguarda la possibilità tecnica: gli ostacoli da superare per prendere dimestichezza coi formati di pubblicazione per e-book non sono molto più complicati di quanto lo sia imparare Excel o Access…

  4. Giulia says:

    dicembre 21st, 2010 at 7:46

    Access! Cosa mi fai ricordare!
    (Ciao Carlo!)

  5. Marcello says:

    dicembre 22nd, 2010 at 11:51

    A questo punto, se uno deve pagare, tanto meglio rivolgersi a una copisteria o ai vari siti che permettono di stamparsi un tot numero di copie… almeno così uno si autoproduce e fa circolare il suo libro…

  6. stealthisnick says:

    dicembre 22nd, 2010 at 8:16

    io faccio ricadere anche questo nell’ambito dell’esaltazione della mediocrità che impera in quest’epoca per cui tutti sono convinti (perchè c’è qualcuno che li convince) di essere grandi scrittori o cantanti o artisti eccetera

  7. Menpis says:

    dicembre 23rd, 2010 at 7:39

    “Bisogna generalmente passare per un’agenzia”

    Per curiosità … non è la stessa cosa che rivolgersi ad un editore a pagamento?

    … e sempre per curiosità (se lo sai e hai voglia di dircelo) quante copie hai venduto in più, in proporzione, proponendo i tuoi lavori prima a Einaudi e poi alla Mondadori, invece di rivolgerti alla tua prima casa editrice? (lint …tra parentesi il libro io ce l’ho!!)

    Buon anno

  8. Giulia says:

    dicembre 23rd, 2010 at 10:17

    Aldo, per rispondere alla tua prima domanda: no. L’investimento in un’agenzia è un investimento, nel senso che l’agente si occupa di fare in modo che tu sia adeguatamente compensato, pubblichi presso l’editore migliore per te e abbia un percorso di carriera (per così dire) il più possibile coerente. Si paga un servizio.

    Lint non pubblica più narrativa da anni, pertanto la tua seconda domanda non ha ragione di esistere. 

  9. Menphis says:

    dicembre 24th, 2010 at 11:16

    Insomma … gli scrittori come i calciatori!!! 🙂

    La seconda domanda, espressa in maniera diversa, voleva sapere se vale la pena, se uno ha un buon prodotto, affidarsi ad una grande casa editrice piuttosto che ad una piccola.

    Come si fa a sapere quale è un’agenzia seria che non cura solo gli interessi dei soliti noti? C’è un sito/forum di riferimento, per scrittori esordienti, dove esiste il feedback delle varie agenzie, senza il rischiare di incappare in una fregatura?

  10. Giulia says:

    dicembre 24th, 2010 at 3:20

    Non credo esista una cosa del genere, ma mi pare anche difficile che gli scrittori la facciano. Una cosa consigliabile a chiunque è di chiedere agli scrittori che si conoscono (uno che vuole scrivere seriamente non avrà difficoltà ad avvicinarne uno) per avere un consiglio. 
    Il post di Michela Murgia su Scrittori in causa che ho linkato dà delle dritte abbastanza precise in materia.

  11. Menphis says:

    gennaio 8th, 2011 at 12:34

    Nel frattempo ho fatto un giro su youtube …
    Ti segnalo questo video (ammesso che tu ancora non l’abbia visto) per sapere cosa ne pensi …
    http://www.youtube.com/watch?v=zDVQQE8w-NM