“il mondo prima che arrivassi tu”: cose che l’ufficio stampa non vi dirà

pubblicato da Giulia martedì, settembre 21, 2010 17:26
Aggiunto alla categoria Una che scrive

Non scrivevo un romanzo intero dal 2001. Non che non ci abbia provato, capiamoci: dal 2001 in qua ne avrò iniziati almeno quattro, forse sei, tutti rigorosamente abortiti, alcuni anche a svariate decine di pagine dall’inizio (uno in particolare a pagina 88, Angela Curcio se lo ricorda perché gliene avevo parlato: pagina 88 è molto avanti per mollare). Niente, non mi venivano più, quella voglia di stare in un altro posto con gente che non conosco a farmi raccontare la loro storia non mi veniva, o se mi veniva non mi durava la curiosità di vedere come andava a finire. C’è chi lo chiama blocco dello scrittore, io lo chiamavo “Eh, ma c’è tempo” ed è durato il tempo che è durato.

Questo qui l’ho scritto in tre mesi, neanche il tempo di prendere fiato e pensarci. In realtà era lì da un paio d’anni, in attesa, ma sempre per la logica “Eh, ma c’è tempo” (anche detta “Adesso non posso, devo lavorare” e negli ultimi tempi “Ma ne ho appena scritto uno, calma!”) non mi decidevo a scriverlo. C’erano dei mulini a vento e due ragazzini che parlavano seduti sull’erba, ma di quello che si dicevano non posso dirvi se no vi rovino metà libro.

Quando Mondadori (nella persona di Sandrone Dazieri) mi ha chiesto se avevo un’idea, ho detto “Sì”. Ce l’avevo. Era quella. E finalmente non c’era più tempo e neanche il fatto di averne appena scritto uno era d’ostacolo: non riuscivo più a mandarli via. Ho aperto il file, cercato i nomi. Cercato di capire chi fossero, e cosa c’entrassero i mulini a vento, e perché si incontrassero lì, e da quanto, e dove abitassero, e chi fossero i loro amici. Così sono nati Irene, Davide, Mira, Danilo e Serafina.
Il quinto uomo, invece, è nato per caso a libro già iniziato, come il paese ecologico e tante altre cose che uno vede più chiare man mano che si avvicina. Volevo parlare di adolescenti cinici e sono finita a parlare di mille altre cose, ma soprattutto li ho amati e li amo follemente, tutti, ognuno a suo modo: non solo Irene, che ho scelto come voce narrante, ma anche gli altri. Soprattutto Mira, per motivi che trascendono la narrazione e hanno molto a che vedere con la mia passione personale per le ragazze con la chitarra (e tutto quello che ci sta intorno).

Questo libro passa (sebbene a pelo*) il Bechdel Test. Qualcuno capirà.

Giulia

*Non ho mai capito questa cosa: per passare il Bechdel Test, le due o più donne possono, a un certo punto, parlare di un uomo se altrove parlano d’altro, oppure sono squalificate in automatico appena l’uomo entra nella conversazione? Nel primo caso passo in abbondanza, nel secondo (ahimè) no.

Commenti e ping chiusi.

3 commenti to ““il mondo prima che arrivassi tu”: cose che l’ufficio stampa non vi dirà”

  1. monia says:

    settembre 23rd, 2010 at 8:22

    ..tra due settimane sarò in italia.. e questo libro.. sarà uno dei miei acquisti :o)

  2. nene says:

    settembre 29th, 2010 at 9:38

    🙂 lo comprerò dato che me lo consigliano i miei amici Perturbazione!
    Da quando ho letto il titolo però mi gira in testa la canzone dei tre allegri ragazzi morti il mondo prima che arrivassi te … 🙂

  3. Giulia says:

    settembre 29th, 2010 at 9:41

    L’ho preso da lì, con il loro beneplacito. Leggilo, c’è una sorpresa per te, dentro 😉