Chi fa la rivoluzione

pubblicato da Giulia domenica, agosto 29, 2010 10:42
Aggiunto alla categoria Target du jour, Una che scrive

La verità è che nessuno me l’ha chiesto, e quindi potrei serenamente lavarmene le mani. Non sono percepita come autrice politica, le mie opinioni o posizioni in materia sono più o meno note solo a chi mi legge qui, e non guadagno abbastanza da essere vista come la “puttana del nemico”, che poi è un po’ il succo del problema per chi, in questi giorni, sta attraversando le tempeste di merda perché pubblica per Mondadori o Einaudi.

Non è il mio caso, ripeto, io solidarizzo ma per ora nessuno mi ha chiesto nulla, né penso lo faranno. Quindi non mi metto a spiegare perché pubblico con Einaudi e Mondadori, l’hanno già detto in molti e le loro posizioni mi riassumono, essendo più o meno sempre le stesse. La gente con cui lavoriamo, i libri che pubblichiamo come autori contano molto più del proprietario, se domani il Gruppo Mondadori fosse venduto gli autori resterebbero, la proprietà intellettuale e culturale è di chi materialmente crea i libri e non di chi possiede le azioni. Tutte cose che le persone di buon senso non hanno nemmeno bisogno di sentirsi dire.

Quindi non sto a ripetere cose già dette. Leggetevi Scalfari, Michela Murgia, leggetevi quelli che restano e le loro ragioni sono anche le mie, una più una meno.

La mia è una modesta proposta, invece.

Da più parti mi arriva notizia di boicottaggi nei confronti degli autori del gruppo Mondadori. Da che mondo è mondo, la resistenza non la fanno i rinunciatari, la fanno i resistenti. La mia personale forma di resistenza non passa per l’andarmene naso all’aria dalle case editrici con cui ho lavorato, almeno: finora non è successo e non ho motivo di pensare che possa succedere di dovermi trovare a rinunciare alla pubblicazione perché quello che scrivo è ritenuto censurabile dalla proprietà. In compenso, posso fare dei libri. Dei libri che si leggono.  In un paese in cui i lettori forti sono una minoranza così esigua da non farci neanche un torneo nazionale di calcetto cinque per parte, io faccio libri e spero che la gente li compri, se li passi, li regali, ma soprattutto li legga.

Non è che voglia improvvisamente farmi passare per la Morante, quello che dico è una cosa più complessa. Dico che per il gruppo Mondadori pubblica una quantità di autori che scrivono cose importanti, belle, a volte profondissime, a volte semplicemente coinvolgenti. Libri che ti mangiano e si fanno mangiare. La vera resistenza è leggerli e giudicarli per quello che scrivono, non decidere a priori che se vengono pagati da qualcuno che viene giudicato politicamente riprovevole allora scrivono per lui. Non voglio neanche fare il discorso sulla casa editrice vergine che non esiste. Dico questo: che fate di più leggendo e facendo leggere gli altri che invitando a boicottare gli scrittori. Perché si boicotta allo stesso modo chi scrive male o scrive per il Capo (quando non proprio tutt’e due) e chi invece scrive per chi lo legge.  Alla fine, chi scrive per il Capo resisterà come gli scarafaggi. Gli fate solo un favore.

Leggete i libri, mandate a cagare gli autori deludenti, parlatene, recensiteli, dite “Mi piace – non mi piace” sui milioni di social network a cui tutti siete iscritti, regalateli ai parenti più giovani, affrontate i classici o buttateli dalla finestra in nome della contemporaneità, ma leggete.  Andate ai reading, fate come il pubblico di Gavoi e rumoreggiate contro gli scrittori evasivi o inconcludenti, scegliete chi volete leggere sulla base di quello che scrive.

Le case editrici non sono fabbriche. Non producono maglioni, caffè, armi, oggetti di consumo che possono essere boicottati in favore di altri. Non è come dire, mi fa schifo American Apparel perché sfrutta l’iconografia del porno per vendere vestiti, comprerò solo magliette di Threadless e vestiti di Etsy, che mi possono anche piacere di più. Se boicotti le case editrici, boicotti in blocco i libri e la lettura. Che è circa come dire, American Apparel è politicamente scorretta, andate in giro nudi.

E c’è un’ultima cosa da dire. I libri sono i libri che leggete e gli autori sono quelli che conoscete perché pubblicano con le case editrici che hanno scelto. Il rapporto fiduciario che si crea fra l’autore e il suo editor, i grafici, i correttori di bozze, l’ufficio stampa e in generale tutti quelli che lavorano con lui in una casa editrice non è facilmente replicabile altrove: l’idea che chiunque possa tranquillamente andarsene altrove e fare le stesse cose allo stesso modo è frutto della tipica ingenuità di chi pensa che i libri siano frutto di un volo d’ispirazione ed escano dalle dita dello scrittore già perfetti in ogni loro parte, pronti per essere mandati in stampa. L’ingenuità che porta migliaia di aspiranti autori a pagare di tasca loro la stampa dei loro lavori, nella convinzione che la pubblicazione sia il fine ultimo, a qualsiasi prezzo.

Se dovete fare un gesto rivoluzionario, leggete e fate leggere. Altro non c’è.

Commenti e ping chiusi.

31 commenti to “Chi fa la rivoluzione”

  1. Andrea Rodriguez says:

    agosto 29th, 2010 at 12:21

    Ciao Giulia,
    è una situazione incasinata, non c’è che dire.
    Penso a Saviano: ogni volta mi sembra così stonato leggere i sui articoli/appelli su Repubblica
    e pensare che probabilmente è l’autore che vende di più su Mondadori.
    Un autore di quell’importanza se andasse a pubblicare ora per una piccola casa editrice indipendente o ne aprisse una sua, potrebbe nel primo caso cambiare le sorti economiche della prima o nel secondo creare una nuova realtà editoriale d’impatto.
    Secondo me il “duropurismo” non è un obbligo, ci mancherebbe .
    Ma una cosa è indubbia: prendersi in casa  personaggi che lo criticano anche duramente oltre a lecchini è una delle strategie vincenti di Berlusconi perché avvalora la sua tesi della “Libertà di Parola” e del suo “Pluralismo”.
    Ad un livello superficiale è così, ma ad un livello profondo è una trappola: significa che comunque la sua influenza arriva anche alla Cultura, la ingloba nel suo gioco e ne trae linfa vitale.
    Si vuole vedere Berlusconi cadere?
    Allora chi può fare davvero la differenza, e Saviano può farla, si muova.
    Poi ci sono tanti fattori dei quali non sono a conoscenza o che non immagino, e quindi non voglio essere troppo categorico nel giudizio…

  2. Giulia says:

    agosto 29th, 2010 at 12:35

    C’è una cosa che ha detto un altro autore Einaudi in altra sede, e che al di là di tutte le considerazioni etiche e personali ha un valore pratico. Minimum Fax o Chiarelettere non potrebbero sostenere Roberto Saviano. Il suo ingresso in una piccola casa editrice la porterebbe al collasso, prima che alla ricchezza, e si mangerebbe lo spazio di altri autori.
    Non è una cazzata.
    Al di là del fatto che in Mondadori o Einaudi quello che scrivo ha la sua collocazione naturale per genere, stile e mercato, se me ne andassi in una casa editrice più piccola farei differenza zero, sia dal punto di vista dell’opinione che del risollevamento delle sorti della casa editrice in questione. L’unico risultato sarebbe farmi leggere da meno gente.
    Se invece se ne andassero tutti contemporaneamente quelli che vendono tanto, il casino sarebbe immane. 

    Si pubblica per una casa editrice non per far felice il Capo, ma perché si pensa di poter fare un buon lavoro con quella casa editrice piuttosto che un’altra. Scappare da Berlusconi – come se fosse possibile – significa solo lasciare il campo ai Vespa e ai Brosio. Berlusconi che attacca Saviano compie un gesto grave, soprattutto facendolo per interposta persona: allora spetta agli autori dire no, a noi non sta bene, e rivendicare la loro libertà di parola. Lo dico ancora, è un problema mio fino a un certo punto, a me nessuno dice che quello che scrivo fa male al Re. Ma se mi chiedi cosa penso di Berlusconi te lo dico senza problemi.
    La mia opposizione è culturale, non simbolica.

  3. barynia says:

    agosto 29th, 2010 at 2:12

    Se quello che uno scrittore pubblica ha un forte valore sociale e di denuncia, il fatto che la sua casa editrice sia di proprietà del suo nemico culturale può anche essere una felice combinazione e comunque l’obiettivo prioritario resta la massima diffusione. Tutti gli altri hanno il loro bel daffare ad attaccarsi alla tradizione storica della casa editrice, il target etc.

  4. Giulia says:

    agosto 29th, 2010 at 3:11

    A me non pare che dire alla gente di non leggere Saviano sia una cosa intelligente.

  5. Andrea Rodriguez says:

    agosto 29th, 2010 at 4:36

    Neppure a me.
    SI può leggere scaricando il libro da emule o comprandolo usato… 🙂

    Farsi domande sul perché Saviano sia su Mondadori, come tanti altri, però mi pare cosa lecita…

  6. Giulia says:

    agosto 29th, 2010 at 6:06

    Non posso parlare per Saviano, ma ribadisco che le case editrici (e gli editor eccetera) non sono tutte uguali. Trovo normale che Saviano voglia continuare a lavorare con persone di cui si fida, anche alla luce delle sue condizioni personali. 
    Se ne va? Cosa cambia? Niente: va a intasare il catalogo Rizzoli (altri miliardari che lo pagano, bel cambiamento), oppure diventa uno scrittore che non scrive più.
    Questo è quello che gli chiedete?
    La cosa dello scaricamento è ridicola. Scaricatelo, se volete risparmiare, ma non fate finta che sia un gesto di boicottaggio a Mondadori.
    Da una parte quelli del boicottaggio, dall’altra quelli che pretendono il beau geste, e in mezzo la gente che vorrebbe magari solo fare il suo lavoro nelle condizioni migliori possibili.

  7. Andrea Rodriguez says:

    agosto 30th, 2010 at 2:01

    Quella dello scaricamento era una battuta…
    Cioè, almeno fino ad un certo punto: sul serio si può leggere Saviano senza dare soldi a Mondadori.
    Però io non sono nè per un beau geste simbolico nè per un boicottaggio a Mondadori.
    E per me Saviano può continuare a pubblicare con chi vuole.
    Solo che dal momento che avrebbe la possibilità di fare diversamente (come tanti altri) e non lo fa, quando dice certe cose mi appare un po’… meno credibile, diciamo.

  8. Roberto Moroni says:

    agosto 30th, 2010 at 7:05

    Tutto il post sarebbe sacrosanto se.
    Se non fosse che il Gruppo Mondadori censura. Per carità, ha il diritto di farlo, anzi: Feltrinelli non pubblicò (e non pubblica) La Vita Agra perché Bianciardi vi parla male di Giangiacomo.
    Tuttavia, Giangiacomo non era il capo del governo, e rimane che il Gruppo Mondadori censura.
    Dunque, se Einaudi rifiuta di pubblicare il Nobel Saramago (o anche solo il suo consulente storico Belpoliti) per me tutti i bei discorsi rimangono pelosi. E dire che Saviano non potrebbe essere sostenuto da Minimum Fax è più peloso ancora: vai a chiedere a Paolo Zaninoni o Paolo Mieli cosa potrebbero fare per Saviano se costui decidesse di passare da loro. 
    Contrariamente al panorama televisivo (e lo so ben io, che mi dibatto tra il berlusconi Mediaset e il berlusconi Rai da quindici anni), di editori in Italia ce ne sono tanti.
    Il resto, per quanto mi riguarda, sono chiacchiere.

  9. Laura says:

    agosto 30th, 2010 at 8:42

    La verità è che dobbiamo tutti avere a che fare con lui prima o poi in questo paese, e questa è la cattiva notizia. La buona è che quando difendi i tuoi interessi (economici) diventi molto più ragionevole rispetto alla violenta che sei di solito quando sputtani le idee degli altri. Diventi quasi democristiana. Miracoli di B, non c’è che dire.

  10. Giulia says:

    agosto 30th, 2010 at 9:44

    Laura: non so come spiegare che l’economia non c’entra una beata fava, se non rimandandoti a quello che hanno scritto gli altri sull’argomento. Farei anzi notare che chi facesse il bel gesto di mollare Mondadori al grido di “Berlusconi merda” e avesse un agente un po’ squalo potrebbe trovare ingaggi più danarosi altrove.
    Non si rimane a Mondadori per i soldi. I soldi NON sono il problema, nello specifico.
    Chi pensa che il problema sia quello non ha ben chiaro quali siano i soldi che girano nell’ambiente editoriale.

  11. Giulia says:

    agosto 30th, 2010 at 9:51

    Roberto: “Mondadori censura” mi sembra un’affermazione un po’ forte. La questione Saramago è un pochino più complessa di come è stata fatta passare: Ernesto Franco ha ricevuto un libro brutto. E’ andato a Lisbona a parlarne con Saramago per vedere se si poteva editare e renderlo migliore di quello che era (un’accozzaglia di post dal blog), non c’è riuscito e l’ha rifiutato.
    Il discorso di Franco è: perché io, editore, dovrei accettare di pubblicare un libro brutto? Solo perché contiene “Berlusconi delinquente”? Dovrei quindi fare (ancora una volta) il gesto dimostrativo di pubblicare qualcosa che non voglio pubblicare per non essere tacciato di censura?
    No.
    Quindi non l’ha fatto.
    Sul passaggio di Saviano ad altri gruppi miliardari, ti domando: certo, i milioni di Berlusconi fanno schifo perché sono i milioni di Berlusconi. I milioni di Rcs o di altre grosse corporation sono immacolati? La verginità dei colossi editoriali al di fuori di Mondadori mi pare un discorso un po’ al di sotto delle tue capacità.
    Io credo che Saviano abbia il diritto di decidere per se stesso senza fare gesti dimostrativi per salvare l’anima al resto del mondo. Resto del mondo che non ha la minima intenzione di fare altrettanto per Saviano.

  12. Marcello says:

    agosto 30th, 2010 at 11:03

    Giulia, a me sembra che il problema sia nato perché Mancuso ha scritto su “La Repubblica”, facendo sembrare tutta ‘sta storia chissà quale ‘travaglio esistenziale’… ma quale travaglio??? (con la t minuscola). La questione è semplice, e lineare: se ti sta sul cavolo Berlusconi, e pensi che il fatto che i soldi dei tuoi lettori vadano più o meno direttamente a ingrossare le tasche sue e della sua famiglia, per la Mondadori e per la Einaudi non scrivi, punto. E’verissimo quello che tu dici, che la Mondadori non è solo il capo, ma è innegabile che parte dei proventi dei libri venduti vadano nelle sue tasche, o no? La si può vedere come si pare, ma il fatto che certi ‘tromboni’ pontifichino ad ogni occasione contro il brutto, cattivo, caimano, liberticida, distruttore della Costituzione e poi ci facciano affari, può sembrare incoerente e non c’è niente di male nel fatto che qualcuno lo faccia rilevare. Tra l’altro non parliamo di esordienti o scrittori alle prime armi, che magari si vedono accettare un libro che altri hanno già rifiutato: parliamo di gente che, per chiunque scriva, i libri li vende. Ripeto, poi a prescindere da questo, quello che dà fastidio è che ‘sta cosa venga contrabbandata come travaglio esistenziale: ma chi li obbliga???? Per finire, la posizione di certi scrittori è di poter scegliere con chi pubblicare; molto peggio stanno messi gli scrittori: se io voglio leggere Queneau, De Lillo, Auster, McEwan e l’elenco è sterminato, altro non posso fare se non comprare Einaudi. Quindi il vero travaglio (o meglio, l’interrogativo ‘morale’) è tutto dalla parte di chi spende per leggere, non di chi guadagna per scrivere…

  13. Roberto Moroni says:

    agosto 30th, 2010 at 1:11

    “La verginità dei colossi editoriali al di fuori di Mondadori mi pare un discorso un po’ al di sotto delle tue capacità”

    Giulia, forse mi sono impegnato poco, ma vedo che anche tu non scherzi.
    Cioè, tu mi stai paragonando un “normale” grande gruppo editoriale con un altro che guarda caso appartiene al capo del governo.
    Io non ho parlato di verginità, ma non mi risulta affatto che i suddetti Mieli e Zaninoni abbiano alte responsabilità pubbliche, immani carichi giudiziari pendenti, e che pubblichino libri contro la camorra pur sconfessandoli pubblicamente.

    Quanto a Ernesto Franco che non pubblica l’ultimo libro di un Premio Nobel “perché è brutto”: be’, ma è una battuta, vero?

  14. Roberto Moroni says:

    agosto 30th, 2010 at 1:15

    Errata Corrige: tu mi stai paragonando un “normale” grande gruppo editoriale A un altro che guarda caso appartiene al capo del governo.

  15. Daniele says:

    agosto 30th, 2010 at 2:00

    Qui non si tratta di una lotta contro Berlusconi, per quello critiche, ripensamenti e fughe ci sono già state (ad esempio Michele Serra).
    Qui si parla di un’azienda che ha agito in modo losco ai danno del fisco italiano e anzichè pagare la multa che le è stata commutata agisce, attraverso il suo proprietario, a cercare una scorciatoia politica per pagare un’inezia.
    Capisco che agli autori Mondadori ed Einaudi faccia paura dover trovare un nuovo editore ma soprattutto che, senza scorciatoie politiche, la loro beneamata casa editrice debba ripagare lo Stato con il relativo rischio di chiudere i battenti…
    Credo anche io che il “non acquisto” non sia lo strumento più adatto, ma starsene zitti e accettare che le regole valgano sempre e solo per il solito gruppetto di “fortunati” senza far nulla non credo sia più una linea di condotta percorribile… per gli autori “posseduti” da Berlusconi in primis.

  16. Giulia says:

    agosto 30th, 2010 at 5:47

    Roberto, ti sembro una che ha voglia di fare battute? Riporto quanto detto pubblicamente dallo stesso Franco. Se ti va di andargli a dire che racconta balle, accomodati. Immagino sarà lieto di darti ragionissima: non ha pubblicato Saramago perché è un vile servo del potere.
    Poi puoi sempre andare a lavorare a Sky, oppure con una bella televisione indipendente, anzi, guarda: fai quello che si raccomanda a Saviano. Apri una casa di produzione tu, oppure vai a far diventare ricca Tele7.
    Capisci come è assurda la questione? Ti si chiederebbe di fare il lavoro che fai in un modo diverso da come lo fai e ti viene bene. Per un gesto dimostrativo.

    Per tutti: l’idea degli autori “posseduti” è buffa e anche piuttosto irreale. Nessuno “possiede” gli scrittori, gli scrittori sono più o meno liberi: uno ha più potere contrattuale, uno meno, ognuno si risolve il problema come può, mettendo sul piatto i suoi valori e cercando di essere a posto con la coscienza. Quello che mi pare surreale è quest’aria da caccia alle streghe, in cui si distinguono i buoni dai cattivi semplicemente in base alla casa editrice per cui pubblicano, e si chiede agli scrittori di fare il gesto dell’agnello sacrificale, rinunciando non tanto ai soldi – quelli sono quelli che sono – ma alla struttura con cui lavorano e che permette loro di scrivere i libri che scrivono così come li scrivono per lavare le coscienze di tutti.

  17. Roberto Moroni says:

    agosto 30th, 2010 at 8:22

    Se hai riportato quanto ha detto Franco forse dovevi virgolettarlo, esplicitare con una relativa o che so io.
    Perché o Franco è tuo zio, oppure dire “Ernesto Franco ha ricevuto un libro brutto” a me pare più un’opinione. 
    Inoltre, possiamo anche arrivare a pensare che nel 2009 un editore (peraltro senza esclusiva) rifiuti il libro che gli viene proposto da un Nobel perché “è brutto”. Possiamo pensare che sia del tutto infondata l’idea che di un Nobel si venda a pacchi anche una silloge di liste della spesa. Possiamo anche arrivare a pensare che Noemi Letizia chiamasse Berlusconi “Papi” perché costui le insegnava a fare gli origami e la portava al cine la domenica. Possiamo pensare davvero tutto.
    Ma io non ho mai detto che Franco sia un vile servo del potere: di solito cerco di esprimermi con un po’ più di raffinatezza. Ho anzi detto che mi sembra normale che un libro che parli male del suo editore non venga pubblicato dal medesimo. 
    Per quanto riguarda il gentile e per nulla ironico suggerimento di andare a lavorare a Sky o altrove, pensavo che sapessi che mestiere faccio. In nessuna delle possibilità che mi indichi, t’informo dunque, esiste una figura professionale analoga alla mia. Né, va da sè, ho abbastanza denaro per fondare una casa di produzione.
    Ma adesso una cosa te la voglio dire: attualmente ho un contratto e dei rapporti felici con Feltrinelli. Non li avessi, se Einaudi domani mi offrisse di fare un libro, lo farei di corsa. Di c-o-r-s-a. E poi starei zitto, zittissimo, più zitto che mai. Specie, come dici tu, se nessuno mi chiedesse un’opinione. Perché, ti piaccia o no, un problema esiste, e vedere persone che si arrampicano sui muri, per giunta senza costume, non è un bello spettacolo. 

  18. Etica, scrittori e Mondadori « MondoBalordo says:

    agosto 31st, 2010 at 1:36

    […] Helena Janeczek Vito Mancuso Don Gallo Sandrone Dazieri Michela Murgia Franco Cordelli Luca Casarini Wu Ming Giulio Mozzi Antonio Moresco Carlo Lucarelli Diego Cugia Giulia Blasi […]

  19. Roberto Moroni says:

    agosto 31st, 2010 at 12:01

    Ah, dimenticavo: detto quanto sopra, sono anch’io convinto che l’individuo che propone il boicottaggio di una casa editrice sia un idiota patentato, oltre che un palese non-lettore.

  20. Roberto Moroni says:

    agosto 31st, 2010 at 12:02

    (però non ho capito perché alcuni commenti di questo blog richiedano la moderazione e altri no).

  21. Giulia says:

    agosto 31st, 2010 at 1:56

    Il sistema di moderazione funziona a cazzo di cane, that’s all.

  22. Giulia says:

    agosto 31st, 2010 at 2:03

    Mi rincresce di avere omesso i virgolettati: ero presente quando Ernesto Franco ha detto quanto sopra a Gavoi, quindi riporto. Non invento, non è mio costume. So solo quello che ha detto, che ho riportato con la sintesi necessaria. Ci sono altri dettagli, ma non ricordo le minuzie del discorso che era lungo, solo la sostanza.

    Sulla questione del parlare o meno: è una mia scelta. Potevo stare zitta per il quieto vivere? Certo. Potevo aprire il discorso? Pure. Ho scelto la seconda, peraltro rimettendomi ad altri per le posizioni specifiche, e affrontando solo la parte del boicottaggio. A me nessuno ha chiesto niente, ma se me lo chiedono rispondo. 
    Certo, poi arrivano quelli con i forconi.
    Non è bello.

  23. Andrea Rodriguez says:

    agosto 31st, 2010 at 4:47

    C’è però da dire che qualcuno deve avere una coda di paglia grande come una casa perché se si va a vedere come è cominciata tutta questa storia, si scopre che i toni erano pacatissimi e per nulla barricaderi, anzi… Mancuso esprime solo un dubbio che RIGUARDA ANCHE LUI… poi parte la giostra.

    Il peggiore di tutti come risposta credo sia Odifreddi…

    Qui c’è tutto, tutti gli articoli in pdf
    http://www.vitomancuso.it/

  24. Giulia says:

    settembre 1st, 2010 at 1:29

    Andrea: in realtà il circo è partito perché quelli dell’iniziativa “Mondadori? No, grazie” hanno messo sul sito una lettera prestampata da mandare agli autori per convincerli a lasciare Mondadori. Carlo Lucarelli ne ha ricevute duecento in tre giorni.
    È per solidarietà noi confronti di quelli che hanno attraversato le tempeste di merda che ho scritto il post. Altrimenti, nessuno mi aveva chiesto niente, potevo anche non dire niente e dare eventuali spiegazioni in privato.
    Mi premeva più dire “Il boicottaggio dei libri è una cagata pazzesca”.
    Il resto l’hanno detto meglio Lucarelli e gli altri.

  25. Rita says:

    settembre 6th, 2010 at 2:28

    Ciao,
    una domanda sulla questione Saramago-Einaudi: ma allora gli stralci del comunicato Einaudi riportati in questo articolo come andrebbero interpretati?

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/Libri/grubrica.asp?ID_blog=54&ID_articolo=2076&ID_sezione=81&sezione

    — inizio citazione —

    Spiega poi d’aver deciso «di non pubblicare O caderno perché, fra molte altre cose, in esso si dice che Berlusconi è un “delinquente”. Si tratti di lui o di qualsiasi altro esponente politico, di qualsiasi parte o partito, l’Einaudi si ritiene libera nella critica ma rifiuta di far sua un’accusa che qualsiasi giudizio condannerebbe»

    […]

    e lo Struzzo non nasconde «il non trascurabile dettaglio che l’Einaudi è di proprietà di Berlusconi. Sarebbe allora grottesco che la casa editrice si facesse convocare in giudizio per diffamazione dalla sua proprietà con la certezza di venire condannata.

    — fine citazione —

    A meno che il virgolettato non sia stato editato al punto di alterarne il senso o addirittura inventato di sana pianta (non ho trovato il comunicato integrale) mi sembra che l’offesa a B. sia parte integrante della scelta.

    Tra l’altro la parte “l’Einaudi si ritiene libera nella critica ma rifiuta di far sua un’accusa che qualsiasi giudizio condannerebbe” pare sottintendere che nel momento in cui un editore pubblica un libro automaticamente ne condivide e sottoscrive il contenuto (?).

  26. Giulia says:

    settembre 7th, 2010 at 7:02

    Ciao Rita,

    Le questioni sono due, parallele. Lungi da me fare l’avvocato di Einaudi, che considero “casa” ma non mi sento in dovere di difendere a spada tratta. Mi pare che, nello specifico, la casa editrice abbia rifiutato il libro perché conteneva una definizione ingiuriosa, ma anche (e questo lo dice Franco) perché non all’altezza dei suoi precedenti. Una raccolta di post già da tempo presenti sul blog, niente di nuovo o di originale.
    Che poi temessero di essere citati in giudizio può anche essere, e lo troverei comprensibile, ma non ci sono state censure in quanto tali. Il libro è stato rifiutato in blocco, “Berlusconi delinquente” incluso.
    Se condivido la scelta? Non so. Ma non faccio il direttore editoriale. Non ho letto il libro. Non so dirti cosa pesasse di più, se la bruttezza o l’ingiuria. Mi pare che la prima ragione sia più valida della seconda. Ma ne so quanto te, e non posso che riportare quanto sentito e dire che di casi di “censura” propriamente detta in Einaudi non credo ce ne siano stati.
    La censura è qualcosa di ben più pesante e temibile del rifiuto di un libro che esce poi per un altro editore.

  27. Rita says:

    settembre 9th, 2010 at 8:39

    Ma sai, la questione della poca originalità del libro, visto il personaggio, a me fa sembrare un po’ quella dichiarazione come la tipica “scusa ufficiale”. E’ solo un’impressione, però, e non è detto che la scelta non possa anche risultare comprensibile ma non conoscendo bene il mondo dell’editoria diventa anche difficile giudicare.

    Forse tutta la questione Mondadori alla fine può aver avuto il pregio di far parlare un po’ di questo mondo perlopiù sconosciuto 🙂

  28. Giulia says:

    settembre 10th, 2010 at 3:14

    Magari: io ne sarei stata contenta. In realtà, quasi tutta la faccenda si è esaurita in un tentativo di boicottaggio dei libri e in poche polemiche strumentali che non hanno veramente portato i libri alla ribalta.
    Ha fatto di più il Campiello di Michela Murgia, direi.

  29. Il dibattito su Mondadori visto da un lettore « Tarantula says:

    settembre 13th, 2010 at 11:41

    […] Mozzi scopro il post di Giulia Blasi, che scrive per parecchie riviste ed è approdata a Einaudi (“Chi fa la rivoluzione”): “fate di più leggendo e facendo leggere gli altri che invitando a boicottare gli […]

  30. Enza says:

    settembre 25th, 2010 at 7:17

    Blasi Belpietrista sei la prima della lista!

  31. stefania says:

    settembre 27th, 2010 at 8:42

    “La vera resistenza è leggerli e giudicarli per quello che scrivono, non decidere a priori che se vengono pagati da qualcuno che viene giudicato politicamente riprovevole allora scrivono per lui.”

    Cosa giustissima e che a me sembra più che ovvia. Sono però consapevole che se più gente fosse d’accordo con te in Italia ci sarebbe più discussioni portate avanti in modo civile e non urlate e illogiche, e dunque ci sarebbero discussioni produttive e un paese migliore.
    Peccato siano in pochi a pensarla come te.