L’isola che c’è

pubblicato da Giulia giovedì, luglio 8, 2010 22:48

Se dovete andare a un solo festival letterario nella vita, andate a Isola delle Storie, a Gavoi.

Arrivarci non è semplicissimo, bisogna prendere l’aereo fino a Olbia e da lì treno e quant’altro, però va bene, perché Gavoi va conquistata: una volta arrivati, si capisce perché valeva la pena. Incontri con gli autori a parte, Gavoi è bellissima: quasi verticale, curata, ordinata, popolata di gente che ti si avvicina spontaneamente per strada e ti aiuta a orientarti quando ti perdi nel dedalo delle sue stradine. Il festival, poi, è così bene organizzato da strappare gli applausi: puntuale, preciso, dotato di un servizio di navette efficientissimo per gli ospiti alloggiati all’hotel poco lontano, tenuto in piedi da decine di instancabili volontari spesso giovanissimi. Insomma, una meraviglia.

Per chi ci va come ospite, poi, Gavoi è un’esperienza irripetibile. A me è successo quest’anno, per la prima volta: e se dico che mi ha cambiato la vita non scherzo per niente. Per quattro giorni, gli invitati al festival mangiano tutti insieme, alloggiano tutti nello stesso albergo, e in generale trascorrono l’intera durata della manifestazione in una contiguità che apre alle confidenze e anche a delle sanissime bevute di mirto alle tre di mattina. A Gavoi si porta il cuore, chi vuole lo mette sulla tavola: una fetta non si nega a nessuno.

Poi c’è l’usanza del mirto con l’autore. E qui non vi dico niente. Vedere per credere.

Il tutto culmina nell’apocalisse enogastronomica di una cena in un ovile barbaricino, dove si viene abbattuti a colpi di pecora, porceddu e ottimo vino e successivamente finiti con mirto e ballu tundu, che se non l’avete mai fatto vi avviso: sembra una cazzata, ma il giorno dopo un male ai polpacci. A quel punto, la patina di gravitas intellettuale di cui molti scrittori amano ammantarsi se ne va allegramente a farsi benedire, sostituita da cori di Insieme a te non ci sto più a squarciagola sul pullman che ti riporta indietro, te e tutti i tuoi amichetti ciucchi. Tirarsela, a Gavoi, è impossibile: o meglio, puoi anche farlo, ma vieni praticamente segnato a dito. Non è un festival dove andare a fare i pensatori ieratici.

Anche perché la platea non mostra il benché minimo timore reverenziale nei confronti degli ospiti. Educata, sì, ma mica fessa: ti ascoltano veramente, e se dici una scemenza brontolano, se non rispondi alle domande rumoreggiano, e se cincischi ti urlano “Andiamo oltre!” Il pubblico di Gavoi è temibile perché nessuno è lì per darsi un tono o fare quello che lui la cultura. Sono tutti lì perché ci volevano essere, e non si fanno scrupolo di tempestare di domande qualsiasi ospite.

Appena posso, posto qualche foto. Ma che nostalgia.

Commenti e ping chiusi.

5 commenti to “L’isola che c’è”

  1. The Reader Duck says:

    luglio 9th, 2010 at 10:23

    Fai venire veramente voglia di andarci.. vedrò per l’anno prossimo. =)

  2. Annalisa says:

    luglio 12th, 2010 at 3:44

    Bello 🙂
    Fai venire voglia di correre lì 🙂

  3. Maria Carla says:

    luglio 14th, 2010 at 12:08

    I sardi sono sempre una risorsa inesauribile di sorprese…

  4. Anellidifum0 says:

    luglio 19th, 2010 at 12:22

    Spero di essere invitato nel 2011 allora 😀

  5. Wonderland says:

    luglio 19th, 2010 at 2:35

    Spero anche io di essere invitata nel 2011 😀