Questa cosa mi sa che non la so fare

pubblicato da Giulia mercoledì, settembre 29, 2010 21:01
Aggiunto alla categoria Sono fatti miei

Sono una di quelle persone che non hanno mai paura di parlare in pubblico, prima di parlare in pubblico. Quando poi lo devo fare, mi si azzera la salivazione: specialmente se devo dire delle cose in sequenza e ho paura di dimenticarmene qualcuna. A quel punto succede sempre che, per l’ansia, non solo non riesco a formulare un concetto chiaro, ma perdo anche pezzi per strada. Più strutturato è l’intervento, più aumentano le probabilità che io faccia un macello. E sì che mi basterebbe seguire la scaletta: niente, non ce la faccio. Mi perdo. Le facce della gente che mi ascolta e cerca di capire di cosa parlo mi mettono in agitazione. Vorrei farli ridere. La responsabilità di dire cose intelligenti e comprensibili mi pesa. Ci potrei anche riuscire, se mi concentrassi. Non ci riesco.

Viceversa, se improvviso tutto generalmente le cose vanno bene. Almeno, non accuso la drammatica secchezza delle fauci che mi prende quando devo parlare da sola per cinque, dieci minuti. Non sono brava a parlare da sola, ho bisogno di una spalla, di un interlocutore, di qualcuno contro cui rimbalzare: non potrei mai fare il deejay della notte, quelli che stanno davanti al microfono soli e parlano al buio in cui si annidano gli ascoltatori, alcuni in macchina, altri a casa. O forse sì, basta che non debba ricordarmi di dire delle cose. Me le dimentico, le cose.

Mi hanno dunque chiesto di fare un video. Cinque minuti in cui devo fare un discorso coerente su un argomento. Cinque minuti in cui parlo da sola: l’ultima volta che ho parlato da sola per così tanto tempo davanti a una telecamera, telefonò il direttore della rete sbraitando “Che cazzo è, A come Agricoltura?” e non ricordo se si riferisse al fatto che avevamo girato i monologhi in una bocciofila con sfondo di frasche o al fatto che io, quando monologo, sono tremenda. Temo una confluenza delle due cose. Comunque non è cosa. Però ho detto di sì lo stesso, perché di questo handicap me ne dimentico proprio: come mi dimentico di soffrire di mal di mare, è un limite che non accetto, non me ne frega niente, non voglio avere il vomitino sulle navi e non voglio essere una che parla tutto il tempo ma si blocca quando rimane sola davanti a un pubblico. E quindi non so, che faccio, leggo? Faccio la seria? Faccio tutto il video muto sottotitolato? Mi intervisto da sola?

C’è grossa crisi.

Commenti e ping chiusi.

2 commenti to “Questa cosa mi sa che non la so fare”

  1. spalla says:

    settembre 29th, 2010 at 9:52

    magari potresti inventarti una spalla immaginaria, un interlocutore fuori campo, come se stesse lì a farti insieme da esaminatore e da supporter…
    poi c’è il sistema Ingrao: un giorno mi capitò di assistere ad un suo meeting dalle prossimità del palco, e potei vedere il bloc notes su cui aveva preso gli appunti per il suo discorso; su ogni pagina aveva scritto un paio di parole, tre o quattro al massimo, e attorno a quelle parole poteva parlare per un tempo imprecisato… Era un buon misto di scaletta e improvvisazione…

  2. VAlentina maran says:

    settembre 30th, 2010 at 8:35

    EH!EH! come ti capisco! A me a booksweb avevano chiesto di parlare di un libro che mi era piaciuto e consigliavo. Il tutto improvvisato al momento!!!
    Secondo me la soluzione è ripetere tanto davanti allo specchio.
    E poi sei brillantissima, non ti preoccupare.
    Autoriprenditi con la webcam e vedi un po’ come va.
    : )