Facebook killed my groove

pubblicato da Giulia domenica, novembre 21, 2010 16:27

Venerdì sera, locale di San Lorenzo, siamo fuori a ballare con gli amici e i Sad Pandas che mettono dischi. A un certo punto noto una ragazza in un angolo che scatta foto. Mi sposto, lei continua a scattare foto alla gente sotto la console. Torno lì e continua a scattare. A un certo punto, la pista quasi si svuota, rimaniamo in due e lei continua a fare foto. Io mi allontano, lei non mostra di aver notato il mio imbarazzo e continua a fotografare l’ultima persona rimasta, che poi era Lavinia, cioè una più abituata di me a essere ripresa in movimento.

È colpa di Facebook.

Chi balla per divertirsi e per allegria del corpo non si pone il problema di come viene in foto, o meglio, non se lo poneva finché la fotografia digitale, gli album e i tag non l’hanno costretto a guardarsi con l’occhio impietoso dei fotografi della domenica, convinti di catturare lo zeitgeist pubblicando ogni scatto, anche il più impietoso. Da qualche tempo, guardando gli album delle serate nei locali mi sono resa conto di due cose: sono tutte foto di hipster con capelli da denuncia penale, e sono tutte foto di gente che non balla. Perché se balli ti spettini, sudi, ti cola il trucco. Ti diverti, ma non sei bello. Facebook ha dato il colpo di grazia all’ultimo baluardo di festoso abbandono. Ora sono tutti pettinati, hanno facce spiritose e non ballano.

E non ballo neanche io, se qualcuno mi scatta foto, a meno che non sia sbronza (eventualità sempre più rara, ma non è questo il punto). Non ballo quando qualcuno mi fotografa perché mi sento osservata, e siccome non sono lì per farmi osservare ma per divertirmi, se tu da fermo mi guardi e mi punti contro l’obiettivo a me viene voglia di morderti fortissimo. Perché io smetto finché non te ne sei andato, e se serve te lo dico, smettila di fotografarmi o ti mordo fortissimo; ma c’è gente che a venire bene in foto per l’album di Facebook della serata ci tiene. Perché una sana sudata felice passa, ma un tag è per sempre.

Commenti e ping chiusi.

4 commenti to “Facebook killed my groove”

  1. marcantonio says:

    novembre 22nd, 2010 at 11:04

    l’ansia di fermare il tempo per dimostrare la propria presenza ad un dato evento ci fa perdere l’essenza dell’evento stesso

  2. S. says:

    novembre 22nd, 2010 at 12:58

    Per altro essendomi incattivito ho controllato: è nostro diritto puntare i piedini e pretendere la rimozione delle foto. A meno che noi non si sia sia già famosi: in quel caso, si tratta di diritto di gossip (sic).

  3. marcantonio says:

    novembre 22nd, 2010 at 2:31

    “diritto di gossip” è una roba che fa accapponare la pelle, una definizione in funzione della quale si può arrivare a giustificare la più bieca violazione della privacy altrui (famoso o meno che sia)

  4. Molly says:

    novembre 23rd, 2010 at 2:53

    Sono d’accordo con Marcantonio. Io ho smesso di portarmi la macchina fotografica in vacanza, oppure la porto e l’affido ad altri: solo così mi posso veramente godere i posti che visito.